I Play Rocky, il nuovo film di Peter Farrelly su Sylvester Stallone debutta al London Film Festival
Al BFI London Film Festival le sorprese migliori arrivano senza preavviso. Venerdì 18 ottobre 2026, la Royal Festival Hall ha ospitato la proiezione non an
Al BFI London Film Festival le sorprese migliori arrivano senza preavviso. Venerdì 18 ottobre 2026, la Royal Festival Hall ha ospitato la proiezione non annunciata di I Play Rocky, il dramma biografico diretto da Peter Farrelly che racconta gli anni della genesi di uno dei franchise più amati della storia del cinema americano. Il pubblico presente non sapeva cosa avrebbe visto: sapeva soltanto che si trattava del film a sorpresa del festival. Quando Farrelly è salito sul palco per introdurre la proiezione, la risposta della sala ha confermato che la scelta valeva la pena.
Il film a sorpresa del BFI: cosa significa “I Play Rocky”
La tradizione del surprise film al London Film Festival è uno degli appuntamenti più attesi dagli spettatori abituali della manifestazione. Quest’anno la direttrice del festival Kristy Matheson era sul palco insieme a Farrelly, a sancire l’importanza della scelta. I Play Rocky — già il titolo suggerisce una storia dentro la storia — è un dramma biografico che segue la produzione tumultuosa del film Rocky del 1976, il film di boxe che vinse tre premi Oscar e trasformò per sempre la carriera di Sylvester Stallone.
Raccontare come nasce un’opera cinematografica leggendaria è un esercizio ad alto rischio: si rischia il tributo celebrativo, il biopic patinato, la ricostruzione nostalgica senza mordente. Farrelly, che con Green Book ha già dimostrato di saper maneggiare storie vere con equilibrio tra intrattenimento e sostanza — quel film gli valse la vittoria del premio Oscar per il Miglior Film — affronta qui un materiale ancora più denso di aspettative, perché Rocky non è soltanto un film: è un mito americano.
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Anthony Ippolito: il volto giovane di Stallone
La scommessa più rischiosa di I Play Rocky non è la regia, ma il casting. Trovare un attore capace di incarnare Sylvester Stallone nei suoi anni formativi — la determinazione, la fame, la voce inconfondibile — è un compito che avrebbe scoraggiato chiunque. Farrelly e il suo team avevano pianificato una ricerca mondiale. Non ne hanno avuto bisogno.
Anthony Ippolito, 27 anni, ha inviato un self-tape prima ancora che la ricerca ufficiale cominciasse. Il nastro ha fermato tutto. Ippolito, considerato un nome nuovo nel panorama cinematografico, ha guadagnato elogi immediati per la sua interpretazione, secondo quanto riportato da Variety in seguito alla proiezione londinese. È il tipo di storia che piace al cinema sul cinema: un attore emergente che conquista il ruolo di una leggenda attraverso un video registrato in casa, prima che la macchina produttiva si mettesse in moto.
La credibilità di Ippolito nel ruolo è centrale per il funzionamento dell’intero film. I Play Rocky non racconta Stallone superstar: racconta Stallone prima di Rocky, negli anni in cui il film stesso stava prendendo forma tra difficoltà produttive e scommesse creative. È un ritratto della genesi, non della gloria.
Farrelly e il peso di “Green Book”
Tornare al cinema dopo una vittoria agli Oscar non è mai semplice. Peter Farrelly, noto al grande pubblico per le commedie che ha co-diretto con il fratello Bobby — da Scemo & più scemo a Tutti pazzi per Mary — ha già attraversato questa transizione con Green Book nel 2018, dimostrando che il suo talento non si esaurisce nel registro comico. Con I Play Rocky sceglie di restare nel solco del dramma biografico, applicando la stessa attenzione alle dinamiche umane che aveva caratterizzato il suo film premiato dall’Academy.
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La scelta del London Film Festival come vetrina mondiale non è casuale. Londra offre un contesto internazionale autorevole, lontano dalla pressione del circuito americano, e la formula del film a sorpresa protegge l’opera da aspettative costruite in anticipo. Il pubblico arriva senza preconcetti e reagisce al film per quello che è, non per quello che si aspettava. In questo senso, la prima di I Play Rocky alla Royal Festival Hall è stata una scelta editoriale precisa oltre che logistica.
Rocky come soggetto: la produzione tumultuosa del 1976
Al centro della narrazione di I Play Rocky c’è la produzione travagliata del film che nel 1976 cambiò le regole del gioco a Hollywood. Rocky, scritto da Stallone stesso in pochi giorni e portato avanti contro le resistenze dell’industria, è diventato nel tempo uno dei casi di studio più citati quando si parla di perseveranza creativa. Farrelly sceglie di raccontare quella storia dall’interno: la genesi caotica, le tensioni, le decisioni che avrebbero potuto far naufragare tutto.
Il film del 1976 vinse tre Oscar — tra cui quello per il Miglior Film e per la Miglior Regia — e lanciò Stallone come una delle figure più riconoscibili del cinema americano. Raccontarne la nascita significa anche raccontare un’epoca: Hollywood a metà anni Settanta, la New Hollywood in pieno fermento, un sistema che produceva capolavori e rifiutava talenti con la stessa disinvoltura.
Che I Play Rocky riesca a restituire tutto questo con la profondità necessaria è ancora da verificare nella sua interezza critica — la proiezione londinese è appena avvenuta — ma la risposta del pubblico alla Royal Festival Hall e i primi commenti su Ippolito indicano che Farrelly ha costruito qualcosa di più solido di un semplice omaggio. Il film a sorpresa del BFI London Film Festival 2026 potrebbe rivelarsi, nelle prossime settimane, uno dei titoli più discussi della stagione.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.