Venezia 2017, Vittoria e Abdul di Stephen Frears: Recensione in Anteprima

Tratto da una storia incredibilmente vera, Vittoria e Abdul vede Judi Dench di nuovo Regina da Oscar.

victoria-abdul.jpg

82 anni all'anagrafe, 1 Oscar, 11 Premi BAFTA, 7 Olivier Awards, 2 Screen Actors Guild Awards, 2 Golden Globe e un Tony Award vinti, Judi Dench è di fatto la Regina del cinema britannico. Nel 1997 negli abiti della Regina Vittoria in La mia regina, l'anno dopo ha poi trionfato in casa Academy nei panni di Elisabetta I d'Inghilterra in Shakespeare Love, per tornare ora in quelli di una anziana e malata Vittoria nel nuovo film di Stephen Frears, alla sua 3° collaborazione con l'attrice dopo Lady Handerson Presenta e Philomena: Vittoria e Abdul.

Tratto dall'omonimo romanzo di Shrabani Basu e ispirato a fatti realmente accaduti, il film è stato presentato fuori Concorso alla 74esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, suscitando ilarità e applausi per una Dench ancora una volta monumentale.

Al centro della trama la straordinaria e incredibile storia vera di un'inaspettata amicizia nata durante gli ultimi anni dell'infinito regno della Regina Vittoria, all'epoca scandalosamente ammaliata dal giovane commesso indiano Abdul Karim, chiamato in Inghilterra per partecipare al Giubileo d'oro. Quella che doveva essere una rapida visita di cortesia, con due mesi di sfiancante viaggio per consegnare all'Imperatrice d'India una moneta, si tramutò invece in un rapporto che suscitò non poco clamore a corte. Dal nulla, infatti, Abdul divenne suo precettore, consigliere spirituale e devoto amico. Un legame visto con enorme preoccupazione da parte del Governo britannico e della famiglia della Regina, con quest'ultima decisa a proteggere l'ospite inatteso fino all'ultimo giorno della propria vita.

4 anni dopo Philomena, candidato a 4 premi Oscar e a Venezia premiato per la miglior sceneggiatura non originale targata Jeff Pope e Steve Coogan, Frears è tornato al Lido (ma non in Concorso) con una commedia Reale dal sorriso sincero che si tramuta in inevitabile commozione. Messe alla berlina le assurdità dell'Impero britannico di fine '800, tra razza, religione e potere, Vittoria e Abdul vive sulle spalle di un'attrice sempre più a proprio agio nei pesanti vestiti di Regina.

dizcjsmxgauze1s.jpg

Judi Dench, perfettamente in grado di oscillare tra l'annoiato, l'affaticato, il malconcio, l'accigliato, il gioioso, l'addolorato e l'eccitato, concedendo agli spettatori un'invidiabile campionario espressivo. Una performance da nomination agli Oscar (sarebbe la sua ottava), all'interno di un'opera che parte con trascinante brio per poi intraprendere una strada rischiosa, più vicina al sentimentale spinto. E difficilmente credibile nella sua gestione.

Ispirato a fatti realmente accaduti ma visibilmente romanzato in lungo e in largo, Vittoria e Abdul ribadisce la poliedricità registica di Frears, da sempre a proprio agio tra i costumi di fine '800/inizio '900 e qui al timone di un prodotto emotivamente stimolante ma concettualmente innocuo. Da una parte la donna più potente e temuta del mondo e dall'altra un umile servitore musulmano, con al centro un'impronosticabile amicizia in grado di resistere alle angherie politiche e famigliari, rimasta taciuta per un secolo ed ora, dopo essere venuta alla luce nei primi anni '2000, diventata finzione cinematografica.

Voto di Federico 6

Vittoria e Abdul (storico, commedia, Uk, 2017) di Stephen Frears; con Judi Dench, Ali Fazal, Adeel Akhtar, Simon Callow e Michael Gambon - fuori Concorso - al cinema da giovedì 26 ottobre

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 42 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE ENTERTAINMENT DI BLOGO