Antichrist - di Lars von Trier: la recensione

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Antichrist - di Lars von Trier: la recensione

Antichrist (Antichrist, Danimarca / Germania / Francia / Italia / Svezia / Polonia, 2009) di Lars von Trier; con Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg.

In un’edizione cannense in cui non si riesce a capire un tubo di che accoglienza un film abbia avuto fra la critica, una delle poche certezze sembra essere la natura di regista di Lars von Trier. Mentre i giornalisti non riescono a dare delle linee guida al lettore che non è al festival, lui presenta un “horror” e tutti se la ridono.

Antichrist doveva essere il film-scandalo dell’edizione, quello col quale riempire pagine e pagine di giornali e articoli on line. Così è stato, anche se Noé pare essere stato ancora più odiato. In effetti se fosse stata diretta da uno sconosciuto mestierante, è probabile che la pellicola sarebbe stata semplicemente tacciata di mediocrità. Col nome del suo regista però è scattato automatico l’odio.

E’ ordinario leggere critiche verso il nuovo lavoro di von Trier, e dall’altra è comunque ordinario leggere alcune difese, soprattutto dagli appassionati. Ma questa volta la difesa è scatenatamente tanto potente e definitiva quanto lo sono le stroncature. Von Trier ha raggiunto il culmine: ha spaccato ormai in due i cinefili. Facendo però probabilmente spostare qualche appassionato verso l’altro versante con un film allucinante.

Si è accennato alla natura di von Trier, che è una sicurezza paradossalmente tranquillizzante, sia per fan che detrattori. Lui è lì, fa il suo film ed è più o meno come te lo aspetti, forse sempre un po’ più sadico e sorprendente, ed è quello che piace a chi lo ama. Eppure Antichrist è tanto coerente (sottolineato dieci volte) quanto a suo modo diverso da tutto ciò che è stata la filmografia precedente del regista, e mica solo per la sua confezione di genere.

Quindi ci si può approcciare ad Antichrist ad un primo livello, ossia pensando continuamente al lavoro di un regista che si diverte un sacco ad infarcire i suoi film delle più vergognose nefandezze, condendo il nulla della sua visione etica ed artistica con visioni inutilmente provocatorie (tutte quelle che avete letto nei giornali, in questo caso, con il più totale menefreghismo degli spoiler). E si può pensarlo anche come il lavoro di una persona che fa un film porno-horror per uscire da una depressione.

Con von Trier si dà un sacco di peso alle affermazioni, infatti. Per chi lo odia è la dimostrazione che sono più interessanti, nella loro assurdità e inutilità, le sue dichiarazioni stralunate e fuori dal mondo rispetto alle sue pellicole. Che però, soprattutto da Idioti in poi, continuano a far ripetere più o meno gli stessi concetti a tutti: sono proprio le frasi del regista a smollare un certo tipo di meccanismo, offrendo linfa a chi non lo tollera.

Si è anche detto prima che Antichrist a suo modo è coerente con tutto quello che il regista ha fatto prima, e fin qui la cosa non dovrebbe sorprendere nessuno. Secondo questa regola, il pene di Dafoe che entra nella vagina della Gainsbourg per i soliti noti sarà la prima di una serie di provocazioni che servono a shockare lo spettatore, ottenendo solo l’effetto d’irritare, e per gli altri soliti noti sarà forse solo la purezza di un pene che entra in una vagina.

E, comunque la si pensi, c’è qualcosa che forse in pochi hanno detto, non cogliendo l’essenziale di Antichrist, vergognosa opera-nulla d’immagini vuote o capolavoro gotico di angoscia e dolore: ovvero che davanti alla fotografia, ai minuti iniziali che manco un videoclip, a tutto il resto e tra i capitoli che lo divide ci sta proprio il film. Che è davanti ai nostri occhi. “Tutto qua”. Con i suoi errori (possibile che von Trier non abbia capito che la volpe parlante è una cosa imbarazzante?) e il suo dolore.

Un dolore che è infinito, folle, terribile. Malsano e truce, e per questo ancora più inspiegabile che mai. Non ci si può spiegare quanto dolore i due protagonisti riescano ad infliggersi durante il film, anche se una chiave di lettura può esserci addirittura nel testo di Lascia ch’io pianga di Handel. Così lo spettatore reagisce come meglio crede, unendo il tutto al background culturale che uno ha rispetto al regista e alla sua opinione.

