
E anche Barbarossa viene messo sotto la lente dei critici della carta stampata e del web. Leggete con noi quello che dicono sul film di Renzo Martinelli, qui invece quello che pensiamo noi:
Luciana Vecchioli - L’altro: A parte alcune falsità storiche già rivelate dagli esperti (vedere articolo di Franco Cardini sul quotidiano Il Tempo), il film è un noioso polpettone in costume infarcito da una lunga serie di slogan tanto cari alla Lega di oggi. Concetti e parole d’ordine da sempre sbandierati dal Carroccio, che suonano fuori luogo. Al di là delle legittime convinzioni politiche di ognuno, stupisce che un regista del calibro e della capacità di Martinelli, autore di pellicole come Vajont, abbia potuto realizzare un prodotto cinematografico così scadente, non al livello dei precedenti. Sceneggiatura sfilacciata, dialoghi eccessivamente enfatizzati, sequenze dei combattimenti poco credibili. Sembra una pellicola propagandistica, neanche riuscita tanto bene.
Alberto Castellano - Il Mattino: Alzi la mano chi sentendo parlare di Federico Barbarossa, di Alberto da Giussano, del giuramento di Pontida non è subito andato con la memoria a quei noiosi, nozionistici ripassi scolastici e non ha pensato che è materia ideale per un film fiume televisivo. È proprio da qui che è partito Renzo Martinelli, abile artigiano a suo agio con le megaproduzioni storiche, per questo «Barbarossa» costato 30 milioni con il coinvolgimento produttivo e distributivo della Rai e sponsorizzato dalla Lega che lo ha adottato quasi come un manifesto culturale, politico e ideologico delle origini della Padania e della propria vocazione autonomistica. (…) E porta i segni della destinazione per il piccolo schermo (una versione più lunga) nei dialoghi, negli interni, in certi passaggi narrativi. Profezie, stragi, battaglie spettacolari, la distruzione di Milano del 1162 e una brava Kasia Smutniak che s’impone tra gli irrilevanti Rutger Hauer e Raz Degan.

Alessio Guzzano - City: E’ Storia vecchia, ma vi sembrerà di conoscerla. Il 29 maggio del 1176, presso Legnano, l’esercito dell’imperatore Federico I, fattosi incoronare in una Roma pestilenziale, fu sconfitto della Lega Lombarda che aveva giurato a Pontida di ribellarsi a torti e dazi centralisti: il Carroccio vendicò Milano, rasa al suolo dallo stesso Barbarossa. Che qui ha il nobile volto di Rutger Hauer, mentre il mitico (ovvero: leggendario) Alberto da Giussano è Raz Degan che sembra Gesù vestito da Robin Hood. Poiché là dove c’era l’erba padana oggi ci sono solo città, Renzo Martinelli ha girato il presunto kolossal in Romania, con comparse rom moltiplicate (male) in digitale tra mura da lunapark col fumo disegnato. Il problema ideologico non esiste, tranne che per una francesina figlia d’arte, pentita di aver interpretato un’opera ‘leghista’. Il problema è narrativo. Il problema è Martinelli, regista sprezzante nei modi e con la macchina da presa. In attesa di allungarsi in tv, il film è massacrato dai tagli, superficiale, scritto e musicato senza senso del ridicolo. Umberto Bossi, che uscì coi lucciconi da “Braveheart” (chi scrive ne raccolse l’entusiasmo per “L’indipendente”), oggi ottiene un’agognata soddisfazione storico/politica. Ma nessun cinebrivido.
Maurizio Cabona - Il Giornale: Fare un film intitolato Barbarossa per decantare Alberto da Giussano (Raz Degan) è un bel paradosso. La megalomania siculo-comunista di Baarìa di Giuseppe Tornatore è sfidata dalla megalomania lombardo-leghista di Barbarossa di Renzo Martinelli. Se proprio non potete aspettare che quest’ultima fiacca fiction passi in televisione, sappiate che solo Federico (Rutger Hauer) e Barozzi (Farid Murray Abrams), milanese fedele suddito dell’Impero, sono interpretati a dovere. Il resto sono effetti speciali e immagini al rallentatore.

Maurizio Porro - Il Corriere della Sera: Mai sentiti tanti nitriti tutti in una volta, ma i cavalli sono i veri protagonisti del filmone commissionato a Renzo Martinelli dalla Lega, che lo considera il suo Eisenstein. (…) Martinelli riprende da western en plen air, quella della Romania: premonizioni della veggente all’imperatore sul pericolo della falce (senza martello), reliquie dei Re Magi, l’ amor puro di Alberto per Eleonora sopravvissuta al fulmine e perciò strega (ma alla fine bruciano un’ altra al posto suo, così c’ è l’ happy end), la distruzione di Mailand come da cartina, il taglio delle orecchie veronesi, i non casuali incontri col potere spirituale, il tentativo di unire le forze lombarde per la libertà (vedi la voce «popolo della») mentre il corrotto Barozzi (attore multiuso Murray Abraham) squarcia il velo alle monache di clausura come oggi una legge impone per il burqa. Al costoso film, che ha facilonerie, tempi, salti logici e narrativi, insomma ha l’ impaginazione classica da tv, manca ciò che interessava forse di più a Bossi, unica comparsa italiana fra migliaia di rom (che scherzo!): sono assenti ingiustificati epopea, tensione e pathos, oltre a disamina politica. E’ tutto annunciato e commesso, con qualche primo piano horror, ma il racconto non dà emozioni anche per la scarsissima presenza degli attori. Se Rutger Hauer vaga con l’ occhio azzurro nel tempo e nello spazio ma, con buona volontà, si può credere che pensi al Barbarossa, Raz Degan è maschera priva di qualunque espressione e si capisce ora quale miracolo abbia fatto Olmi in Centochiodi. Relativa miglior figura per Katia Smutniak e la «pentita» m.me Cassel, Beatrice di Borgogna, tutto sommerso in un’orgia di facile retorica che naturalmente vorrebbe essere attual-leghista.
