Stasera in tv: “Rigoletto al Circo Massimo” su Rai 3

Su Rai 3 “Rigoletto al Circo Massimo”, una versione noir della celebre opera di Giuseppe Verdi diretta da Damiano Michieletto.

Nel luglio del 2020 è l’opera Rigoletto di Giuseppe Verdi il primo spettacolo dal vivo messo in scena in Italia dopo i lunghi mesi di chiusura legati alla pandemia. La maestosa cornice del Circo Massimo ha accolto una nuova regia, imponente e spettacolare, firmata da Damiano Michieletto che si è dovuto confrontare con le limitazioni imposte dal virus, prima fra tutte la necessità di rispettare il distanziamento sul palcoscenico.

Cast e personaggi

Roberto Frontali: Rigoletto
Rosa Feola: Gilda
Ivan Ayon Rivas: Il Duca di Mantova
Riccardo Zanellato: Sparafucile
Martina Belli: Maddalena
Gabriele Sagona: Il Conte di Monterone
Alessio Verna: Marullo
Pietro Picone: Matteo Borsa
Matteo Ferrara: Conte di Ceprano
Irida Dragoti: Giovanna
Angela Nicoli: Contessa di Ceprano
Marika Spadafino: Il Paggio
Leo Paul Chiarot: L’Usciere

La sinossi ufficiale

Nel luglio del 2020, a 169 anni dal debutto veneziano del 1851, è l’opera Rigoletto, la più rivoluzionaria e cara al suo autore Giuseppe Verdi, il primo spettacolo dal vivo messo in scena in Italia dopo i lunghi mesi di chiusura legati alla pandemia. La maestosa cornice del Circo Massimo ha accolto una nuova regia, imponente e spettacolare, firmata da Damiano Michieletto che si è dovuto confrontare anche con le limitazioni imposte dal virus, prima fra tutte la necessità di rispettare il distanziamento sul palcoscenico. Il film Rigoletto al Circo Massimo, con la regia dello stesso Michieletto, offre un percorso dell’opera in chiave filmica attingendo a tutto il materiale video dello spettacolo, in cui l’azione in diretta su un palcoscenico di 1500 mq dialogava con un maxischermo su cui venivano proiettate le riprese di alcune steadycam presenti sul palco, anch’esse parte della scena. Il film consente ora, in una riscrittura che compone tutti i materiali e i punti di vista a disposizione, una nuova esperienza di fruizione che permette allo spettatore di entrare nell’opera. In questo senso Rigoletto al Circo Massimo è una delle risposte più originali, non solo alle limitazioni e difficoltà conseguenti alla pandemia, ma anche alla riflessione che essa ha prodotto in campo artistico. Il film, infatti, propone una contaminazione fra differenti linguaggi di cui sfrutta tutte le potenzialità con l’intento di restituire allo spettatore un’esperienza artistica nuova che si pone a metà strada tra la rappresentazione dal vivo e quella cinematografica.

I protagonisti

 

Roberto Frontali è uno tra i più importanti baritoni italiano della sua generazione. Ha alle sue spalle una lunga esperienza in ambito lirico che ha preso il via proprio al Teatro dell’Opera di Roma. Dopo aver cantato nei principali teatri e festival italiani, nel 1992 inizia la carriera internazionale con il debutto al Metropolitan Opera di New York e al Teatro dell’Opera di Vienna, dove è regolarmente ospite. Le esibizioni si sono poi succedute nei teatri di Parigi, Copenaghen, Berlino, Amburgo, Londra, Madrid, New York, Los Angeles, Losanna, San Francisco, Buenos Aires, San Paolo in Brasile. Il suo repertorio comprende i ruoli belcantistici delle opere di Rossini, Bellini e Donizetti, esplorate fin dagli esordi sulla scena lirica. È approdato poi al repertorio verdiano e, solo in tempi più recenti, a quello drammatico affrontando Puccini e il Verismo. Tra le molte collaborazioni della sua carriera ricordiamo quelle con i grandi direttori d’orchestra Claudio Abbado, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Myung-Whun Chung e Semyon Bychkov.