Perché qui si è abbastanza convinti (non del tutto, si sa mai…) che chi ha amato L’elemento del crimine, Le onde del destino e Il grande capo non potrà non amare Antichrist. Perché è il von Trier più naturale e nudo e sporco e dichiarato che possa esserci. Le accuse di misoginia gli appassionati le rispediranno come tutte le altre volte al mittente, anche perché sul finale ci si potrebbe discutere per ore. Un film tostissimo, spudorato e agghiacciante, un’esperienza sempre e comunque oltre il limite.

Voto Gabriele: 8
Voto Federico: 1

 

36 COMMENTIAGGIUNGI IL TUO

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    Andreaa
    Respect.
    #1 - Scritto il

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    Labile
    Ma prima di scrivere scatenatamente potenti recensioni che venisse tacciate, imparare l'italiano no?
    #2 - Scritto il

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    iriffy
    recensione giustissima!!!!grande gabriele!!!!
    #3 - Scritto il

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    Simona M
    @Labile: sono convinta che Gabriele l'italiano lo sapppia meglio di tanta altra gente. Prima di parlare, avresti potuto almeno controllare in rete. scatenatamente, Avverbio [1] - in modo eccessivo, senza moderazione. (a crepapelle [1], clamorosamente [2], eccessivamente [1], scatenatamente [1], sfrenatamente [1], smodatamente [1], smoderatamente [1], sregolatamente [1])
    #4 - Scritto il

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    SuperGabri
    @Labile: prima di scrivere cavolate vai a leggerti un dizionario… Ottima recensione!
    #5 - Scritto il

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    Il Grande Capo
    Confermo. Voto: 8.5
    #6 - Scritto il

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    popculture
    quando si dice scene di sesso esplicite significa che sono vere?
    #7 - Scritto il

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    keysersoze
    visto ieri sera… premesso che nn ho visto altri suoi film…a me è piaciuto…i dettagli, la recitazione…tutto interessante…forse ci vuole qualcosa del genere ogni tanto in sala… certo, un film più porno che horror…alcune inquadrature assolutamente gratuite ed evitabili perchè se vuoi vedere un film porno ti guardi un film porno… la volpe parlante no comment… però interessante…sono curioso di vedere i suoi lavori precedenti che mi sono perso
    #8 - Scritto il

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    saybrookpoint
    Un viaggio lirico e allucinante alla radice stessa del dolore e del peccato originario, un'esperienza sconvolgente, da rivedere più volte per un'analisi più approfondita. Un film che esplora l'animo umano, conturbante, una messa in scena in tre atti, più prologo e epilogo, con 2 (solo due!!!!!) attori per tutta quanta la durata del film. Una regia esemplare nella filosofia Dogma, ma molto meno nervosa di alcuni lavori precedenti, un'analisi lucida delle contraddizioni umane che mette a fuoco azioni e reazioni detatti dall'inconscio e da una ricerca di razionalità che si perde nei meandri delle forze arcane della mente. Von Trier è capace di disturbare anche come spettatore dell'intimità, effettuando scavalcamenti di campo che disturbano e creano una distorsione della realtà cha fa riflettere. La prima scena è di una poesia e di un'intensità che lascia interdetti, il tutto è una parabola allegorica che scava nei recessi più nascosti dell'animo umano, portando alla luce pulsioni innate che squarciano il velo della normalità. Un viaggio anticatartico che, per fortuna, troverà una miriade di detrattori… perchè se piacesse a tutti sarebbe come andare a vedere "Fast and Furious" o "Stursky & Hutch". Bellissima la tua recensione Gabriele. E un evviva a chi, appena uscito dal cinema ieri sera, alle 3,00 di notte, m'ha detto, in romano: "Aho, ma com'è quer firme? E' un mezzo porno orrore, ve? Na cazzata me sa!" La bellezza dei punti di vista. E la potenza di un genio come Lars Von Trier!!!
    #9 - Scritto il

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    Dr.Apocalypse
    Voto: 1 Rivoglio i miei 7euro e 50.
    #10 - Scritto il

