Home Horror Vincent deve morire: trailer italiano del survival-horror di Stéphan Castang (Al cinema dal 30 maggio)

Vincent deve morire: trailer italiano del survival-horror di Stéphan Castang (Al cinema dal 30 maggio)

Al cinema con I Wonder Pictures il sorprendente survival-horror e opera prima di Stéphan Castang con Karim Leklou e Vimala Pons.

29 Maggio 2024 11:28

Dal 30 maggio 2024 nelle sale italiane I Wonder Pictures il sorprendente survival horror Vincent deve morire, opera prima di Stéphan Castang. Già presentato in anteprima al Festival di Cannes 2023 all’interno della Semaine De La Critique e al 41° Torino Film Festival nella sezione Crazies, il film è descritto come a mezza via “tra gli zombi di Romero e il Carpenter di Essi vivono”.

Vincent deve morire – Trama e cast

Al cinema con I Wonder Pictures il sorprendente survival-horror Vincent deve morire, opera prima di Stéphan Castang con Karim Leklou e Vimala Pons.

Vincent deve morire, unendo con originalità dark comedy e horror, racconta l’incredibile storia di Vincent (Karim Leklou), grafico pubblicitario e uomo dalla natura mite che improvvisamente si ritrova aggredito da chiunque incroci sul suo cammino senza un apparente motivo. Anche la più innocua azione quotidiana diventa per l’uomo potenzialmente pericolosa e fatale: ogni volta che Vincent incontra lo sguardo di un altro, è come se chi ha di fronte diventasse posseduto e scatenasse tutto il suo odio verso di lui, in un raptus incontenibile di estrema violenza. Nonostante lui cerchi di continuare a condurre una vita normale, il fenomeno si diffonde a macchia d’olio e sempre più persone provano a ucciderlo. È così che Vincent di ritrova costretto a fuggire e cambiare completamente il suo modo di vivere. Terrificante, paranoico e caustico, Vincent deve morire è la brillante messa in scena di una società distopica sempre più violenta e individualista spinta all’estremo.

Il cast include anche Vimala Pons, François Chattot, Michaël Perez, Emmanuel Vérité, Guillaume Bursztyn, Benoit Lambert, Jean-Rémy Chaize, Maurin Olles e Jean-Christophe Folly

Curiosità sul film

Al cinema con I Wonder Pictures il sorprendente survival-horror Vincent deve morire, opera prima di Stéphan Castang con Karim Leklou e Vimala Pons.

  • Stéphan Castang dirige da una sua sceneggiatura scritta con Mathieu Naert & Dominique Baumard.
  • Il film ha ottenuto una candidatura agli European Film Awards, una candidatura ai César e due candidature ai Lumière Awards.
  • Il cast tecnico: Fotografia di Manuel Dacosse / Musiche originali di John Kaced / Suoni di Dirk Bombey / Montaggio di Méloé Poilevé / Missaggio di Xavier Thieulindi / Costumi di Charlotte Richard / Trucco di Pia Quin & José Luis Blasco / Scenografia di Samuel Charbonnot, Aurore Benoit & Lucie Poichot / Coordinatore di stunt Manu Lanzi.

Intervista al regista Stéphan Castang

Al cinema con I Wonder Pictures il sorprendente survival-horror Vincent deve morire, opera prima di Stéphan Castang con Karim Leklou e Vimala Pons.

Vincent must die, “Vincent deve morire”, ma perché?

È la domanda che Vincent si pone per tutto il film e a cui non troverà risposta. Dal tirocinante al postino, tutti cercano di ucciderlo appena lo vedono, senza alcun motivo. Eppure Vincent è un personaggio banale, un graphic designer che vive a Lione. Non è né simpatico né antipatico, è abbastanza soddisfatto di sé, ma niente più. Dal giorno alla notte, si ritrova al centro dell’attenzione e subisce diverse aggressioni da parte sia di estranei che di conoscenti. Perché lui? È l’unico? Cos’ha fatto per meritarsi questo? Perché tutta questa violenza gratuita? Non lo sappiamo e ognuno è libero di avere la sua opinione al riguardo. Per Vincent, la domanda “Perché tutti vogliono uccidermi?” porterà velocemente a un’altra: “Quanto tempo mi resta?”. È grazie a questo interrogativo, proprio quando è intento a sopravvivere, che troverà un senso.

