Chiara: video intervista al cast e foto da Venezia 79 del film di Susanna Nicchiarelli

Tutto quello che c’è da sapere su “Chiara”, il film biografico di Susanna Nicchiarelli su Santa Chiara D’Assisi in concorso a Venezia 79.

In Concorso nella Selezione Ufficiale di Venezia 79 il dramma Chiara, il nuovo film di Susanna Nicchiarelli, regista di Cosmonauta e Miss Marx, che racconta la vita di Santa Chiara d’Assisi interpretata da Margherita Mazzucco, al suo esordio cinematografico dopo aver interpretato Elena Greco nella serie tv L’amica geniale.

Trama e cast

La trama ufficiale:Assisi, 1211. Chiara ha diciotto anni, e una notte scappa dalla casa paterna per raggiungere il suo amico Francesco. Da quel momento la sua vita cambia per sempre. Non si piegherà alla violenza dei famigliari, e si opporrà persino al Papa: lotterà con tutto il suo carisma per sé e per le donne che si uniranno a lei, per vedere realizzato il suo sogno di libertà. La storia di una santa. La storia di una ragazza e della sua rivoluzione.

“Chiara” è interpretato da Margherita Mazzucco, Andrea Carpenzano, Carlotta Natoli, Paola Tiziana Cruciani, Flaminia Mancin, Valentino Campitelli, Paolo Briguglia e con la partecipazione di Luigi Lo Cascio.

Chiara – trailer e video

Nuova clip ufficiale pubblicata il 9 settembre 2022

Nuovo video ufficiale pubblicato il 10 settembre 2022

Curiosità

  • Il team che ha supportato la regista Susanna Nicchiarelli dietro le quinte ha incluso la direttrice della fotografia Crystel Fournier (Miss Marx), il montatore Stefano Cravero (Nico, 1988), la scenografa Ludovica Ferrario (Volevo nascondermi) e il costumista Massimo Cantini Parrini (Favolacce).
  • L’attore Andrea Carpenzano ha recitato anche in La terra dell’abbastanza, Guida romantica a posti perduti e Lovely Boy.
    2020 Guida romantica a posti perduti
  • “Chiara” è prodotto da Marta Donzelli e Gregorio Paonessa (Vivo film), Joseph Rouschop (Tarantula), Rai Cinema, con il sostegno di Eurimages, Regione Lazio e Wallimage.

Foto e video da Venezia 79

Note di regia

La storia di Chiara e Francesco è entusiasmante. Riscoprire la dimensione politica, oltre che spirituale, della “radicalità” delle loro vite – la povertà; la scelta di condurre un’esistenza sempre dalla parte degli ultimi, ai margini di una società ingiusta; il sogno di una vita di comunità senza gerarchie e meccanismi di potere – significa riflettere sull’impatto che il francescanesimo ha avuto sul pensiero laico, interrogandosi con rispetto sul mistero della trascendenza. La vita di Chiara, meno conosciuta di quella di Francesco, ci restituisce l’energia del rinnovamento, l’entusiasmo contagioso della gioventù, ma anche la drammaticità che qualunque rivoluzione degna di questo nome porta con sé.

L’IDEA: L’incontro con Chiara è arrivato per caso ma è andato a toccare delle corde importanti della mia vita e del mio pensiero di donna e di regista, in un momento così particolare della nostra storia. Il sette marzo del 2020, alla vigilia del primo lockdown, avevo portato i miei bambini ad Assisi per far vedere loro gli affreschi di Giotto (io sono di origine umbra, e la casa della mia nonna paterna non è distante da Perugia). Come tutti, sono sempre stata affascinata dalla figura di San Francesco: di Chiara invece sapevo poco. Perciò in quella occasione, nella libreria della basilica, ho comprato due libri su Chiara d’Assisi: libri che poi ho letto nei giorni successivi del marzo 2020 a Roma, nell’atmosfera assurda e spaventosa che si era creata, durante la quale il Medioevo, con le sue paure, non sembrava poi così lontano. Il primo libro era una biografia molto tradizionale, nella quale Chiara era raccontata come votata fin da bambina alla clausura e alla preghiera. Il secondo invece mi ha appassionato: era un testo di Chiara Frugoni, la grande medievalista italiana che allo studio di Chiara e Francesco ha dedicato tutta la vita e che sarebbe diventata un’insostituibile consulente per la sceneggiatura del film. Di Chiara Frugoni lessi prima “Chiara e Francesco” e poi il bellissimo “Una solitudine abitata”, che decostruiscono l’immagine ufficiale, più docile e ubbidiente di Chiara, che avevo invece trovato nel primo libro. Ho scoperto così che della vera Chiara si sa poco perché la storiografia ufficiale e religiosa non l’ha mai raccontata: Chiara era una giovane ribelle e coraggiosa, piena di energia, che voleva predicare, viaggiare, fondare una comunità povera di donne francescane che portassero l’exemplum della vita evangelica nel mondo. Il suo sogno però sfidava pericolosamente il potere costituito, perché nel Medioevo le religiose erano obbligate a fare una vita di clausura: non era permesso loro nessun tipo di apostolato attivo né la possibilità di scegliere una vita di elemosina e povertà. La donna, se voleva dedicarsi alla religione, doveva scomparire dietro le mura di un convento, sotto la protezione della Chiesa e dei suoi beni portati in dote, se ricca, o se povera come serva delle monache più ricche. Leggendo i libri della Frugoni ho scoperto che Chiara ha dovuto sfidare cardinali e papi per mantenere in vita il suo gruppo di sorelle povere, tutte uguali e libere: ha dovuto anche cedere, scendere a compromessi, addirittura entrare in contrasto con lo stesso Francesco per portare avanti il suo progetto. In quei mesi del 2020, dopo il mio incontro con Chiara, e poi nei due anni successivi di isolamento a tratti forzato, questo sogno rivoluzionario di uguaglianza e giustizia, assieme al sogno di una vita in comunità e in condivisione, mi hanno accompagnato e mi hanno dato forza. Più il tempo passava e più mentre scrivevo questo film mi convincevo che questa era la storia giusta da raccontare.