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    vero
    Voto 8. Studiatissimo per quanto riguarda le inquadrature, le immagini, la struttura del film, diviso in capitoli, e i suoni…molto inquietante, anche quando non accade nulla. Molto belle le sequenze oniriche e le seguenze che aprono e chiudono il film, con una canzone che sicuramente un segno lo lascia… Sicuramente si è spinto oltre senza paura, ma non ho considerato nessuna scena ridicola o banale…l'unica cosa che poteva evitare era la volpe parlante…ma per il resto ci sta tutto. E' un film che mi ha assorbito, che mi ha mantenuto per 2 ore con i nervi tesi…. Bravissimi i 2 attori…unici 2 attori… Esteticamente bellissima la scena di sesso nel bosco, con l'albero, i rami e le braccia che emergono… Andrò a recuperare altri suoi film…
    #11 - Scritto il

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    MG2009
    Ma dottore, forse sarebbe stato meglio non andare a vederlo e basta, che ne pensi? o almeno dicci qualcosa in più, troppo comodo rifugiarsi dietro all' "1", dare i numeri lo sanno fare tutti.
    #12 - Scritto il

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    xibalba
    perfettamente d'accordo con la recensione ed anche con i suoi distinguo riguardo a pubblico, critica, fan e detrattori. Da spettatore che ha amato Le onde del destino, Dogville e The kingdom questo (ma più indifferente verso Gli idioti e il grande capo) confermo che questo Antichrist è l'atto cinematografico più lucido e dirompente realizzato dal regista. Parleranno solo delle scene forti e della misoginia di Von Trier ma dimenticheranno il senso (perchè un senso c'è per chi osserva il film fino alla fine) di un film diviso tra dolore e autodistruzione dove l'anticristo non è solo nella concezione portata avanti dalla trama del film, ma anche nella possibile lettura "anti"tetica della storia ( è il resoconto di un progressivo scivolare verso la follia o la triste analisi di un rapporto di coppia che si sta sgretolando? la donna è strega o vittima muta e senza volto?). In questo continuo e possibile rovesciamento dei punti di vista risiede il fascino di un film "mutante" dove anche l' immagine diventa quasi liquida (la natura che si deforma sotto i nostri occhi ) e le certezze dello spettatore vengono messe in dubbio. Molto più vicino alle onde del destino di quanto si pensi (e non a The Kingdom) è un film che non mi ha suscitato rebrezzo ma piuttosto pietà per il modo disillluso con cui rappresenta l'amore, la coppia e il sesso (e qui traspare realmente l'autobiografismo del regista). Per me sono inspiegabili i fischi e le risate a Cannes (se limitate solo alle scene forti allora sono le risate d'ordinaria amministrazione del pubblico degli horror di fronte agli eccessi splatter) e deprecabile l'incapacità dei critici di leggere meglio fra le righe (neanche tanto nascoste) di un racconto perfino più agevole di molti altri precedenti del regista. Il pubblico che non conosce ne uscirà spiazzato o disgustato, i più critici si accoderanno a Cannes. Per il sottoscritto un film che che non riesce a dimenticare… Per la cronaca, ci ho portato un amico che non sapeva neanche chi fosse Von Trier (e che credevo mi avrebbe linciato) e ne uscito sconvolto ma affascinato e ancora oggi mi dice di pensare al film; forse non tutto il pubblico è così prevedibile…
    #13 - Scritto il

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    xibalba
    scusate gli scivoloni grammaticali..ho inviato senza rileggere
    #14 - Scritto il

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    emanuele777
    Mi sembra una recensione perfettamente inutile. Le recensioni dovrebbero esser fatte per chi ancora non ha visto il film, le discussioni da cineforum sono un'altra cosa
    #15 - Scritto il

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    scrooge81
    xibalba ignorante a nessuno frega della tua opinione…
    #16 - Scritto il

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    Pipischella
    Ho sentito dire che in Italia la scena finale è stata tagliata, cioè non si vede in primissimo piano cosa si autoinfligge la Gainsbourg. Qualcuno che lo ha già visto sta dirmi se è vero? Altrimenti aspetto di vederlo…
    #17 - Scritto il