Rosa Feola, soprano italiano, è giunta all’attenzione internazionale poco più che ventenne dopo aver vinto “Operalia”, la prestigiosa competizione lirica fondata a presieduta da Plácido Domingo. Nel 2017 debutta nel principale teatro d’opera italiano: la Scala di Milano. Seguono molte esibizioni grazie ad una voce rivelatasi adatta a diversi tipi di interpretazione. Con due ruoli in particolare conquista la scena lirica: quello brillante di Susanna ne Le nozze di Figaro di Mozart e quello drammatico di Gilda nel Rigoletto di Verdi che la porta, nel 2019, fino al palcoscenico del Metropolitan di New York. Il debutto americano era già avvenuto al Millenium Park di Chicago nei Carmina Burana con la Chicago Symphony Orchestra diretta da Riccardo Muti e alla Carnegie Hall di New York. Oltre a quello italiano e americano, ha saputo conquistare il pubblico di Zurigo, Monaco, Pechino, Salisburgo, Barcellona, Berlino, Londra e Madrid. Ha lavorato con direttori quali Riccardo Muti, Zubin Mehta, Donato Renzetti, Nello Santi, Kiril Petrenko, e registi come Luca Ronconi, Damiano Michieletto, Davide Livermore, Michael Grandage.

Ivan Ayon Rivas nato nel 1993, appartiene ai talenti dell’ultima generazione di tenori. Formatosi nel paese d’origine, si è perfezionato con i maggiori cantanti peruviani, Juan Diego Flórez, Ernesto Palacio e Luigi Alva, con Vincenzo Scalera e con il pianista Maurizio Colacicchi. Attualmente studia in Italia con il baritono Roberto Servile. Il talento in scena emerge sin dal debutto nel 2014 al BASF Feierabendhaus di Ludwigshafen, in Germania, dove si esibisce con l’Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala di Milano diretta da Fabio Luisi nel concerto di beneficenza di Flórez. Vince la terza edizione del concorso internazionale di canto “Premio Etta Limiti” nel 2015. Gli impegni più recenti lo vedono sui palcoscenici italiani in titoli quali Francesca da Rimini di Mercadante, La bohème di Puccini, La traviata, Falstaff e Rigoletto di Verdi. Il ruolo da lui interpretato in quest’ultimo titolo, quello del Duca di Mantova, lo porta a Palermo, dove lavora con il regista John Turturro, a Roma con il maestro Daniele Gatti e Damiano Michieletto e recentemente, sempre con la regia di quest’ultimo, anche a Venezia.