Roberta Ronconi - Liberazione: Il Barbarossa di Renzo Martinelli pone ai critici cinematografici un serio problema. Una quesito dirimente. Ovvero: trattasi di un film o di una parodia? Non è una polemica sinistrorsa, il quesito è reale. (…) I soldi, (circa 30 milioni di euro, in gran parte sborsati dalla Rai) il regista italiano li ha avuti, e si vedono tutti in quella specie di scenografia in carton gesso della porta principale di Milano con tanto di tre torri, nella ventina di cappelletti di ferro con velina in maglia d’acciaio dei soldati, nei venti cavalli neri che corrono a perdifiato a destra e manca, nei vestiti simil-Armani delle pulzelle bionde (ogni omaccio protagonista c’ha la sua) e nei cachet del cast internazionale, che a dire il vero non fa troppi sforzi per guadagnarseli. Rutger Hauer (l’imperatore Federico), quando deve fare la faccia del cattivo sembra preda della dolce euchessina, Raz Degan (Alberto da Giussano) ha studiato la parte sulle figurine di Mel Gibson, il povero Murray Abraham (già sfigato con quel nome: Siniscalco Barozzi) ha preso la stessa purga di Hauer, ma in dose doppia. Le donne fanno solo le faccette (non viene loro richiesto altro) e quindi non valgono. Il resto, sono 12 mila comparse, tutte rumene. A parte Bossi che si è offerto gratis per una particina, ma che non siamo riuscite ad individuare. Quello che gli attori non poterono, lo fanno qualche dolly con zoomata (stile Signore degli anelli ) e le musiche rincoglionenti di Pivio & Aldo De Scalzi. La sceneggiatura è scritta da una Ong che combatte l’analfabetismo nelle langhe («adesso occupo Milano, perché sono cattivo»). Come si fa a fare la recensione di un film così? Noi ci rinunciamo. Sinceramente, non siamo all’altezza.
Cristina Piccino - Il Manifesto: Diciamolo subito: il film di Renzo Martinelli che dall’imperatore (Rutger Hauer) prende nome (chissà perché) è un brutto film, che di cinema ha poco, e nemmeno di televisione decente, i minuti che scorrono faticosamente fanno più che rimpiangere l’era degli sceneggiatoni vintage. A dire il vero ci si chiede pure che fine abbiano fatto i 30 milioni di euro del budget, tra quella profusione di ralenti, le battaglie con le stesse inquadrature, una ricostruzione di Milano quasi inesistente. Non che la fedeltà ossessiva (alla Baaria) serva a qualcosa, però qui non ci sono neppure le suggestioni, e la qualità del digitale non raggiunge la play station più arcaica. Martinelli però ha la furbizia giusta a celebrare la mitologia che la Lega ambiva, come già dimostrato altre volte (Porzus, La bambina dalle mani sporche) fino alle ultime, volgari sparate contro Polanski, con quel suo modo di maneggiare la Storia nella direzione che il potere desidera. La trama critica o le analisi sono superflui. Difatti pure qui, della vicenda complessa dei comuni italiani, che furono (te lo spiegano persino alle elementari, forse non più dopo le riforme Gelmini) realtà importanti, favorirono i ceti urbani contro i vincoli feudali e dell’impero, non c’è traccia. E non si fa menzione dei rapporti tra Roma, ovvero il papato e l’impero stesso, tema liquidato «contro» Barbarossa con la peste che scoppia appena è incoronato, arma «divina» della città eterna. Lo stesso Giussano di «storico» ha poco, essendo all’origine una figura commissionata - la inventò pare un frate domenicano - per celebrare Milano. (…) Oltre non c’è nulla. E non sorprende. C’è però da arrabbiarsi visto che i finanziamenti a questa celebrazione di partito (che nefaste memorie) arrivano cospicui anche dai soldi pubblici (Rai) mentre si taglia alla cultura.