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    Ares_73
    allora, io capisco i gusti personali che chiaramente non si discutono, ma quando si va a recensire un film (idem x dischi o libri o games…) si dovrebbe avere un senso di obiettivita' che non deve andare a pescare dai gusti personali, come si puo' trovare 2 recensioni una esattamente l'opposto dell'altra?…non e' possibile, qualcosa non va…e' una critica costruttiva eh, ma non condivido questa cosa, capisco che uno dia un 6 e l'altro un 5…ma cosi?
    #18 - Scritto il

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    Olivia Zilioli
    Perché Cannes non ha capito AntiChrist Ho sempre stimato la giuria e il pubblico di Cannes perché le atmosfere dei film vincitori per ciascun distinto festival del cinema seguono una specifica opera di selezione. Così abbiamo un Cannes Truffauniano che elogia i tributi ai silenzi, alle pause verbali lasciando spazio alla pura regia, alla recitazione, all’assenza di colori, un Berlino tributo al cinema ribelle, politico, eccentrico e oltraggioso (cfr. Butterfly kiss, Niente Baci sulla bocca), un Sundance ispirato ed ispirante all’ironia e dall’inclinazione romantica naif (si vedano i recenti Me and You; Little Miss Sunshine). Ho affrontato AntiChrist con tutto l’amore che ho per Lars Von Trier ma anche con il timore di una delusione avendo letto le critiche, gli articoli di certa stampa enfatizzanti le risate del pubblico in sala, le interviste degli intervenuti e della giuria rispetto alla volgarità di una sessualità espressa sfiorante la pornografia. Ho visto il film da sola per non turbare qualche animo sensibile non avezzo ai Kim-Ki-Duk pur rischiando qualche depravato (che confermo esserci stato in sala e poi cacciato a metà film dal vicino) attirato dalla descrizione dettagliata della Stampa degli eventi sessuali previsti dalla “pellicola”. Non mi ha deluso. Ho amato le Onde del Destino, ho amato Dancing in the Dark, ho amato Dogville e confermo se non l’amore, di aver ben compreso AntiChrist. Non ho riso. Non ho pianto. Ho pensato. Per dovere di cronaca, prima di anticiparvi la storia, Vi segnalo che cercando la biografia recente di Lars Von Trier (LVT) ho scoperto del suo ricovero per una grave depressione. Alla luce di questo, non stupitevi degli spettri, delle paure, dell’angoscia, dell’irrimediabile disillusione di LVT (già ben evidenziata nei film precedenti) rispetto alla natura (malvagia) dell’uomo, simbolo cardine dei suoi film. Nelle Onde del Destino il ritardo mentale della protagonista è un valore aggiunto che la distingue dalla “natura umana”. La trama di AntiChrist è tanto drammatica quanto mai semplice. Due attenti genitori (lui psicoterapeuta, lei scrittrice) si dilettano in un amplesso mentre il figlio di due anni privo di controllo si getta dalla finestra. Il film diviso in capitoli segue l’iter psicologico dell’elaborazione del lutto (e della colpa). Segnalo che nel 1911, Karl Abraham definì il lutto una “emorragia interna” e spinse Freud a lavorare sul problema. Non a caso Freud (ma quelli presenti a Cannes non hanno mai utilizzato la sessualità e la carnalità come unica fonte di deviazione dal dolore cosciente …) delinea che le tappe del lutto e le sue espressioni sono identificate e legate alla presa di coscienza della perdita che avviene dopo il rifiuto, la ricerca dell’oggetto perso, l’agitazione, l’apatia ed anche la dissociazione. Il primo capitolo (Lars Von Trier dirige “libri cinematografici” è noto) che funge da prologo è magistralmente operato dal solito e a me ben noto Von Trier (forse il pubblico di Cannes non era indottrinato sul tema). Pellicola bianco e nero, due corpi alla ricerca del canonico piacere (nemmeno estremo direi) dettagliatamente spiati nell’essenza stessa della carnalità; il tutto a rallentatore con lente e lunghe riprese sui volti, sui sessi, sui respiri dell’amplesso; intervalli di una realtà corrispondente nella camera adiacente: un figlio che scopre lo stupore per la neve e cerca di raggiungerla, morendone. In sottofondo da Rinaldo (Giacomo Rossi / Georg Friedrich Handdel) “Lascia ch’io pianga mia cruda sorte e che sospiri la libertà. Il duolo infranga queste ritorte dè mei martiri sol per pietà”. I capitoli seguenti (non voglio essere dettagliata) sono essenzialmente i vari stadi del lutto - ovviamente rielaborati ai fini di una storia attuale che ha un suo incedere violento (il dolore e la colpa dei protagonisti è sviscerato a tal punto che il dolore per essere trasmesso allo spettatore in tutta la sua potenza è stato volutamente rappresentato dall’espressione di una carnalità e fisicità estrema: masturbazione ed emorragia, auto infibulazione, lesionismo). Il film si sviluppa poi essenzialmente in un bosco (Eden) dove i due protagonisti cercano di risolvere il loro dolore ma finiscono simbolicamente per addentrarsi nei vertiginosi scompensi della mente e natura umana (mi ha ricordato la simbologia di Apocalypse Now). Molti hanno scritto che LVT con questo film sostiene la tesi che il mondo sia stato creato dal diavolo e non da Dio. Credo invece - e molti dei suoi film precedenti come pure molte delle citazioni di quest’ultimo lo confermano (la Natura è la chiesa di Satana) – che esprima unicamente la sua percezione della natura umana. Questo film è un film intimista. Per capirlo bisogna aver coscienza del dolore, non aver pudore della propria carnalità, riconoscere che in ciascun di noi c’è una natura seppur parziale (essendo sostenuti dalla ragione) di malvagità e amare il cinema. E’ un film da vedere, pagandone il prezzo delle conseguenze oltre che il biglietto.
    #19 - Scritto il

