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Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio: recensione in anteprima

Troyan adotta tutt’altro registro rispetto al prequel, riportando Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio sui livelli di un ordinario blockbuster dai limiti autoimposti, in cui humor forzato e vena romantica non si fondono a dovere, soverchiando tutto il resto

pubblicato 4 Aprile 2016 aggiornato 30 Luglio 2020 07:22

Viviamo in un’epoca in cui dare senso a un sequel/prequel risulta sempre più difficile, ed anche per questo si fatica a comprendere Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio così per come proposto. Commutando una possibile impronta adventure in venatura umoristica, il già precario ed eccessivamente asciutto discorso su amore e dintorni ci mette poco a disperdersi. Fra le critiche mosse al sequel, Biancaneve e il Cacciatore, si segnala una certa seriosità, un tentativo insomma di “elevare” il materiale mediante il ricorso a toni più cupi ed una storia sì intrisa di fantasy, ma al tempo stesso più adulta. Un equivoco dovuto per lo più alla stessa Hollywood, rimasta all’idea che il fantasy sia roba, rispettivamente da ragazzini, da nerd o da ragazzini nerd, perciò tanto vale dare sempre e soltanto quella così lì.

Chi scrive, pensa un po’, in quella tenuta se vogliamo più “matura” c’aveva visto un film che in potenza poteva funzionare addirittura più di quanto già non faccia. Ad ogni buon conto, Biancaneve e il Cacciatore non era male, ma ciò che intrigava più di tutto era proprio la chiave di lettura. Tutt’altro discorso per il sequel, che opta per una strada completamente diversa, facendo un passo indietro e trasformando questa vicenda parallela alla fiaba nell’ennesima romance a sfondo fantasy. Un passo indietro, per l’appunto, che vanifica quel tentativo di emancipazione del primo, che eppure aveva nel cast Kristen Stewart e da cui perciò era più agevole immaginarsi una scelta del genere.

Il cacciatore e la Regina di Ghiaccio ha quasi paura di prendersi troppo sul serio, indebolendo il proprio discorso attraverso certi siparietti, di per sé divertenti, ma che ne smorzano ulteriormente la portata. Un prodotto che insomma rivede il proprio target, in qualche modo “tradendo” quanti dopo Biancaneve e il Cacciatore si aspettavano uno slancio non meno “coraggioso”, per quanto il film di Rupert Sanders non si conceda chissà quali licenze né si assuma chissà quali responsabilità.

In tutto ciò non depongono certo a favore una fotografia ed una regia tendenzialmente anonime, che hanno il demerito, tra l’altro, di svilire quanto di buono il film ha da offrire sul fronte dei costumi e della scenografia. Quest’ultima attenta sì a ricostruire un contesto “da fantasy”, che è poi una delle componenti più cinematografiche, per così dire, dell’intero progetto. Se non fosse che certe inquadrature e certe riprese in generale non riescano ad impreziosirne il potenziale, facendo sì che lo stesso ambiente ci paia separato dai suoi personaggi (ed una volta tanto non me la sento di addossare tutta la colpa sulla sola computer grafica).

Anche lato cast, malgrado i ragguardevoli nomi, non si riesce a rimediare. Incastrato in un limbo che è un po’ teatro e un po’ piatta recitazione, l’unico momento in cui si avverte qualcosa lo troviamo non a caso nel trailer: l’urlo di dolore di Freya (Emily Blunt). Per il resto gli unici a tenere alta la bandiera sono i nani, in particolare Nick Frost, il cui humor probabilmente andrà pure perso in fase di doppiaggio. Certo, la Theron mantiene una presenza scenica invidiabile, ma da sola non basta, tanto più quando le vengono fatte pronunciare certe uscite con un tono da “cattiva” che per poco non scade nella parodia involontaria.

Insomma, si poteva e si doveva fare di più a ‘sto giro. D’altra parte, come a questo punto della nostra breve disamina dovrebbe essere chiaro, ciò che non va è per lo più frutto di scelte precise, che vogliono Il cacciatore e la Regina di Ghiaccio un prodotto sulla falsa riga di certi fantasy con love story annessa. Qualcosa che dà l’idea di un’opera palesemente studiata a tavolino, eccessivamente guidata dall’intenzione di andare incontro ad un pubblico più vasto di quello che probabilmente può permettersi, del tipo «parliamo d’amore così le ragazzine sono a posto», però «mettiamo anche alcuni sketch coi nani, sai mai che i maschetti si annoino». Che sia andata esattamente così o meno non ci giurerei affatto, ma purtroppo l’impressione non si discosta più di tanto da un simile scenario.

[rating title=”Voto di Antonio” value=”4″ layout=”left”]
[rating title=”Voto di Federico” value=”4.5″ layout=”left”]

Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio (The Huntsman Winter’s War, USA, 2016) di Cedric Nicolas Troyan. Con Chris Hemsworth, Charlize Theron, Jessica Chastain, Emily Blunt, Nick Frost, Rob Brydon, Alexandra Roach, Sheridan Smith, Sam Claflin, Sophie Cookson, Colin Morgan, Sam Hazeldine, Edd Osmond e Lynne Wilmot. Nelle nostre sale da mercoledì 6 aprile.