Il mostro dei mari, recensione: moderna tecnologia al servizio di un’avventura d’altri tempi

Leggi la recensione del film d’animazione “Il mostro dei mari” di Netflix, un nuovo classico d’avventura dal regista di “Oceania” e “Big Hero 6”.

Il mostro dei mari ha fatto il suo trionfale debutto su Netflix con ampie recensioni positive e la vetta della “Top 10” dei più visti di Netflix conquistata in men che non si dica. La storia segue le avventure di Jacob Holland (voce di Claudio Santamaria) un leggendario cacciatore di mostri marini la cui missione di vita viene stravolta e messa in dubbio quando una ragazzina orfana di nome Masie (voce Giulietta Rebeggiani) si nasconde sulla nave di Jacob, capitanata dal burbero Capitano Crow (voice di Diego Abatantuono), e fa amicizia con la bestia più pericolosa di tutte soprannominata la Furia Rossa. Caduti in mare insieme Jacob e Masie intraprendono insieme un viaggio epico in acque inesplorate e fanno la storia, scoprendo la verità sui feroci mostri marini che infestano i sette mari.

Chris Williams regista di un paio di classici d’animazione del calibro di Oceania, premiato con un Oscar e Big Hero 6 candidato all’Oscar, passato dal team Disney Animation dove ha lavorato per 25 anni a quello di Netflix Animation, ci regala un sorprendente classico animato che pesca a piene mani dai film d’avventura dell’era d’oro di Hollywood, quella di Errol Flynn tanto per intenderci, e ispirandosi palesemente alla saga di Dragon Trainer, trasforma i vichinghi del film Dreamworks in cacciatori, e i draghi in mostri marini. Il temibile mostro noto come Furia Rossa (in realtà il nome originale può essere tradotto anche in “Bufera Rossa”), in soldoni la Moby Dick del Capitano Crow, oltre a ricordare la specie “Furia Buia” sembra avere anche tratti nel character design che ricordano il bonario drago “Sdentato” di “Dragon Trainer”.

In parte ispirato a vecchie mappe nautiche che presentano illustrazioni di mostri marini, “Il mostro dei mari” canalizza lo spirito di alcuni classici cinematografici che il regista Chris Williams amava da bambino, ad esempio la scena in stile scontro tra Kaiju sull’isola dei mostri è un esempio di come i film di mostri come King Kong abbiano fortemente influenzato la storia, ma Williams cita anche I predatori dell’arca perduta, i film di Sinbad e Scontro tra titani con la meravigliosa stop-motion del leggendario maestro degli effetti speciali Ray Harryhausen.

“Il mostro dei mari” sin dalle prime battute ci immerge in un mondo che regala reiterate suggestioni, una di queste cita la saga dei Pirati dei Caraibi, la trama oltre a strizzare l’occhio ad un reale evento storico, quello in cui la Corona inglese elargiva compensi a pirati mercenari che diventavano corsari, cioè mercenari / fuorilegge al soldo del governo, nel caso del film i sovrani elargiscono compensi ai cacciatori per abbattere i mostri, ad un certo punto Crow rischia che la sua nave venga dismessa, c’è una sequenza in particolare in cui Crow disperato si rivolge come extrema ratio ad una malvagia strega per ottenere la sua vendetta sulla Furia Rossa. L’aiuto della strega in questione però ha un prezzo molto alto da pagare per Crow e il suo equipaggio, qualcosa di molto simile al pegno richiesto dalla strega Shansa in Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar.

Williams però oltre a sciorinare citazioni a iosa non dimentica di definire un arco narrativo che accompagna un’animazione a tratti strepitosa nel suo realismo, scrivendo in collaborazione con Nell Benjamin una funzionale dinamica di amicizia e affetto paterno che si dipana emotivamente su due fronti: quello del naufrago Jacob adottato e cresciuto come temerario cacciatori di mostri dal burbero Capitano Crow, e quello dello stesso Jacob che incontra la vivace Maisie, orfana anch’essa di cacciatori di mostri, che fugge dall’orfanotrofio che la ospita poiché vuole a tutti costi seguire le orme dei suoi genitori come membro dell’Inevitabile, il leggendario vascello del Capitano Crow.

Da notare inoltre che “Il mostro dei mari” include in sé anche un monito, un avvertimento rispetto alla propaganda utilizzata per plasmare l’opinione pubblica e riscrivere in qualche modo la storia, propaganda di cui la piccola Maisie si è nutrita voracemente attraverso libri che gli hanno raccontato una storia in cui i mostri marini erano i cattivi e i cacciatori gli eroi, ma come viene spesso ribadito nel film anche gli eroi, seppur tali nei loro intenti, possono comunque avere torto. Vi lasciamo con una clip del brano “Captain Crow” incluso nella splendida colonna sonora di Mark Mancina, canzone che accompagna i titoli di coda del film, una canzone che ci riporta a nostalgici ricordi di bettole fumose, ubriachi rumorosi e storie di mostri e pirati, un ricordo dei bei tempi trascorsi su Monkey Island.

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