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    keysersoze
    x pipischella….direi di no, non è stata tagliata… perchè più di così non so cosa poteva far vedere
    #20 - Scritto il

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    xibalba
    ancora esiste scrooge81?…credevo si fosse estinto come il dodo…
    #21 - Scritto il

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    xibalba
    non è stata tagliata..d'accordo con keysersoze, più di così non si poteva mostrare (ed è già abbastanza)…
    #22 - Scritto il

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    EthanEdwards
    E' davvero un buon film, che ti resta in testa dopo averlo visto. A me ha ricordato "Un lac", un "invisibile" visto a Venezia 2008. Chissà se passerà mai da queste parti…
    #23 - Scritto il

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    Giulio Roma
    Premetto che sono un fan del cinema di Lars Von Trier, ho amato alla follia film come Dancer in the dark, Dogville, Le onde del destino e anche Manderlay, ma questo l'ho detestato! E' un film costruito sul niente, la sceneggiatura non esiste, non c'e' vera progressione drammatica, ma solo un escalation di violenze (auto)inflitte. Tutti i film di Von trier sono caratterizzati per una scrittura molto meticolosa, ma questo no! E' lampante la pochezza di idee di questo film. L'unica cosa davvero notevole e' la fotografia, la nuova camera digitale red e' straordinaria (cosi come il direttore della fotografia del film). Troppe scelte al limite del ridicolo, il rallenti iniziale e finale, la volpe parlante, la dedica finale a Tarkovsky!!!lei che dopo tutto, dice con tono ridicolo non trovo la chiave inglese! e poi tutta la storia dei tre animali (come vengono definiti nel film???)totalmente senza senso, d'altronde e' lo stesso Von Trier ad aver detto che ha inserito molte cose che ha sognato, e che non tutto quello che e' presente nel film ha un senso. Sono davvero deluso e me ne dispiace, mi aspettavo molto da questo film, pensavo a un dramma da camera nordico con tinte horror, invece mi sono trovato davanti a un film vuoto, vagamente spocchioso, girato e fotografato bene, ma con una sceneggiatura ridicola e vuota.
    #24 - Scritto il

