Home Documentario Io, noi e Gaber: trailer, foto e poster del docufilm di Riccardo Milani “proiezione speciale” alla Festa del Cinema di Roma

Io, noi e Gaber: trailer, foto e poster del docufilm di Riccardo Milani “proiezione speciale” alla Festa del Cinema di Roma

Dopo la tappa al Festival del Cinema di Roma, il docufilm Io, noi e Gaber di Riccardo Milani arriva nelle sale inematografiche il 6, 7 e 8 novembre con Lucky Red.

20 Ottobre 2023 15:00

Nel ventennale della sua scomparsa, il genio libero di Gaber è pronto a rivivere sul grande schermo con il docufilm Io, noi e Gaber, scritto e diretto da Riccardo Milani (Grazie ragazzi), che sarà presentato domenica 22 ottobre in proiezione speciale alla diciottesima Festa del Cinema di Roma per poi uscire nelle sale cinematografiche il 6, 7 e 8 novembre con Lucky Red. Attraverso la voce di familiari e amici, Milani traccia un ritratto intimo e appassionato di Gaber, che include ad un tempo la sua storia personale -attraverso le parole della figlia Dalia e delle persone storicamente a lui più vicine- e una sinfonia di voci di colleghi e artisti che lo hanno vissuto e amato.

Le Proiezioni alla Festa del Cinema
Première 22/10 | Sala Sinopoli 16:00 | € 12
BIGLIETTI
22/10 | Cinema Giulio Cesare 16:30 | € 10
BIGLIETTI

(Le prevendite per l’uscita nelle sale sono disponibili su ionoiegaberalcinema.it.)

Io noi e Gaber – Trama e cast

Fondazione Giorgio Gaber – Foto di Luigi Ciminaghi

La trama ufficiale: Girato tra Milano e Viareggio, nei luoghi della vita di Giorgio Gaber, “Io, noi e Gaber”è il ritratto più che mai vivo e incisivo del Signor G., al centro di una delle pagine più preziose della storia culturale del nostro paese. Un viaggio esclusivo che attraversa tutte le fasi della sua carriera artistica: dai primissimi esordi nei locali di Milano al rock con Adriano Celentano, dal sodalizio artistico e surreale con l’amico Jannacci agli iconici duetti con Mina e alle canzoni con Maria Monti. Dagli anni della popolarità televisiva al teatro, con l’invenzione, insieme a Sandro Luporini, del Teatro Canzone, piena espressione del suo impegno politico e culturale. Sullo sfondo, come locus amoenus che tutto muove e in cui tutto converge, si staglia il Teatro Lirico di Milano, simbolo del vicendevole amore tra Gaber e il pubblico milanese, e che oggi porta il suo nome Teatro Lirico Giorgio Gaber.

Attraverso la voce di familiari e amici, Riccardo Milani traccia un ritratto intimo e appassionato di Gaber, che include ad un tempo la sua storia personale attraverso una sinfonia di voci di colleghi e artisti che lo hanno vissuto e amato. Il docufilm vede la partecipazione speciale di Gianfranco Aiolfi, Massimo Bernardini, Pier Luigi Bersani, Claudio Bisio, Mario Capanna, Francesco Centorame, Lorenzo Jovanotti Cherubini, Ombretta Colli, Paolo Dal Bon, Fabio Fazio, Ivano Fossati, Dalia Gaberscik, Ricky Gianco, Gino e Michele, Guido Harari, Paolo Jannacci, Lorenzo Luporini, Roberto Luporini, Sandro Luporini, Mercedes Martini, Vincenzo Mollica, Gianni Morandi, Massimiliano Pani, Giulio Rapetti – Mogol, Michele Serra.

Io noi e Gaber – Il trailer ufficiale

Curiosità sul film

Adriano Celentano e Giorgio Gaber 1966 (Photo by Archivio TV Sorrisi e Canzoni\Mondadori via Getty Images)

  • Nota sul film: “Il signor G: ‘Mi chiamo G’, ‘No, guarda che io mi chiamo G’. Doppio Giorgio Gaber, oppure Gaber e Mina in un duetto televisivo, uno dei tanti, preziosi brani d’archivio che raccontano la storia, la musica, il teatro di Gaber, dal tenero, oggi malinconico, Non arrossire degli esordi, al rock nel quale si confrontava con Celentano, ai surreali numeri con Jannacci, alle canzoni milanesi con Maria Monti, all’enorme popolarità televisiva e al ritorno al teatro puro, quando Gaber decise di esibirsi solo sul palcoscenico, dando voce al suo impegno politico e culturale.”
  • Gaber ha recitato JUKE BOX, URLI D’AMORE (1960) di Mauro Morassi; GLI IMBROGLIONI (1963) di Lucio Fulci; IL MINESTRONE (1981) di Sergio Citti; ROSSINI! ROSSINI! (1991) di Mario Monicelli.
  • Promosso dalla Fondazione Gaber, il docufilm è prodotto da Atomic in coproduzione con RAI Documentari e LUCE CINECITTÀ.

