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The Suicide Squad: recensione di “Suicide Squad 2” di James Gunn

La recensione della nuova folle, efferata ed affollata “The Suicide Squad” di James Gunn che regala all’Universo Esteso DC il suo personale “Deadpool”.

The Suicide Squad – Missione Suicida ha debuttato nei cinema italiani e bisogna ammettere che James Gunn non ha deluso regalando all’Universo Esteso DC il suo personale “Deadpool”, un film bizzarro, efferato e a tratti piacevolmente “degenerato”.

Benvenuti all’inferno, cioè a Belle Reve, la prigione con il più alto tasso di mortalità degli Stati Uniti, dove sono rinchiusi i peggiori supercriminali, che faranno di tutto per uscirne – anche unirsi alla super segreta e oscura Task Force X. Il motto del giorno è ‘O la va o la spacca’: si riuniscano una serie di truffatori, tra cui Bloodsport, Peacemaker, Capitan Boomerang, Ratcatcher 2, Savant, King Shark, Blackguard, Javelin e la psicopatica più amata di tutti, Harley Quinn. Quindi si armino pesantemente e si lascino cadere (letteralmente) sulla remota isola di Corto Maltese, piena di nemici. Avventurandosi in una giungla brulicante di avversari militanti e forze di guerriglia, la Squadra sarà coinvolta in una missione di ricerca e distruzione, sotto la guida sul territorio del colonnello Rick Flag…e le direttive degli esperti tecnologici del governo di Amanda Waller nelle orecchie, che seguono ogni loro movimento. E come sempre, ad ogni mossa falsa rischiano la morte (per mano dei loro avversari, di un compagno di squadra o della stessa Waller). A voler scommetterci, la vincita è a loro sfavore – contro ognuno di loro.

L’incipit di “The Suicide Squad” è spiazzante, tutto quello che avevamo pensato e ipotizzato nei mesi precedenti sulla nuova “Task Force X” viene demolito con un certo compiaciuto sadismo da Gunn nei primi minuti del film. Il regista aveva chiesto a più riprese ai fan di non affezionarsi ai membri della squadra poiché tutti erano sacrificabili, e così sarà per l’intera durata del film. In campo Gunn schiera alcuni dei supercriminali più ridicoli di sempre tra cui la donnola Weasel di Sean Gunn, il TDK di Nathan Fillion (un esilarante idiota) e il Polka-Dot Man interpretato da David Dastmalchian che deve “liberarsi” due volte al giorno dei suoi pois di energia intradimensionale ed è afflitto da un soverchiante figura materna. Ma ci sono anche l’empatica Ratcatcher 2 di Daniela Melchior, che come aveva anticipato Gunn si rivela “il cuore del film”, e lo spassoso e inquietante King Shark doppiato da Sylvester Stallone che tra uno “spuntino” e l’altro, e una manciata di battute monosillabi si accaparra il non facile ruolo di “sollievo comico” del film.

In primis “The Suicide Squad” non è Guardiani della galassia, sarebbe come paragonare The Avengers a Deadpool, ma Gunn approccia la narrazione come un vero e proprio film di guerra, un mix di Quella sporca dozzina con un paio di classici anni ottanta con Chuck Norris, Delta Force e Invasion U.S.A.. Come accaduto con altri registi passati al cinema mainstream come Peter Jackson e Sam Raimi, anche Gunn a quella scintilla di follia e quella anarchica bizzarria plasmata nell’horror e nello splatter che già aveva mostrato in Slither, ma soprattutto in Super – Attento crimine!!!, un sorta di Kick-Ass anarcoide e nell’episodio “Beezel” dell’antologia Comic Movie (vedere per credere). Il film DC ha permesso a Gunn di fare ciò che i film Marvel/Disney non gli avrebbero mai permesso, tornare a quella dimensione di pura follia e gore che rende il nuovo film DC qualcosa di avulso anche rispetto all’Universo Esteso DC, e per chi conosce l’altro Gunn non è una sorpresa che ogni sequenza diventi una baldoria di teste decapitate, bagni di sangue, inenarrabili orde di ratti e un kaiju a forma di stella marina a cui si aggiunge la consapevolezza che come la nostra sanità mentale, anche nessuno del team è al sicuro da una fine brutale ed efferata prima dei titoli di coda.

“The Suicide Squad” trova anche il tempo di introdurre la serie tv del Peacemaker di John Cena in arrivo su HBO Max, lanciare il Bloodsport di Idris Elba che rivedremo sicuramente, chissà magari al fianco del Deadshot di Will Smith, e soprattutto rilancia e rende di nuovo giustizia alla splendida e disturbatissima Harley Quinn di Margot Robbie reduce dal deludente spin-off Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn, che qui ritorna ai fasti degli esordi con Gunn che gli regala un surplus di ironia e violenza rendendola una letale principessa da incubo in grado di ammaliare e uccidere con il medesimo enfatico slancio amoroso. The Suicide Squad – Missione Suicida è il film che non ti aspetti se non conosci il background di James Gunn, che stavolta con un film volutamente “brutto, sporco e cattivo”, nel senso più positivo del termine, solca una ulteriore strada alternativa per l’Universo Esteso DC rispetto all’Universo Cinematografico Marvel, insomma citando il colonnello Hannibal Smith “Andiamo pazzi per i piani ben riusciti”.