Kim Ki-duk, muore a quasi sessant’anni il regista sudcoreano di Ferro 3 e Pietà

Il regista sudcoreano, Leone d’Oro nel 2012, è morto in Lettonia. Kim Ki-duk avrebbe compiuto a breve sessant’anni

In un già provante periodo, per tutti, e nello specifico per il cinema, tocca apprendere della notizia circa la morte di Kim Ki-duk. Il regista sudcoreano si trovava in Lettonia, forse per l’acquisto di una proprietà; senonché da qualche giorno si erano persi i contatti, ed alla fine il sito lettone Delfi.lt ha dato comunicazione della sua morte, a quanto pare per complicazioni relative al coronavirus.

A breve, il 20 dicembre, avrebbe compiuto sessant’anni, lui che era classe 1960, nato a Bonghwa, nel nord di Gyeongsang, in Corea del Sud per l’appunto. Costretto ad interrompere gli studi per intraprendere la carriera militare, davanti a lui si apre una nuova possibilità di vita quando si trasferisce a Parigi. Poi il ritorno in patria, dove, dopo un premio della Korea Film Commission per la sceneggiatura di Jaywalking, debutta dietro la macchina da presa con Coccodrillo. È il 1998.

Salto di sei anni, nel 2004 gira quello che a tutt’oggi è il suo film più apprezzato, Ferro 3 – La casa vuota: presentato in corsa all’edizione numero 61 della Mostra del Cinema di Venezia, si aggiudica il Leone d’argento per la miglior regia. Al Lido è poi legata in qualche modo una sorta di rinascita, non solo artistica, dato che, dopo un periodo di crisi personale, culminato con Arirang, presentato a Cannes in Un Certain Regard, nel 2012 ottiene il premio più blasonato della sua carriera, ossia il Leone d’Oro per Pietà.

Dopodiché alla Mostra Kim Ki-duk è tornato tre volte, anche se non in Concorso, prima con Moebius, nel 2013, l’anno dopo con One on One, e nel 2016 con Il prigionero coreano. Il suo ultimo film, Dissolve, risale all’anno scorso, presentato all’Almaty Film Festival in Kazakistan.