Una voce fuori dal coro: trailer italiano e anticipazioni del film di Yohan Manca al cinema da 24 novembre

Tutto quello che c’è da sapere su “Una voce fuori dal coro”, film d’esordio di Yohan Manca premiato al Giffoni e al cinema dal 24 novembre.

Dopo la tappa a Cannes 74 e al Festival di Giffoni, dove ha vinto il Gryphon Award come Miglior Film in Generator +13, dal 24 novembre arriva nei cinema italiani con I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection Una voce fuori dal coro (La Traviata, My Brothers and I) lungometraggio d’esordio di Yohan Manca. Il film racconta una storia familiare che cambia il suo corso inaspettatamente quando il più giovane di quattro fratelli scopre una passione irrefrenabile e un talento vero per la musica. Una gioiosa favola di formazione sul desiderio di scoprirsi e cominciare a vivere.

Una voce fuori dal coro – Trama e cast

La trama ufficiale: Nour (Maël Rouin-Berrandou) ha quattordici anni ed è l’ultimo di quattro fratelli, tutti alle prese con le sfide della giovinezza e della vita. I quattro sono abituati a fare famiglia tra loro da quando hanno perso il padre. I fratelli più grandi si arrangiano tra vari lavoretti e con l’inizio dell’estate anche Nour viene coinvolto per contribuire all’economia familiare e alla cura della madre malata. Ma un giorno incontra Sarah, un’insegnante di canto che lo coinvolge nel suo corso. Per Nour è l’occasione di scoprire una passione innata che gli viene dai genitori e per aprirsi a un mondo diverso da quello in cui è cresciuto.

Il cast di “Una voce fuori dal coro” include anche Judith Chemla, Dali Benssalah, Sofian Khammes, Moncef Farfar, Luc Schwarz, Olivier Loustau, Olga Milshtein, Loretta Fajeau- Leffray.

Una voce fuori dal coro – Trailer e video

Note di regia

Il film è liberamente adattato da un’opera teatrale di Hédi Tillette de Clermont-Tonnerre, che ho portato in scena e recitato quando avevo 17 anni. È composto da quattro monologhi, recitati da quattro fratelli e racconta l’incontro del più giovane con l’arte, contro ogni previsione. E questa esperienza mi è molto familiare perché è ciò che io stesso ho vissuto. Ho messo molti ricordi personali in questo film, della mia giovinezza, della mia infanzia. Mi sono infatuato di un’aria de L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti intitolata “Una furtiva lacrima”. Quando ho deciso quale fosse la vocazione di Nour, ho pensato subito all’opera, mi è sembrata una scelta naturale. Come quella della danza in “Billy Elliot”. Ho pensato fosse una bella idea quella di combinare l’arte, campo spesso considerato elitario, con un contesto popolare, e ho capito di essere sulla strada giusta quando un produttore ha reagito al progetto dicendo: “L’opera non c’entra niente con i quartieri popolari!” Ma questo, semplicemente, non è vero… [Yohan Manca]

Chi è Yohan Manca?

Yohan Manca ha cominciato la sua carriera come attore e regista teatrale. A soli 18 anni ha messo in scena Pourquoi mes frères et moi on est parti… di Hédi Tillette de Clermont-Tonnerre. La sua collaborazione con questo autore è andata avanti per anni, anche se, nel mentre, Manca ha lavorato anche ad altri progetti, come Moi, la mort, je l’aime, comme vous aimez la vie di Mohamed Kacimi. Oltre che a teatro, Manca ha recitato in diversi lungometraggi francesi e spagnoli. Nel 2012, ha scritto e diretto il suo primo cortometraggio, Le sac, con Corinne Masiero, il quale è stato selezionato per diversi festival. Il suo secondo cortometraggio, Hedi & Sarah, con Judith Chemla e Thomas Scimeca, tratta il tema delle molestie e ha attirato l’attenzione dei media. È stato nominato come Miglior cortometraggio dal “Syndicat de la Critique” e ha ricevuto i fondi “Aide après Réalisation” del CNC. Il suo terzo cortometraggio, Red Star, con Abel Jafri e Judith Chemla, è stato parte della selezione ufficiale del festival del Clermont-Ferrand del 2021. Nel 2020, ha scritto e diretto il suo primo lungometraggio. Dopo essere stato selezionato per l’Ateliers Premiers Plans ad Angers e aver ottenuto la borsa Beaumarchais-SACD nel 2019, il film ha ricevuto un anticipo sugli incassi prima della produzione. Manca sta scrivendo il suo secondo lungometraggio, Pirate n° 7, basato sull’opera di Élise Arfi e prodotto da Julien Madon.

