A distanza davvero di poco tempo dall’uscita di Le avventure di Tintin - Il segreto dell’Unicorno, Steven Spielberg torna a far capolino nelle nostre sale con War Horse. Un successo annunciato per alcuni, un po’ più cauti altri. Negli USA il botteghino non è stato poi così clemente come ci si aspettava, nonostante gli incassi della pellicola abbiano già pressoché doppiato le spese alle quali si è dovuto far fronte per girarlo.
Ed anche in questo caso, come per Tintin, Spielberg si è trovato a dover adattare per il grande schermo l’omonimo libro, scritto da Michael Morpurgo ed uscito nel 1982. Ma basta con i paragoni, e concentriamoci su War Horse. Un film assolutamente nelle corde del regista di ET e Jurassic Park, che dall’incipit narrativo con cui si è dovuto confrontare ha fatto suoi, quasi per osmosi, vizi e virtù. Non è tanto la scelta di trasporre una storia triste ma edificante, quanto la alcuni aspetti in fase realizzazione che prestano il fianco a qualche piccola perplessità.
Nulla di particolarmente spiacevole, anche perché Spielberg dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, che in certi progetti ci sguazza ed anche bene. Manca qualcosa per poter elevare War Horse al rango di certi capostipiti dell’opera del vecchio Steve, ma la sua prosa rimane lì, pressoché intatta. Non avrà lo stesso mordente di altri lavori, ma siamo ben lungi dal gridare allo scandalo.

Protagonista assoluto è Joey, uno stupendo purosangue nato e cresciuto nella regione britannica del Devon. A conti fatti, abbiamo appena evocato due elementi chiave di War Horse, ossia il cavallo (manco a dirlo) e l’ambientazione. Se nel primo caso la ragione di tale menzione appare evidente, sul secondo caso è bene soffermarsi brevemente. Sono tempi cupi quelli in cui si svolge il film, a ridosso e durante la Prima Guerra Mondiale. Grazie al cielo la sceneggiatura non cede (anche se era lecito temerlo) alla tentazione di illustrarci il mondo non ancora in guerra come una sorta di Paradiso Terrestre.
A sud del Regno Unito non è certo l’agiatezza a farla da padrone. In questo contesto, il giovane Albert Narracott (Jeremy Irvine) si invaghisce di un puledro che conosce da quando è uscito dal ventre della madre. Tali eventi non sono altro che prodromi a quanto avverrà di lì a poco, quando il padre del giovane paga una cifra esorbitante per portarselo a casa, già grande ed in piene forze. In realtà questa svolta non avviene sotto i migliori auspici, visto che per accaparrarselo Narracott senior spende una somma che non possiede neanche alla lontana.
Non avremmo descritto quanto appena riportato se non fosse stato indispensabile per inquadrare lo scenario. Joey, questo è il nome che Albert dà al suo cavallo, dimostra immediatamente di non essere un semplice quadrupede. Più avanti gli verrà affibbiato l’appellativo di “cavallo miracoloso”, e non per nulla. Come spesso accade, in origine i miracoli hanno tutta l’aria di essere disgrazie.
Non a caso è strettamente legata al nostro simpatico protagonista una delle tematiche cardine su cui poggia l’intera sceneggiatura, ossia quella relativa alla perdita. Per l’intera durata del film seguiamo le vicende di questa povera bestia, mentre si divincola tra una tragedia e l’altra. In realtà, però, di volta in volta, alla sua storia ne vengono incastonate altre, tante quante sono le persone che incontra lungo il proprio cammino.
Questo tuffo da un contesto a un altro, che tocca persone appartenenti a tre nazioni diverse (Francia, Inghilterra e Germania), rappresenta uno dei limiti in termini d’immersione. Non facciamo a tempo a far nostro il retaggio di un particolare personaggio, che subito la scena si sposta altrove. Il risultato è che spesso e volentieri si ha l’impressione di assistere a situazioni dal potenziale “interrotto”, per così dire, seppur in maniera funzionale alla trama.
In sede di script, ciò potrebbe essere stato dettato dall’esigenza di mantenere alto e costante il focus sul protagonista equino, anche se non è impensabile una resa migliore sullo schermo. Il percorso di Joey si trasforma in un viaggio on the road che tocca più tappe, diverse tra loro ma tutte accomunate da quell’unica minaccia che è la guerra. Guerra, peraltro, vista da più prospettive: da chi la combatte sul campo a chi la vede a stento. Ma tutti ne sono in qualche modo travolti.
