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I Giovani Amanti: trailer italiano, trama e cast del film con Fanny Ardant

Tutto quello che c’è da sapere su “I Giovani Amanti”, film dalla regista di “Toglimi un dubbio” con Fanny Ardant e Melvil Poupaud al cinema dal 23 giugno.

Dal 23 giugno nei cinema italiani con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection I Giovani Amanti di Carine Tardieu, film in concorso alla Festa di Roma 2021. Ispirato da un’idea della cineasta franco-islandese Solveigh Anspach, “I Giovani Amanti” è un racconto pieno di speranza verso le possibilità insperate che la vita può offrire a qualunque età per essere felici, proprio a dispetto dell’età. I destini di Shana (interpretata dalla splendida Fanny Ardant) e Pierre (interpretato da un intenso Melvil Poupaud) si sono incrociati a Lione nel 2006 e ora si sono ritrovati 15 anni più tardi, e hanno iniziato una relazione piena di incertezze sul loro futuro e su quello delle loro famiglie.

Trama e cast

La trama ufficiale: Shauna (Fanny Ardant), donna raffinata, libera e indipendente, architetto in pensione, ha messo da parte e archiviato la sua vita sentimentale, ma tutto è destinato a cambiare quando si imbatte per caso in Pierre (Melvil Poupaud), un medico quarantacinquenne ora felicemente sposato e padre di famiglia, che l’aveva profondamente colpita in un breve incontro avvenuto quindici anni prima. Lui la vede ancora come una donna attraente, ma entrambi sono turbati dall’iniziare una relazione. Mentre la vita familiare di Pierre va presto a rotoli, Shauna lotta con emozioni e sentimenti che credeva appartenessero ormai al passato.

Il cast de “I Giovani Amanti” include anche Cécile de France, Florence Loiret-Caille, Sharif Andura, Sarah Henochsberg, Martin Laurent, Olenka Ilunga, Manda Touré, Julia Gómez, Corey McKinley, Purshoothe Thayala, Elsa Bouchain, Loulou Hanssen, Anandha Seethanen, Salma Lahmer, Sophie Roulet e Lucie Pouly.

I Giovani Amanti – trailer e video

Trailer in lingua originale sottotitolato in inglese pubblicato il 1° febbraio 2022

Trailer ufficiale in italiano pubblicato il 6 giugno 2022

Curiosità

 

  • “I Giovani Amanti” è diretto dalla regista Carine Tardieu al suo quarto lungometraggio dopo il dramma In Mom’s Head (2007) e le commedie The Dandelions (2012) e Toglimi un dubbio (2017).
  • Carine Tardieu dirige “I Giovani Amanti” da una sceneggiatura di Sólveig Anspach (L’effetto acquatico) e Agnès de Sacy (I villeggianti), scritta in collaborazione con Raphaële Moussafir (Toglimi un dubbio) da un’idea originale di Sólveig Anspach.L’attrice
  • Cécile De France (Illusioni perdute, Django, The French Disptch) ha già collaborato con la regista Carine Tardieu in “Toglimi un dubbio”.
  • I crediti dell’attore Melvil Poupaud includono ruoli in Estate ’85, L’ufficiale e la spia, Tutti gli uomini di Victoria, Racconto di Natale e Speed Racer.
  • Sólveig Anspach è stata un regista e sceneggiatrice franco-islandese che ha trascorso la maggior parte della sua vita vivendo e lavorando in Francia. Dopo aver studiato filosofia e psicologia clinica a Parigi, si è iscritta a La Fémis e si è diplomata in regia nel 1989. Il suo film “Stormy Weather” è stato proiettato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2003. Anspach è morta di cancro al seno il 7 agosto 2015 all’età di 54 anni.

Interviste a cast e regista

I giovani amanti originariamente era un progetto di Sólveig Anspach, la regista Carine Tardieu spiega come lo ha ripreso in mano dopo il suo decesso di Anspach e la sua titubanza iniziale.

