HOSTEL
di Eli Roth; con Jay Hernandez, Derek Richardson, Eythor Gudjonsson, Barbara Nedeljakova, Jana Kaderabkova, Jan Vlasák.
Quanto scalpore ha suscitato? Quante ne sono successe? Per ripassarvi la storia di questo film prima dell’uscita cliccate sul link. Aspettando anche più notizie su Hostel 2 (che dovrebbe essere girato in parte anche in Italia…!), intanto sappiate che, se siete fra quella metà che l’ha amato, Hostel uscirà a noleggio il 20 giugno e in vendita l’11 luglio in un’edizione con qualche bell’extra: ben quattro commenti audio (dove appare sempre Roth con i vari Tarantino, attori e cast tecnico), backstage e anche l’opzione Multi-Angle per vedere qualche scena da varie angolazioni. Un’occasione per chi l’ha amato di rivederlo, un’occasione per chi l’ha odiato o non l’ha amato molto di poterlo magari rivalutare… Intanto, ecco la recensione di CineBlog, subito dopo l’uscita del film nei nostri cinema.
Un battage pubblicitario immenso; varie locandine su cui giganteggia sempre la firma “Quentin Tarantino Presents”; molti trailers, locandine incriminate, varie critiche di chi l’ha definito troppo violento, elogi di chi ama il genere, e un primo posto nel box-office americano. E addirittura sacchetti all’entrata delle sale, se qualcuno si sentisse male… Tutto è stato architettato in maniera molto intelligente dalla produzione per far sì che Hostel fosse già un successo prima della sua uscita. E ora la seconda fatica di Eli Roth esce anche da noi (e si sosteneva che non sarebbe uscito per la troppa violenza… e invece…). C’è un senso di malattia lungo tutto il film, una malattia che però è ben peggiore di un “semplice” virus come lo era in Cabin Fever, e fa di sicuro più paura: è la vendetta, la vendetta sadica. Il gusto nel far provare dolore agli altri, il gusto nel vedere la sofferenza e il terrore negli occhi altrui; meglio se questo “altrui” è qualcuno che non ti sta simpatico.
Come nel suo primo film, Roth incomincia con una semplice storia giovanile, anche qui alcuni ragazzi in viaggio, con una meta ben specifica: viaggiare l’Europa in cerca di divertimento e -soprattutto- sesso. Arrivano in Slovacchia, dove è stato promesso loro da un ragazzo conosciuto ad Amsterdarm che ci sarebbe stato un posto dove le ragazze sono parecchio disinibite e adorano i ragazzi americani. Ma pian piano i ragazzi iniziano a sparire uno ad uno, ed il protagonista Paxton dovrà fare i conti sia con le persone conosciute nella cittadina sia con un posto che “malato” è un eufemismo… Come dicono i trailers, infatti, c’è un posto dove pagando puoi liberare tutte le tue più malate fantasie, e puoi torturare chi vuoi. Ed è qui che i protagonisti, uno ad uno, finiranno prigionieri: ammanettati, seduti ad una sedia, con un bavaglio in bocca o meno (a seconda che il proprio torturatore voglia sentire urlare o meno la sua vittima). Detto tutto ciò, bisogna dire che Hostel non è chissà che, non è questo film iper-violento ed estremamente inguardabile come ci era stato descritto; come tutte le cose che fanno scalpore, sia crea tutto un immaginario attorno alla pellicola che forse poi non risulta come viene descritta: nulla di estremamente shockante per cui non dormire la notte, in definitiva. Ma c’è da dire che sul momento, la pellicola ha il suo perchè: la violenza, seppur non così impossibile da sostenere, è tanta e fa più volte rabbrividire, e Roth azzecca qualche tortura davvero notevole (le trapanate sulle gambe, il taglio ai tendini con consecutiva camminata della vittima, l’occhio di una ragazza trattato non benissimo). E lungo tutta la pellicola aleggia un senso di sporco e di marcio che angoscia, e la tensione raggiunge attimi molto efficaci. In definitiva un discreto prodotto, che forse è ancora più esagerato e malato nella sua Director’s Cut (in cui pare il finale sia di una violenza micidiale, con una bambina come vittima di una tortura), un prodotto in cui si vede, nonostante la buona regia di Roth, il segno di Tarantino (quel continuo fischiettare nel luogo delle torture, la visione all’ostello di Pulp Fiction). Sangue a volontà: i fan avranno di che divertirsi (anche se qualcuno potrebbe storcere il naso per il primo tempo, in cui succede ben poco), e gli animi sensibili avranno da soffrire, soprattutto negli ultimi minuti. Senza tralasciare l’aspetto sociale della pellicola: penso che tutti avremmo reagito come Paxton alla fine, nel nostro più mostruoso inconscio… Non c’è speranza, l’uomo è così. E un’altra lettura ovviamente è stata quella del giovane yankee che non vedeva l’ora di vendicarsi pure lui… Che dire? Forse è più complesso di quello che si crede.
Voto Gabriele: 7
Mac
18 giu 2006 - 12:54 - #1sapete se usciranno due versioni del dvd? perché mi è appena capitato ben due volte di comprare un dvd e poi dopo una settimana vedere una special edition (The Saw 1, Jarhead) e non vorrei che capitasse di nuovo :(
cineblog
04 ott 2006 - 18:44 - #2[…] […]
Hostel Part II: le prime immagini » cineblo
09 nov 2006 - 18:36 - #3[…] Finalmente la Lionsgate ha fornito a Fangoria le prime immagini di Hostel: Part II, il seguito del film di Eli Roth.Come per Saw 3 la casa di distribuzione sta iniziando a fare un’ottima pubblicità al suo film, e per l’occasione vi rimandiamo al primissimo teaser-trailer del sequel (in cui non accade nulla, ma è particolarissimo per l’incipit con Roth insaguinato in una grande vasca e perchè è parlato in tedesco). […]
Hostel: action figure in edizione limitata
15 feb 2007 - 21:58 - #4[…] Il prezzo, certo, è quello di un’edizione limitatissima e per soli collezionisti e appassionati: ma la cura dei dettagli sembra ottima e accuratissima, e chi ha amato il primo film e non vede l’ora di godersi altre belle torture nel sequel un pensierino sbavoso l’avrà anche inconsciamente fatto. […]
Turistas: anche la tensione va in vacanza
07 giu 2007 - 00:47 - #5[…] John Stockwell (eh sì, il protagonista del carpenteriano Christine) è fissato proprio con l’acqua, vedi i precedenti Blue Crush e Trappola in fondo al mare, e sarà per questo che riesce a catturare l’attenzione dello spettatore proprio nella già descritta sequenza sottomarina. Però c’è da dire che non c’è un vero momento di paura, e soprattutto non c’è tensione. Che se ne sia andata in vacanza anche lei come i bellissimi protagonisti di Turistas? Ma soprattutto, confrontato ad altri horror vacanzieri recenti, il film di Stockwell non è crudo e violento come Le colline hanno gli occhi, non è politico come Hostel e non è teso come Wolf Creek. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ Un pochetto di sangue e una sola sequenza che può shockare qualche novellino (quella del trapianto, appunto), un discorso che sembra intraprendere la strada dell’horror politico abbandonato subito, e il tutto non acquista mai vero interesse. Non si capisce come qualcuno l’abbia accolto a braccia aperte. Più che brutto, un horror abbastanza inutile, e per niente coraggioso. […]