Alla fine della fiera, ciò che rende meno intollerabile una situazione così tremenda è proprio la presenza di Joey, più umano degli umani stessi. E’ un tema caro a Spielberg quello dell’antropomorfizzazione di creature altre rispetto all’uomo - che si tratti di un dinosauro, di un extraterreste o di un robot, poco importa. Ecco perché, come abbiamo accennato in apertura, War Horse può dirsi riuscito.
Salvo non tollerare proprio certi messaggi, nemmeno tanto velati, di cui pressoché da sempre si è fatto portavoce questo regista, la pellicola in questione da un logico seguito alla sua opera. E’ quasi impossibile fare a meno di scorgere la sua verve, marchio di fabbrica di Spielberg. Possiamo riscontrarlo nella tenerezza di alcuni personaggi, nell’ilarità di certi episodi, nonché in quello che forse è l’aspetto su cui è stata calcata di più la mano, ossia il finale. Se avrete modo di vedere questo film, scommettete con il vostro vicino di poltrona su come finisca. Nove su dieci avrete indovinato.

Ma non è certo tutto. Dobbiamo dar ragione del fatto che per quanto ci riguarda il film è stato gradito. Perché Spielberg, piaccia o meno, non significa solo quanto abbiamo molto schematicamente riportato. La sua presenza implica anche un’ingente quantità di denaro spostata per dar vita alle sue creazioni. War Horse non è da meno. In tal senso non possiamo esimerci dal menzionare l’ottimo lavoro operato in sede di scenografia durante le fasi in cui la scena si focalizza sulla battaglia vera e propria. Poche le licenze, è vero, ma trattandosi di sequenze assolutamente coerenti con quanto s’intende raccontare, bisogna necessariamente assegnare più di un punto a questa parte dell’opera, per via dell’ottimo lavoro compiuto. L’immaginario storico della guerra di trincea è stato qui riconfermato alla grande, come nei migliori film di genere. Ed anche in tale contesto, in una particolare sequenza sul finire del film, Spielberg riesce a metterci del suo inserendo un’ennesima vicenda che coinvolge due soldati di fazione opposta. Scena surreale questa, ma che in fondo funziona più che bene, pur spingendo al limite la credibilità di quanto avviene. Tutto a favore del messaggio però, s’intende.
Insomma, War Horse è un film costruito per piacere - qualche malizioso potrebbe aggiungere “anche troppo!“. Discutibili rimangono certe scelte, come, per esempio, quella di far dialogare tra loro in inglese (da noi in italiano, chiaramente) francesi e tedeschi. Vuoi per il doppiaggio, vuoi per via di una differente sensibilità, anche questo tende a spezzare un ritmo che in altre occasioni tocca vette leggermente più alte, anche senza decollare del tutto.
E che dire del cast? Alcuni potrebbero uscirsene col termine, senz’altro dispregiativo, di anonimo. Ma quello che per certuni potrebbe fungere da pretesto per gettare discredito, noi lo valutiamo come una decisione ponderata. Non c’è un interprete che spicchi realmente, seppur giocoforza le menzioni di Albert e soprattutto di Joey sembrerebbero scontate. No, l’enfasi non viene posta sulle interpretazioni dei singoli, bensì quest’ultime vengono subordinate all’esaltazione di determinati argomenti, come la lealtà, l’amicizia, l’abbandono o l’orrore della guerra, quale che essa sia. D’altro canto, a parte David Thewlis, Emily Watson e l’ultimamente parecchio quotato Tom Hiddleston, non si registrano volti abbastanza noti al grande pubblico.
Alla luce di quanto appena rilevato, dunque, il consiglio è quello di optare per l’approccio a War Horse senza lasciarsi inebriare dal gigantesco nome di colui che si è seduto dietro la macchina da presa. Pur consapevoli di assistere ad un film da cui sapete cosa aspettarvi, queste stesse aspettative non devono eccedere tali premesse. Con una simile predisposizione, avulsi da logiche secondo cui “è Spielberg, dev’essere per forza un capolavoro!“, quello che potreste trovarvi di fronte è una pellicola gradevole, tutt’altro che impegnata e capace di strappare qualche lacrima e qualche bonario sorriso a grandi e piccini.

War Horse (Drammatico - Guerra, USA, 2011). Di Steven Spielberg, con Jeremy Irvine, Peter Mullan, Emily Watson, David Thewlis, Benedict Cumberbatch, Stephen Graham, Tom Hiddleston, Niels Arestrup, Celine Buckens, David Kross, Patrick Kennedy, Rainier Bock, Nicolas Bro, Leonard Carow, Robert Emms, Rainer Bock, Pauline Stone ed Irfan Hussein. Nelle nostre sale dal 17 Febbraio.
