Home Notizie Livatino su Rai 1, Francesco Benigno: “Non volevo l’ennesimo mafioso violento”

Livatino su Rai 1, Francesco Benigno: “Non volevo l’ennesimo mafioso violento”

La fiction italiana torna a raccontare la mafia, e chi la interpreta si chiede come farlo senza scivolare nei soliti schemi. Francesco Benigno, nel cast della nuova miniserie Rai, ha detto la sua.

31 Ottobre 2026 13:00

Pietro Miceli non è il classico uomo d’onore da fiction. Lo dice chi gli presta il volto, Francesco Benigno, in una lunga conversazione con il giornalista Andrea Desideri pubblicata in esclusiva da TvBlog. L’attore palermitano è tra i protagonisti di Livatino – Il giudice e i suoi assassini, la miniserie diretta da Michele Placido che Rai 1 trasmetterà in due serate, lunedì 9 e martedì 10 novembre, in contemporanea su RaiPlay.

Il racconto ruota attorno alla figura di Rosario Livatino, il magistrato di Canicattì ucciso dalla Stidda nel settembre 1990 lungo la strada statale tra Canicattì e Agrigento, proclamato beato nel 2021. Nel cast figurano anche Davide Coco e Ninni Bruschetta.

Il dubbio iniziale e la scelta di Placido

Quando gli è stata proposta la parte, Benigno ha esitato. Il timore, ha spiegato a TvBlog, era di ritrovarsi nell’ennesimo ritratto del criminale tutto violenza, un ruolo che il pubblico associa da tempo agli attori siciliani. Il lavoro con Placido ha però preso un’altra direzione. Regista e interprete hanno costruito Miceli soprattutto sul piano interiore, partendo dal conflitto tra ciò che il personaggio sa essere giusto e ciò che la sua indole lo spinge a fare. Ne è uscito un uomo pieno di rabbia, ma che cerca anche un modo per riscattarsi e fare i conti con le proprie colpe.

Il dubbio iniziale e la scelta di Placido-cineblog.it

Benigno parla della serie come di “un grande esempio di serialità” e riconosce a Placido il merito di aver valorizzato ancora di più le sue caratteristiche di attore.

La Sicilia oltre il cliché

L’attore ha allargato il discorso al modo in cui cinema e televisione raccontano la sua terra. Da anni, ha detto, sceglie i progetti con molta attenzione. Per lui una narrazione onesta della Sicilia deve tenere conto di chi la abita e non schiacciarla sullo stereotipo, che alla lunga produce soltanto caricature. In Livatino ha trovato una sensibilità che non dà per scontata, vista la delicatezza dei fatti raccontati.

A emergere, nelle sue parole, è anche il ricordo personale di quel periodo. Benigno ha rievocato il clima dei primi anni Novanta, le stragi di Capaci e via D’Amelio, la sensazione di disorientamento che molti giovani siciliani provarono allora e che, nel suo caso, si trasformò in spinta creativa. Il confronto con l’oggi è amaro. L’attore vede una società meno capace di empatia e vorrebbe lavorare di più con le nuove generazioni, per esempio con laboratori teatrali.

Un corto sui sopravvissuti in cerca di fondi

C’è poi un progetto che Benigno porta avanti da circa tre anni senza riuscire a chiuderlo. È un cortometraggio sui sopravvissuti alle stragi, pensato come primo passo verso un lavoro più ampio. Il sindaco di Trabia ha mostrato interesse, ma l’attore ammette che serve un intervento più deciso delle istituzioni, a partire dalla Regione Siciliana, per trovare i finanziamenti.

Nell’intervista con Desideri non mancano i bilanci. In circa quarant’anni di carriera, anche dietro la macchina da presa, Benigno dice di non avere grandi rimpianti, se non quello di aver detto no ad alcuni compromessi che forse gli avrebbero portato più lavoro. Ha ricordato anche la sua esperienza in Avanti un Altro, il quiz di Paolo Bonolis, dove faceva parte del gruppo di personaggi siciliani: il pubblico l’aveva accolta bene, ma non è stato richiamato, e ancora oggi non sa spiegarsi il perché.

Il cinema resta la sua strada principale. Però, ha lasciato intendere, se arrivasse la proposta giusta la televisione potrebbe rivederlo presto.