The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello Sciacallo (The Bourne Ultimatum, Usa, 2007) di Paul Greengrass; con Matt Damon, Julia Stiles, David Strathairn, Scott Glenn, Paddy Considine, Edgar Ramirez, Albert Finney, Joan Allen, Daniel Brühl.
Nel primo capitolo cercava di scoprire chi fosse.
Nel secondo esigeva vendetta per quello che aveva dovuto subire.
Adesso ha una memoria di ferro, sta tornando a casa, ed è più furente che mai…
La Treadstone, l’operazione top-secret che l’ha creato in tutto e per tutto, è ormai morta e sepolta.
Al suo posto è arrivato il programma Blackbriar del Dipartimento della Difesa, con una nuova generazione di killer super addestrati, totalmente a disposizione del Governo, libero finalmente di muoversi senza dover più attendere la lenta e insopportabile burocrazia.
Per loro Bourne è assolutamente una minaccia.
Deve essere trovato, vivo o morto!
Peccato che Jason non abbia nulla da perdere, vuole trovare i suoi “creatori”, tornare dove tutto era iniziato, per capire se è nato killer o se è stato trasformato in una macchina assassina, e per riuscire nell’impresa nulla e nessuno riuscirà a fermarlo!
Tre anni dopo The Bourne Supremacy torna dietro la macchina da presa Paul Greengrass, riuscito nell’impresa, sempre complicata, di superare entrambi i capitoli precedenti!
Questo The Bourne Ultimatum è un concentrato adrenalinico di azione allo stato puro, non esiste un secondo di pace e tranquillità, un vero e proprio thriller di spionaggio da mozzare il fiato di primissima caratura, come non se ne vedevano oramai da tempo!
Confermatissima la macchina in spalla, scorbutica, isterica, quasi schizzofrenica, mai ferma, sempre pronta a primi piani strettissimi, aiutata da un montaggio serratissimo, opera di Christopher Rouse, che rende l’azione ancor più veloce e incalzante di quanto già sia di suo, la pellicola è retta da una buonissima sceneggiatura, scritta come per i due capitoli precedenti dall’ottimo Tony Gilroy, che non disdegna colpi di scena, salti temporali, flashback, inseguimenti di ogni tipo, scazzottate, corpo a corpo credibilissimi, depistaggi continui e voli da un capo all’altro del mondo, passando per la Spagna, l’Italia, il Marocco, l’Inghilterra e gli Usa!
Matt Damon si conferma azzeccatissimo nella parte di agente praticamente imbattibile, mentre sempre sugli scudi è l’incompresa Joan Allen, presente in tutti e tre i film, affiancata da un cinico David Strathairn, l’onnipresente Julia Stiles, il killer silenzioso Edgar Ramirez , e il mitico Albert Finney, ideatore e creatore di Jason Bourne, o meglio della sua nuova personalità.
La storia dei capitoli precedenti non viene riassunta praticamente in nessun modo, quindi è fondamentale, e dato forse per scontato, che chi vede questo terzo capitolo abbia visto per forza di cose anche i due che l’hanno preceduto… in caso contrario i dubbi sul plot esisterebbero eccome!
Paul Greengrass si diverte, è palese, e finalmente osa, con movimenti di macchina assolutamente strepitosi, riprendendo tutto da vicino, spesso utilizzando la visione in soggettiva dello stesso Bourne, in modo che lo spettatore si senta ancora più coinvolto all’interno della storia stessa.
Puro intrattenimento, il film, che è indubbiamente uno dei migliori del genere degli ultimi 10 anni, vola via che è una meraviglia, senza mai lasciarsi ad un momento di pausa, lasciando un finale aperto che, smentite dei produttori a parte, considerando anche gli incassi pazzeschi, lascia più che qualche porta aperta ad un possibile quarto capitolo.
E qui lo dico e qui lo confermo… dovesse uscire come questo terzo capitolo, bè… che vadano pure avanti con la saga!
Voto Federico:7,5
rutto
31 ott 2007 - 16:31 - #1visto quando e’ uscito in america e devo confermarlo, il migliore dei tre (anche se prende molti spunti dal secondo, musica compresa, cosa che non ho apprezzato…).