Conobbi Sólveig due anni prima della sua scomparsa, al Festival del Cinema di Roma. Trascorremmo quattro giorni molto allegri a Villa Medici, fu un bell’incontro. Ammiravamo entrambe il cinema dell’altra, con questo misto di senso dell’umorismo e serietà. Ci vedemmo poi con regolarità, sapevo che non stava per niente bene. Un giorno ero in un bistrot e nel caffè di fronte intravidi Sólveig con la sua cosceneggiatrice, Agnès De Sacy, e il loro produttore, Patrick Sobelman. Andai a salutarla e seppi molto dopo che quella era la loro prima riunione di lavoro per I giovani amanti. Un anno più tardi, Sólveig si spense. Volevo tanto lavorare con Agnès, con la quale avevo cominciato a pensare alla sceneggiatura, al che lei mi propose di dare un’occhiata al progetto incompiuto suo e di Sólveig: era la storia d’amore che la madre della stessa Sólveig aveva vissuto in età avanzata con un dottore molto più giovane di lei. Questa storia aveva commosso Sólveig a tal punto che per lei era inimmaginabile non trasporla sul grande schermo. Due giorni prima del suo decesso, Sólveig chiese ad Agnès di prometterle che il progetto avrebbe visto la luce e che sarebbe stato girato da una donna. Sul momento ho pensato che fosse un bel fardello, per un attimo mi sono spaventata, ma, ciononostante, ho accettato di leggere il copione: sono stata travolta dalle emozioni, perché, attraverso la storia di sua madre, Sólveig aveva evocato, senza ombra di dubbio, la sua stessa morte. È stato molto toccante. Dal punto di vista della sceneggiatura e basta, nutrivo qualche riserva: il progetto, alla fine dei conti, mi sembrava troppo macabro e mortifero. Ero sul punto di partorire, sentivo più che mai la forza della vita. Quindi, mentre mi dirigevo all’incontro con Agnès e Patrick ero convinta che avrei rifiutato il progetto. Poi, a forza di parlarne con loro, mi sono messa, mio malgrado, a lavorarci. Tuttavia, prima di lanciarmi nella realizzazione di questa storia, avevo un compito da portare a termine: Sólveig aveva una figlia di una ventina d’anni, Clara. Sapevo che per lei, l’idea che il progetto fosse ripreso da qualcun altro era complessa, addirittura dolorosa. Ci siamo incontrate, Clara, Agnès e io (ma c’era anche Sólveig con noi, lì, da qualche parte) ed è stato molto commovente. Volevo che Clara capisse che avevo intenzione di appropriarmi di questa storia come si adatta un romanzo, cioè “liberamente”; che non sarebbe stato “un film di Sólveig”, anche se mi premeva restare fedele alla sua anima. Le ho chiesto non solo la sua approvazione, ma anche, e soprattutto, la sua fiducia. Si ricordava che sua madre le aveva parlato bene di me, aveva visto e amato i miei film e quindi mi ha dato il via libera. Da quel momento mi sono sentita come liberata di un peso. Abbiamo mantenuto l’essenza del film, parte della trama, le caratteristiche di alcuni personaggi, alcune scene centrali, come ad esempio quella in cui Shauna non riesce a uscire dalla vasca da bagno o quella in cui la figlia di Shauna capisce che sua madre ha conosciuto qualcuno – che è poi la prima scena scritta e vissuta in prima persona da Sólveig. Abbiamo perfezionato e sviluppato il personaggio di Georges, il migliore amico di Pierre, e totalmente reinventato quello di Jeanne, la moglie di Pierre. Infine, dopo un consulto con Raphaële Moussafir (con la quale avevo scritto i miei due film precedenti), ci siamo immaginati un prologo nel quale viene piantato il seme di questo incontro amoroso. Inoltre, abbiamo dato al film un risvolto meno cupo, meno macabro.

L’attore Melvil Poupaud, che nel film interpreta Pierre, racconta la sua reazione dopo la prima lettura della sceneggiatura e la sua esperienza sul set con Fanny Ardant.

La sceneggiatura mi ha colpito per il suo potenziale melodrammatico, nel senso positivo del termine: è uno di quei film che fa tremare, piangere, che fa venire voglia di credere nell’amore e di innamorarsi. C’è una lunga tradizione di film romantici, perlopiù americani, che spazia da Love Story a Tutto può succedere passando per i film di Douglas Sirk o David Lean. Carine mi aveva anche suggerito di riguardarmi La figlia di Ryan perché è stata una delle sue fonti d’ispirazione. E poi, al di là de copione, parlando con Carine e vedendo i suoi film precedenti, ho capito che voleva una regia che andasse in questa direzione: la scelta dell’ambito, della notte americana, il desiderio di far durare le scene di tenerezza, le separazioni sotto la pioggia… Tutti questi sono elementi cinematografici che trasportano lo spettatore in una dimensione “più grande della vita”. Si tratta di una storia vera, la storia d’amore che la madre di Sólveig Anspach ha vissuto in età avanzata con un medico. Leggendo il copione, era ovvio, era tutto chiaro. L’ho letto come una storia d’amore vecchio stampo, un melodramma hollywoodiano. E ci ho creduto ancora di più quando Fanny si è unita al cast. Ci eravamo incrociati un paio di volte, è una donna molto seducente. E non ha mai rinunciato a questa parte di sé, si veste con cura senza risultare una vamp, ha grande classe. Nel film ci si dimentica quasi subito del fattore età e si vedono solo i due personaggi che sono fatti per stare insieme. Volevo tantissimo lavorare con lei. Al giorno d’oggi, in Francia, sono poche le attrici del calibro di Fanny. Ha un carisma, una maestria e, al contempo, una capacità di lasciarsi andare spettacolari. Recita con grande maturità, è in una specie di stato di grazia. Fanny ha anche molta fantasia, un ottimo senso dell’umorismo e ha riversato tutte queste caratteristiche nel suo personaggio. Ha la forza di un’attrice tragica ma non perde mai di vista se stessa, il cinema. Vuole divertirsi e questo si vede tantissimo quando recita. In questo film, non adotta solamente il registro drammatico della donna che invecchia.