Giorgio Gaber – Note biografiche

Cos’è, cosa dice, scrive e fa un intellettuale, in una stagione confusa come la nostra? È uno che mentre gli altri sembrano fare i conti con le cose più spicciole guarda un po’ più in là e un po’ più dentro. Le parole di tutti non gli bastano, per lui vogliono dire un’altra cosa. Perciò le deve riscoprire, ripulendole da ovvietà ed equivoci. Perché l’intellettuale vero le parole le usa tutte, le più semplici come le più difficili, e non ne teme nessuna.
E poi l’intellettuale, quello vero, lo distingui perché ama il pensiero ma ancora di più ama la realtà. Ed è lì che diventa scomodo. Le parole, i pensieri, le ideologie, le misura con la realtà. E dunque di volta in volta diventa spiacevole per qualcuno. Quando un intellettuale non spiace più a nessuno non è che serva a molto.
Giorgio Gaber, come intuì qualche tempo fa lo scrittore e critico Luca Doninelli, è un intellettuale, forse l’ultimo della sua generazione. Quando oggi scrive: “La mia generazione ha perso” non è per finta ma nemmeno per autolesionismo. Grida che qualcosa è finito, qualcosa che era un sogno grande, e di tanti. Lui, che era nato come cantante di successo, entertainer di classe, lui che andava in tournèe con Mina e aveva un posto da titolare in tivù come a Sanremo, ci aveva creduto. E aveva mollato tutto per il teatro, l’impegno, il sociale. Parole consumate, oggi. Ma per chi negli anni 60 aveva cantato, e fatto cantare, successi come Non arrossire, La ballata del Cerutti, Porta Romana, Mai mai mai Valentina, E allora dai, Torpedo blu, Il Riccardo, Barbera e Champagne, La balilla, era stata una vera svolta.
Ma c’è di più. Gaber è stato ed è anche oggi, oggi che il suo interlocutore si è ormai frammentato in mille direzioni, un intellettuale collettivo. Altra parola consumata, che ci rimanda l’eco di antiche ideologie. Ma se la applichiamo a Gaber la definizione vuole semplicemente dire che insieme a Sandro Luporini in questi anni ha sentito e cantato per molti, suscitando emozioni e disappunti, esami di coscienza e commozioni, persino “inni” chissà se davvero compresi (“libertà è partecipazione”).
Poi Giorgio Gaber ama il rigore della forma, nella scrittura e in palcoscenico. Usa i mezzi di comunicazione per quello che sono e che valgono. Infatti la sua lingua è netta, semplice, diretta. Non ha complessi d’inferiorità verso la cultura alta, narcisistica, autoreferenziale degli intellettuali all’italiana. In teatro ha promosso un’audace convivenza di forme, dal monologo alla canzone, dalla pièce di prosa fino ai bis con la chitarra. E volta per volta, a seconda della necessità, la sua parola si è fatta sberleffo, richiamo, dileggio, emozione, disincanto, amarezza. Si è sentito per anni insieme a un’intera generazione e poi di colpo solo, sempre più solo. Credeva di aver conquistato una certa opinione pubblica ma poi l’ha sentita sempre più distaccata, impermalosita, alla fine persino polemica. In compenso, in oltre quarant’anni di carriera, ha continuato a scoprire nuovi interlocutori e sempre nuovo pubblico, divenendo intramontabile campione d’incassi a teatro e, a sorpresa, di nuovo gran venditore di dischi alla svolta del secolo. Ma come si costruisce, nel tempo, un intellettuale vero?

[Per la biografia completa redatta da Massimo Bernardini clicca QUI]

Riccardo Milani – Note biografiche

Milani Inizia come aiuto regista di Nanni Moretti, Mario Monicelli e Daniele Luchetti, debuttando come regista nel 1997 con il lungometraggio Auguri professore seguito nel 1999 da La guerra degli Antò.
Per la televisione, oltre ad aver girato molti spot pubblicitari, come quello della Telecom nel 2000, è stato regista per la serie tv La omicidi e Il sequestro Soffiantini. Torna al cinema nel 2003 con il film Il posto dell’anima, del quale è anche sceneggiatore.
Nel 2007 ha diretto la pellicola Piano, solo, con un cast comprendente tra gli altri Kim Rossi Stuart, Jasmine Trinca, Michele Placido e Paola Cortellesi, sua attuale moglie. Nel 2008, Rebecca, la prima moglie, con Alessio Boni, Cristiana Capotondi e Mariangela Melato.
Nel 2011 viene trasmessa su Rai Uno la miniserie in due puntate Atelier Fontana – Le sorelle della moda da lui diretta, con Alessandra Mastronardi, Anna Valle e Federica De Cola.
Nel 2013 dirige Claudio Bisio e Kasia Smutniak in Benvenuto Presidente! seguito da Scusate se esisto! prima di cinque collaborazioni con Paola Cortellesi che per l’occasione fa coppia con Raoul Bova.
Nel 2015 firma la regia della nuova fiction È arrivata la felicità per le prime 4 puntate.
Nel 2017 dirige Paola Cortellesi e Antonio Albanese in Mamma o papà? e Come un gatto in tangenziale. Nel 2019 torna a dirigere Paola Cortellesi in Ma cosa ci dice il cervello e nel 2021 riunisce la coppia per il sequel Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto.
Nel 2022 dirige Pierfrancesco Favino e Miriam Leone in Corro da te, remake della commedia francese Tutti in piedi e rende omaggio al calciatore Gigi Riva con il docufilm Nel nostro cielo un rombo di tuono.
Nel 2023 torna a collaborare con Antonio Albanese nella commedia Grazie ragazzi, remake del film Un triomphe di Emmanuel Courcol (2020), a sua volta tratto dal documentario Les Prisonniers de Beckett di Michka Saäl (2005), incentrato sulle esperienze dell’attore svedese Jan Jönson nelle carceri.

Giorgio Gaber – Foto e poster

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