Le otto montagne: trailer e anticipazioni del film con Luca Marinelli a Cannes 2022

Tutto quello che c’è da sapere su “le otto montagne”, il film con Luca Marinelli e Alessandro Borghi in concorso a Cannes 2022.

Le Otto Montagne, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Paolo Cognetti vincitore del Premio Strega 2017 farà tappa in concorso al Festival di Cannes 2022 (17-28 maggio) “Le otto montagne” diretto da Felix van Groeningen & Charlotte Vandermeersch vede protagonisti Luca Marinelli (Diabolik) e Alessandro Borghi (Mondocane).

Trama e cast

La trama ufficiale: “Le otto montagne” racconta la storia di un’amicizia. Un’amicizia nata tra due bambini che, divenuti uomini, cercano di prendere le distanze dalla strada intrapresa dai loro padri ma, per le vicissitudini e le scelte che si trovano ad affrontare, finiscono sempre per tornare sulla via di casa. Pietro è un ragazzino di città, Bruno è l’ultimo bambino di uno sperduto villaggio di montagna. Negli anni, Bruno rimane fedele alle sue montagne, mentre Pietro è quello che va e viene. Il loro incontro li porterà a sperimentare l’amore e la perdita, riconducendo ciascuno alle proprie origini e facendo sì che i loro destini si compiano, mentre i due scopriranno cosa significa essere amici per sempre.

Il cast di “Le otto montagne” include Alessandro Borghi, Luca Marinelli, Filippo Timi ed Elena Lietti.

Le otto montagne – trailer e video

Curiosità

  •  Il film è scritto e diretto dal regista belga Felix van Groeningen (Beautiful Boy, Belgica, Alabama Monroe – Una storia d’amore) in collaborazione con l’esordiente Charlotte Vandermeersch, attrice belga (The Premier – Rapimento e ricatto, Catacombe, Adorazione) diretta da van Groeningen in “Belgica” e collaboratrice del regista per la sceneggiatura di Alabama Monroe – Una storia d’amore).
  • Luca Marinelli e Alessandro Borghi tornano a recitare insieme a sette anni dal dramma Non essere cattivo di Claudio Caligari.
  • Buona parte delle riprese de “Le otto montagne” si sono svolte a Graines, frazione del comune di Brusson (Val d’Ayas) e nel suo Museo. L’edificio č un affascinante esempio di cultura materiale che, tra i suoi spazi, conserva la latteria e la piccola scuola. In questo caso, la produzione ha dato il suo concreto contributo, inserendosi nel progetto di riqualificazione e consolidamento presentato dalla Consorteria, a cui appartiene il Museo. Le Consorterie, o domini collettivi, sono una forma di proprietà comunitaria tradizionale diffusa in tutte le Alpi, ma particolarmente sentita in Valle d’Aosta. Si stima che un sesto della superficie agroforestale appartenga a Consorterie, che si prendono cura dei beni comuni – pascoli, boschi, acque, sentieri, edifici destinati a un uso pubblico come la scuola – garantendone il godimento esclusivo alle comunitŕ di riferimento. In cambio dell’uso degli spazi, la produzione cinematografica ha giŕ fatto realizzare interventi di consolidamento e di restauro, eseguiti nel rispetto delle norme di tutela paesaggistica e impiegando artigiani e ditte locali, gli unici in grado di operare nel rispetto della tradizione. Un impegno dunque che va ben oltre l’allestimento di set convenzionali, con scenografie realizzate per l’occasione e poi rimosse. Sempre in Val d’Ayas č stato portato a termine un altro intervento: una barma da rudere č tornata ad essere una casa vera e propria. Un lavoro realizzato nel pieno rispetto delle norme paesaggistiche, con il coinvolgimento di numerosi professionisti locali.

Il romanzo originale

Nato a Milano nel 1978, Paolo Cognetti ha studiato matematica all’Università degli Studi di Milano prima di cambiare strada e diplomarsi, nel 1999, alla Civica Scuola di Cinema di Milano. Nel decennio successivo si è dedicato alla realizzazione di documentari a carattere sociale, politico e letterario. Come scrittore ha esordito nel 2003 con il racconto “Fare ordine” inserito l’anno successivo all’interno dell’antologia “La qualità dell’aria”. Negli anni seguenti ha pubblicato tre raccolte di racconti: “Manuale per ragazze di successo” (2004), “Una cosa piccola che sta per esplodere” (2007) e “Sofia si veste sempre di nero” (2012). Del 2014 è “A pesca nelle pozze più profonde”, una meditazione sull’arte di scrivere racconti ispirata ai maestri americani della forma breve come Ernest Hemingway, Raymond Carver, Grace Paley, Alice Munro. Nel 2016 è uscito il suo primo romanzo: “Le otto montagne”, venduto in 30 paesi ancor prima della pubblicazione, con il quale si è aggiudicato il Premio Strega 2017. Nel 2018 ha pubblicato “Senza mai arrivare in cima”, racconto di viaggio basato sulla sua esperienza nelle montagne dell’Himalaya, e nel 2021 il romanzo “La felicità del lupo”, sull’incontro di un quarantenne e una ventiseienne che per motivi diversi si rifugiano in montagna in un rifugio a più di tremila metri.

 

La sinossi ufficiale del romanzo: Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo “chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso” ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, “la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”. Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: “Eccola li, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino”. Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

Il romanzo “Le otto montagne” di Paolo Cognetti è disponibile su Amazon.

Foto e poster

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