Intervista con il regista

 

Il regista Yohan Manca racconta come è stato concepito questo film che ingloba molti ricordi d’infanzia.

È liberamente ispirato alla pièce teatrale Pourquoi mes frères et moi on est parti… di Hédi Tillette de Clermont-Tonnerre, che ho messo in scena e interpretato quando avevo 17 anni. È composta da quattro monologhi, uno per ogni fratello, e una delle tematiche è l’incontro di uno di loro con l’arte, nonostante non mostri alcuna predisposizione naturale. E proprio questa esperienza mi è molto familiare perché è ciò che io stesso ho vissuto. Ho inserito molti dei miei ricordi d’infanzia nel film. Come il fatto che i quattro fratelli provengano dai quartieri popolari – io, infatti, vengo dal Senna e Marna e da Pantin (Parigi est). Inoltre, ho origini mediterranee, mia madre è spagnola e mio padre è italiano, e volevo parlare proprio di queste origini e dell’immigrazione dai paesi del Mediterraneo.

Manca spiega come ha scelto l’opera come forma artistica del film.

Innanzitutto mi sono infatuato di un’aria de L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti intitolata “Una furtiva lacrima”. Poi, qualche anno dopo, ho incontrato Judith Chemla, l’attrice che interpreta Sarah, l’insegnante di canto del film. Non sapevo niente dell’opera, ma quando ho sentito Judith cantare La Traviata mi sono innamorato. Quando ho deciso quale fosse la
vocazione di Nour, ho pensato subito all’opera, mi è sembrata una scelta ovvia e interessante. Il teatro e la recitazione erano troppo vecchia scuola, il cinema non era abbastanza in contrasto con l’universo di Nour e la danza era già stata usata da Stephen Daldry in Billy Elliot. Quindi ho optato per l’opera. Ho pensato fosse una bella idea quella di combinare l’arte, campo spesso considerato elitario, con un’ambientazione popolare, e ho capito di essere sulla strada giusta quando un produttore ha reagito al progetto dicendo: “L’opera non c’entra niente con i quartieri popolari!” Ma, semplicemente, non è vero!

Il regista spiega il significato del rapporto tra il Nour e la musica.

Adoro quelli che io chiamo “i fossili di famiglia”, cioè tutti i segreti e i misteri che le famiglie hanno. Ad esempio, ho scoperto molto tardi che mio nonno suonava la chitarra. Da quel momento in poi, l’ho guardato con occhi diversi. Sapere che i tuoi genitori o antenati avevano una sensibilità artistica non è una cosa da poco. I resti del passato sono una tematica che si è imposta per forza di cose mentre scrivevo la sceneggiatura. Anche la famiglia di Nour ha un passato nella musica: lui è cresciuto immerso nella musica e vuole rendergli onore. La sua è una storia sia musicale che geografica: suo padre era italiano e cantava alla madre delle canzoni italiane, probabilmente per dimostrarle che avrebbe potuto essere un tenore eccellente. Questa sensibilità artistica di cui Nour si appropria mi ha permesso di pensare ai miei parenti che non hanno sviluppato un proprio talento e che forse erano frustrati per quel motivo. Ed è proprio questo aspetto che spinge Nour a inseguire il suo obiettivo e raggiungerlo, cosa che suo padre non ha saputo o potuto fare.