Note di regia

Un Rigoletto “on the road”, pensato e creato appositamente come evento speciale del Teatro dell’Opera di Roma al Circo Massimo per la ripartenza dello spettacolo dal vivo: da subito questo progetto ha raccolto tutto il mio entusiasmo e la determinazione necessari. Abbiamo iniziato le prove il 16 giugno 2020, il giorno della riapertura dei teatri dopo il lockdown. Il debutto era fissato per il mese succesivo. Una sfida che ha coinvolto ed esaltato le energie di tutto il mio team di lavoro e delle nuove persone che ho avuto la fortuna di incontrare. Per realizzare questo progetto abbiamo utilizzato tre operatori steady-cam coordinati da una regia video live in modo da avere allo stesso tempo gli interpreti dell’opera sul palcoscenico e le loro inquadrature proiettate su un maxischermo alle loro spalle. Nel maxischermo sono presenti inoltre dei filmati che abbiamo girato con una piccola troupe durante il periodo di prove a Cinecittà, in modo da avere a disposizione uno spazio che corrispondesse al palcoscenico che nel frattempo veniva allestito a Circo Massimo. Una giostra a catene e sei automobili sono stati gli ingredienti scenici che abbiamo utilizzato per sintetizzare lo spazio della vicenda. A partire da quelle riprese live è nato Rigoletto a Circo Massimo, attraverso un lavoro di editing e post produzione curato insieme a Indigo Film che ha esaltato il linguaggio filmico utilizzato nello spettacolo dal vivo. Rigoletto è un personaggio shakesperiano, tormentato, incattivito dalla vita, deforme nell’aspetto, deriso, disprezzato e mosso da un morboso bisogno di amore. Nutre un estremo desiderio di riscatto, di felicità: salvare la figlia e cambiare vita, abbandonare quella corte degenerata nella quale lui si sente disprezzato e umiliato. Ma non ci riesce e finisce per diventare il responsabile della morte della figlia. Perché? Perché, in fondo, non è in grado di accettare che lei ami proprio il suo padrone, il Duca, che lui invece odia e vuole uccidere. Quando Rigoletto grida “vendetta vendetta”, la figlia gli dice: “Perdonate”, ma lui non la ascolta….Gilda glielo dice in faccia anche all’inizio del terzo atto: lei ama “sempre” il Duca…per Rigoletto è una pugnalata. L’intreccio narrativo del libretto rispecchia i canoni del noir, conducendo il protagonista all’autodistruzione. La sua ossessione protettiva estremizza le reazioni di Gilda che pur di salvare il Duca va incontro alla morte. All’inizio della storia Rigoletto deride un altro padre, Monterone, senza sapere che i loro destini saranno simili. Monterone reagisce scagliando la sua maledizione su Rigoletto, e preannuncia simbolicamente il finale: è dalla quella simbolica maledizione di Monterone, resa metaforicamente con i fiori che diventaranno la tomba di Gilda, che parte la storia. Ho ambientato la storia in un immaginario mondo criminale. Il Re di Francia di Victor Hugo (che Verdi fu costretto dalla censura a trasformare nel Duca di Mantova), diventa qui l’incarnazione di un criminale attorniato dalla sua banda di cortigiani. La violenza fa parte del potere del re, che Hugo ritrae come un libertino sfrenato, un’ennesima reincarnazione del mito di Don Giovanni, dedito al piacere mentre gli altri subiscono il suo dispotismo, a partire da Monterone, un vecchio venuto a chiedere giustizia e mandato invece al boia. I Cortigiani sono una banda cinica e competitiva: è un mondo torbido, dove è normale trovare un killer che si presenti ad offrire i suoi servizi o dove è normale rapire una donna per regolare un conto in sospeso, realizzando cosi la punizione/vendetta tipica di un machismo sprezzante nei confronti della femminilità. Nello spettacolo è sempre presente una commistione tra il realismo e una dimensione onirica, sottolineata anche dai filmati in cui vediamo sogni, visioni e flashback del passato. Un racconto cinematografico che mira a definire nei dettagli i personaggi di quest’opera cosi innovativa per il tempo in cui fu composta e ancora oggi in grado di impressionarci per il suo formidabile ritmo narrativo. [Damiano Michieletto]