Il tono del lungometraggio è molto originale. Combina diversi generi: film sulla paranoia, film di sopravvivenza, farsa, commedia. L’intento era questo fin dall’inizio?

Era già tutto nella sceneggiatura di Mathieu Naert, insieme alla promessa di qualcosa di bizzarro, una combinazione di generi che mi è piaciuta. E, soprattutto, mi è sembrato ci fosse spazio per poter unire la mia nevrosi a quella di Mathieu. Siamo dovuti rimanere fedeli ai codici di genere, nonostante questo non sia propriamente un film di genere, abbiamo dovuto giocare con questo mix, trovare il giusto equilibrio per creare armonia tra i vari generi. I diversi toni emergono dalle situazioni in cui Vincent si trova e dalla violenza gratuita di cui è vittima. A un certo punto, la paranoia si crea spontaneamente, poi si passa al film giallo e infine a quello d’azione/di zombie. E dal momento che i personaggi sono persone normali e non sanno lottare, spesso le scene sono goffe, confusionarie, al limite del burlesco. Il film non si può definire esattamente una commedia, ma c’è una certa ironia che lo pervade – quella che sottostà alla violenza della nostra società e quella dell’assurdità a cui dà vita. Ciò che mi piace dell’assurdo è che permette di ridere di questioni serie senza sminuirne la tragicità o ridicolizzare l’intento del film.

Hai avuto dei punti di riferimento cinematografici fin da subito?

Siamo sempre il prodotto della nostra cinefilia. Mi sono ispirato a George A. Romero, ovviamente, i suoi primi lavori – Wampyr o La città verrà distrutta all’alba. Romero, ad esempio, non spiega perché i morti escono dalla terra o perché le brave persone impazziscono, evita di rispondere. Ciò che conta è come le persone reagiscono in quelle situazioni. Luis Buñuel è stato un altro punto di riferimento. Per puro caso, il film inizia come uno dei suoi, cioè con un personaggio che racconta un suo sogno. E ho voluto che la scena venisse filmata come un sogno, con primi piani che disorientano, prima che l’inquadratura si allarghi su uno strano ufficio open space. Ma l’influenza maggiore l’ha avuta Carpenter e penso a Essi vivono nello specifico. Quel film spiega come il capitalismo sia il risultato di un’invasione aliena e ha ispirato anche l’aspetto paranoico e la dimensione ironica di Vincent must die, poiché l’attore protagonista era un wrestler, il che, a sua volta, ha creato anche la dimensione della lotta, della fisicità.

Questa fisicità si ricollega alla scelta di Karim Leklou?

Per me era l’attore ideale: è sia normale che singolare, dolce ma brutale. Generalmente non si associa un fisico come il suo ai film d’azione. È un attore formidabile perché ha un non so che di burlesco, qualcosa a metà strada tra un corpo iperreattivo e un volto impassibile, come un Buster Keaton bloccato su un treno che procede a tutta velocità che cerca di adattarsi e capire cosa gli sta accadendo. Al di là delle sue incredibili doti di attore, se lo si colloca in un contesto ordinario, diventa ordinario – è un tizio qualunque, ha il corpo di un tizio qualunque, come quelli che lo attaccano, dal postino al commercialista e i bambini. Anche questo ha una nota burlesca! I personaggi ordinari che si ritrovano ad affrontare situazioni straordinarie senza altra scelta che doverle, appunto, affrontare. Mi piace che la maggior parte dei ruoli sia interpretata da attori dall’aspetto di persone qualsiasi. È una scelta che ha guidato l’intero tono del film.

