Venezia 79, Un Nemico Invisibile: clip e anticipazioni del docufilm sul “Caso Rasman” alle Giornate degli autori

Tutto quello che che c’è da sapere su “Un nemico invisibile”, il docufilm sul “Caso Rasman” alle Giornate degli autori di Venezia 79.

Un Nemico Invisibile, il film documentario di Federico Savonitto e Riccardo Campagna sarà presentato alla 19/ma edizione delle Giornate degli autori in Notti veneziane, rassegna autonoma all’interno della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia realizzata in accordo con Isola Edipo. La famiglia Rasman cerca giustizia per Riccardo, disabile mentale brutalmente ucciso della Polizia durante un intervento nella sua abitazione, il 27 Ottobre 2006. I due anziani genitori e la sorella Giuliana provano inutilmente ad affrontare le istituzioni e a dare un senso a questa mancanza, restando circondati dall’indifferenza.

Questo film nasce dal desiderio di approfondire una vicenda ingiustamente lasciata ai margini della cronaca, che porta in sé elementi di attualità che ci interrogano sui principi stessi della nostra cosiddetta civiltà. [Federico Savonitto e Riccardo Campagna].

La trama

La vita dei Rasman, una famiglia di esuli istriani trapiantati nella periferia di Trieste, è sconvolta dall’ingiusto omicidio di Riccardo, un ragazzo con disabilità mentali, da parte della Polizia, che nel tentativo di arrestarlo lo comprime fino a provocargli un’asfissia. Per i genitori novantenni e la sorella Giuliana la blanda condanna inflitta ai poliziotti è insufficiente, ma nessuno sembra disposto a prestare loro ascolto. Nel tentativo di elaborare un avvenimento così incomprensibile si fanno strada teorie ed interpretazioni alternative che diano conto di tutte le ingiustizie subite. Dietro la morte di Riccardo potrebbe esserci lo stesso nemico che da anni ordisce piani per appropriarsi del loro terreno. La verità sfugge ad ogni tentativo di approfondimento, l’unico dato certo rimane una mancanza così lacerante da far desiderare la fine del mondo.

Un Nemico Invisibile – trailer e video

Curiosità

  • Il team che ha supportato dietro le quinte i registi Riccardo campagna (che ha curato anche il suono con Francesco Scarel) e Federico Savonitto (che ha curato anche la fotografia) hanno incluso: Domenico De Orsi (Montaggio), Camilla Iannetti (Assistente alla regia), Cinzia Masòtina (Story Editor), Eric G. Nardin (Sound design), Efsio A. Scanu (Color), Erika Rossi (Direttrice di produzione).
  • Le musiche originali di “Un Nemico Invisibile” sono dei compositori Paolo Corberi (Una Storia Speciale), Renzo Fanutti e Mirko Cisilino.
  • “Un nemico invisibile” è una coproduzione Takaità Film, Purple Neon Lights e Kublai Film realizzato con il sostegno di: Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia (Friuli Venezia Giulia Film Commission). Il film sarà distribuito nelle sale da Lo Scrittoio.

Note di regia

Questo film nasce dal desiderio di approfondire una vicenda ingiustamente lasciata ai margini della cronaca, che porta in sé elementi di attualità che ci interrogano sui principi stessi della nostra cosiddetta civiltà. La morte ingiusta di Riccardo rivive in ogni gesto dei suoi familiari, tanto in quelli piccoli e impercettibili come sospiri, quanto in quelli grandi ed eclatanti come le proteste e le iniziative legali. Nel nostro film le battaglie e i fallimenti della famiglia Rasman stanno allo stesso livello delle loro quotidiane accettazioni e necessità, in quel divenire in cui si mimetizza l’evoluzione dei sentimenti. Accompagnando la ricerca inesausta dei nostri protagonisti con empatia e delicatezza offriamo agli spettatori
uno spazio di immedesimazione in una fitta trama di emozioni contrastanti. Ci siamo serviti dello strumento della narrazione per rispettare la complessità di una vicenda che non può essere ridotta ad alcuna semplificazione. Da una storia con un forte tema civile ci connettiamo così con territori ancora più vasti e universali della condizione umana, come la necessità di dare un senso alla disperazione di una madre a cui viene tolto un figlio senza ragione. [Federico Savonitto e Riccardo Campagna].

