Il Buco: trailer e anticipazioni sul film di Michelangelo Frammartino

Tra documentario e ricostruzione storica, “Il buco” di Michelangelo Frammartino porta a Venezia 78 una spedizione di giovani speleologi del 1961.

Dopo il debutto al Festival di Venezia, Lucky Red il 23 settembre porta nei cinema d’Italia Il buco, un film a mezza via tra documentario e ricostruzione storica diretto dal regista Michelangelo Frammartino. Il film ricostruisce l’incursione di un gruppo di giovani speleologi sull’Altopiano calabrese dove scoprono una delle grotte più profonde del mondo, l’Abisso del Bifurto dell’altopiano del Pollino, sotto lo sguardo di un vecchio pastore, unico testimone del territorio incontaminato.

Trama e cast

La trama ufficiale: Durante il boom economico degli anni Sessanta, l’edificio più alto d’Europa viene costruito nel prospero Nord Italia. All’altra estremità del paese, un gruppo di giovani speleologi esplora la grotta più profonda d’Europa nell’incontaminato entroterra calabrese. Si raggiunge, per la prima volta, il fondo dell’abisso del Bifurto, a 700 metri di profondità. L’avventura degli intrusi passa inosservata agli abitanti di un piccolo paese vicino, ma non al vecchio pastore dell’altopiano del Pollino la cui vita solitaria comincia ad intrecciarsi con il viaggio del gruppo. Il buco racconta di una bellezza naturale che lascia senza parole e sfiora il mistico; una esplorazione attraverso le profondità sconosciute della vita e della natura che mette in parallelo due grandi viaggi interiori.

Il cast include Paolo Cossi, Jacopo Elia, Denise Trombin, Nicola Lanza, Antonio Lanza, Leonardo Larocca, Claudia Candusso, Mila Costi e Carlos Jose Crespo.

Il buco – Trailer e clip

Clip ufficiali pubblicate il 4 settembre 2021

Trailer ufficiale pubblicato 20 settembre 2021

Curiosità

  • Il regista Michelangelo Frammartino è al suo terzo lungometraggio dopo Il dono (2003) e Le quattro volte (2010).
  • Michelagelo Frammartino ha scritto il film con l’attrice Giovanna Giuliani alla sua prima sceneggiatura.
  • Frammartino sull’inquadrare il formato del suo film, documentario o docufiction?: “Non chiedete a me la differenza, sto ancora cercando di capirlo. La critica mi ha spesso inserito nel gruppo di autori di cinema del reale, in cui l’ingovernabile viene messo davanti alla macchina da presa. Ma in questo caso ho sentito che potevamo osare, abbiamo ricostruito la missione del 1961 al giorno d’oggi, ma in grotta il non controllato è ovunque”.
  • Il team che ha supportato il regista Michelangelo Frammartino dietro le quinte ha incluso il direttore della fotografia Renato Berta (Il giovane favoloso), il montatore Benni Atria (Le sorelle Macaluso), lo scenografo Giliano Carli (I ponti di Sarajevo) e la costumista Stefania Grilli (L’accabadora).
  • Il film prodotto da Marco Serrecchia, Michelangelo Frammartino, Philippe Bober è una produzione Doppio Nodo Double Bind con Rai Cinema, in coproduzione con Société Parisienne de Production, Essential Filmproduktion con il sostegno di MIC – Direzione Generale Cinema, Eurimages, Calabria Film Commission, Regione Lazio, CNC – Aide Aux Cinémas Du Monde, Arte France Cinéma, ZDF/ART, Medienboard Berlin Brandenburg, Cinereach con la collaborazione e il patrocinio di Parco Nazionale del Pollino, Comune di San Lorenzo Bellizzi e la Società italiana di Speleologia, sarà distribuito nel mondo da Coproduction Office e in Italia da Lucky Red.

Note di regia

Per realizzare “Il Buco” ho dovuto superare la mia paura, ne ho avuto davvero molta all’inizio, alle prime incursioni nella grotta: temevo ad ogni momento che si strappassero le corde e finissimo in fondo, senza speranze. Nel gennaio 2007, il sindaco del paese calabrese dove stavo girando Le quattro volte, mi ha portato a fare un giro del Pollino. “Devi vedere le meraviglie di queste montagne!”, ha detto. Mi ha condotto in una dolina dove si poteva vedere un magro taglio nel terreno. Ero perplesso, deluso. Il sindaco, invece, entusiasta e fiero, ha gettato in quel vuoto un grosso sasso. È stato inghiottito dall’oscurità. Il fondo era così profondo che non si vedeva né si sentiva nulla. Quella scomparsa, quella mancanza di risposta, mi ha dato un’emozione fortissima. Quello strano posto mi è rimasto impresso, richiamandomi a sé anni dopo, per interrogarlo e creare un progetto nel buio silenzioso dell’Abisso del Bifurto. Per usare un termine cinematografico, potremmo dire che le grotte costituiscono un fuori campo assoluto, anche perché la notte eterna che regna al loro interno sembrerebbe quanto di più ostile alla macchina da presa. Eppure, chi ama il cinema sa bene che il fuori campo, l’invisibile, rappresentano la sua “sostanza” più profonda. Mi colpisce la coincidenza che Speleologia, Cinema e Psicoanalisi abbiano il loro battesimo nella stessa data, il 1895… [Michelangelo Frammartino]

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