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I predatori dell’arca perduta compie 40 anni: recensione e pioggia di curiosità

Blogo celebra i 40 anni di “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta”, l’immarcescibile classico di Steven Spielberg e George Lucas.

40 anni portati divinamente per I predatori dell’arca perduta, un immarcescibile classico del cinema d’avventura americano che ha anche lanciato uno dei personaggi cinematografici più iconici, popolari e amati, l’archeologo e cacciatori di tesori Indiana Jones interpretato da Harrison Ford. Con il suo vissuto fedora, la sua consunta giacca di pelle compagna di mille avventure e naturalmente la frusta che lo ha spesso salvato da perigliose situazioni, “Indy” è diventato icona della cultura pop ed entrato nell’immaginario collettivo di almeno un paio di generazioni; senza Indy molto probabilmente non ci sarebbero stati film come All’inseguimento della pietra verde e Il mistero dei templari, serie tv come Relic Hunter e personaggi dei videogiochi come Lara Croft (Tomb Raider) e Nathan Drake (Uncharted).

La storia

Sudamerica anni ’30 in un rocambolesco incipit tra letali trappole secolari, trabocchetti e mummie seguiremo il recupero di un antico idolo d’oro da parte dell’avventuriero e archeologo Indiana Jones (Harrison Ford), recupero che a causa di alcuni indios diventerà più difficoltoso del previsto. Tornati alla civiltà l’azione si sposta in un’aula di college di New York dove in cattedra intento ad impartire rudimenti di archeologia c’è proprio il professor Jones, che tra un recupero di reliquie e l’altro si dedica all’insegnamento. Il professor Jones verrà contattato dall’intelligence governativa per parlare della prossima missione di recupero, che stavolta riguarda la leggendaria “Arca dell’alleanza” reliquia mistica al cui interno sarebbero conservate parti delle sacre tavole dei “Dieci comandamenti”. Sembrerebbe un recupero come un altro, se non fosse che stavolta sulle tracce dell’oggetto mistico ci sarebbe nientemeno che l’esercito nazista, questo non scoraggerà certo il prode archeologo che messi in valigia cappello e frusta d’ordinanza partirà alla volta del Nepal, deciso a scoprire quanto dell’Arca dell’alleanza sia leggenda e quanto realtà…

La genesi di Indiana Jones

Steven Spielberg sulla scia dello Star Wars di George Lucas pone con la serie “Indiana Jones” un punto fermo e imprescindibile nel cinema d’avventura, consegnando all’immaginario cinematografico uno dei personaggi più amati e citati di sempre. Citiamo Lucas non a caso perché oltre a produrre il film, suo è anche il soggetto in cui inserisce, come fece a suo tempo con Flash Gordon per la trilogia di Star Wars, molte suggestioni e ammiccamenti a fumetti e serial d’avventura degli anni ’30 e ’40. A proposito di come è venuta a Lucas l’idea di un film d’avventura vecchio stampo, una vecchia locandina di un film che ritraeva un personaggio eroico che salta da un cavallo ad un camion ha ricordato a Lucas i serial cinematografici che amava da giovane, come Buck Rogers (1939), Zorro (1939) e Spy Smasher (1942). Lucas voleva realizzare un B-movie modellato su quei serial e così ha concepito Le avventure di Indiana Smith, con un archeologo che prende il nome dal suo cane Alaskan Malamute. Nello stesso periodo Lucas stava cercando di adattare in un film il serial cinematografico Flash Gordon, ma non riuscì a ottenere i diritti e così accantonò il progetto “Indiana Smith” per concentrarsi sulla creazione della saga di Star Wars. La scelta di Lucas di lasciare la regia de “I predatori dell’arca perduta” a Spielberg dipenderà proprio dall’esperienza avuta nel realizzare Star Wars; il successo planetario e inarrestabile non ancora pienamente metabolizzato della sua space-opera, giunta nel 1980 al secondo capitolo che lo vede solo in veste di produttore e sceneggiatore, spinge Lucas a mantenersi all’interno del meccanismo creativo, ma senza lanciarsi in un’altra estenuante produzione in veste di regista. Tanto per rendere l’idea Lucas tornerà dietro la macchina da presa solo nel 1999 per riprendere la saga di Star Wars con una nuova trilogia, ma nel frattempo saranno passati ben ventidue anni dalla sua ultima regia. La scelta dell’amico e collega Spielberg sarà una mossa vincente perché i due filmmaker possiedono una visione cinematografica simile, hanno gusti in comune e sono prima di tutto appassionati spettatori e cultori di cinema di genere e poi cineasti, un’empatia con lo spettatore che frutterà al “dinamico duo” un perpetuo e incontrastato regno sull’entertainment made in Hollywood.

