Mistero a Saint-Tropez: nuova clip in italiano della commedia con Christian Clavier e Gérard Depardieu

Tutto quello che c’è da sapere su “Mistero a Saint-Tropez”, la commedia con Gérard Depardieu e Christian Clavier al cinema dal 30 giugno.

Dal 30 giugno con Medusa Film, I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection, arriva nei cinema italiani Mistero a Saint-Tropez, la spassosa slapstick comedy francese diretta da Nicolas Benamou e interpretata da un cast all-star che include Benoît Poelvoorde, Gérard Depardieu e Christian Clavier. Ambientato nella lussuosa “french riviera” dei primi anni ’70, Mistero a Saint-Tropez è una commedia tutta da ridere, ricca di equivoci e gag esilaranti.

Trama e cast

 

La trama ufficiale: Francia, 1970, dopo la Swinging London è il momento del yéyé. Non si sottraggono alla moda il miliardario Croissant e la moglie Eliane, che – come ogni anno – organizzano nella loro sontuosa villa in Costa Azzurra una festa che è l’evento per eccellenza per il jet set. Ma qualcuno ha messo nel mirino la coppia e Croissant si rivolge all’amico ministro Jacques Chirac per chiedergli che sia il migliore poliziotto di Parigi a indagare sul caso. Purtroppo, l’unico disponibile è il Commissario Botta, quasi in pensione e con un curriculum disastroso. Ma nella bollente estate di Saint-Tropez, anche i suoi improbabili metodi potrebbero funzionare.

“Mistero a Saint-Tropez” è interpretato da un cast eccezionale che riunisce le più grandi stelle della commedia francese, tra cui un brillante Benoît Poelvoorde, già amato per la sua magistrale interpretazione di un irascibile Padreterno nel campione d’incassi Dio esiste e vive a Bruxelles; Christian Clavier, talento della risata che ha raggiunto la fama intenzionale grazie a pellicole di successo come I visitatori, Les Anges Gardiens, Asterix & Obelix e soprattutto Non sposate le mie figlie! e che nel film veste i panni di un nuovo inverosimile ispettore in stile Clouseau; e ancora il magnifico Gérard Depardieu, pluripremiato, osannato dalla critica e ormai annoverato nell’olimpo della storia del cinema. Completano il cast d’eccezione Thierry Lhermitte (La cena dei cretini) e la straordinaria Rossy De Palma, eclettica e magnetica musa dei migliori film di Almodovar (Donne sull’orlo di una crisi di nervi).

Mistero a Saint-Tropez – trailer e video

Nuova clip in italiano pubblicata il 30 giugno 2022

Interviste a cast e regista

 

Il regista Nicolas Benamou parla della sua nuova collaborazione con Christian Clavier, attore che aveva già diretto in “Babysitting 2” del 2015.

La nostra prima esperienza insieme sul set di “Babysitting 2” è stata piacevole non solo per me, ma, direi, anche per lui. Ho adorato lavorare con Christian e viceversa. È stato molto gratificante perché lui ha un’esperienza enorme e unica nel suo genere e sapere che aveva un bel ricordo di me mi ha fatto molto piacere.

Nicolas Benamou racconta come è stato reclutato per dirigere il film.

È una storia originale scritta da Christian e Jean-Marie Poiré sulla falsariga di quelle che hanno elaborato insieme in “L’Opération Corned Beef”, “I visitatori” e “Soldi proibiti”. Per motivi personali, Jean-Marie non è riuscito a dirigere questo film, ma la cosa più assurda è che, dovendo trovare un sostituto, abbiano pensato a me! Quando mi hanno chiamato, la mia risposta è stata: “Siete sicuri di non aver sbagliato numero?” A quel punto la sceneggiatura era stata scritta da questi due colossi della commedia e l’abbiamo ultimata con l’aiuto di Jean-François Halin. L’indulgenza nel lavorare a questo tipo di film è doppia. Da un lato, si porta sul grande schermo un cinema di cui io amo fruire come spettatore e creare come regista. Mi piacerebbe vedere più film del genere: pellicole in cui ci si fa in quattro per rendere la comicità bella, commedie di grande portata. Dall’altro lato, nel cast di “Mistero a Saint-Tropez” ci sono tutti i miei idoli! Tutti gli attori che mi hanno ispirato quando ero giovane. Lo vedo come un passaggio di testimone che mi rende onorato e felice. Insomma: Clavier, Poelvoorde, Depardieu, Lhermitte! Sono gli attori che ho scoperto sullo schermo quando ero piccolo e ritrovarmi a dirigerli è stato indescrivibile. Aggiungerei anche che la grandezza di Christian sta nell’avermi permesso di portare con me “i miei”: Vincent Desagnat, Jérôme Commandeur… Questo film è un ponte tra generazioni!