Il regista racconta come ha modellato i quattro fratelli, e le loro diversità dal punto di vista del carattere, dei principi morali e della fisicità.

Volevo che fossero tutti diversi per ricreare ciò che vedo ogni giorno nella mia famiglia e nelle persone intorno a me e che mi fa sorgere la domanda: come è possibile che abbiamo lo stesso sangue e reagiamo in modi così diversi? Inoltre, a rischio di sembrare megalomane e leggermente schizofrenico, volevo affrontare i diversi aspetti del mio carattere a diverse età: da piccolo, da adolescente, da giovane adulto, ecc. Ad esempio, la malizia e l’irascibilità di fronte a ogni minima cosa dei ragazzi che si credono già adulti, o i loro atteggiamenti burberi e spavaldi. Ovviamente, ho esagerato tutte queste caratteristiche. Il fratello maggiore, Abel (interpretato da Dali Benssalah), ha tante certezze, ma ha anche un lato vulnerabile, sensibile e affettuoso. Ha bisogno delle sue certezze per non crollare, ma queste lo divorano dentro. Mo ha una grande sensibilità artistica, ma, soprattutto, sa come usare il senso dell’umorismo per stemperare ogni situazione. I suoi virtuosismi sono moderni e piacevoli. Ho scritto il ruolo per Sofian Khammes, che avevo già ingaggiato per diversi miei cortometraggi. Hédi è un personaggio imprevedibile, ha sbalzi di umore ingestibili (a volte stupidi, a volte commoventi) e rappresenta appieno l’abitante medio dei quartieri popolari che non riesce a vedere un futuro. Tutte le sue emozioni sono profonde. Inconsciamente, a volte sfocia nella perdizione e nell’odio più puro. Nour è un personaggio particolare: passa quasi tutto il tempo a osservare cose e persone. È un testimone e un osservatore intelligente. Volevo un attore che risultasse “naturale”, un vero personaggio che trasmettesse molto, facendo poco, qualcuno che non avesse troppe paure o inibizioni e non avesse remore a mettersi a nudo. All’inizio credevo che avrei dovuto far recitare un giovane cantante oppure far doppiare un giovane attore se non avesse saputo cantare. Alla fine, ho scelto l’attore e la fortuna ha voluto che Maël Rouin-Berrandou fosse intonatissimo, quindi gli abbiamo fatto prendere lezioni di canto da Dominique Moaty, insegnante specializzato in cantanti di età preadolescenziale che stanno cambiando voce.

Una voce fuori dal coro – La colonna sonora

  • Le musiche originali del film sono del compositore Bachar Mar-Khalifé con musiche addizionali di Maxence Dussère (Our Ties – Les Miens, Houria, La passagère).
  • La colonna sonora include i brani: “Kyrie Eleison” e “Ya Nas” di Bachar Mar-Khalife, “Una Furtiva Lacrima” di Gaetano Donizetti (tenore Giuseppe Di Stefano), “Nessun Dorma” di Giacomo Puccini (tenore Luciano Pavarotti), “La Traviata – Atto I” di Giuseppe Verdi (dirige Riccardo Muti, soprano Renata Scotto, tenore Alfredo Kraus), “Carmen, Atto I – Habanera” di Georges Bizet (soprano Maria Callas), “Molotov 4” di Purple Haze / Sefyu, “Tu” di Umberto Tozzi, “An Die Musik” di Franz Schubert / (interpretata dalle attrici Judith Chemla & Olga Milshtein), “Dirmi Di Si” di Tiziano Tavasanis, “Una Furtiva Lacrima” di Gaetano Donizetti (interpretata da Maél Rouin Berrandou, attore protagonista nel ruolo di Nour), “Mi Dulce Caridad” di Matt Hirt & Francisco Rodriguez.

Una voce fuori dal coro – foto e poster

 

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