Voto di Antonio: 7
Voto di Federico: 5,5
Voto di Simona: 5/6
Voto di Gabriele: 7

25 COMMENTIAGGIUNGI IL TUO
drapocalypse
Film smielato, quasi stucchevole, per non dire surreale nel suo voler raccontare una storia che va oltre la concezione di favola moderna. Il personaggio di Jeremy Irvine è fastidiosamente forzato. Passi l'amore per gli animali, ma qui si rasenta l'internamento psichiatrico. Troppo lungo, primi 90 minuti estenuanti. Il vero Spielberg si vede in trincea, nell'ultima ora. Tecnicamente quasi ineccepibile, cavallo fenomenale, ma è lo script a fare acqua da tutte le parti. Film mediocre, proprio perché firmato Steven Spielberg. Da lui è doveroso attendersi sempre il meglio. E qui, quel meglio, è lontano mille miglia.
#1 - Scritto il
albedo039
Bella recensione, molto dettagliata, precisa e per quanto mi riiguarda piuttosto sorprendente soprattutto quando dice che si tratta di una pellicola poco impegnata.Non l'avrei mai pensato. Ad ogni modo una menzione alla colonna sonora era piu che dovuta visto che si tratta indubbiamente la migliore dell'anno
#2 - Scritto il
Antonio (Cineblog)
Ecco, è sugli ultimi due periodi dell'intervento di Federico che dissento. A mio parere War Horse nemmeno la rasenta la mediocrità, ma è pur vero che non eccelle. Per questo ho scritto che l'approccio rappresenta una discriminante fondamentale. Perché un conto è valutare questo film in sé e per sé, un conto è pretendere che fosse un capolavoro a tutti i costi perché firmato da Spielberg. Voglio dire, ci può anche stare, ma non al punto da rendere vana l'intera pellicola. Insomma, Jurassic Park, ET, Lo squalo e chi per loro rimangono dove sono, senza essere insidiati. Ma non sono affatto d'accordo sul liquidare War Horse così nettamente. Sennò potremmo pure lasciarci andare ad una di quelle sintesi grottesche che tanto piacciono ad alcuni (me compreso), descrivendolo così: "Una serie di folli fa cose senza senso ma col sorriso sulla bocca. Tutto per colpa di un cavallo, il quale li osserva… e poi comincia a correre".
#3 - Scritto il
drapocalypse
Non chiedo 'capolavori', ma film sopra la media. E' Steven Spielberg cribbio, e l'ultima volta che si era fatto vedere in live action è stato con Indy 4. C'era bisogno di un ritorno in grande stile. Per l'Academy c'è stato, avendolo addirittura candidato come Miglior Film, ma non per me. Grottesca o non grottesca, quella sintesi è purtroppo veritiera. Il personaggio di Jeremy Irvine è agghiacciante. Vive la propria esistenza in proiezione di un cavallo. 'Mediocre' lo è nel momento in cui a girarlo è Steven Spielberg. Una carriera come la sua pretende qualità sempre e comunque, è inutile negarlo. Ovviamente è un parere personale, opinabile e soggettivo, ma a mio avviso nel suo complesso il film rasenta la 'vaccata'. Ed è un peccato, perché tecnicamente è come al solito 'notevole', con la scena della trincea che vale da sola il prezzo del biglietto, ma ci sono anche altri 120 lunghissimi minuti in cui abbiamo un adolescente, un cavallo, una guerra mondiale, e una storia che definire surreale è dire poco.
#4 - Scritto il
wan-obi90
Anche "Always" era smielato (ma davvero molto). Eppure con moltissimi difetti a me è piaciuto, e ritengo sia sottovalutato. Perchè nella sua piacioneria e nella sua stucchevolezza riesce davvero a prendere lo spettatore. Ora io non ho ancora visto War Horse ma a me ha dato questa impressione dal trailer
#5 - Scritto il
django
C'è chi ama Spielberg e chi non lo ama è un pò come Tarantino. Quindi non mi stupisco della recensione: Spielberg è, per eccellenza, il Principe della Commozione è ovvio che il film rispetti quei criteri. Però naturalmente ad Avatar è stato dato 10 :)
#6 - Scritto il
drapocalypse
Il sottoscritto 'ama' Spielberg e 'ama' il cinema della 'commozione'. Non è questo il punto. Ne riparliamo dopo l'uscita in sala.