Benamou parla del film, ambientato nei primi anni ‘70, e del suo mix di commedia slapstick e poliziesco.

E tutta questione di trovare la giusta misura. La commedia e il poliziesco devono trovare un equilibrio per evitare che uno prenda il sopravvento. E questo si rispecchia nel copione perché, in ogni singola scena, bisognava chiedersi quale fosse il tono giusto per la trama. Abbiamo dovuto architettare una vera strategia di battaglia per dare alle riprese il giusto ritmo, proprio come in un’orchestra. Io ho iniziato il mio percorso cinematografico nella musica, lavoravo molto a orecchio. Per me ogni scena ha la sua musica, che sia ricca di suspense, ad atmosfera comica o, addirittura, horror. Prendete il film “Halloween”, toglietegli il suono e farà molta meno paura! Quindi ci sono molto lavoro e molta preparazione dietro, niente cade dal cielo e Christian era attento a tutto proprio come me. Sì, è un attore e l’autore di “Mistero a Saint-Tropez”, ma ne è anche il coproduttore insieme a Olivier Delbosc, quindi ha fortemente voluto che ci fosse una preparazione minuziosa a monte. Per quanto riguarda i “punti di riferimento” ci siamo divertiti a guardare i film di Blake Edwards come la serie de “La Pantera Rosa” con Peter Sellers o “The Party”, ma non volevamo copiare e preservare lo spirito dei film di Christian Clavier e Jean-Marie Poiré. Ci siamo immersi in questi codici per poi liberarcene. Riguardando “La Pantera Rosa” oggi, risulterà fuori di testa come un tempo, ma anche un po’ lento. Volevamo chiaramente fare un film moderno, perché, d’altronde, ora il ritmo e il taglio delle scene è cambiato considerevolmente. E, infatti, anche l’approccio di Christian stesso, la persona che mi ha voluto alla regia del film, rispecchia questo approccio.

Benamou parla di un potenziale sequel opzione che sembra supportata dal sottotitolo del film nella versione francese, “Un’inchiesta dell’ispettore Bottà”.

Con Christian ci siamo detti più volte: “Non è possibile, non ci fermeremo qui!”. Ci sono così tante vicende in cui l’ispettore Bottà potrebbe ficcare il naso. Durante le riprese abbiamo pensato a delle altre storie possibili e spesso, la mattina, Christian veniva a dirmi: “Ce l’ho, ho trovato quella giusta!”. Quindi sì, vorremmo rivedere questo personaggio e la sua squadra un’altra volta. Comunque vorrei sottolineare quanto sono onorato che Christian mi abbia dato l’opportunità di dirigere un progetto tale. Questo è il cinema che ho sempre voluto fare. Non mi sono mai sentito così a mio agio sul set. Sono fortunato a poter fare questo lavoro con negli occhi la meraviglia di un bambino, a poter fare film che fanno ridere il pubblico. Alla fine dei conti, la sorpresa è che mi pagano anche per farlo!

 

Christian Clavier ricorda com’è nato il personaggio dell’ispettore Bottà.

Ci pensavo da un po’, ma il motivo che mi ha spinto a realizzare questa pellicola è stato quello di trovarmi in coppia con un altro attore. In passato ho adorato lavorare con Jean Reno o Gérard Depardieu e ancora prima facevo parte de Le Splendid. Qui volevo assolutamente girare con Benoit Poelvoorde, che mi fa sbellicare dalle risate! Quindi, il film gira attorno al mio incontro cinematografico con lui. Poi ho cercato il personaggio dell’investigatore, un misto tra l’ispettore Clouseau e il commissario Maigret, con l’idea di farlo evolvere negli anni ‘70. I riferimenti alla cultura e alla società francesi sono al servizio di un film estremamente moderno. “Mistero a Saint-Tropez” è stato pensato e prodotto minuziosamente, i colori sono ben fatti, le scenografie sono stupende, e strizza l’occhiolino all’opera di Blake Edwards in “The Party” e ne “La Pantera Rosa”. Scrivendo con Jean-Marie e girando con Nicolas Benamou, ci siamo divertiti a trovare l’atmosfera giusta in cui tutto potesse essere leggero, in cui tutto sembra possibile, in cui si può dire qualsiasi cosa, dove la gente fuma e le relazioni sono aperte, dove niente è off-limits e tutto è allegro: sono gli anni ‘70!

Clavier parla della sua collaborazione con il regista Nicolas Benamou.

