La bottega dei Suicidi: recensione

Tra i vicoletti di un mondo grigio asfalto, ottenebrato dal 'sovra'sviluppo metropolitano, soffocato dall'urbanizzazione, incupito da piogge acide e smog, afflitto da ogni genere di crisi, Patrice Leconte apre La bottega dei suicidi piena di accessori contro la crisi, la paura della morte e il declino esistenziale, con veleni e catarsi in offerta speciale. 

Un magasin per l'animo umano a caccia del modo più rapido e indolore di farla finita, animato dal regista francese che mette a frutto i bisogni umani svelati da “Confidenze troppo intime”, le tragedie de ”L'uomo del treno”, l'impossibile reverie de “L’insolito caso di Mr. Hire”, l'ironia di solitudini a caccia de “Il mio miglior amico” e la poetica musicale de “Il marito della parrucchiera”.

Un proficua e lugubre attività di famiglia per la Maison Tuvache, portata avanti con occhiaie profonde e sorrisetto beffardo da Mr Mishima e la corpulenta funesta affabilità della signora Lucrece, trasmessi alla prole a partire dalla scelta dei nomi di famosi personaggi morti suicidi, per la depressa Marylin (Monroe), l'allampanato Vincent (Van Gogh), e il piccolo Alan (Mathison Turing), troppo sorridente e così malato di gioia di vivere di minare gli affari e l'atmosfera mortifera di famiglia ...


La bottega dei suicidi

Cappi di tutte le misure per assicurare l'impiccagione, magari banale ma sempre efficace, in fibra naturale con lo sgabellino opzionale, oppure nella versione sintetica, più economica ma meno ecologica. Veleni in vari formati e velocità d'azione, tra i più cari quelli istantanei per andarsene in tre secondi. Bombole per il gas e revolver con una sola pallottola, la seconda non servirà. Sonniferi per andarsene serenamente in modo classico. Funghi velenosi. Lamette nuove e affilate con cura, per garantire tagli netti e letali, o arrugginite per avere almeno la consolazione del tetano.

Insomma, un negozietto fornitissimo per aspiranti suicidi, che hanno imparato per la strada che morire investiti da un veicolo in corsa comporta incertezze e multe salate, prive di qualsiasi scrupolo per i cadaveri o i parenti in lutto.

La bottega dei suicidi

Tutto questo fino alla nascita del terzogenito, che sin dal primo sorriso, con il suo incontenibile ottimismo e buonumore, indispone i familiari e certa di contagiare i clienti, con una gioia resistente ad ogni tentativo di boicottarla e di redimerla con un'aura mortifera, che spinge il genitore preoccupato ad insegnare al piccolo a fumare, per respirare al meglio le sostanze cancerogene.

L'antro ideale per città giunte al limite, fulcro di tutti i mali e delle sue soluzioni, per la commedia noir che inaugura l'esordio all'animazione di Leconte con uno stile retrò,  che potrebbe piacere più ai grandi che ai giovanissimi, nonostante i virtuosismi del 3D e una profusione di teschi e scheletri. 

Un adattamento brioso dell’esilarante racconto di Jean Teulé, caratterizzato da un tratto raffinato, coreografie colorate, il ritmo vivace del musical che fa danzare i personaggi sulle canzoni di Etienne Perruchon, e intorno al binomio e l'alternanza tra gioia e tristezza.

La bottega dei suicidi

L'atmosfera che si fa strada da subito tra i palazzi e una pioggia di suicidi, strizzando l'occhio alle favole macabre di Tim Burton e la tradizione francese che si da “Appuntamento a Belleville”, non risparmia pregi e difetti ad un film che resta comunque godibile e divertente, portando 'Joie de vivre' in un mondo spinto al suicidio.

Perfetto per giocare con la depressione delle feste, visto che dopo la presentazione alla 65° Edizione del Festival di Cannes, Videa lo distribuisce nelle sale italiane subito dopo Natale, in anteprima al cinema Fiamma di Roma, in tempo anche sulla fine del calendario Maia e la fine del mondo paventata da apocalittici, cialtroni e speculatori.

Dopo averlo visto ho appresso della decisione della Commissione di Censura italiana che lo ha vietato ai minori di 18 anni, per la leggerezza con la quale tratta le tematiche del suicidio. Motivazioni che trascrivo perchè si commentano da sole.

“Perchè il tema del suicidio è trattato con estrema leggerezza e facilità di esecuzione, come se fosse un atto ordinario o un servizio da vendere al dettaglio creando il pericolo concreto di atti emulativi da parte di un pubblico più giovane, quali gli adolescenti che attraversano un’età critica. Per di più la rappresentazione sottoforma di cartone animato costituisce un veicolo che agevola il pubblico più giovane la penetrazione di tale messaggio pericoloso”.

Poi il ricorso in appello avanzato dalla società Videa C.d.e. Spa revoca il provvedimento. Una ragione in più per andarlo a vedere tutti, da 1 a 100 anni! L'ennesima occasione per tornare a riflettere sulle ragioni che arrivano a vietare un messaggio di gioia in un mondo spinto al suicidio, e revoca o meno, non 'risparmiano' ai minori le trivialità diseducative di certi film, liberi di far 'penetrare' tutto quello che porta davvero al suicidio di tanti adolescenti.

Voto di Cut-tv’s: 7
Voto di Federico: 7

La bottega dei suicidi (Les magasin des Suicides - The Suicide Shop, Francia, Canada, Belgio, 2012, animazione) di Patrice Leconte. Uscita in Sala: il 28 dicembre, il 20 dicembre al Fiamma di Roma - Qui il trailer italiano.

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