Stéphan Castang – Note biografiche

Al cinema con I Wonder Pictures il sorprendente survival-horror Vincent deve morire, opera prima di Stéphan Castang con Karim Leklou e Vimala Pons.
Stéphan Castang . (Photo by Marc Piasecki/WireImage)

Nato nel 1973, Stéphan Castang è regista e attore. Sul palco ha recitato con attori quali Marion Guerrero ( mar di Marion Aubert), Benoı̂t Lambert (Il Tartuffo di Molière, Enfants du siècle, une dyptique di Alfred de Musset), Ivan Grinberg (Folie Courteline), Thomas Poulard (Romolo il grande di Friedrich Dürrenmatt).

Ha collaborato con la compagnia L’Artifice come attore (Nam-Bok le hâbleur, Aucassin et Nicolette) e come drammaturgo (Lettres d’amour de 0 à 10, Premio Molière dello spettacolo per il pubblico giovane 2005).

È anche autore di testi teatrali, tra cui: Boule de gomme, le Défilé de César, Une divine tragédie (scritto da Sacha Wolff). È docente presso l’Università di Bourgogne-Franche-Comté e l’Università di Parigi VIII, ha scritto e diretto diversi cortometraggi ed è stato insignito nel 2021 della Borsa di Studio della Fondazione Gan for Cinema. Vincent Must Die è il suo primo lungometraggio.

FILMOGRAFIA

2020 – FINALE
Selezionato al Clermont-Ferrand International Short Film Festival, Premio della giuria a Off-Courts
(Trouville), Premio del pubblico a Côté Court (Pantin), Premio speciale della giuria (Brussels Short Film
Festival).
2016 – DOTTOR SHERLOCK
Premio del pubblico e Premio giovani al Clermont- Ferrand International Short Film Festival, Premio speciale
della giuria e Premio del pubblico a Itinérances Festival (Alès), Premio del pubblico al Brest European Film
Festival, preselezione ai César 2018 come miglior cortometraggio.
2015 – FIN DE CAMPAGNE
Selezionato al Côté court Festival (Pantin).
2014 – SERVICE COMPRIS
Premio al miglior attore al Aubagne Film Festival.
2011 – JEUNESSES FRANÇAISES
Selezionato al Berlin International Film Festival 2012, premiato a Festivals Côté Court (Pantin), Un festival,
C’est trop court (Nice), Festival européen du court métrage (Lille), Quality Award CNC, preselezione ai Césars
2013 come miglior cortometraggio.

Karim Leklou (Vincent) – Note biografiche

Al cinema con I Wonder Pictures il sorprendente survival-horror Vincent deve morire, opera prima di Stéphan Castang con Karim Leklou e Vimala Pons.
Karim Leklou +(Photo by Pascal Le Segretain/Getty Images)

Karim Leklou fa il suo debutto sul grande schermo nel 2009 con Il profeta di Jacques Audiard. Tra il 2011 e il 2013 si addentra nel cinema d’autore con ruoli sorprendenti in Un’estate da giganti di Bouli Lanners e Grand Central di Rebecca Zlotowski.

Il suo ruolo da protagonista in Coup de chaud di Raphaël Jacoulot (2015) segna una svolta nella sua carriera, dopo la quale si ritrova con Tahar Rahim (collega de Il profeta) in Les Anarchistes di Elie Wajeman (2015), Riparare i viventi di Katell Quillévéré (2016) e Joueurs di Marie Monge (2017).

Nel 2018 la carriera di Karim Leklou si afferma: la sua interpretazione in Il mondo è tuo di Romain Gavras gli vale la candidatura al Premio per la migliore promessa maschile ai César. Nello stesso anno, è uno dei protagonisti di Ippocrate, regia di Thomas Lilti.

Dal 2020, Karim Leklou riprende a essere attivo nel cinema d’autore, di recente con Il patto del silenzio – Playground di Laura Wandel e Goutte d’Or di Clément Cogitore, pur diversificando con ruoli più fisici, quali quelli in Allons Enfants di Giovanni Aloi e BAC Nord di Cédric Jimenez. Il suo ruolo in Vincent deve morire è al crocevia di questi due mondi.

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