#7 - Scritto il
aldebaran85
ragazzi guardatelo e poi la penserete come dr.apo forse uno dei peggiori film di steven, da lui ci si aspetta altro BEN altro film molto ma molto deludente
#8 - Scritto il
xibalba
Però, come sempre, queste sono sensazioni "a caldo" immediatamente dopo la visione e non è deto che resteranno le stesse dopo altre visioni. Io sinceramente sono cauto sia nei confronti di eccessive adorazioni di film di grandi maestri (tipo Hugo Cabret che è un ottimo film ma non un capolavoro….gli ultimi sono stati Casinò e L'età dell'innocenza) o di mezze stroncature come questa. I film si vedono e si rivedono e cambiano col tempo… Al momento l'ultimo film che mi ha lasciato la sensazione di capolavoro anche dopo ripetute visioni è stato solo "Il Cigno nero". A seguire grandi (e a volte grandissimi film) che aspetteranno seconde e terze visioni per dimostrare la loro tenuta nel cuore e nella mente (almeno la mia) di cinefilo….
#9 - Scritto il
Antonio (Cineblog)
Assolutamente xibalba. Il limite strutturale delle recensioni è proprio questo. Senza esagerare, però. Una persona intelligente è quella in grado di contraddire anche sé stessa se esiste un ragionevole motivo per farlo. A suo tempo uscii dalla prima visione di Blade Runner quantomeno contrariato. Oggi rientra senz'altro in una mia ipotetica e quanto mai incerta Top Five. Mai sottovalutare la prima impressione, però: incorreremmo nell'errore esattamente opposto.
#10 - Scritto il
xibalba
Ok Antonio condivido tutto quello che hai detto. E dò atto ad Apocalypse della delusione. Solo che non vorrei che entusiasmi eccessivi e delusioni cocenti si "tirassero" dietro valutazioni non esattamente obiettive…. Io per esempio giudico dopo una visione s'intende) Hugo un film da 7e 1/2-8 ma non da 10; esteticamente è una meraviglia, razionalmente un'operazione colta ma emotivamente mi ha coinvolto poco ecco. The Artist stessa cosa: operazione formalmente impeccabile, in molti tratti toccante ma incapace di scavalcare confini più audaci e diventare un film "dirompente" (a parte un paio di sequenze). Magari il sentimentalismo di Spielberg (chissà) mi troverà più disponibile…e magari-forse- non è un film da 5 ma anche da 6 e 1/2…vedremo..
#11 - Scritto il
Simona M
Da grande fan di Spielberg, propendo purtroppo più verso il giudizio di Apo piuttosto che verso quello espresso da Antonio. Nessun personaggio riesce ad essere incisivo, nessuna situazione coinvolge minimamente. In più, personalmente ho detestato il doppiaggio italiano. I tedeschi parlano come gli Sturmtruppen dei fumetti di Bonvi e finiscono per suscitare ilarità fuori luogo. Per fortuna ai francesi è stato risparmiato di dover parlare come l'ispettore Clouseau, ma non disdegnano di infilare parole 'in lingua' qua e là (grand-père, maman…)
#12 - Scritto il
jackburton
Spielberg è artisticamente morto e sepolto da A.I. in poi!!!!
#13 - Scritto il
wan-obi90
jackbuton…MUNICH?? PROVA A PRENDERMI? lo stesso TIN TIN di qualche mese fa? Suvvia, si può sbagliare un film, lo stesso Hitchcock ha sbagliato. Da quì a dire che è artisticamente morto…è un esagerazionee
#14 - Scritto il
albedo039
A questo punto mi sorge una domanda:come mai e' stato nomimato come miglior film agli oscar? Secondo voi lo hanno nominato solo perchè è di Spielberg? O perchè veramente lo meritava?
#15 - Scritto il
jackburton
@wan-obi90 Prendi E.T., Lo Squalo, Incontri Ravvicinati, Always, Il Colore Viola, Jurassic Park, Schindler's List, i 3 (e ribadisco: TRE) Indiana Jones, Salvate il Soldato Ryan e paragonali a quei FILMETTI che sono A.I., Minority Report, Prova a Prendermi, La Guerra dei Mondi… Film che CHIUNQUE avrebbe potuto girare. Questi non hanno la stessa magia dei primi. Un solo fotogramma dello stesso Hook, che fino ad A.I. era il peggiore che avesse girato, è pieno di quella sua magia più di quanto non lo siano tutti i film che ha girato successivamente messi insieme. Ha perso l'unica cosa che tutti ci aspettavamo di vedere in un film di Spielberg. E allora, che lo seguiamo a fare?
