Torneranno i prati: Recensione in Anteprima del film di Ermanno Olmi

Nel buio, interno ed esterno, di una gelida notte, Ermanno Olmi condensa il suo breve ma incisivo discorso sulla guerra. Ed in particolare sulla Prima Guerra Mondiale, sede del suo Torneranno i prati

Una sola notte per tentare di descrivere l’orrore di una pagina di storia per certi aspetti oscurata dalla Seconda Guerra Mondiale, ossia la Prima, la cosiddetta Guerra del 15-18 (almeno per gli italiani). Ermanno Olmi cerca di colmare, fin dove possibile, tale lacuna; lui il cui padre a quella guerra vi ha partecipato, trasmettendone i ricordi ai figlioletti attraverso vari racconti.

Ma Torneranno i prati ha anche una valenza ulteriore, se si pensa che poche sono le pellicole, specie in tempi tutto sommato recenti, che si sono soffermate su questo segmento storico. In più perché una sorta di unicum anche nel panorama delle produzioni italiane odierne, in quanto un film di guerra di questa fattura è una rarità non da poco. Siamo sugli Altipiani, zona Nord-Est. È il 1917 e a quanto pare si è entrati in una fase che in gergo, se non andiamo errati, si dice di logoramento. L’avamposto italiano deve mantenere la posizione in una trincea da cui sarebbe in ogni caso impossibile avanzare. L’austriaco è lì a due passi che segue ogni minimo bisbiglio del nemico, preparando a sua volta l’offensiva.

Qualora ce ne fosse bisogno, meglio chiarire sin da subito la posizione di Olmi e dunque del suo film, che si sviluppa in chiave decisamente antimilitarista, di segno nettamente contrario a simpatizzanti di ogni tipo verso la tragedia che è la guerra. E per farlo ricostruisce l’assurdità di una delle tante, innumerevoli missioni che furono eseguite, a fortune alterne, nel corso di quella guerra specifica. Ad una ventina di giovani italiani viene chiesto di eseguire un ordine praticamente suicida, al quale però non è possibile sottrarsi senza conseguenze. Colpisce, e in positivo, la ricostruzione scenica, piuttosto accurata o per lo meno credibile, di una trincea dentro alla quale i soldati sono più che altro ingabbiati, in condizioni penose per via della neve che copiosa copre l’intera zona e dunque delle temperature proibitive.

Sogni, speranze e angosce di questi giovani strappati alle rispettive famiglie per combattere una guerra di cui non sanno alcunché, vengono pallidamente rievocate attraverso foto, sguardi, espressioni dialettali, che lasciano trasparire quella nostalgia che raccontata a parole non avrebbe avuto lo stesso effetto. Torneranno i prati è sì un film di guerra, ma più dalla parte di un Orizzonti di gloria che di un Apocalypse Now; azione quasi del tutto assente, le vicende trattano l’effettiva vita di questi ragazzi intrappolati come topi, affamati e ammalati, mentre attendono istruzioni “dall’alto”.

Un andamento dunque dimesso ma senz’altro funzionale a un film che intende ragionare con calma, offrendo spunti interessanti sul delirio di un evento segnato da un’irrazionalità congenita, che a tratti confonde, oppure atterrisce proprio chi ne viene coinvolto. Questo tipo d’esperienza d’altronde, più di qualunque altro, difficilmente può essere restituito, non dico integro, ma anche solo vicino alla realtà dei fatti. Olmi allora decide per l’approccio simil documentaristico, che si manifesta anche e soprattutto attraverso una fotografia dal bianco e nero dissimulato. Nebbia ed un grigiore monocromatico di fondo la fanno da padrone, ed è la scelta migliore per consentirci di entrare meglio in questa storia.

A fare la differenza sono anche i volti dei protagonisti, gente quanto più possibile comune, facce che non è difficile immaginare in molte tra le fila di quei battaglioni. Dribblando in maniera accettabile la retorica pur insita in un discorso su cui Hollywood ha talmente speculato, per lo più male, preferendo un’opera che lavorasse su pochi elementi ma bene. In torneranno i prati si fa economia in tal senso; i dialoghi, per esempio, tutti sensati, senza inutili giri di parole o uscite inopportune. Addirittura poetici alle volte, ma di quella poesia che entra a meraviglia in un discorso tra due persone normalissime, senza scuole alte ma con un contatto con la realtà che è davvero d’altri tempi.

Non a caso, quando alludiamo ad un certo antimilitarismo, non vorremmo che passasse il messaggio sbagliato: l’onore e la compostezza attribuibile a quegli uomini viene qui salvaguardata, pur nell’orrore e nel conseguente clima da disfatta, con annessa angoscia, di chi è dovuto crescere troppo in fretta, tutto in una volta. Un progetto interessante, che solca mari per lo più inesplorati dalle nostre parti, consegnandoci un film sulla guerra tenendo finalmente conto del mezzo, divincolandosi perciò da una certa letterarietà – tentazione alla quale produzioni mediamente ambiziose qui in Italia cedono molto volentieri.

Ci voleva un maestro, uno della vecchia guardia si direbbe, per girare un film a conti fatti fresco, per nulla avulso dai tempi soprattutto a livello tecnico, tanto che è il primo ad essere stato realizzato in 4K in Italia. Un segnale importante, al quale speriamo faranno seguito altri. Ma soprattutto un film al quale chiunque può prestarsi, senza troppi sbadigli o peggio, indifferenza. E sebbene il coraggio stia altrove, è lodevole la scelta rispolverare una tematica “vecchia” raccontandola in maniera più incline ai nostri tempi, attuale. Senza sfoggi di originalità forzata, ché quelli non fanno bene a nessuno, specie a chi dimostra di essere realmente interessato a trasmettere la storia che sta rappresentando sullo schermo.

Voto di Antonio: 7
Voto di Federico: 7

Torneranno i prati (Italia, 2014) di Ermanno Olmi. Con Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria, Camillo Grassi, Niccolò Senni, Domenico Benetti, Andrea Benetti, Carlo Stefani, Niccolò Tredese, Franz Stefani, Andrea Frigo e Igor Pistollato. Nelle nostre sale da domani, giovedì 6 novembre.

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