Il caso di Riccardo Rasman

Il 27 Ottobre 2006, Riccardo Rasman, secondo e ultimo figlio di una famiglia di contadini istriani esuli in Italia dagli anni sessanta, viene brutalmente ucciso nella sua abitazione durante un intervento della Polizia. Riccardo aveva 34 anni e soffriva di schizofrenia paranoide. Quella sera era solo in casa, nudo, e stava tirando dei petardi dall’ottavo piano. La Polizia, chiamata dai vicini di casa, era stata avvertita dal centralino del fatto che il soggetto soffriva di patologie psichiche; ciononostante agì con la forza bruta, sfondando la porta che Riccardo non voleva aprire. Dai referti risulta che lo pestarono duramente, legandogli mani e piedi con del fil di ferro ed infine sedendosi sul suo corpo incaprettato, fino ad asfissiarlo. Riccardo, all’arrivo della polizia, si era barricato in casa perché terrorizzato dalle forze dell’ordine. Questa fobia gli proveniva dal nonnismo subito durante le leva militare, scaturigine, per altro, dei suoi problemi psichiatrici. Non sussisteva alcuna ragione per sfondare violentemente la porta, sarebbe bastato richiedere l’intervento di un infermiere o assistente sociale. Si sarebbe potuto risolvere tutto serenamente. Sul tavolo della cucina Riccardo aveva lasciato un bigliettino con su scritto: “Per favore, per piacere, per carità, non fatemi del male. Non ho fatto nulla di male.” La sorella Giuliana, insieme ai genitori, non ha mai smesso di cercare verità e giustizia per Riccardo, ma le continue delusioni, il mancato riconoscimento di una pena adeguata ai poliziotti coinvolti e di un risarcimento alla vittima, l’ha spinta sempre più lontano, alla ricerca di un mandante per un caso altrimenti inspiegabile. “Era martoriato di botte sul viso, gli avevano rotto lo zigomo. Aveva un segno di imbavagliamento, sangue dalle orecchie, dal naso, dalla bocca. […] I capelli erano tutti pieni di sangue. C’era sangue sul tavolo, sui muri, sulle lenzuola, dietro il letto per terra, c’erano chiazze sul tappeto sotto il quale abbiamo trovato persino dei pezzi di carne nascosti”. – Giuliana, sorella di Riccardo Rasman

“La morte di Rasman era pacificamente evitabile…”. – Tribunale di Trieste

“La famiglia è stremata dopo dieci anni di lotte contro lo Stato”. – Avv. Claudio DeFilippi

Intervista ai registi

La storia di Riccardo Rasman è meno nota, per esempio, dei casi di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi. Come ne siete venuti a conoscenza e cosa vi ha spinto a raccontarla?

RICCARDO CAMPAGNA: Era la metà del 2018 quando ho visto “Sulla mia pelle” insieme a Tatjana Lentini, un’artista tedesca che all’epoca era la mia compagna. Il film ci scosse tantissimo e ci spinse a informarci di più sul tema degli omicidi da parte delle forze dell’ordine. Una storia in particolare ci colpì, era quella di Riccardo. Riccardo infatti è stato vittima due volte da parte delle forze dell’ordine: a 20 anni durante il servizio militare, quando il nonnismo scatenò la sua malattia, e in occasione del suo omicidio quattordici anni dopo. Tuttavia in un primo momento non mi spinsi oltre l’interesse e la ricerca; non avevo la minima idea di fare un documentario su questa storia, non ci pensavo. L’idea scattò un giorno quando casualmente entrai in contatto con la famiglia di Rasman. Avevo visto un video su Youtube che raccontava la morte di Riccardo in maniera molto diversa dai report ufficiali e quindi scrissi all’autore di quel video che si rivelò essere proprio Giuliana, la sorella di Riccardo. Parlando con Giuliana ho percepito subito la sua voglia di raccontare la propria storia e mi è sembrato naturale proporle di incontrarci. Prima dell’incontro ho pensato di chiedere di accompagnarmi a Federico Savonitto,
con cui avevo avuto un ottimo rapporto al CSC. Lui ha accettato con molto entusiasmo e così abbiamo cominciato questa avventura.