Alberto Crespi - L’Unità: Facciamo uno sforzo. Proviamo a dimenticare che Barbarossa è al centro di un’operazione politica orchestrata da Bossi e dalla Lega. Proviamo a dimenticare che c’è stata la ridicola première al Castello Sforzesco, con il Carroccio in grande spolvero, Berlusconi benedicente e alcuni membri del governo (gli ex di An) visibilmente imbarazzati. Proviamo a dimenticare che l’ex ministro Castelli ha chiesto spiegazioni sul fatto che all’Oscar è candidato Baarìa, anziché questo gioiellino medioevale. Masì, dimentichiamoci di tutto. Facciamo finta che Barbarossa sia solo un film. Beh, è veramente un film insulso. Brutto come sono brutte le operazioni ambiziose che nascono su fondamenta malferme. Basta vedere come inizia, questo kolossal padano scritto diretto&prodotto da Renzo Martinelli (Porzus, Vajont, Il mercante di pietre). (…) La cosa più rimarchevole del film di Martinelli è l’enfasi visiva e sonora con la quale vengono raccontati fatti storici che sono in sostanza beghe da cortile (non è nemmeno sicuro che Alberto da Giussano sia esistito: Verdi, che non era un pirla, nella Battaglia di Legnano non lo mette neanche fra le comparse). Barbarossa è pieno di effettacci, di sangue, di musiche tonitruanti. Gli attori sono o statuari (Rutger Hauer) o impegnati a far le smorfie (F. Murray Abraham, Kasia Smutniak) o non sono attori (Raz Degan). Gli effetti speciali sono qua e là di sorprendente modestia: i 30 milioni di euro dichiarati saranno stati spesi altrove. La scena della battaglia, attesa per ore, dura 11 minuti ed è davvero risibile. L’operazione politica è debole e insensata: chissà se Martinelli si è reso conto di aver confezionato una fiaba fangosa e trucida in cui l’eroico Alberto è uno scemotto di paese?
Paolo Casella - Europa: Meno becero di quello che ci si sarebbe potuti aspettare (l’ha commissionato la Lega), meno manicheo dei precedenti film di Martinelli, Barbarossa resta un film tagliato un po’ con l’accetta e per il piccolo schermo. La vicenda è quella dello scontro epocale fra l’imperatore teutonico Federico Barbarossa (un regale Rutger Hauer) e Alberto da Giussano (Raz Degan), raccontata come se uscisse dalle pagine di un sussidiario. Protagonisti sono la coesione della Lega lombarda e il suo eroismo (Bossi direbbe celodurismo) nel combattere il nemico straniero. Come resoconto di un momento che fa parte della storia italiana (e non solo Padana) Barbarossa funziona, gli attori sono adeguati, la regia fluida, anche se legata all’iconografia di Braveheart. Ma ricordiamo che, se la Rai ha trovato i denari per produrre questo tele-film (col sostegno del Mibac) e distribuirlo in sala, non ha speso una lira né per la produzione né per l’acquisto de Il divo, di ben altro rilievo civico e artistico, che tuttavia non verrà mai trasmesso sugli schermi della televisione di stato.

Michele Anselmi - Il Riformista: Facile il tiro al ‘Barbarossa’, il kolossal che piace tanto alla Lega nonostante sia stato girato in Romania, utilizzando per abbassare i costi (lo fanno anche a Hollywood) comparse derubricate al rango di «zingarume». Il filmone, pensato per la tv e subìto da Raicinema, non è una riuscita, né poteva esserlo. Perché, al di là della committenza politica più o meno manifesta, operazioni di questo tipo necessitano di una struttura industriale che non abbiamo. Un ‘Baarìa’ non fa primavera, e comunque lì non ci si prende a mazzate. Andate a vedere, quando esce, il cinese La battaglia dei tre regni di John Woo, monumentale, grandioso, non troppo distante da ‘Barbarossa’ nella storia che racconta, e vedrete la differenza. Detto questo Martinelli ha un merito: gli piace rischiare, pensa in grande, insegue il mercato internazionale e il pubblico locale. Se l’ordine di Bossi sarà ascoltato («Leghisti, andate a vedere il film come se andaste a votare») è possibile che ‘Barbarossa’ incassi soprattutto in quelle ‘terre del Nord’ citate sui titoli di testa. Ma ‘Braveheart’ resta un modello irraggiungibile: per le facce, la scrittura, la potenza degli scontri all’arma bianca, l’epica e il pathos. La battaglia di Legnano, cantata da Verdi e Carducci, si trasforma qui in una sorta di scaramuccia, con qualche dettaglio sanguinolento per restituire la brutalità della guerra, anche quella per la libertà. Raz Degan ha una sola espressione: spiritata. Rutger Hauer, che parla con la voce di George Clooney, è sempre lì lì per perdere la barba posticcia.