I combattimenti sono i migliori dei tre film (spettacolare la scena con il killer marocchino) per non parlare dell’inseguimento sui tetti in marocco.
Ottimo il modo in cui hanno ripreso la storia da dove era stata lasciata nel secondo capitolo, davvero buono, sembra come se fosse stato gia programmato (o mio dio, forse lo era….cmq).
Assolutamente da vedere se avete visto e apprezzato i primi due.
giordano
31 ott 2007 - 16:32 - #2ottimo film, da vedere!
FECK
31 ott 2007 - 17:16 - #3il miglior bond degli ultimi anni……
paolino
31 ott 2007 - 17:59 - #4Piaciuto molto anche a me. Voto del sottoscritto 7.
cineblog
31 ott 2007 - 21:05 - #5[…] […]
Coxinator
31 ott 2007 - 21:08 - #6Visti i primi due ed erano bellissimi, sono contento che si manenga ad alti livelli la storia che è si esagerata e pompata ma realistica (o quasi).
Bellissimi film e ottimi attori!
Dave77
31 ott 2007 - 21:10 - #7la saga di Bourne è fantastica, i migliori action movies degli ultimi 20 anni.
Klaus (che ha perso la password)
01 nov 2007 - 08:33 - #8La saga potrebbe continuare di sicuro… perchè ci sono altri due libri (che però non ho letto), “The Bourne Legacy” e “The Bourne Betrayal”, scritti non da Ludlum (morto nel 2002, poco prima l’uscita del primo Bourne movie), ma da Eric Van Lustbader, il cui stile letterario - mi dicono - è molto vicino a quello di Ludlum. Al momento però non c’è in cantiere nulla, in quanto Ludlum e gli altri produttori a suo tempo discussero di “trilogia”. Il finale probabilmente è stato lasciato più aperto rispetto al libro per accodare in futuro altri due (almeno) sequel.
Sul film non mi pronuncio ancora: vado a vederlo oggi dopo un’attesa estenuante!
Gico
02 nov 2007 - 16:26 - #9Premetto che sono un grandissimo fan della saga di Bourne, ma devo dire che il terzo capitolo mi ha un po’ deluso.
Andiamo per ordine:
-il titolo: cosa centra “il ritorno dello sciacallo”? Chi ha letto il libro sa benissimo che tutta la parte su Carlos “lo sciacallo” è stata tagliata nei film… quindi, che senso ha riportare questo argomento nel titolo? Tra l’altro solo in quello italiano, ergo grande ignoranza in chi traduce i titoli.
-la regia: se siete riusciti a vedere il film senza aver bisogno di un Travelgum, bhè, vi invidio!
La dinamica è stato un punto di forza dei Bourne movies, sapientemente rappresentata dalle scene riprese con la telecamera a spalla da Doug Liman (The Bourne Identity) e da Greengrass in SUpremacy. Eccessivo nel terzo capitolo. Troppo movimento inutile (la telecamera che trema anche nelle conversazioni statiche a due è degna di un amatore che fa il filmino delle vacanze). Rasentiamo il mal di mal di mare, poi, nelle scene di combattimento a mani nude o negli inseguimenti.
Una nota per Federico che ha scritto la recensione: Joan Allen compare per la prima volta in The Bourne Supremacy, non è presente in tutti e 3 i film.
Per fare una precisazione a chi paventa continuazioni per un quarto capitolo, questo potrebbe benissimo esserci, in quanto solo il primo film è strettamente legato al libro di Ludlum, per gli altri 2 sono stati acquistati i dirtitti sul personaggio, infatti le trame sono abbastanza lontane dai libri. Ma che senso avrebbe farne un 4°? Bourne è stupendo perchè non è Bond, non trattiamolo come tale.
Sono daccordissimo con Matt Damon quando dice di trovare inutile continuare… poi si sa, i soldi convincono chiunque.
Scusate per questo lungo commento, ma ho atteso The Bourne Ultimatum per tanto e, come ho scritto all’inizio, sono rimasto un po’ deluso.
Gico
Joe80
03 nov 2007 - 12:32 - #10Un capolavoro di genere.
Un film d’azione così appassionante non lo vedevo da una vita, finalmente via la CGI e spazio all’inventiva artistica.
Greengrass si conferma un maestro, e Damon è semplicemente perfetto.