Lui utilizza tre cineprese, quindi, per ogni scena, ha tantissimo materiale per il montaggio. Questo è essenziale, specie per un film dove ci sono così tanti attori. La trama doveva lasciare spazio a ogni personaggio, poiché il film è, sì, una commedia, ma al suo centro ha anche un’indagine poliziesca con diversi sospettati. Nicolas aveva tutte le carte in regola per rendere questo film un successo. Un film in cui dalle scenografie, i costumi e le automobili fino all’oggetto più piccolo sono il risultato di una ricostruzione meticolosa e attenta. Anche in questo “Mistero a Saint-Tropez” rinnova una tradizione francese un po’ dimenticata. E volevamo che si notasse. I film comici costano e vorrei ringraziare Canal + per aver compreso la posta in gioco e averci sostenuti. Ho insistito molto sulla direzione artistica, affidata a Isabelle de Arujo, e sulla necessità di un risultato finale che avesse fascino. Inoltre, quando la gente potrà tornare al cinema, vorrà assistere a un bello spettacolo. Ed è ciò che offre il nostro film in ogni momento: le scenografie, la musica, le imbarcazioni Riva, il cast, le automobili e, poi, Saint-Tropez, dove il mondo intero è andato a far festa per decenni.

Anche Clavier non esclude un sequel e ulteriori inchieste per il suo ispettore Bottà.

Certamente… se il pubblico apprezza questa! Mi piacerebbe declinare le disavventure di questo personaggio tipicamente francese in un “Mistero a Berlino” o in un “Mistero a Istanbul”. Ho già buttato giù qualche idea, ma non mettiamo il carro davanti ai buoi, soprattutto in un momento del genere. Facciamo uscire questo film affinché il pubblico possa goderselo al cinema. Le piattaforme e la TV sono stupende, ci sono tante belle cose da guardare lì sopra, ma niente potrà mai sostituire l’esperienza del pubblico in sala.

Benoît Poelvoorde racconta come il “Mistero a Saint-Tropez” è nato da un’idea di Christian Clavier, figlia della promessa di poter recitare con quest’ultimo.

Ho accettato soprattutto per quel motivo! Ammiro molto Christian. Ed è un’ammirazione sincera da attore, perché non lo conoscevo. Ci siamo conosciuti a casa di un montatore cinematografico, un amico in comune che in quel frangente mi ha detto di voler lavorare per noi due. Christian è stato di parola scrivendo il film. Quindi avevamo voglia di iniziare le riprese. Comunque ho accettato (e questo motivo potrà sembrare secondario, ma per me non lo è affatto) perché mi ha detto che avrei potuto guidare una Facel Vega decappottabile! Adoro le macchine. Alla fine non è stato possibile, ma mi hanno dato una Maserati assolutamente sublime, nonostante fosse impossibile da guidare! Che tipo di partner è Christian sul set? L’ho osservato molto, anche quando non volevo, ma è veramente impossibile non guardarlo quando lo si ha di fronte. È come nello sport, se il tuo partner è più forte di te, questo ti ispira e ti motiva. Al di là del fatto che è un attore incredibile, è anche una persona molto simpatica. È molto diligente, studia a fondo le sue battute e quelle degli altri. Quindi non c’è stata improvvisazione, soprattutto dato che è anche coautore del copione. Davvero, in questo film è stato tutto costruito ad arte e bastava semplicemente seguire ciò che era stato scritto. Un altro punto di forza di Christian è il suo senso del ritmo, che è essenziale in una commedia. Sentiva la musica del suo personaggio e quella degli altri. Girare con diverse cineprese ci ha permesso di preservare un certo grado di spontaneità e freschezza nonché di divertirci. Non è sempre così per i grandi film. La mattina arrivavo e leggevo l’ordine del giorno in cui c’è scritto il programma della giornata e non vedevo l’ora di cominciare a girare! A quel punto le varie scene (a volte esagerate o isteriche sulla carta) prendevano vita, ad esempio la scena in cui l’ispettore Bottà cade nel tombino. Sono cose infantili che mi deliziano!

 

Poelvoorde parla dell’ambientazione anni ’70 del film, un periodo più libero e senza pensieri di quello odierno.

Provo nostalgia quando vedo delle immagini dell’epoca in TV o nei film di allora. Sembrava tutto veramente più leggero, ripensando a quelli che vengono chiamati “i gloriosi anni ‘30”. I film di De Funès o Belmondo avevano una luce particolare o si aprivano con delle panoramiche molto ampie. Trasudavano grazia. Per quanto riguarda le scenografie o il design, tutto era più bello: l’industrializzazione e la globalizzazione non avevano ancora intaccato l’estetica. E la cosa è toccante, perché si parla dei nostri ricordi d’infanzia. Nel film, ad esempio, Virginie indossa degli abiti ampi, colorati e stravaganti che avevo visto solamente nei film, mai di persona.

 

Poelvoorde parla della sua collaborazione con il regista Nicolas Benamou e il ritrovare sul set l’amico Gérard Depardieu.