MIRACOLI E SPIRITUALITA?: Ho avuto un’educazione cattolica ma non sono più credente, oramai da tempo. Credo però che il mistero della vita, della morte, e il salto che rappresenta la fede in una trascendenza non può non interrogarci e riguardarci tutti, sempre. L’elemento spirituale della storia di Chiara è forse quello che dà più forza al film, dando solidità ai personaggi di Chiara e Francesco e spiegando l’ostinazione delle loro scelte, assieme a quelle degli uomini e delle donne che li circondano. La volontà di restare nella Chiesa, nonostante tutto, e di costruire un progetto per le generazioni future diventano incomprensibili se non inseriti anche in quella cornice religiosa. La storia di Chiara per me, per quanto riletta alla luce dei dati storici, resta infatti quella della sua “leggenda”, con tanto di miracoli e fenomeni inspiegabili: non avrebbe avuto senso omettere gli eventi sovrannaturali che si dice abbiano scandito il suo percorso, eventi il cui racconto è così forte nella credenza e nelle rappresentazioni popolari, e così vivo nelle testimonianze delle sorelle di Chiara documentate durante il processo di canonizzazione, che non può essere trascurato. Perciò ho provato a immaginare questi episodi così come gli stessi protagonisti li hanno raccontati, inserendoli nella loro quotidianità; e ho provato anche a immaginare l’effetto che dovevano avere questi eventi miracolosi su quelli che, come Chiara e Francesco, si trovavano a fare i conti con la propria “santità”. Quando inizia la sua avventura Chiara infatti non solo scopre di avere un carisma inaspettato, che la porterà a guidare un gruppo sempre più numeroso di donne: si trova anche a fare i conti con una serie di miracoli che non sempre comprende né controlla. Miracoli che non possono non creare una distanza tra lei e le sue sorelle, tra lei e la gente: sono perlopiù miracoli quotidiani, persino alimentari, che semplicemente accadono, e per rappresentarli, senza cercare spiegazioni razionali né trascendenti, ho scelto la strada della semplicità. Affrontando questo aspetto della vita di Chiara ho voluto interrogarmi su come la santità, e il culto popolare che ne conseguiva, non poteva che spaventare o entrare in contrasto con il bisogno di semplicità e di umiltà di Chiara e di Francesco. Entrambi santi, forse entrambi avrebbero preferito essere come tutti gli altri. Come dice Francesco a Chiara nel film: “Non lo sai che quando muoio mi fanno a pezzi e mi vendono alle chiese?” La morte, la malattia, il culto della gente possono essere una benedizione ma anche un flagello. La sofferenza del santo, per quanto benedetta, è reale e altrettanto spaventosa: la fede non addolcisce l’orrore ma forse lo rende ancora più atroce.

Chi è Susanna Nicchiarelli?

Susanna Nicchiarelli è nata a Roma nel 1975. Laureata in Filosofia con Perfezionamento alla Scuola Normale Superiore di Pisa, si è diplomata in Regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel 2004. Ha iniziato la sua carriera lavorando con Nanni Moretti, dirigendo uno dei Diari della Sacher prodotti dalla Sacher Film e presentati alla Mostra del Cinema di Venezia. Ha scritto e diretto molti corti e documentari, e due lungometraggi: Cosmonauta, del 2009, vincitore del premio Controcampo alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e nominato come miglior esordio ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento, e La Scoperta dell’Alba, del 2013, presentato alla Festa del Cinema di Roma. Ha realizzato anche due corti di animazione in stop-motion: Sputnik 5, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, vincitore del Nastro d’Argento e distribuito nelle sale assieme al film “Cosmonauta” ed Esca Viva presentato alla Festa del Cinema di Roma 2012. Altri crediti della regista includono Nico, 1988 (2017) sugli ultimi anni di vita della cantante ed ex-modella tedesca Christa Päffgen alias Nico, Il film ha vinto il Premio Orizzonti per il miglior film alla 74ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e il David di Donatello 2018 per la miglior sceneggiatura originale; Miss Marx (2020) sulla figura di Eleanor Marx presentato in concorso alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ed episodi della serie tv Luna Nera (2020) di Netflix.