#16 - Scritto il
jackburton
Anche Munich ti sembra abbia anche solo un quarto dell'incisività sociale e politica che ha avuto Schindler's List pur raccontando fatti decisamente più attuali? Ma andiamo!!!
#17 - Scritto il
wan-obi90
Shindler's list è forse il capolavoro di Spielberg…non diciamo eresie, Munich non è al livello suo, ma ribadisco, affermare che Spielberg è morto è alquanto esagerato. MAGARI e dico e sottolineo MAGARI se ne facessero continuamente di film "mediocri" come Munich o Prova a Prendermi…avercene…E sinceramente credo che Spielberg possa ancora meravigliarci. E poi de gustibus, rispetto le tue opinioni…forse sarò io, il solo rimasto ad apprezzare le "mediocrità" di Spielberg. :-))
#18 - Scritto il
wan-obi90
Ehm nel commento sopra non so se si è capito…ma scrivevo di fretta…Shindler's list E' il suo capolavoro…l'eresia sta nel fatto di paragomarlo a Munich ;-)
#19 - Scritto il
damiax
Non vedo l'ora di vedere questo nuovo film di Spielberg! Come sempre non mi aspetto un capolavoro, ma di godermi un film ben fatto realizzato dal mio regista preferito (e poi corre per 6 Oscar, tra cui quello come miglior film, e magari un premio tecnico lo vince pure: difficile, ma non impossibile)! P.S: Happy birthday John Williams!!
#20 - Scritto il
django
Forse, dico forse, prima di dire che Minority Report, A.I. sono filmetti bisognerebbe studiarli a fondo, analizzare le logiche e le tematiche per capire che sono, seppur in modo diverso, collegati alla poetica di Spielberg. Lo dico solo per il fatto che avendo trattato una tesi specialistica su Spielberg ho letto 'qualcosina' in merito.
#21 - Scritto il
jackburton
@django Non discuto le logiche o le tematiche, ma il modo di raccontare la storia. Manca la magia. E non c'è lettura o tesi che possa contestare questo!!! Ed è questa magia che passa al pubblico dei comuni mortali che non studiano Spielberg. Per l'amor di dio, ignoranti noi, ma siamo pur sempre gli stessi che questo regista ha fatto letteralmente SOGNARE fino al 2000… Il MIO Spielberg, quello della mia infanzia e dei miei sogni è defunto, mi spiace dirlo. Rimane senza dubbio un signor regista, sia chiaro, ma senza il suo tocco vale molto meno… In Minority Report c'è la magia di E.T.? In Munich c'è l'angoscia che trasmette Schindler's List? In La Guerra dei Mondi c'è la stessa poesia di Incontri ravvicinati? Non parlo di tematiche o di sceneggiature, parlo di ATMOSFERA. E nei suoi ultimi lavori non c'è.
#22 - Scritto il
gioporsche993
Ogni film di Spielberg è diverso. A.I. se non mi sbaglio è basato su una storia e un soggetto di Kubrick, e devo dire, forse sarò un eretico, che a me piace e commuove ogni volta che lo rivedo. Forse su Munich sono d'accordo con jackburton; la guerra dei mondi mi ha profondamente angosciato e posso dire che in quel senso l'atmosfera era ineccepibile. Tin Tin mi è piaciuto da morire, li si vede il tocco di Spielberg perché li ha potuto e voluto osare, in molte sequenze (la scena della nave nel deserto e l'inseguimento in moto). Detto questo può anche capitare che un regista toppi, questo War Horse non mi ispira minimamente, ma da qui a dire che Spielberg sia morto ce ne vuole. Detto questo ciao a tutti
#23 - Scritto il
La Morgh
la magia c'è .. a me è piaciuto moltissimo. Sono pochi i registi che riescono a far emergere l'anima di un animale, non parlante. A me solo le scene in cui Joey sgroppa per andare a trainare quel carro orribile, o insegna al suo amico/compagno quadrupede che il giogo nn fa male, salvandogli, seppur brevemente, la vita… bè fa molto pensare. e poi stupendo il colloquio dei 2 soldati in trincea…@Simona Nessun personaggio umano doveva risaltare, non si sarebbe chiamato War Horse
#24 - Scritto il
La Morgh
ah ultima cosa.. per il doppiaggio ilare dei tedeschi.. forse ma forse se avessero vinto la guerra non li avrebbe fatti doppiare così.
#25 - Scritto il