Il regista Damiano Michieletto

Nel giro di poco tempo, Damiano Michieletto è emerso sulla scena internazionale come uno dei rappresentanti più interessanti della giovane generazione di registi italiani ed è oggi tra i più richiesti nel mondo. Ha studiato opera e produzione teatrale presso la Scuola d’Arte Drammatica di Milano Paolo Grassi e si è laureato in lettere moderne presso l’Università di Venezia, sua città natale. I suoi spettacoli sono stati rappresentati nei più importanti teatri, festival e istituzioni quali il Festival di Salisburgo e di Glyndebourne, il Teatro alla Scala di Milano, l’Opéra di Parigi, la Royal Opera House di Londra, il Bolshoi di Mosca, il Nuovo Teatro Nazionale di Tokyo, la Sydney Opera in Australia, la Komische Oper e la Staatsoper di Berlino, il Theater an der Wien di Vienna, la Nederlandse Opera di Amsterdam, il Teatro Real di Madrid, La Fenice di Venezia, il Teatro dell’Opera di Roma e il Rossini Opera Festival di Pesaro. Tra gli impegni più recenti: una nuova produzione del Rigoletto in scena al Circo Massimo – da cui è scaturito un progetto per il grande schermo prodotto dal Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con Indigo Film e con Rai Cinema –, nuovi allestimenti di due opere di Janáček, Jenůfa per il debutto alla Staatsoper di Berlino e Kát’a Kabanová al Festival di Glyndebourne, e di Strauss, Salome al Teatro alla Scala (trasmessa su Rai5) e Der Rosenkavalier a Vilnius, un film su Gianni Schicchi di Puccini per Genoma Films. Le sue produzioni hanno ricevuto molti premi come il Laurence Olivier Award, l’Irish Time Award, il premio russo Casta Diva, il Premio Abbiati della Critica Musicale Italiana, l’Österreichischer Musiktheaterpreis, il Reumert Prize, il Melbourne Green Room Award. Oltre all’intensa attività nel teatro lirico, Michieletto è attivissimo anche nel teatro di prosa, altrettanto importante nel suo percorso artistico, collaborando in particolare con il Teatro Stabile del Veneto e il Piccolo Teatro di Milano.

Il “Making Of” del film in seconda serata

Rai 2 oltre al film “Rigoletto al Circo Massimo” propone in seconda serata il documentario “Rigoletto 2020” che ci porta dietro le quinte del film, un “making of” che svela le difficoltà dovute ai limiti imposti dal protocollo anti-Covid, l’approccio viscerale di Damiano Michieletto nella direzione degli attori e la costruzione, da dentro, di una sua regia, la passione che Daniele Gatti infonde all’orchestra, il significato e l’importanza di una delle opere più amate e rappresentate al mondo, l’euforia di un intero settore, quello dello spettacolo dal vivo, che per la prima volta, dopo tre mesi di paralisi, torna finalmente a vivere. Rigoletto 2020 di Enrico Parenti è il racconto questa avventura.

Nell’estate del 2020 il Teatro dell’Opera affida a Damiano Michieletto la regia del Rigoletto da allestire al Circo Massimo, uno spazio capace di ospitare al suo interno un palcoscenico di 1500 metri quadri. L’Italia, come il resto d’Europa, è appena uscita da tre mesi di chiusura totale e questo spettacolo è un segno concreto di ripartenza. I limiti imposti sono molti, primo fra tutti il distanziamento tra cantanti e ballerini. Michieletto matura da subito l’idea di una messa in scena ambiziosa dove il cinema, inteso come degli operatori steady in scena e una regia live che rimanda il tutto su un maxischermo, diventa centrale. Indigo Film entra a far parte della compagine produttiva per seguire questo aspetto. È capendo che tipo di lavoro si sarebbe andati ad approntare che si decide di produrre, parallelamente allo spettacolo, un documentario, affidato a Enrico Parenti, in grado di raccontare questa avventura, consapevoli che si stava vivendo senza dubbio un tempo straordinario: l’allestimento della prima (e unica) nuova regia d’opera del 2020, in piena pandemia, dimostrando, non senza un certo timore e insieme entusiasmo, che si poteva e si doveva ripartire, anche a costo di riscrivere le regole della messa in scena. Questo è, dunque, anche il racconto di come i limiti, spesso, possano trasformarsi in creatività. È sotto questo spirito che va in scena Rigoletto al Circo Massimo. Ed è da quella regia che nasce successivamente l’idea di rimontare il materiale video a disposizione, per realizzare un film opera che potesse portare lo spettarore dentro alla scena, facendogli assumere un punto di vista nuovo, in una contaminazione di teatro, cinema e opera. Nasce in questo modo “Rigoletto al Circo Massimo” di Damiano Michieletto.