Gaetano Vallini - L’Osservatore Romano: Se l’aspirazione era quella di avere finalmente un eroe di riferimento, in Italia molti simpatizzanti della Lega Nord resteranno delusi dal tanto atteso Barbarossa, del regista Renzo Martinelli, che nelle aspettative avrebbe dovuto fornire, sia pure solo cinematograficamente, un appiglio storico sul quale fondare le loro rivendicazioni. Il film, in uscita con ben 250 copie, ha la pretesa di essere epico e invece naufraga, affondato proprio dal suo volere palesemente ammiccare a quanti cercano una storia e un personaggio credibili in cui riconoscersi. Come l’indulgere finale nell’immagine - consegnataci dall’iconografia classica - del carroccio sul quale spicca il vessillo bianco rossocrociato della Lega lombarda. E poco importa che il personaggio scelto come simbolo, Alberto da Giussano, non abbia sufficienti riscontri storici. Martinelli si è sempre mostrato regista impegnato su temi anche delicati, come le lotte interne ai gruppi partigiani (Porzus), le colpe di politici e amministratori nel dissesto del territorio (Vajont), gli anni cupi del terrorismo con l’assassinio di Moro (Piazza delle Cinque Lune) e il difficile rapporto tra islam e occidente (Il mercante di pietre). Un cinema a tesi, il suo, sulle quali si può essere o no d’accordo, ma di qualche livello. Una filmografia comunque interessante, alla quale tuttavia questa svolta più militante non giova sul piano artistico: Barbarossa - un titolo civetta per attirare un pubblico più vasto – è un polpettone indigesto ed enfatico, appena riscattato dagli effetti speciali. Se proprio si volesse cercare la prodezza in grado di giustificare il prezzo del biglietto, come si direbbe in gergo calcistico, si potrebbe segnalare la battaglia finale: in un tripudio di sangue e di magie al computer, le raffazzonate truppe della Compagnia della morte - padani impersonati da figuranti romeni, visto che le riprese sono state effettuate in Romania per contenere i costi - guidate dal temerario Alberto, sconfiggono l’esercito del Barbarossa a Legnano, il 29 maggio 1176, restituendo la libertà ai Comuni del nord. (…) La sceneggiatura, tra salti e vuoti nella narrazione, eccede in dialoghi stereotipati, non privi di retorica e, non di meno, di sicura presa quando ci si infervora contro le tasse e si incita alla lotta armata per la libertà. Le ambientazioni, poi, appaiono in alcune scene decisamente posticce, così come inverosimili sembrano gli effetti dei micidiali proietti infuocati scagliati dalle catapulte, che esplodono con fragore assordante e provocano devastazioni terrificanti. In tutto questo finisce per perdersi anche la recitazione di alcuni protagonisti che pure s’impegnano per dare credibilità ai loro personaggi. Fra tutti Rutger Hauer, un misurato, talora persino compassato Barbarossa; anche se si rimpiange il magistrale replicante di Blade Runner: a lui che aveva visto «navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione» e «i raggi B balenare nel buio vicino le porte di Tannhauser» è toccato osservare pure le mura di cartapesta di Milano, improbabili e che nemmeno noi umani avremmo voluto vedere. A reggere il racconto - 139 minuti scorrono un po’ troppo lentamente - ci prova anche il grande F. Murray Abraham, a suo agio nei panni del perfido Siniscalco Barozzi. E s’impegnano anche Cecil Cassel, imperatrice dal carattere decisamente forte, e Kasia Smutniak nel ruolo di Eleonora. Molto meno convincente Raz Degan, chiamato a incarnare un impalpabile Alberto. Un personaggio, il suo, molto distante da quel Braveheart - l’eroico scozzese William Wallace che si ribellò agli inglesi nel XIII secolo con le fattezze di Mel Gibson, che, pur storicamente approssimativo, almeno era simpatico. Non bastano una colonna sonora martellante, un po’ di immagini enfaticamente rallentate, scontri cruentissimi e una buona dose di effetti mirabolanti per creare pathos e rendere epica una pellicola, per quanto costosa. Martinelli ha insomma sprecato un’occasione.

Federico Pontiggia - Il Fatto Quotidiano: Padania e la Germania esistevano già, e pure le tasse esorbitanti (sul grano); in compenso, a Roma c’era la peste. E c’era pure il Signore degli Anelli Alberto da Giussano e la sua Compagnia dell’Anello, o della Morte, che dir si voglia. Un anello con croce e acronimo CDM è pure il gadget del film, ma anche il film è un gadget: di quel vento del Nord, che spira dalla battaglia di Legnano del 29 maggio 1176 fino alla contemporanea Onda Verde. Sostenuto dal celoduristico endorsement del Senatur, ecco il Barbarossa di Renzo Martinelli, kolossal cine-televisivo dal budget di 30 milioni di dollari e cast multietnico: il tedesco Rutger Hauer è il Barbarossa, l’israeliano Raz Degan Alberto da Giussano, la polacca Kasia Smutniak l’amata Eleonora, la francese Cecile Cassel Beatrice di Borgogna e l’americano F. Murray Abraham Siniscalco Barozzi (un’antifona più che un nome…). Come dire, funzionassero i respingimenti, il film potrebbe contare solo sulla figlia di Renzo, Federica Martinelli, nel ruolo di Tessa, Antonio Cupo e sparuti altri…Vabbè, c’è di peggio: il film, appunto. Tra effetti poco speciali e libertà storiche varie ed eventuali, sgozzamenti truculenti e falci mortifere, Barbarossa si distende per 139 snelli minuti, in cui il procedere per sottrazione riguarda unicamente lo spessore delle mura della Milano che fu. Se la risciacquatura de I promessi sposi nell’Arno produsse il linguistico ‘bianco che più bianco non si può’, almeno per gli standard padani, l’immersione nel Po del Barbarossa apre a nuove gamme del (ri)pulito.