Indiana Jones prende forma

Nel 1975 Lucas chiede aiuto al suo amico Philip Kaufman, regista di Terrore dallo spazio profondo, remake anni settanta del classico L’invasione degli Ultracorpi e del dramma Uomini veri, vincitore di 4 Premio Oscar. Lucas e Kaufman pongono le basi per il primo film di Indiana Jones in una storia a cui lavorano per un paio di settimane. Lucas seguendo il consiglio di Kaufman cassa l’idea iniziale di Indiana Smith come mecenate e donnaiolo gestore di un locale notturno e consolida invece il concept del protagonista come un professore universitario e archeologo avventuriero, ispirato dalla sua passione per l’archeologia e per famosi archeologi come Hiram Bingham III, Roy Chapman Andrews e Leonard Woolley. Fu lo stesso Kaufman a suggerire l’Arca dell’Alleanza come obiettivo centrale del film che avrebbe fornito una fonte di conflitto per l’eroe e i nazisti e sfruttato il fascino che l’occulto aveva sul leader nazista Adolf Hitler. Lucas voleva che Kaufman dirigesse “I predatori dell’arca perduta”, ma poiché era impegnato a lavorare sul western Il texano dagli occhi di ghiaccio, decise di attendere la disponibilità dell’amico e rimise il progetto in stand-by tornando a lavorare su Star Wars. Nel maggio del 1977 con Kaufman ancora fuori dai giochi e l’uscita imminente di Star Wars, Lucas in vacanza alle Hawaii proone a Steven Spielberg di dirigere “Le avventure di Indiana Smith”. Spielberg che all’epoca voleva dirigere un film di James Bond si fa coinvolgere dall’entusiasmo di Lucas e un anno dopo è al lavoro sul film con Lucas e lo scrittore Lawrence Kasdan. Da sessioni di lavoro della durata di intere giornate vennero così partorite alcune scene iconiche del film come la trappola del masso, una tra le più citate e parodiate di sempre. A proposito del nome Indiana Smith, Spielberg lo odiava, temendo l’assonanza con il personaggio Nevada Smith di Steve McQueen e così viene scelto “Jones”. Proseguendo nella costruzione del personaggio, Lucas tornò alla carica con l’idea di un playboy che finanziava il suo alto tenore di vita trafugando reperti archeologici, Spielberg sembro apprezzare l’idea rincarò la dose proponendo un avventuriero dedito alla bottiglia e al gioco d’azzardo, ma Lucas non voleva trasformare il personaggio in un antieroe a tutto tondo e alla fine tutte queste caratteristiche più “estreme” vennero accantonate, optando per un mix di Clint Eastwood, Toshiro Mifune e James Bond. Proseguendo in solitaria nella stesura della sceneggiatura Kasdan trae ispirazione da film come Il fiume rosso (1948), primo western di Howard Hawks, I sette samurai (1954) capolavoro di Akira Kurosawa e  I magnifici sette (1960) di fatto un remake western del film di Kurosawa. Nell’agosto del 1978, dopo circa cinque mesi di lavoro, Kasdan completa la prima bozza della sceneggiatura. Spielberg approva la bozza criticando solo l’eccessiva lunghezza che avrebbe inciso sulla durata del film, a questo punto Lucas e Kasdan si mettono al lavoro per rendere lo script più snello. Diversi elementi vengono tagliati come gran parte della storia d’amore tra Jones e Marion, parti fortemente volute e difese da Kasdan. Inoltre vennero tagliate scene di un viaggio a Shanghai che avrebbe portato ad un inseguimento su un carrello da miniera e a Jones che usava un gong per proteggersi da colpi di pistola, tutte idee successivamente utilizzate nel prequel Indiana Jones e il tempio maledetto (1984). La sceneggiatura rifinita de “I predatori dell’arca perduta” viene completata nel dicembre 1979.