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    RobertoBernabo
    Noto che si accenna poco al tema esoterico, che invece direi centrale nel film. Lars ha sofferto di forti depressioni prima delle riprese, ed ha interrotto la trilogia (Dogville, Manderlay e l'attesissimo Washington) nella quale ha sempre evocato significanti esoterici. Qui è come se la sua sofferenza psichica lo avesse guidato, direi in maniera definitiva attraverso raffigurazioni e rappresentazioni simbiliche e potenti, verso i temi della nascita (o, come sarebbe più giusto argomentare), la "genesi del mondo" e verso l'apocalisse, la morte, la fine. I significanti, tutti, ripeto, apertamente simbolici (il femmineo, il sesso da martoriare) evocano tutti l'impurità dell'atto della creazione, e non è certo la trama la traccia da seguire per cercare d'interpetare un'opera geniale borderline tra il cinema e la pittura tanto sono ricchi i quadri e tanto spesso trattati con accorgimenti come il rallenty che spostano la visione verso l'esperienza pittorica. Ritengo nel legame: "sesso - creazione/nascita - impurità - morte", sia racchiusa tutta l'ossessione di un regista, che non cela le sue paure quasi invincibili, e che cita, sempre con notevole documentazione, riferimenti esoterici in maniera impeccabile. Il problema è che i riferimenti, che lui è abilissimo a dissimulare anche attraverso le sue provocatorie dichiarazioni, non sono conosciuti ai più, e ciò genera critiche patetiche ed approssimative, non certo questa sia chiaro, che è davvero un dolore a volte leggere, che dimostrano due cose. Che nessuno si prende la briga di andare a verificare la correttezza delle citazioni, e che Lars, con i suoi film, viva la faccia, sicuramente si rivolge ad un pubblico colto e non strizza certo l'occhio al box office. La dedica ad Andrei Tarkovsky è il suggello alle intenzioni evocative e simboliche dell'opera, che, personalmente, archivierò come capolavoro assoluto. Con stima, Rob.
    #25 - Scritto il

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    Nio1976
    L'ho appena visto ed ero curioso di leggere le critiche di chi mastica del vero cinema…l'analisi del critico dal punto di vsta cinematografico può essere più o meno condivisibile,gli spunti di riflessione sono estremamente interessanti,malgrado tutto temo che l'ignoranza regni sovrana soprattutto quando il tema trattato è profondamente ancestrale e legato alla natura "umana" alle sue contraddzioni che ad un pubblico poco attento possono risultare tali ma che in profondità diventano limpide e illuminanti. Mi spiace che nessuno abbia citato la differenza terrena e pagana della natura legata all'essere femminile e la profonda coscienza raziocinante dell'uomo che per quanto possa essere metefisica mantiene un aspetto di controllo e di dominio. Il mio modesto parere finale è che prima di sentenziare e sopratutto demonizzare un opera quale essa sia si dovrebbe avere un grado di cultura adatta a tale scopo,ovvero in questo caso potrebbe essere giustificata una lettura apporfondita di autori classici come il Petrarca,Giordano Bruno,Hartur Shopenhauer,Ghote e Kant,sforutnatamnte siamo in italietta ed i vaticanisti la fanno da padrona percui sarà più facile che la maggior parter sappia recitare l'antico testamento rispetto alle opere dei sovracitati. Saluti
    #26 - Scritto il

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    Pescenaufrago
    Alle ottime considerazioni dei precedenti, aggiungo che a mio avviso chi al cinema ride davanti a un film come questo, lo fa solo per esorcizzare la visione di un ca..o (metto le x perché se no vengo spammato, ma anche questo è ridicolo). Così sono ridotti oggi i nostri "intellettuali", senza strumenti, indifesi. Infine, la mia opinione è che la volpe parlante sia semplicemente perfetta.
    #27 - Scritto il

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    sunshine.marx
    buongiorno a tutti. dico subito di essere sempre stato un grande ammiratore di LVT e di aver apprezzato molto quest'opera. questo, come molti altri suoi film, sono veramente cose che mi cambiano la vita e lasceranno un segno indelebile nella mia mente. mi piacerebbe avere da voi un parere serio: la scena della volpe parlante, così fuori dai toni, come d'altronde le scampanate finali in "le onde del destino" e simili, quale significato rivestono secondo voi? ovvero quale scopo hanno nelle intenzioni del regista? non posso credere che siano "errori", dato che non cambierei nemmeno un fotogramma di questa come di altre opere. probabilmente è una cazzata, ma mi viene il dubbio che LVT le inserisca proprio per spezzare drasticamente la sua perfezione e stimolare lo spirito critico anche dei più affezionati…spero mi smentirete per darmi spunti più interessanti. inoltre, conoscete forum sulle opere di LVT?
    #28 - Scritto il

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    saybrookpoint
    Per chi "teme che l'ignoranza regni sovrana" e "consiglia" letture colte, bisognerebbe che imparasse prima a scrivere i nomi degli autori consigliati (vedi Gothe e Shopenhauer). Cordialmente.
    #29 - Scritto il