Andrea D’Addio - FilmUp: E’ dagli anni di Mister Wolf e Pulp fiction che al cinema non emergeva un personaggio cult come quello che ci regala Renzo Martinelli con Siniscalco Barozzi. (…) E’ lui il chiavistello di quell’autoironia con cui Martinelli alleggerisce i suoi centoquaranta minuti sulla composizione della Lega lombarda da parte dell’eroe Alberto da Giussano, ovvero quando vari comuni, fino ad allora indipendenti e spesso in conflitto spesso tra loro, si unirono per respingere il Sacro Romano impero germanico. Legnano 29 Maggio 1176. Quel giorno anche Siniscalco Barozzi morì, almeno secondo il film.
Partiamo da un personaggio minore per parlare di “Barbarossa” perché sono i dettagli a rendere questo film incredibile. (…) Abbiamo il classico “Roma ladrona” (buttato lì all’interno della frase: “Barbarossa… un oppressore tiranno, ridotto a simbolo di Roma ladrona”), “Libertà contro l’invasore e le tasse” e tante altre piccole frasi di apologia sul popolo lombardo, o di rabbia con chi se ne approfitta. L’impianto è quello di un film a tesi, fatto più per vedere su pellicola l’esaltazione di persone e fatti che per scavare dietro di essi, costruire un universo di significati e significanti che vadano al di là della semplice superficie, di ciò che è facilmente subito assimilabile da tutti. Chi ci vuol vedere la gloria e la forza li troverà, chi invece cercherà un’interpretazione di un momento cardine della storia d’Italia, si dovrà accontentare invece una storia romanzata e inverosimile in cui una donna ha visioni da Cassandra, le spade riflettono il fuoco e un castello bombardato notte e giorno, la mattina dopo è di nuovo completamente intatto. Martinelli non è uno sprovveduto, sa gestire le scene di massa e riesce, talvolta a costruire sequenze quantomeno interessanti, ma il montaggio, e soprattutto la sceneggiatura e i suoi dialoghi, sono completamente sotto il livello di guardia. Al Siniscalco Barozzi di cui parlavamo nella premessa, viene continuamente ripetuto nome e cognome come in una parodia di Maccio Capatonda. Nel sorprendente finale, quando si scopre chi si nasconde dietro l’armatura di un soldato, quel “hanno bruciato un’altra”, appare così assurdo da suscitare risate, così come il discorso introduttivo di Alberto prima di convincere la sua donna a farsi sposare. E vogliamo parlare di quel grido “Libertà!” di braveheartiana momoria? Tanti scivoloni che alla fine rendono “Barbarossa” un film di bassa, lega.
Kikasummer
14 ott 2009 - 13:44 - #1a leggere queste recensioni pessime mi viene voglia davvero di vedere il film e constatare se sia (come supponevo già dal trailer) così ridicolo! almeno mi faccio 4 risate!
Fra X
14 ott 2009 - 13:50 - #2La storia del BAarbarossa invece è una delle più itneressanti comunque.
Fra X
14 ott 2009 - 13:52 - #3Barbarossa
interessanti
Vincenzo
14 ott 2009 - 14:01 - #4insomma na caga..ta
Draven
14 ott 2009 - 14:16 - #5@ Fra X: pensi di riuscire un giorno a scrivere tutto in un solo commento?
a1
14 ott 2009 - 15:03 - #6Rivoglio i soldi del canone, sto prendendo in considerazione di andare per vie legali, hanno finaziato con i nostro soldi questa p0rcata, 30 milioni per il film italiano più costoso, ed è uno schif0 un flop pauroso, manco i “galli” di bossi sono andati a vederlo.
lukeinthesky
14 ott 2009 - 15:07 - #7A Cremona, il comune (giunta neoeletta di centrodestra) promuove il film trmite uno sconto sul biglietto (non con soldi pubblici c’e’ da dire)…e facciamo pure la parte dei cattivi (Cremona fu alleata al Barbarossa altro che Padania!)…mah!
Zorro81
14 ott 2009 - 15:21 - #8BWAAAHAHAH!!! Belin che stroncata!… Ma sapere che qualcuno lo avrebbe voluto come film italiano di rappresentanza agli Oscar mi fa passare la voglia di ridere. Dico, non ci siamo già abbastanza sputt4n4ti abbastanza nel mondo? Vogliamo perseverare anche con il fratello scemo di Braveheart?!?!
benux
14 ott 2009 - 16:02 - #9per gli oscar ormai non c’e’ piu’ nulla da fare pero’ direi di raccogliere le firme per candidarlo ai Razzies secondo me riesce a fare il pienone.
MESS|AH
14 ott 2009 - 16:03 - #10Martinelli ha ribadito che i fondi x questo film nn sono tutti della Rai, anzi sn solamente una minima parte. Potete confermare o smentire questa informazione?
Il film è stroncato da tutti… da destra a sinistra nn è piaciuto a nessuno!
Holmes
14 ott 2009 - 16:51 - #11Ma Raz Degan che mostra il suo viso non è un’intrinseca citazione di Mel Gibson che in Braveheart mostra le chiappe?