Il casting mancato di Tom Selleck

Una delle curiosità maggiormente legate a “I predatori dell’arca perduta” è il mancato casting dell’attore Tom Selleck come Indiana Jones, all’epoca appena scelto come protagonista della serie tv Magnum P.I.. Lucas per il ruolo di “Indy” voleva un attore relativamente sconosciuto disposto a impegnarsi per una trilogia di film. Quelli considerati per il ruolo oltre a Selleck includevano Bill Murray, Nick Nolte, Steve Martin, Chevy Chase, Tim Matheson, Nick Mancuso, Peter Coyote, Jack Nicholson, Jeff Bridges, John Shea, Sam Elliott, e Harry Hamlin. Selleck era contrattualmente obbligato a girare la serie tv “Magnum P.I.” se il pilota televisivo sarebbe diventato una serie completa. Lucas e Spielberg hanno chiesto alla CBS, lo studio che produceva “Magnum P.I.” di liberare Selleck 10 giorni prima dal suo contratto. Rendendosi conto che Selleck era molto richiesto, la CBS ha invece dato il via libera alla serie costringendo l’attore a ritirarsi dal ruolo, medesimo iter a cui andrà incontro Pierce Brosnan nel 1986 per il ruolo di 007 durante la sua partecipazione alla serie tv Mai dire Mai, ruolo che poi l’attore riuscirà a conquistare nel 1994. In ricordo del mancato casting di Selleck, l’ottava e ultima stagione di “Magnum P.I.” datata 1988 include un episodio chiamato “Legend of the Lost Art” , titolo che con un divertente gioco di parole rievoca una parodia dei “Predatori dell’arca perduta”, gioco di parole andato perduto con il titolo italiano “Il segreto della caverna”. Dopo il forzoso forfait di Selleck, “I predatori dell’arca perduta” si ritrova senza attore protagonista a poche settimane dall’inizio delle riprese. A quel punto Spielberg propone Harrison Ford reduce da L’impero colpisce ancora, in realtà sembra che Ford fosse sempre stato tra i papabili al ruolo, ma poi scartato perché ritenuto troppo famoso grazie al ruolo di Han Solo nella saga di Star Wars. Nonostante i dubbi di Lucas sulla disponibilità di Ford a firmare per tre film, l’attore ha pensato che sarebbe stato un progetto divertente e ha accettato l’accordo negoziando uno stipendio a sette cifre, una percentuale dei profitti lordi e l’opzione di poter riscrivere i suoi dialoghi nel caso non ne fosse stato soddisfatto.

