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Naza, il documentario su Gaza che scuote Venezia

I Wonder Pictures ha acquisito per l’Italia NAZA, il nuovo documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, che sarà presentato in anteprima mondiale oggi, 2 settembre 2026, alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, in concorso al Lido, per portare al centro del dibattito il racconto dei meccanismi militari legati ai

2 Settembre 2026 13:32

I Wonder Pictures ha acquisito per l’Italia NAZA, il nuovo documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, che sarà presentato in anteprima mondiale oggi, 2 settembre 2026, alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, in concorso al Lido, per portare al centro del dibattito il racconto dei meccanismi militari legati ai raid israeliani nella Striscia di Gaza.

NAZA alla Mostra di Venezia 2026, il documentario in concorso

Il film arriverà nella programmazione ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia con una proiezione fissata per giovedì 10 settembre alle 17.15 in Sala Grande, uno degli spazi più osservati del festival. Non un passaggio laterale, dunque, ma una collocazione piena dentro il Concorso internazionale, dove quest’anno NAZA risulta, secondo quanto comunicato dalla distribuzione, l’unico documentario selezionato.

La scelta pesa anche per il profilo degli autori. Yuval Abraham e Rachel Szor sono due dei quattro registi di No Other Land, il film che nel 2025 ha vinto l’Oscar come Miglior documentario. Quel lavoro aveva acceso il confronto internazionale sull’occupazione e sulla vita quotidiana dei palestinesi nei territori; ora i due tornano con un’opera che, nelle intenzioni produttive, guarda a un nodo ancora più esposto: il rapporto tra intelligence, decisione militare e vittime civili a Gaza.

Un film girato sui tetti di Tel Aviv, di notte

Secondo la nota diffusa da I Wonder Pictures, NAZA è stato girato di notte sui tetti di Tel Aviv, una scelta visiva che sembra collocare il racconto in una zona di osservazione sospesa, lontana dal fronte ma dentro il sistema che produce le decisioni. Il film, si legge nella comunicazione, “porta alla luce e analizza i sistemi alla base dell’uccisione sistematica di civili palestinesi da parte di Israele nella Striscia di Gaza”.

Il titolo stesso, spiegano i produttori, riprende un acronimo militare usato in modo eufemistico dall’intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede possano morire durante un raid aereo. È un dettaglio tecnico, quasi burocratico. Eppure, proprio lì, il documentario sembra voler scavare: nel linguaggio che misura la perdita di vite umane prima ancora che le bombe cadano.

La distribuzione italiana parla di un’opera “urgente e di grande rilevanza politica”. Una formula forte, certo, ma inserita in un contesto in cui il cinema documentario è tornato a occupare uno spazio centrale nel racconto delle guerre contemporanee. A Venezia, in questi anni, le immagini dal Medio Oriente hanno spesso diviso pubblico, critica e istituzioni culturali. Anche stavolta sarà così, con ogni probabilità.

La produzione tra The Guardian, JW Films e Jonathan Glazer

NAZA è prodotto da The Guardian e da James Wilson per JW Films, una rete produttiva che conferma l’impianto giornalistico e investigativo dell’operazione. Tra i produttori esecutivi figura anche Jonathan Glazer, regista premio Oscar per La zona d’interesse, film che ha lavorato sulla memoria dello sterminio nazista scegliendo una prospettiva laterale, fredda, domestica.

La presenza di Glazer aggiunge un ulteriore livello di attenzione attorno al progetto, anche per il peso che il suo nome ha assunto nel dibattito pubblico dopo il successo internazionale del film. Non risultano, al momento, dettagli sulla durata di NAZA o sulla data di uscita nelle sale italiane. I Wonder Pictures ha confermato l’acquisizione dei diritti per l’Italia, ma non ha ancora indicato il calendario distributivo.

Il percorso del film, almeno nella prima fase, passerà quindi dal Lido. Solo dopo la presentazione veneziana si capirà quale sarà la reazione della sala, dei selezionatori internazionali e della stampa estera. In un festival dove i documentari politici spesso diventano terreno di discussione più ampio, NAZA entra con un tema che difficilmente resterà confinato alla critica cinematografica.

I Wonder Pictures e il cinema che interroga il presente

Con questa acquisizione, I Wonder Pictures rivendica una linea editoriale già emersa negli ultimi anni: distribuire film capaci di affrontare il presente senza evitare le sue fratture. Nella nota, la società parla di “cinema capace di interrogare il presente, documentare le sue contraddizioni e dare voce a chi rischia di rimanere ai margini del racconto pubblico”.

Il riferimento più diretto è a La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, presentato proprio a Venezia lo scorso anno e vincitore del Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria. Quel film era costruito attorno alla vera voce di Hind Rajab, la bambina palestinese di sei anni rimasta intrappolata sotto il fuoco dell’esercito israeliano a Gaza. Un’opera asciutta, difficile da sostenere per molti spettatori, ma capace di segnare il festival.

NAZA si inserisce dunque in una traiettoria precisa, nella quale il documentario non viene trattato come genere minore, ma come strumento di indagine politica e memoria immediata. A fare la differenza, ora, sarà il modo in cui Abraham e Szor avranno costruito il loro racconto: le fonti, le immagini, le testimonianze, il rapporto tra prova e denuncia. La verifica passerà dalla Sala Grande, nel pomeriggio del 10 settembre, davanti al pubblico della Biennale di Venezia.