Santa Chiara D’Assisi

Ha appena dodici anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d’Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone. Conquistata dall’esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni dopo fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S.Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa. Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l’Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse) di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una prima Regola. Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il «privilegio della povertà». Per aver contemplato, in una Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della televisione. Erede dello spirito francescano, si preoccupa di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salva il convento dai Saraceni nel 1243. Fu canonizzata come santa Chiara nel 1255 da Alessandro IV nella cattedrale di Anagni. Il 17 febbraio 1958 fu dichiarata da Pio XII santa patrona della televisione e delle telecomunicazioni.

La colonna sonora

  • Le musiche originali del film sono del gruppo Anonima Frottolisti, tra i loro lavori la colonna sonora del docu-fiction “San Francesco e Frate Leone”, “Bernardo da Quintavalle” e “Santa Chiara” della Lauro Production. L’ensemble ha collaborato anche alla musica del film-fiction “I Borgia” (II edizione) e “L’ombra di Caravaggio”.
  • Anonima Frottolisti nasce nel 2008 ad Assisi dal risultato dell’incontro di musicisti provenienti da esperienze musicali e di studio internazionali, collaboratori di alcuni tra i più importanti ensemble di musica antica europei. Alla base del progetto musicale di Anonima Frottolisti, c’è la riscoperta del repertorio composto tra XV e XVI secolo, l’Umanesimo musicale. Accanto allo studio filologico di questa fase storica, Anonima affronta il repertorio medievale e rinascimentale.

La regista Susanna Nicchiarelli sulla musica del film: Il musical nella mia formazione cinematografica è stato decisivo, e determinante è stato rivedere Hair mentre scrivevo questo film, perché i punti in comune con la storia di Chiara erano molti. La scelta di una vita libera da parte di questi uomini e di queste donne, la loro rinuncia al denaro, alle ricchezze, alle costrizioni sociali si accompagnava nella predicazione francescana ad un ruolo centrale dato al canto e alla danza: perché l’amore per il creato si celebrava anche attraverso la voce e il movimento, altro segno – se mai ce ne fosse bisogno – di una religiosità gioiosa, che non mortificava il corpo. Perciò ho sentito subito che il musical, o l’opera rock, si avvicinava a quello che avevo in mente: film come Hair e Jesus Christ Superstar sono stati per me riferimenti fondamentali e utili per capire il percorso da intraprendere, e li ho condivisi in preparazione con gli attori e con tutti i reparti. Come per la lingua, anche per la musica ho cercato una strada mimetica. Non è un caso che i primi manoscritti di canzoni siano francescani, e non a caso – al di là della musica sacra – Francesco era un appassionato delle chanson de geste, amava la poesia e la musica “laiche”, l’amore cortese, citava il ciclo della tavola rotonda; così ho deciso di cercare una musica gioiosa, usando strumenti e sonorità d’epoca, e ho trovato nell’Anonima Frottolisti degli alleati preziosissimi. Il loro progetto musicale prevede infatti la riscoperta del repertorio antico attraverso uno studio attento delle partiture originali, nella consapevolezza del valore della scrittura, dell’arte compositiva e della teoria musicale dell’epoca. L’ensemble si occupa della ricerca e della codificazione del materiale originale e inedito dei manoscritti dell’epoca, e assieme a loro abbiamo scelto due manoscritti in particolare da cui abbiamo tratto i brani che sono stati cantati e ballati dai personaggi del film. Uno di questi manoscritti era proprio di musica laica con testi ispirati all’amor cortese in francese medioevale, quello che parlava Francesco, motivo per cui ha avuto questo soprannome che poi è diventato il suo nome. E così grazie ai frottolisti ho trovato una chiave musicale che mi ha avvicinato alle persone di cui raccontavo la storia, e che mi ha anche aiutato a comprenderne la profonda modernità rispettandone la distanza. In parallelo ho lavorato con la coreografa Letizia Dradi sul movimento dei personaggi, mettendo in scena le danze medievali come ce le hanno tramandate le miniature dei codici e le pagine di Dante e Boccaccio. Come per il lavoro sulle musiche, la danza medioevale era per noi distante e al tempo stesso è stata un veicolo per comprendere i personaggi e la loro gioia: inoltre è stato divertente e utile il lavoro fatto sulle danze e sui canti prima di cominciare a girare, ha contribuito a unire il gruppo di attori e a creare quella comunità, parallela alla comunità antica che raccontavamo, che poi è stata una fonte continua di idee ed energia anche durante le riprese.

Foto: Emanuela Scarpa

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