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    ergazomai
    è un film molto debole con una sceneggiatura superficiale. Purtroppo a volte anche i buoni registi scivolano. Qui si scivola nella noia. Ma chi si sciocca per il pene di Dafoe inquadrato a fotogrammi ? Dove sta la provocazione ? Dove sono l'angoscia e l'inquietudine ? Il film è prevedibile, sa di "già visto", la tensione è intermittente. Non vedo lampi di genio. è un filmetto un po' pretenzioso che vorrebbe parlare del Male, ma non ci riesce con la dovuta profondità. Sbadigli, sbadigli e sbadigli. Meno male che c'è la volpe di pezza parlante che almeno fa ridere… Film che farà felici gli ingenui e i peones dell'ultima ora.
    #30 - Scritto il

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    Ellenor
    Giudizio critico: MAH! (come ogni film di LVT) A me è parso un Blair Witch Project per intellettuali.. Scena iniziale molto intensa,ipnotica, il film poteva finire lì. Ciao a tutti!
    #31 - Scritto il

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    Pantaloncino
    Ho apprezzato il film non conoscendo le altre opere del regista ed in questo forum mi sento vicino alle considerazioni di Olivia Zilioli che credo abbia fatto un'analisi perfetta e molto lucida. L'unica cosa su cui pongo l'attenzione è il pessimo doppiaggio in italiano. Credo che per apprezzare veramente le pellicole la lingua originale con il sottotitolo siano fondamentali.
    #32 - Scritto il

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    boludo
    De gustibus, ma per me Antichrist è da vedere, e da capire, ma certo! questo è ciò che si chiede ad un'opera cinematografica ma lo stesso dicasi per qualsiasi forma d'arte, ad esempio ogni quadro porta con sè una storia o una leggenda privata. Ho letto bellissime recensioni in questo blog (es. Olivia ) e leggere questi commenti mi aiuteranno ad approfondire l'argomento, da cosa nasce cosa… Dobbiamo, io per primo, essere meno superficiali, riflettere su quel che ci viene offerto in forma di immagini, parole, simboli, essere dubbiosi (che è il maggior segno d'intelligenza) e in fine curiosi di ricercare, scoprire il perchè delle cose. Ricordate che nella storia del cinema i registi che venivano o che vengono bollati come incompresi o mi si perdoni il termine un pò forte "pazzi", sono quelli che più lasciano "il" segno, un'impronta del loro passaggio. Parafrasando Pirandello "…perchè trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica…(Enrico IV)". Ecco di cosa abbiamo bisogno a volte per svegliarci dal nostro torpore, prima di Von Trier fece scuola Tarkovskj con i suoi sogni, ricordi, dolori (Lo specchio docet); o con il visionario e violento Herzog; il nostro P.P.Pasolini che in anni difficili urtava contro il sistema borchese e consumista (quanta ragione aveva!); Derek Jarman sempre avanti rispetto ai molti ma ugualmente bistrattato… buone future visioni
    #33 - Scritto il

