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L’uomo nel Buio – Man in the Dark, recensione: brutale parabola del cattivo diventato antieroe

Leggi la recensione de L’uomo nel Buio – Man in the Dark, il sequel con Stephen Lang nei cinema italiani dall’11 novembre 2021.

Torna sul grande schermo protagonista del sequel L’uomo nel buio – Man in the Dark il Norman Nordstrom di Stephen Lang, già protagonista del thriller Man in the Dark (Don’t Breathe) del 2016 in cui Fede Alvarez, regista dell’ottimo remake La casa (Evil Dead), invertiva i canoni tipici del cosiddetto filone “home invasion” trasformando la preda in predatore: un veterano della Guerra del Golfo non vedente trasformerà il tentativo di furto di un gruppetto di arroganti giovinastri in un brutale incubo, con la casa dell’ex marine trasformata in una trappola per topi.

In “L’uomo nel buio – Man in the Dark” (Don’t Breathe 2) ritroviamo Norman Nordstrom (Lang) otto anni dopo gli eventi del primo film, l’uomo ora vive con l’undicenne Phoenix (Madelyn Grace) con cui ha ricreato la famiglia che gli era stata strappata via da un conducente ubriaco, evento traumatico che otto anni prima aveva spinto l’ex marine a rapire e tenere in catene la ragazza che investì e uccise sua figlia. Alvarez all’epoca reduce dal remake “La casa” per il suo progetto successivo voleva realizzare un thriller in cui la suspense prevalesse sull’horror, e l’operazione gli riuscì perfettamente. Nel sequel però si cambia registro e si torna ad una brutale e un po’ compiaciuta digressione horror, con il filone “home invasion” che lascia il posto ad un assedio in stile Rambo: Last Blood che farà la gioia di chi è in cerca di incursioni nel gore e di un surplus di violenza grafica.

Per “L’uomo nel buio – Man in the Dark”, Fede Alvarez resta a bordo come produttore e coautore della sceneggiatura, ma lascia l’onere della regia all’esordiente Rodo Sayagues, con cui Alvarez ha collaborato anche per la sceneggiatura del remake “La casa” e per il recentemente completato nuovo sequel della saga horror Non aprite quella porta. Questo sequel rispetto al precedente si poggia ancora di più sulla caratterizzazione di Lang, perfetto nell’incarnare l’ambiguità di un personaggio instabile e palesemente disturbato per cui però non si può fare a meno di tifare, vista anche l’estrema nefandezza degli antagonisti che per questo sequel tocca vette o abissi, dipende dai punti di vista, che fanno sembrare il Nordstrom di Lang un vero boy-scout. Brava anche la giovane co-protagonista Madelyn Grace, al suo primo lungometraggio dopo una serie di ruoli televisivi; la sua Phoenix addestrata alla sopravvivenza da Nordstrom e sempre più inquieta rispetto alla severità del padre putativo, si troverà ad un certo punto di fronte ad una scioccante verità sul suo passato che cambierà ogni cosa.

Gli antieroi sono ormai materia prima da grande e piccolo schermo, che siano vendicativi vigilanti o supereroi canaglia, personaggi che operano al di sopra della morale, dell’etica e soprattutto della legge trovano una loro platea che è diventata ancor più vasta in un momento in cui il politicamente scorretto è diventato quasi la norma. Il Norman Nordstrom di Lang si inserisce perfettamente in un contesto di iperviolenza diffusa che abbiamo recentemente visto perfettamente rappresentato nell’involuzione del John Rambo di Stallone. De “L’uomo nel buio – Man in the Dark” abbiamo apprezzato la schietta brutalità, la ostentata digressione horror e il fatto che la transizione da cattivo ad antieroe sia perfettamente riuscita, anche se a parer nostro sarebbe un grosso errore paragonare il percorso di Nordstrom ad una qualche sorta di redenzione; anche se durante la mattanza il personaggio ha il tempo di accennare ad una qualche “giustizia divina”, un elemento che il riconquistato ruolo di genitore potrebbe aver risvegliato in lui, in una sorta di delirio spirituale interiorizzato che potrebbe magari diventare materia prima per un eventuale terzo capitolo.

“L’uomo nel Buio – Man in the Dark” è disponibile nei cinema a partire dall’11 novembre 2021.