È stato Christian a dirmi di Nicolas dato che, in quanto coproduttore del film, lo aveva scelto lui. Poi, quando ho chiesto in giro con che tipo di persona avrei avuto a che fare (d’altronde ci avrei trascorso i tre mesi successivi insieme!), ho chiacchierato con José Garcia, che aveva girato “À Fond” con lui, e me ne ha parlato molto bene. Ed è stato davvero un piacere lavorare con Nicolas, a volte persino esilarante. Si diverte molto a girare con gli attori ed è efficientissimo nel mettere tutto in scena. Per questo tipo di film il regista deve avere anche un buon senso dei tempi, dell’inquadratura, deve saper stare concentrato senza perdersi in analisi senza fine. Nicolas è riuscito a fare tutto questo giostrando un cast incredibile e una lunga serie di limitazioni. Non l’ho mai visto arrabbiato o giù di morale, nemmeno nei momenti più difficili e nonostante il semplice fatto che aveva Christian, attore, autore e coproduttore, sempre al suo fianco! Per quanto riguarda il ritrovarmi con Gérard Depardieu, il momento in cui ho riso di più durante le riprese è stato nella scena in cui il suo personaggio (il commissario Lefranc) viene colpito nel sedere da una freccia e portato via in ambulanza. C’eravamo noi tre, io, Christian e Gérard, e quest’ultimo era troppo robusto e non entrava proprio nell’ambulanza d’epoca! Non credo di aver mai riso così tanto sul set. Le riprese con lui sono state magnifiche.

L’attrice Virginie Hocq, che nel film interpreta Eliane Croissant, parla del suo personaggio e della prima impressione avuta durante la lettura della sceneggiatura.

Mi sono immaginata subito un colore molto importante e grandi gesti con le braccia! Eliane è una donna esuberante e nel copione Christian Clavier è riuscito a darle un tono particolare, molto anni ‘70. Basti pensare al nome: Eliane! Anche solo a sentirlo pronunciare, viene voglia di parlare a voce alta e chiara! È totalmente presa da se stessa e non si cura degli altri! Una donna che, forse, non si discosta molto da quelle che ho interpretato nei miei spettacoli o nell’opera teatrale “Tredici a tavola”. Una donna che ha carattere, che ha il polso fermo. La adoro! Io, nella vita vera, non sono affatto così, sono più compassionevole. Eliane non lo è per nulla, non gliene importa niente di ciò che accade intorno a lei! Comunque amo il suo dinamismo ed è questo il tocco che ho voluto dare al ruolo. [Virginie] è frivola, volubile e vanesia! Per lei contano solo le apparenze: la vita dev’essere altisonante e i suoi ospiti devono accorgersene. Eliane simboleggia lo snobismo portato all’estremo. Francamente, qualcuno potrebbe morire proprio di fianco a lei e non se ne accorgerebbe, a meno che non macchi il tappeto.

Hocq racconta del suo incontro con il regista Nicolas Benamou.

Ammiro molto Nicolas. Come abbiamo detto, Christian è il padre del film, ne è anche il coproduttore. Ma è anche attore e regista e sa come funziona la comicità. E Nicolas è stato un vero e proprio capitano, più che un direttore d’orchestra! È un regista attento, paziente, premuroso e l’ho visto lavorare con molta cura. Sa cosa vuole e dov’è diretto! Mi piacerebbe molto che questo film ispirasse altri registi, ma è un periodo molto complicato e non ha senso soffermarsi troppo. Il mio desiderio principale è che al pubblico piaccia il film e che Eliane faccia ridere. Ciò mi renderebbe orgogliosa del mio lavoro.

La colonna sonora

 

  • Le musiche originali del film sono dei compositori Maxime Desprez & Michael Tordjman (Camping 3, Alibi.com, Sposami, stupido!, Ti ripresento i tuoi, Un figlio all’improvviso). Desprez e Tordjman hanno già collaborato con il regista Nicolas Benamou per Una famiglia senza freni, Babysitting – Una notte che spacca e Babysitting 2.

TRACK LISTINGS:

1. Infiltration 1:27
2. Générique 1:13
3. Une matinée joyeuse 0:57
4. Inspecteur Boulin 0:59
5. À la gare 0:58
6. Dans la station service 1:05
7. Arrivée villa 0:40
8. Au bord de la piscine 1:10
9. Suspiscion 1:03
10. Avant le déjeuner 0:55
11. Stratagème 1:07
12. Urgence 0:53
13. Vers le concert 0:38
14. Résolution 0:59
15. Générique fin 1:12
16. Angela (Camille Nicol) 3:19

La colonna sonora di “Mistero a Saint-Tropez”  è disponibile su Amazon.

Foto e poster