Le riprese

Con una sceneggiatura pronta era il momento di reperire i finanziamenti, Lucas avrebbe voluto finanziare personalmente “I predatori dell’arca perduta” con la sua Lucasfilm, ma non aveva liquidità così iniziò il giro degli studios di Hollywood. Se il budget richiesto di 20 milioni di dollari spaventò molti potenziali finanziatori, la pretesa di Lucas di avere il totale controllo creativo sul film e il coinvolgimento di Spielberg, reduce dal flop di 1941 – Allarme a Hollywood, non aiutò nella fase delle trattative, ma Lucas fu irremovibile. Per fortuna Michael Eisner, allora presidente della Paramount Pictures, raggiunse un compromesso con Lucas, avendo in cambio i diritti esclusivi su eventuali sequel e sanzioni severe per eventuali ritardi sul programma di riprese o sforamento del budget. Il produttore Frank Marshall venne assunto proprio a questo scopo, affinché la tabella di marcia venisse rispettata. Paramount impose un programma di riprese di 85 giorni, Spielberg ne pianificò 73 per avere un minimo margine di movimento. Le riprese principali sono iniziate il 23 giugno 1980 e si sono svolte a La Rochelle in Francia, in Tunisia che avrebbe rappresentato su schermo l’Egitto, alle Hawai e sui set degli Elstree Studios in Inghilterra. Le riprese in Nord Africa ad una temperatura di oltre 50° si sono rivelate le più ostiche e funestate da dissenteria per la troupe e il protagonista Harrison Ford, causata dal cibo locale, e una grave ustione solare subita da Lucas. Le riprese si sono concluse nel settembre 1980 dopo 73 giorni, entro  i tempi previsti da Spielberg e in netto anticipo sugli 85 richiesti da Paramount.La post-produzione è durata circa due mesi e si è concentrata principalmente sugli effetti speciali. Il primo montaggio di Spielberg durava quasi tre ore prima che lui e il montatore Michael Kahn lo portarono a poco meno di due ore. Da segnalare un paio di sequenze che sono state riciclate da altri film. La scena del Douglas DC-3 in cui Jones vola in Nepal sono tratte dal film Orizzonte perduto del 1973, e una scena in strada fuori dalla casa di Jones è stata presa da film Hindenburg del 1975.