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    mauro-lanari
    Von Trier è la prova provata del fallimento d’una psicoterapia, tipo “La casa dei giochi” di Mamet però all’ennesima potenza. Negli extra ammette con candore diabolico che nei suoi film propone la tesi a lui avversa, ed estremizzata parossisticamente per ridicolizzare i propri avversari ideologici. In questi film manca qualsiasi tipo d’indicatore semiotico che avvisi gli spettatori di tale sua intenzione, poiché lui gira solo per se stesso, narcisisticamente e sadicamente, quindi godendo nel vedere quanti sono coloro che abboccano all’amo. “Le onde del destino” e l’amore sacrificale con tanto di scampanellio che rinvia a una ricompensa nell’aldilà, una premialità ultraterrena? “Figuriamoci, sono ateo.” E “Antichrist”? “Figuriamoci, forse ero ateo.” Misoginia, misantropia, pessimismo cosmico? “Una tesi vale l’altra, ne scelgo una a caso”, arbitrariamente e faziosamente. Depressione, ansia e attacchi di panico? “Ho 4 figli, dunque non sono poi così sensibile” (“Lars has been married twice. He and first wife Cæcilia Holbek Trier divorced in 1996. They have two children together. Lars then married Bente Frøge in 1997. The couple currently has two children”). La terapia gli è servita per scrollarsi di dosso il senso di colpa nel prendere per i fondelli il pubblico. Tutto sommato, con la macina al collo in “Dogville” la sua crudele perversione non aveva ancora toccato i vertici di Oshima e del Miike di “Audition”. Ringrazia davvero i suoi addetti agli effetti speciali per avergli consentito d’inscenare dei sogni traumatici “a cui l’odierna psicologia [per fortuna] non dà più alcun valore”. Da Wp: Il "von" aggiunto Lars Trier dà all'aggiunta del von al suo nome un valore molto profondo e radicato in sé. Suo nonno, Sven Trier, amava raccontare che durante il suo soggiorno in Germania, il suo nome abbreviato Sv. venne confuso con von, per cui tutti lo chiamavano Sven von Trier. Molti degli artisti che Lars ama hanno aggiunto un titolo nobiliare al proprio nome: Edward Kennedy Ellington si faceva chiamare Duke Ellington, così come William Allen Basie diventò Count Basie, per non parlare dei registi Josef von Sternberg o Erich von Stroheim che aggiunsero entrambi il von arbitrariamente. Unendo questi elementi al fatto che nel 1975 Lars soffre, come dice lui stesso, di una forte autovenerazione, adotta questo titolo nobiliare. La sua prima apparizione pubblica è nel 1976, quando su un quotidiano locale pubblica un articolo su Strindberg intitolato Al limite della follia, firmato da Lars von Trier.
    #34 - Scritto il

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    Ha|jimE
    è un film che va capito: è un viaggio nella psiche umana del più violento e allucinante che si possa immaginare… le torture che si auto-infliggono i protagonisti sono solo delle spiegazioni al dolore che provano… quindi giudicarlo violento e senza senso è stupido… le critiche ricevute a Cannes non mi hanno poi tanto meravigliato: si è tanto bombardati del cinema americano dove l'eroe e il "cattivo" devono essere facilmente riconoscibili e non ci deve mai essere una scissione fra di loro…
    #35 - Scritto il

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    DiALEttica
    Io ho dormito saporitamente dal primo all'ultimo momento di Le Onde del Destino, per cui mi sono tenuta lontana da Mr Trier fino a questo film (n.d.a. sono in maratona horror) detto questo: Fotografia e regia del film impeccabile, da fotografa, ho amato come gestisce la luce creando l'atmosfera onirica dal 1° all'ultimo fotogramma aiutato dall'estraniante colonna sonora. Le scene di nudo non le ho trovate né irriverenti ne fastidiose, scene di porno, quelle non ne ho viste (non so voi ma io sono abituata a ben di peggio) Misoginia no ma mestruofobia moltissima: Olivia, io ho letto con molto molto interesse la tua recensione e mi piace molto la tua approfondita analisi, ma senza arrivare a Freud (ripudiato oramai dai suoi stessi colleghi) lui prende una legnata sullo scroto dall'impazzita e lei si taglia il clitoride di sua iniziativa…SI TAGLIA IL CLITORIDE, gente!, schizzando sangue ovunque per punire la sua Natura femminile e lei dice di essere governata dalla Natura(tempio di Satana) e non gli uomini in generale: sono le donne le schiave dei cicli naturali, le streghe, le amanti di Satana Senza usare chiavi di lettura adeguate ecco come appare il film a una come me: 3/4 sindrome premestruale estremizzata VS infinita pazienza e razionalità maschile 1/4 tutte le donne sono legate al male perché governate dalla Natura e la Natura è di Satana (se di Dio è la ragione non lo dice) Comunque alla fine la strega muore ma il mondo è malvagio lo stesso perché il sangue è stato versato comunque(come nell'Inquisizione fu versato il sangue delle streghe) e il cervo, la volpe e il corvo sono di bocca buona e alla fine Satana scorrazza angelico come un novello Pan per il bosco disseminato di donne morte Detto questo ho adorato questo film, mi ha tenuto incollata alla sedia e benché non mi abbia terrorizzato lì per lì la sera ho sognato le distorte atmosfere orribili di Eden e mi sono svegliata di soprassalto, dunque è un buon horror.
    #36 - Scritto il