JackBurton
14 ott 2009 - 17:42 - #12Per la cronaca: su badtaste.it dicono che allo stato il film sia costato 1,6 milioni di Euro e che gli altri soldi provengono da privati.
O voi o loro fate/fanno pessimo giornalismo, visto che dagli articoli apparsi finora su questo blog sembrava che addirittura lo stato ci avesse messo tutti i 30 milioni di euro (o di dollari, dato che non è ancora chiara nemmeno la valuta del costo totale del film).
Detto questo non lo vedrò al cinema perchè mi sembra un filmaccio.
rex
14 ott 2009 - 18:16 - #13se non erro il costo generale è di 30 milioni 1m e passa tramite rai fiction 28m milioni dal fus e una minima parte circa 0.3% provenienza privata, quindi il film come tutto il resto della stragrande produzione italiana lo ha pagato lo stato quindi lo abbiamo pagato noi, la cosa curiosa che gia noto che molti in altri siti e non hanno gia cominciato a fare poca chiarezza sul costo effettivo.
Up
14 ott 2009 - 18:26 - #14Manca la recenzione della Padaniaaaaa nooooooo daiiii la volevo leggere!!!!!!!!!!
Up
14 ott 2009 - 18:27 - #15Baaria comunista? Dove????
Code2
14 ott 2009 - 18:44 - #16Jack, il pessimo giornalismo lo fanno i giornalisti!
Un blogger fa il blogger!
noway
14 ott 2009 - 18:57 - #17rex se non sai le cose fai a meno di scrivere… raifiction ha messo circa 4 milioni, raicinema 1,5 e il resto martinelli film co. e privati… ma, come ha ribadito il regista al giornale e a libero (quotidiani che su questo blog ovviamente non vengono presi in considerazione), il film è costato complessivamente 12 milioni di euro, distribuzione inclusa. che brutta bestiaccia l’ignoranza!
Fabio Piace a Pochi ...
14 ott 2009 - 19:06 - #18Peccato che manchi la gazzetta del mezzogiorno. Perche si è disturbato persino il direttore del giornale a recensirlo
Drusilla
14 ott 2009 - 19:19 - #19Io vado controcorrente, il film mi è sembrato discreto, molta cura dei particolari, dei costumi, una buona regia, alcune scene ben riuscite. Poi ci sono tutti gli ingredienti classici che piacciono al pubblico, la storia d’amore, il traditore, la battaglia (che non ho guardato perchè troppo cruenta per i miei gusti). Credo che molti siano andati a vederlo prevenuti perchè film “della Lega” e quindi se avversari politici lo hanno massacrato. Ma si sa, noi italiani siamo sempre Guelfi e Ghibellini. Quanto al finanziamento pubblico, un 10% del totale, non credo che abbia superato quello di Baaria, e comunque innorridireste se sapeste quanti soldi sono stati elargiti a dei film che veramente non meritavano una lira e che non hanno incassato una lira. Questo tutto sommato è stato girato in inglese e incasserà quattrini anche all’estero, quindi il finanziamento sarà sicuramente ripagato.
Gualtiero Scapini
14 ott 2009 - 21:00 - #20M’interessa e andrò a vederlo. Tanto più perché i critiici, specie quelli della solita parte, pare lo vogliano distruggere. Ho sempre risalito la corrente e anche ora lo farò, certo di trovare conferma alla mia idea: quando i critici cinematografici scrivono una recensione negativa, allora il film di certo avrà un buon successo di pubblico. Non per nulla tutti i film lodati dai professoroni della critica sono in genere inguardabili.
Bull2
14 ott 2009 - 21:12 - #21“Sembra una pellicola propagandistica, neanche riuscita tanto bene.”
Sembra??? Ma avete sentito la telefonata di Berlusconi a Saccà, quella dove gli raccomandava le solite attricette??? “C’è il Bossi che mi martella per il Barbarossa”….non è che SEMBRA una pellicola di propaganda, E’ una pellicola di propaganda.
noway
14 ott 2009 - 23:44 - #22d’altronde se finiscono col fare i critici… è normale trovare tutta questa cattiveria nelle loro recensioni! quale bambino con la passione del cinema sogna di fare il critico??? sono tutti sicuramente attori, registi o sceneggiatori mancati… devo dire che contro barbarossa c’è stato un accanimento che non ha uguali nella storia del cinema italiano! le recensioni sembrano tutte scritte dalla stessa mano. io continuo sostenere che sia un film da vedere quantomeno, prima di esprimere commenti privi di fondamenta.
PoldoSbaffini
14 ott 2009 - 23:57 - #23Film Italiano? Vorrete dire film Rumeno…nel cast,tra gli attori principali,ci sono solo due attori Italiani una è la figlia di Martinelli e l’altro Antonio Cupo.
Comunque Martinelli ha girato quasi tutti i suoi film sempre con la collaborazione della Rai, che tecnicamente non sarà un finanziamento pubblico, però…
P.S. Martinelli è dal 2001 che fa film flop, ha perso in 8 anni più di 30.000.000 di euro.