L’attrice Cécile De France, che nel film interpreta Jeanne, racconta la sua prima lettura del copione de “I Giovani Amanti”, la sua unica scena girata con Fanny Ardant

Era ora che venisse proposta una storia d’amore come questa, quella di una donna anziana e un uomo più giovane. Quando scelgo un film, penso sempre agli spettatori che, identificandosi, possono emozionarsi per una storia in cui sentono di rispecchiarsi. Proprio come le persone omosessuali che hanno dovuto aspettare tanto tempo prima di potersi commuovere vedendosi rappresentati in un film senza doversi sforzare mentalmente ed emotivamente per immedesimarsi in dei personaggi di finzione. Oltre a questo aspetto umano, il copione è di una bellezza disarmante. Mi ha emozionata e appassionata. Ho ritrovato il mondo di Carine, che amo sia quando si occupa del rapporto genitori-figli che quando parla di amicizia. E poi tutti i suoi personaggi, anche quelli secondari, sono sviluppati a tutto tondo. Il personaggio di Jeanne è meraviglioso e molto intrigante da interpretare poiché ciascuna delle mie scene è stata drammaticamente molto intensa. Ho esplorato l’intera gamma delle emozioni che una donna tradita può provare dopo aver già vissuto la parte peggiore della questione. Sfortunatamente, ho girato solo una scena con Fanny, ma è stato un momento magico. Quanto è generosa! Ciò che mi ha trasmesso col suo sguardo mi ha travolta, mi ha aiutata tantissimo senza parlare, bastava la sua presenza forte e, al contempo, fragile. Il lavoro con Carine e Melvil è stato gentile, facile, semplice, ma concentrato. Tutte le mie scene hanno un ruolo importante nello svolgimento della storia e loro mi hanno aiutata con la loro benevolenza e la loro amicizia. Ho trascorso pochi giorni con loro, ma sono stati tutti intensi e divertenti perché eravamo un gruppo unito. Cosa si può chiedere di più? Ciò che mi colpisce di più di questo film è la delicatezza con cui Carine filma i suoi attori, lo sguardo gentile di Elin Kirschfink, la direttrice della fotografia, l’affetto che proviamo per tutti questi personaggi, le battute che vorremmo ricordare e il desiderio di innamorarsi che la pellicola suscita. Ci ricorda che non importa quanti anni abbiamo, l’amore è universale e ci fa sentire vivi.

La colonna sonora

  •  Le musiche originali del film sono del compositore Éric Slabiak (Robert Doisneau – La lente delle meraviglie, À la vie, Trintignant par Trintignant). Slabiak è alla terza collaborazione con la regista Carine Tardieu dopo aver musicato “The Dandelions” e “Toglimi un dubbio”.
  • La colonna sonora include i brani: “Bahon Mein Chale Aao” (dal film “Anamika”) di Lata Mangeshkar, “Notturno” di Chopin, “Le premier bonheur du jour” di Françoise Hardy e “A Lady Of A Certain Age” di The Divine Comedy.

La regista Carine Tardie sul compositore Eric Slabiak: Già in fase di scrittura ho dato a Eric le varie versioni del copione, nelle quali comparivano già diverse opere preesistenti e che abbiamo poi conservato in fase di montaggio: una delle Variazioni Goldberg di Bach, un Notturno di Chopin, Le premier bonheur de jour di Françoise Hardy e Lady of a certain age dei The Divine Comedy. Ad accomunare tutte queste opere musicali è un senso di malinconia che dona un tocco di dolcezza al film, nonostante la durezza degli eventi che i personaggi devono affrontare. Prima di cominciare le riprese, ho domandato a Eric di comporre uno dei temi del film perché la mia regia si sarebbe basata su quello: quando Pierre, di passaggio a Parigi, non è sicuro di voler contattare Shauna, la musica che proviene da un pianoforte a disposizione del pubblico alla Gare de Lyon influenza il suo stato d’animo e lo convince a passare all’azione, a chiamarla. Segue una corsa che avvicina i due a ritmo di musica, rappresentata in immagini dall’inquadratura delle mani della giovane pianista che si è appropriata dello strumento. Perciò Eric ha composto, per le riprese, quello che sarebbe diventato uno dei temi principali della pellicola e che avrebbe dettato la linea di montaggio per la scena. Inoltre, al montaggio, Christel [Dewynter] non ha esitato a sovrapporre a certe scene delle sequenze musicali preesistenti che non erano emerse durante la preparazione. Ovvero due assoli di chitarra che creano una suspense romantica decisamente appropriata ai toni melodrammatici del film e da cui Eric ha tratto ispirazione. Questo film è in equilibrio su un filo teso sopra l’amore (e quindi la vita), il tempo che passa e la morte onnipresente. A forza di fare avanti e indietro tra lo studio di Eric e la nostra sala di montaggio, siamo riusciti a trovare quell’equilibrio, peraltro fragilissimo, tra la sua opera e la nostra.

Foto e poster