FEDERICO SAVONITTO: Quando Riccardo Campagna mi ha chiamato per raccontarmi la storia di Riccardo Rasman e per dirmi del suo desiderio di conoscere Giuliana Rasman personalmente, mi ha subito toccato al cuore: quel caso non mi era giunto alle orecchie nonostante nel 2006 io mi trovassi a Trieste per concludere i miei studi universitari, e nonostante la tematica mi stesse già allora molto a cuore. Dieci anni prima, nel ’96, era stato ucciso un ragazzo di San Vito al Tagliamento – Michail Piotr Tracanelli – dalla Polizia, e in quel caso non era stata fatta luce sulle responsabilità: io che in quegli anni ero iscritto al Liceo Scientifico della stessa cittadina e che frequentavo lo stesso giro di Michail, rimasi sconvolto, e decisi di scrivere la mia prima canzone su quell’ingiustizia. Tornando al momento in cui Riccardo mi ha chiamato nel 2018, stavo girando il documentario “In un futuro aprile – Il giovane Pasolini”, in co-regia con Francesco Costabile e mi trovavo in Friuli, proprio nei pressi di San Vito al Tagliamento. Ho pensato che una storia del genere Pier Paolo Pasolini si sarebbe sentito in dovere di narrarla, ho desiderato subito approfondire l’argomento, mi sono chiesto come fosse possibile che di un caso simile si fosse parlato così poco, e naturalmente in questo turbinio di pensieri ho subito detto a Riccardo di prendere un volo per il nord est al più presto. A quel punto ci siamo incontrati con Giuliana in una caffè di Domio, alle porte di Trieste, siamo andati a casa dei Rasman e siamo stati accolti con gentilezza. Alla fine di quella giornata ci eravamo presi così a cuore la loro storia da non avere scelta.

Nel raccontare questa storia siete stati in qualche modo ostacolati?

RICCARDO CAMPAGNA: No, ma abbiamo dovuto auto-produrci nonostante il tantissimo lavoro speso alla ricerca di una produzione che volesse sposare la nostra storia. Credo che ad influire sia stata la nostra scelta di non fare di questa storia un mero film crime, ma di osare di più, cercando delle chiavi di lettura più profonde e meno lineari di quelle che generalmente vengono proposte in storie di questo genere.

FEDERICO SAVONITTO: Dopo un paio d’anni alla ricerca di qualcuno disposto a produrre “Un nemico invisibile”, (che all’epoca si intitolava “Confini”), confortati dalla selezione come finalisti al Premio Solinas per documentari, abbiamo deciso di provare a produrre questo film attraverso la mia ditta individuale, che per l’occasione ho deciso di chiamare “Takaità” (con riferimento al film che Pasolini avrebbe voluto girare dopo “Salò”). Il percorso è stato impervio ma gli ostacoli ci hanno motivato, e – anche grazie all’aiuto di Erika Rossi che ci ha seguiti come direttrice di produzione – siamo riusciti a costruire una struttura produttiva ampia. Moltissimo aiuto ci è arrivato anche da Purple Neon Lights: Domenico De Orsi, che avevamo conosciuto a Torino al mercato IDS, si è entusiasmato al progetto al punto da proporsi per montarlo in in-kind e si è unito alla nostra squadra, che andava crescendo quasi come in una favola; insieme a lui c’era Efisio Scanu che avrebbe curato la color, poi anche Kublai Film ha deciso di entrare in co-produzione, poi la casa di distribuzione Lo Scrittoio, che inizialmente ci ha offerto una consulenza, si è appassionata al film che stava crescendo come una creatura anche loro, e ha deciso di distribuire il documentario. Oltre a queste energie coinvolte, una bella conferma del lavoro fatto ci è arrivato degli enti cui abbiamo chiesto di finanziare l’opera: ciò che ha reso davvero possibile realizzare questo film è stato il sostegno del Fondo Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia e del FVG Film Fund.

Chi sono Federico Savonitto e Riccardo Campagna?

Federico Savonitto è un regista e produttore italiano incline a descrivere aspetti invisibili della realtà. Dopo la laurea a Trieste, frequenta la sede siciliana del Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 2014 fonda Takaità Film. Dirige, produce e realizza diversi film documentari, tra cui La fine che non ho fatto, Pellegrino, In un futuro aprile. Le sue opere hanno ottenuto riconoscimenti in festival nazionali e internazionali.

Riccardo Campagna è un regista di documentari interessato ad esplorare nuovi linguaggi e ad approfondire paradossi insoluti dell’uomo. Il suo ultimo lavoro, Ars Longa Vita Brevis, realizzato come saggio finale del Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo, ha girato per festival nazionali ed internazionali, venendo tradotto in 5 lingue e ottenendo diversi premi e menzioni speciali.

Foto e poster

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