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Yoani Sanchez contestata a Perugia: la platea fischia i filocastristi

A Perugia, nella Sala dei Notari, l’intervento della blogger cubana Yoani Sánchez al Festival internazionale del giornalismo è stato interrotto da una trentina di manifestanti filocastristi, saliti sul palco con bandiere e volantini per contestare la sua presenza in Italia e accusarla di essere sostenuta dall’Occidente.Yoani Sánchez contestata alla Sala dei NotariLa scena si è

5 Agosto 2026 20:06

A Perugia, nella Sala dei Notari, l’intervento della blogger cubana Yoani Sánchez al Festival internazionale del giornalismo è stato interrotto da una trentina di manifestanti filocastristi, saliti sul palco con bandiere e volantini per contestare la sua presenza in Italia e accusarla di essere sostenuta dall’Occidente.

Yoani Sánchez contestata alla Sala dei Notari

La scena si è consumata subito dopo la breve introduzione di Mario Calabresi, allora direttore de La Stampa. Mentre Yoani Sánchez si preparava a parlare, il gruppo di attivisti — riconducibile all’area di AsiCuba Umbria, che nei giorni precedenti aveva criticato l’invito alla blogger — ha occupato il palco tra slogan, cartelli e fogli lanciati verso la platea. Dalle ali della sala, intanto, alcuni anticastristi cubani hanno risposto urlando contro i manifestanti, in un clima teso ma rimasto sotto controllo.

La protesta è durata circa dieci minuti. Sánchez è rimasta seduta, con Calabresi accanto a lei, mentre i contestatori lasciavano il palco cantando “Bella ciao”. Poi, con una frase asciutta, la blogger ha riportato il confronto sul tema della libertà di espressione: “Anche noi a Cuba vorremmo protestare come hanno fatto loro. È bello vedere gente libera di manifestare e per questo li ringrazio. Le loro proteste rendono più alta la mia voce”. Poco dopo, parlando a bassa voce con alcuni amici, avrebbe aggiunto con ironia: “Sono talmente abituata a queste manifestazioni che se non succede nulla finisce che mi annoio”.

Il blog Generazione Y e la voce da Cuba

L’episodio ha segnato la chiusura del settimo Festival del giornalismo di Perugia, proprio nel primo giorno italiano di Yoani Sánchez, diventata nota a livello internazionale grazie al blog Generazione Y. Attraverso quella finestra digitale, aperta da L’Avana e alimentata con cronache di vita quotidiana, Sánchez ha raccontato carenze, controlli, burocrazia e piccoli gesti di resistenza civile sotto il governo cubano. Nel 2008, secondo quanto riferito dalla stessa blogger e da organizzazioni per la libertà di stampa, le autorità cubane hanno filtrato l’accesso al sito dall’isola.

Il blocco, però, è stato aggirato con l’aiuto di lettori e amici che rilanciavano i testi attraverso reti alternative, email e piattaforme straniere. In pochi anni Generazione Y è entrato nelle classifiche internazionali dei blog più influenti, trasformando Sánchez in una delle voci più ascoltate del dissenso cubano. La sua forza, ha spiegato durante l’incontro, nasce anche dalla scelta di restare: “Non riuscivo a vivere altrove. Ogni volta che mangiavo un piatto di carne pensavo alle privazioni dei miei concittadini. Io voglio essere utile al mio Paese e alla mia gente”.

La vita quotidiana come racconto politico

Sánchez, laureata in Filologia e madre di un figlio allora diciottenne, ha descritto la propria vita in un appartamento al quattordicesimo piano, con un ascensore malandato e problemi comuni a molti cittadini cubani. Non usa solo categorie politiche, o almeno non parte da lì. Racconta la lavatrice che non funziona, il mercato sotto casa, la difficoltà di reperire beni ordinari; solo dopo, da quei dettagli, arriva alla critica del sistema.

Sul potere a L’Avana, la blogger ha usato parole nette. Parlando di Raúl Castro, ha detto: “Il suo è un peccato originale. Raúl non è stato eletto, ha ereditato il potere per questioni di sangue, qualcosa di inimmaginabile nel terzo millennio”. In sala, al termine dell’intervento, qualche nuova contestazione è arrivata sotto forma di domanda. Ma l’orientamento del pubblico è apparso chiaro: applausi lunghi, molte persone in piedi, diversi giovani fermi nei corridoi per ascoltare fino all’ultima risposta.

Da Bernardo Valli a Freccero, l’ultima giornata del Festival

Prima dell’arrivo di Yoani Sánchez, l’ultima giornata del Festival internazionale del giornalismo era scorsa tra incontri dedicati al mestiere, alla scuola e ai media. Bernardo Valli, intervistato da Luisella Costamagna, ha richiamato i giornalisti alla necessità di difendere la propria identità professionale: non inseguire troppo i lettori, non assecondarne sempre gli umori, non perdersi nel flusso continuo di notizie e post. I nemici, ha ricordato, non sono solo censura e dittature, ma talvolta anche editori e direttori.

Più leggero il passaggio con Michele Serra e Claudio Bisio, in un incontro promosso da Unicef sui rapporti tra genitori e figli. Serra ha raccontato il rimprovero al figlio, trovato al telefono mentre navigava al computer e studiava: “Ma come fai a studiare così?”. La risposta, secca, è stata: “È l’evoluzione della specie”. Sul versante scuola, Roberto Ippolito ha presentato il libro “Ignoranti”, citando dati sulla regressione delle competenze linguistiche in Italia e sulle difficoltà del sistema pubblico. Chiusura affidata anche a Carlo Freccero, che ha ragionato sul fenomeno Beppe Grillo e sul Movimento 5 Stelle, tra logiche televisive, rete e linguaggio generalista. Poi, nella Sala dei Notari, è arrivata Sánchez. E il Festival ha cambiato tono.