Curiosità

  • “I predatori dell’arca perduta” è stato candidato a 8 Premi Oscar conquistando 5 statuette: Miglior montaggio, scenografia, sonoro, effetti speciali e montaggio sonoro.
  • La famosa scena in cui Indy spara all’uomo con la spada non era nella sceneggiatura originale. Harrison Ford avrebbe dovuto usare la sua frusta per strappare la spada dalle mani del suo aggressore, ma l’intossicazione alimentare che lui e il resto della troupe avevano subito non gli ha permesso di eseguire la sequenza prevista. Dopo diversi tentativi falliti Ford ha suggerito l’uso della pistola, Steven Spielberg ha accolto subito l’idea e la scena è stata girata con successo.
  • Mettendo in pausa durante la scena del Pozzo delle Anime si può notare un pilastro dorato con una piccola incisione/citazione di Star Wars con R2D2 e C3PO.
  • La scena in cui Indy viene trascinato sotto e poi dietro un camion in movimento sembra un omaggio alla prodezza simile di Yakima Canutt nel fim Ombre rosse di John Ford. In realtà si trattava di una scena di stunt che il cascatore Terry Leonard aveva ideato l’anno prima per La leggenda di Lone Ranger (1981) e non era riuscito ad utilizzare.
  • La scimmia che alza la zampa e dice (nella sua lingua) “Heil Hitler” è stata ideata da George Lucas ed è una delle due scene preferite di Steven Spielberg (l’altra è la scena d’amore sulla nave). Il produttore Frank Marshall ha detto che hanno convinto la scimmia a fare il saluto nazista mettendo dell’uva su una canna da pesca e facendola penzolare poco fuori l’inquadratura così che la scimmia cercasse di prenderla. La scena ha richiesto 50 tentativi con il doppiatore Frank Welker che ha fornito il suono per la scimmia.
  • Durante le riprese in Tunisia quasi tutti nel cast e troupe si sono ammalati tranne il regista Steven Spielberg. Si pensa che il regista abbia evitato l’intossicazione mangiando solo cibo che aveva portato con sé: lattine e barattoli di Spaghetti.
  • Le istruzioni per la costruzione dell’Arca si trovano nelle sacre scritture nel Libro dell’Esodo (25:10). L’abbigliamento che indossa Belloq agendo come sommo sacerdote durante la cerimonia finale si trova descrito all’inizio del capitolo 28 del Libro dell’Esodo.
  • Nella riprese della sequenza del Pozzo delle Anime i produttori hanno perlustrato ogni negozio di animali a Londra e nel sud dell’Inghilterra per reperire ogni serpente su cui potevano mettere le mani. Quindi ci sono serpenti provenienti da molte diverse aree geografiche. Tuttavia una volta che tutti i serpenti erano sul set è apparso chiaro che non erano abbastanza, così Steven Spielberg ha fatto tagliare diversi tubi di varia lunghezza che sono statii mischiati ai veri serpenti. Alcune delle erbacce nella scena sono state prese dallo sceneggiatore Lawrence Kasdan dal set del pianeta Dagobah del film L’impero colpisce Ancora (1980) . Una lastra di vetro separa Harrison Ford dal cobra quando l’attore cade di fronte al serpente questi spruzza il veleno sul vetro.
  • Il celebre cappello di Indiana Jones arriva dal famoso negozio di cappelli Herbert Johnson in Saville Row a Londra. La costumista Deborah Nadoolman ha detto che al fine di invecchiare correttamente il cappello lei lo ha stropicciato ben bene e poi Harrison Ford ci si è seduto sopra e l’aria “vissuta” era servita.
  • La scena di apertura del tempio perduto sudamericano si basa in parte su un’avventura classica dei paperi Disney scritta dal leggendario artista Carl Barks grande fonte d’ispirazione per George Lucas e Steven Spielberg. Esplorandodi un tempio perduto Paperino, i suoi nipoti e Zio Paperone devono eludere un susseguirsi di trappole come dardi volanti, una lama che rischia di decapitarli, un enorme masso, un tunnel invaso da un torrente d’acqua che sgorga e via discorrendo nella storia “The Prize of Pizarro” ( “Zio Paperone” n. 26 giugno-agosto 1959) uscita in edicola quando Lucas e Spielberg avevano rispettivamente 15 e 12 anni . Un’altra storia di Barks , “Zio Paperone e le sette città di Cibola ” ( “Zio Paperone” n. 7 , settembre 1954 ) include una città perduta americana e un idolo prezioso che innesca una roccia rotonda gigante per distruggere ogni cosa sul suo cammino.
  • Il nome del nazista sadico esperto in interrogatori non è mai menzionato nel film, ma è Toht, pronunciata come Tod, la parola tedesca per morte. Il ruolo è stato offerto a Klaus Kinski che rifiutò.
  • La frusta originale di Indiana Jones è stata venduta nel dicembre 1999 presso la casa d’aste Christie a Londra per 43.000$ (ne sono state realizzate 30 di diverse lunghezze per il film). La giacca e il cappello sono invece in mostra al museo Smithsonian.
  • Il celebre wrestler britannico Pat Roach viene ucciso due volte in questo film: una volta come il gigante Sherpa lasciato nel bar nepalese che brucia e una volta nei panni del meccanico tedesco finito nel propulsore dell’aereo.
  • Durante la scena in cui Indy minaccia i nazisti con un bazooka si può chiaramente vedere una mosca camminare sulla bocca di Paul Freeman. Contrariamente a quanto si raccinta l’attore non la ingoiò. Freeman ha spiegato in una intervista anni dopo che la mosca volò via nell’istante in cui pronunciò la parola “male”, ma Spielberg lo notò e decise che sarebbe stato divertente tagliare alcuni fotogrammi in modo che l’insetto non sarebbe stato visto volare via. Ciò fa sembrare come se Freeman mangi l’insetto.
  • Il masso gigante che insegue Indiana Jones all’inizio del film è stato realizzato in fibra di vetro.
  • Steven Spielberg originariamente voleva Danny DeVito per interpretare Sallah, ma l’attore ha dovuto abbandonare a causa del suo impegno con la serie tv Taxi.
  • Steven Spielberg aveva originariamente pensato a Giancarlo Giannini per il ruolo del dottor Rene Belloq, poi il cantante e attore francese Jacques Dutronc che però non parlava una parola di inglese. Spielberg ha poi scelto Paul Freeman perché pensava che Freeman avesse degli “occhi sorprendenti ” e per il suo ruolo in Death of a Princess (1980).
  • “I predatori dell’arca perduta” costato 18 milioni di dollari ne ha incassati nel mondo circa 389.