PoldoSbaffini
15 ott 2009 - 00:20 - #24Fatto in Romania
Alba Iulia, Romania
Bucharest, Romania
Hunedoara, Romania
Costato 30 milioni
imdb.it/title/tt1242516/business
Chi ha cacciato il grano
imdb.it/title/tt1242516/companycredits
Notate la presenza di Rai fiction, Rai cinema, ed il ministero dei beni e le attività culturali.Lo so non è la bibbia ma i dati vengono presi dalla fonte.
asdzz
15 ott 2009 - 02:14 - #25ma come fa dire roma ladrona se la battaglia di legnano in realta è stata una battaglia della guerra ghibellini guelfi tra l imperatore e il papa?tra l impero e roma?
boh,veramente la storia è stata calpestata
Black Tiger
15 ott 2009 - 07:15 - #26Drusilla ha detto:
“Io vado controcorrente, il film mi è sembrato discreto, molta cura dei particolari, dei costumi, una buona regia, alcune scene ben riuscite.”
Ma che cosa cavolo stai dicendo (Willis)??? A livello storico è imbarazzante, il film si chiama Barbarossa mentre mostra come protagonista Alberto da Giussano, e già qui… Il film è riso e fagioli di 30 e passa anni di storia, hanno voluto mettrere insieme tutto senza spiegare una mazza di niente, Milano è la porta della Sicilia, ma tu sai il perchè??? Non credo, dato che nel film non viene spiegato…
Inoltre parliamo di Milano, all’epoca forse la città più ricca d’europa e nel film cosa vediamo??? Tutti pezzenti… Manco uno straccio di nobile… Alberto da Giussano dipinto prima come un clone pezzente (era figlio di maniscalco) di Robin Hood all’improvviso si trova armato, corazzato e che guida un esercito… E i soldi dove diavolo li ha presi??? Un fglio di maniscalco che guida un esercito??? Ma dove??? Ma su quale pianeta??? Nella battaglia finale si vede l’esercito di barbarossa su una collina contro 3 gatti senza manco la fanteria… In teoria l’esercito di Barbarossa li avrebbe dovuti disintegrare senza nemmeno far fatica… E invece vengono letteralmente falciati da qualche contadino nascosto in un carretto… Allucinate!!!
Sorvoliamo sui tagli fatti a casaccio, la regia dove sarebbe buona???
I protagonisti passano da essere bambini e essere adulti mentre gli altri non invecchiano minimamente, cos’è hanno viaggiato nel tempo???
Per non parlare di Alberto da Giussano che fissa costantemente il vuoto con aria stupita per tutto il film… Scopiazzature da “Robin Hood Il principe dei ladri” e “Braveheart”, posso capire fare qualche citazione, ma pure le battute no dai!!! E il tutto pesante e noioso… Scene a corredo mal spiegate che han messo lì tanto per riempire, tipo la storia dei re magi…
Milioni di euro buttati nel cesso…
Drusilla
15 ott 2009 - 12:03 - #27Caro Black Tiger, fino a prova contraria siamo in un paese libero e io rispetto la tua opinione. Tu rispetta la mia. Comunque non mi sembra il caso che ti incazzi in questa maniera solo per un film… rilassati, sorridi, la vita è bella!
Ukulele
15 ott 2009 - 14:26 - #28#20
Tipo?
Black Tiger
15 ott 2009 - 15:35 - #29Cara Drusilla, e chi diavolo ti ha detto che sono incazzato scusa??? :D
Houston
16 ott 2009 - 08:30 - #30Black Tiger,se scrivi così quando sei rilassato figuriamoci quando t’incazzi….Coraggio,non è mai troppo tardi per inaugurare una vita sessuale! :-)
E’ un FILM,non un documentario,non devono spiegarti nei dettagli la situazione geopolitica dell’epoca,così come non lo facevano in 300,in Braveheart,in Alexander,nel Gladiatore,ecc.
Questa campagna stampa anti-Barbarossa (che credo abbia davvero pochi precedenti) è in realtà facilmente spiegabile:da un lato Martinelli è un regista già poco amato dalla critica,che nei suoi ultimi film ha deciso di farsi amare ancor meno inserendovi frecciate non da poco (e qui destra e sinistra non contano più,tra i giornalisti prevale lo spirito di categoria),dall’altro c’è la questione della “libertà di stampa” oggi d’attualità!I critici temono che se parlassero bene di un film sostenuto dalla Lega (e quindi da una forza governativa) verrebbero immediatamente bollati come “servi del regime” e quindi lo stroncano con tutte le forze per mostrarsi liberi….dimostrando così che il problema della libertà di stampa non esiste!
O meglio esiste,ma da un’altra parte!Vedi le recensioni estasiate ogni volta che esce un libriccino di Veltroni (ma questa,come si dice,è un’altra storia)….
Houston
17 ott 2009 - 12:06 - #31Rinnovo i complimenti a chi mette i - senza argomentare!Io me ne frego altamente dato che non è certo il “karma” a misurare il valore delle opinioni:lo fanno in compenso atteggiamenti come questo…Buona domenica!
