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Jane Fonda a 89 anni: sono più forte che mai, mobilitarsi è necessario

Jane Fonda, attrice e attivista statunitense, ha ricevuto giovedì a Venezia, al Teatro Goldoni, uno dei DVF Awards promossi da Diane von Furstenberg, in una serata dedicata a donne impegnate nella politica, nei diritti e nel sociale, e ha colto l’occasione per parlare di clima, intelligenza artificiale, cinema e potere, spiegando perché, a quasi 90

4 Settembre 2026 13:32

Jane Fonda, attrice e attivista statunitense, ha ricevuto giovedì a Venezia, al Teatro Goldoni, uno dei DVF Awards promossi da Diane von Furstenberg, in una serata dedicata a donne impegnate nella politica, nei diritti e nel sociale, e ha colto l’occasione per parlare di clima, intelligenza artificiale, cinema e potere, spiegando perché, a quasi 90 anni, si sente “più forte di una volta”.

Jane Fonda premiata a Venezia ai DVF Awards

Sì, sono più forte adesso di una volta. Certo, ho quasi 90 anni ed è più facile”. Jane Fonda è arrivata a Venezia con passo deciso, sorrisi rapidi e quella capacità, tutta sua, di passare in pochi secondi dall’ironia alla commozione. Prima della cerimonia dei DVF Awards, parlando con i giornalisti, ha aggiunto: “Sono sempre stata coraggiosa, non saprei dire perché”.

La serata, ospitata al Teatro Goldoni, ha riunito figure molto diverse tra loro, accomunate da un impegno pubblico riconosciuto a livello internazionale. Insieme a Jane Fonda sono state premiate la premier delle Barbados Mia Amor Mottley, la fotogiornalista Lynsey Addario, la fondatrice e Ceo di Food4Education Wawira Njiru e l’autrice e attivista Gisèle Pelicot. Diane von Furstenberg, che promuove ogni anno il riconoscimento, ha voluto ancora una volta mettere al centro donne “che usano la propria voce”, come è stato spiegato dagli organizzatori.

Fonda, 88 anni, non ha cercato toni solenni. Ha ricordato piuttosto il momento in cui la sua vita cambiò direzione. “Avevo 33 anni quando divenni attivista, e la mia vita di prima mi sembrò stupida”, ha detto, quasi fermandosi sulla frase. Poi ha ammesso: “So cosa vuol dire essere odiati, fa paura, ma non mi sono mai sentita sola e non mi sono mai tirata indietro”.

Trump, elezioni Usa e nuova generazione politica

Alla domanda se abbia paura di Donald Trump, la risposta è arrivata senza esitazioni: “No”. Jane Fonda ha spiegato di sapere che “molti hanno paura”, ma di vedere anche segnali diversi nella società americana. “La gente sta cambiando idea, anche i Maga non amano il caos”, ha osservato, usando un tono più pratico che militante.

Il riferimento, inevitabile, è andato alla politica statunitense e al clima che precede le prossime scadenze elettorali. Fonda ha detto che è “troppo presto” per ragionare sui candidati, ma ha indicato una priorità: l’arrivo di una nuova classe dirigente. “Spero in una nuova generazione di senatori che pensino non a se stessi ma alle prossime sette generazioni”, ha spiegato.

Non ottimismo, ha precisato. Speranza. La distinzione, per lei, conta. “Ho speranza, che dà la forza per fare, non l’ottimismo di chi vede tutto bello”, ha confidato ai cronisti. In quel momento il discorso si è allargato, come spesso accade nei suoi interventi pubblici, dal voto americano ai grandi equilibri di potere.

Clima, intelligenza artificiale e nucleare: l’allarme dell’attrice

Per Jane Fonda, l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale deve restare puntata sul clima, ma anche sulle concentrazioni di potere economico e tecnologico. “Dobbiamo governare l’intelligenza artificiale”, ha sottolineato, avvertendo che senza regole si rischia quella che ha definito un’“armageddon della disoccupazione”. Sull’Europa, invece, ha riconosciuto “grandi sforzi” nel tentativo di costruire un quadro normativo.

Il passaggio più netto è arrivato sull’energia. “Non credete al nuovo nucleare, è una bugia: le piccole centrali costano come quelle grandi, le emissioni ci sono lo stesso”, ha detto Fonda, riferendosi al dibattito sui piccoli reattori modulari. Poi un altro avvertimento: “E non acquistate Gnl, è pericoloso”. Parole dure, pronunciate senza alzare la voce, ma con la sicurezza di chi da anni lega la propria immagine pubblica alla battaglia ambientale.

L’attrice ha insistito anche su un punto politico: le crisi ambientali non possono essere affrontate separandole dai rapporti di forza tra governi, grandi aziende e piattaforme tecnologiche. È lì, ha lasciato intendere, che si decide la qualità della democrazia. E lì, secondo lei, si misura oggi il coraggio della politica.

Hollywood, Mark Ruffalo e il ricordo di Gloria Steinem

Fonda ha poi parlato di Hollywood, esprimendo una netta contrarietà al progetto di fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Una scelta che, secondo lei, il suo ex marito Ted Turner, fondatore della Cnn, “non avrebbe mai accettato”. L’attrice ha collegato il tema industriale alla libertà del racconto cinematografico: “Opporsi alla fusione è opporsi a Trump. Lui ce l’ha con il cinema perché ci sono gli storyteller, che possono raccontare come le cose possono essere diverse”.

Da qui è arrivata anche la solidarietà a Mark Ruffalo, finito al centro di accuse di antisemitismo per la sua opposizione alle mire di Larry Ellison, fondatore di Oracle, indicato da Fonda come figura legata anche alle forniture tecnologiche alle forze armate israeliane. “Stare contro quella fusione”, ha spiegato in sostanza l’attrice, significa difendere uno spazio culturale non subordinato solo ai grandi interessi economici.

L’ultimo pensiero è stato per Gloria Steinem, scrittrice e attivista femminista scomparsa, secondo quanto ricordato da Fonda, il giorno precedente. La voce le si è incrinata appena: “Sapevo che stava molto male. Mi diceva che non è che noi donne siamo moralmente superiori agli uomini, è solo che non abbiamo una mascolinità da dimostrare”. Poi la pausa, breve. “Era mia amica e mi ha dato un coraggio enorme. Mi sono sempre sentita al sicuro con lei”.