Flamer
17 ott 2009 - 13:29 - #32Mamma mia che roba
snip3r88
19 ott 2009 - 21:04 - #33Non ho avuto modo di leggere tutti i commenti, ma da quelli che ho letto de da ciò che ho visto altre volte mi è parso di capire che il film non sia piaciuto a nessuno. Premettendo che tutti coloro che sono andati al cinema si aspettavano di vedere un colossal tipo americano, da centinaia di milioni di dollari; e ovviamente in un paese di strette vedute come il nostro, è facile immaginare come abbiano influito più di qualsiasi altra cosa l’aspetto politico. Io l’ho visto, ben informato da tutte le possibili critiche e alla fine posso dire che che è stato un tentativo coraggioso da parte id un grande regista, che a mio parere ha sfruttato la sua fama nel tentavio di far valere un film, che al contrario, nessun regista esordiente avrebbe potuto rischiare. Anzi, ritengo che sia un passo in avanti che il nostro cinema ha fatto in questo settore, rispetto alle buffonate che portiamo all’estero e spesso si tratta di film indipendenti realizzati da registi che utilizzano i loro fondi solo per far valere le loro ideologie politiche, potrei fare decine e decine d esempi. Martinelli ha mostrato una grande audacia rischiando il parere pubblico anche nei suoi confronti, ma dal mio punto di vista anche se questo film non è il top del top, ma solo perché siamo abituati alle grandi commercialate straniere, e anche io sono tra questi, questa pellicola spero che sia una di tante che verranno realizzate in futuro, ovviamente sperando di fare passi in avanti, ma Barbarossa è e deve essere un modesto trampolino di lancio che non va disprezzato.
massimo De Rigo
20 ott 2009 - 22:03 - #34Immaginazione su basi storiche veritiere.
Sono certo che se invece di essere l’ottimo Martinelli, regista controcorrente di pregevoli film (Vajont in particolare) si fosse trattato dell’autore di una biografia su Saladino, ebbene non ci sarebbero stati dubbi. Intendo dire che a scatola chiusa (vedi il mediocre ‘Le Crociate’ dove si sono inventati un assedio di Jerusalem mai accaduto e il capo saraceno tutto cuore) le stellette miracolosamente sarebbero salite… Sull’assedio di Jerusalem, le fonti ci dicono che durò complessivamente 12 giorni, dal 20 settembre al 2 ottobre 1187, ma non fu un vero assedio, bensì una serie di scaramucce culminate con la resa del comandante Baliano e del Patriarca, a condizione che tutti gli abitanti fossero risparmiati. Niente a che vedere con l’apocalisse descritta dal film ‘Le Crociate’ . Invece l’assedio di Milano è verosimilmente quello descritto dal film ‘Barbarossa’. Si apprende dalle pergamene della canonica di Sant’Ambrogio che la lotta infuriò, con alterne fortune, su tutta la pianura lombarda, che fu devastata (rogiti a prezzi stracciati per il perdurare della guerra). Nella primavera del 1161, ricevuti rinforzi da Germania e Ungheria, Federico poté porre l’assedio alla città. Gli assediati resistettero con ostinazione per circa un anno: il 10 marzo 1162 Milano fu costretta alla resa e subito dopo iniziò la sua distruzione ed i milanesi furono dispersi in quattro diverse località. Quindi, sicuramente spazi all’immaginazione, ma su basi storiche veritiere.
robertocuordileone
21 ott 2009 - 13:04 - #35Cosa dice Signor Ministro Brunetto lochiudiamo pure a questi il rubinetto del FUS cosi asfissiamo pure loro?
uomodigomma
22 ott 2009 - 03:01 - #36Visto il film, non è un’epico da Signore degli Anelli, o da Gladiatore, ma è il primo film epico a partire dagli anni 60 che il nostro paese sforna! E’ storia vera e solo parzialmente affrnontata nelle scuole, arricchita di piccole perle storiche (ritrovamento dei corpi dei Remagi, attentato sull’Adige, distruzione di Milano, ecc) di cui mai si era parlato.
E’ a mio umile avviso, un film pionieristico, fatto da un grande e “scomodo” regista nostrano, che in precedenza si è cimentato in tematiche scottanti, per certi versi scomode o semplicemente controcorrente, come PORZUS (qualcuno che critica tanto Barbarossa si è mai preso la briga di vederselo?), il Mercante di Pietre (scomodo perchè troppo attuale e in grado di far redimere ogni falsobuonista con un minimo di intelletto), Carnera (orgoglio di un Italia che si rimbocca le maniche e infila i guantoni per ottenere un primato mondiale nella Boxe!!!) e altri…
Certo, attaccare un film perchè non è un cinepanettone, o uno spaccato di una sociatà disgregata e politicamente allineata, è facile… ma chi avrebbe saputo fare di meglio?
Andy77
30 mag 2010 - 14:02 - #37su internet e sui media si diffondono varie calunnie su Martinelli come quella che avrebbe fatto il film Barbarossa con 30 milioni del FUS.
in realtà il budget del film è di 9 milioni di cui solo 1,6 pubblici, il resto se lo sono accollati dei privati.
i maldicenti si informino prima di sparlare
http://www.cinema.beniculturali.it/attivit%C3%A0/fus.asp