Adrenalina costante, azione senza fine.
Bellissimo.
Bond ormai, evoluto o no, sa di vecchio! Spazio alla macchina per uccidere perfetta!
A quanto un 4?… ;)
Duplicity: Julia Roberts e Clive Owen per Tony Gi
07 nov 2007 - 12:52 - #11[…] Un nuovo progetto per Tony Gilroy dopo la sceneggiatura di Jason Bourne e la regia di Michael Clayton: riunire sullo schermo la coppia Julia Roberts e Clive Owen. I due avevano recitato insieme in Closer ed ora ritorneranno con Duplicity. […]
People’s Choice Awards: le nominations!
10 nov 2007 - 17:28 - #12[…] Movie: - Pirati dei Caraibi 3 (Ai confini del mondo) - The Bourne Ultimatum - Transformers […]
Sito di oggi: The Bourne Ultimatum
11 nov 2007 - 10:52 - #13[…] Si lo ammetto, questa volta cerco la popolarità facile, dato che The Bourne Ultimatum è il film del momento. A dire il vero il sito del film è presente da tempo in tutte le web galleries, e alla fine bombardato da trailer e cartelloni pubblicitari mi sono deciso ad andare a visitarlo. Era prevedibile trovare un gran bel lavoro, dato che in questi casi la comunicazione cross-media (cinema,tv,internet,giornali) viene spesso ben sfruttata per coprire tutta l’audience possibile, e il sito ben si presta a costruire il “brand” della trilogia di Jason Bourne, brand che a mia opinione è stato adeguatamente curato solo in occasione di questo terzo episodio. Nel sito trovate ovviamente spezzoni, immagini, storia, wallpapers e altro ancora. PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ (nessun voto) 0 Commenti […]
yes
11 nov 2007 - 20:18 - #14grande film, alla scena quasi finale quando il Volkswagen Touareg trascina per parecchi metri la macchina di bourne credevo che bourne fosse morto
bugbuster
12 nov 2007 - 01:20 - #15Davvero un degno terzo capitolo per la saga. Bellissime le scene di combattimento corpo a corpo, in particolare qualle in Marocco, e spettacolare il finale dello scontro in auto a new york.
La telecamera si muove, è vero, ma non l’ho mai trovato eccessivo, ed anzi, anche nelle scene più concitate si riesce sempre a capire quel che succede, seppur con frenesia. Effetto riuscitissimo a mio avviso.
Mauro Lanari
27 mar 2008 - 06:01 - #16GILROY: LA TRILOGIA E OLTRE
Nella propria recensione pubblicata in un altro sito, una ragazza ha sottolineato la diversità cromatica dei 3 cavalli incontrati da Clooney in “Michael Clayton”. Entriamo nel mondo del regista Gilroy, partendo però dal suo ruolo di sceneggiatore nella trilogia sull’identità di Jason Bourne. Durante il primo film il protagonista si scopre un falso cattivo, un killer che ha saputo opporsi alla propria ultima missione. Damon ne esce riabilitato come un fulgido paladino senza macchia: cavallo bianco. Nel secondo film egli invece è costretto a prendere atto che, pur tentando una nuova esistenza, i conti in sospeso col passato bussano alla porta, battono cassa e chiedono il saldo con gli interessi. E così l’eroe si svela incapace di proteggere e salvare la vita della donna amata: cavallo grigio/marrone. Nel terzo film Damon nutre l’illusione d’aver subìto un addestramento sperimentale, un lavaggio del cervello, un condizionamento pavloviano che gli ha deturpato personalità e carattere. Colpo di scena agghiacciante, uno degli squarci più atroci del cinema di questi ultimi anni. Dopo un dialogo decisivo col proprio medico istruttore, Damon ricorda d’aver sparato alcuni colpi di pistola in un angolo della stanza contro un prigioniero anonimo, legato, incappucciato, imbavagliato, inerme, completamente indifeso. Jason Bourne è il capitano David Webb, capace di freddare, giustiziare, ammazzare uno sconosciuto qualsiasi avviando la propria carriera di sicario privo di scrupoli volontariamente, con piena coscienza e intenzionalità: cavallo nero.
Mauro Lanari
27 mar 2008 - 06:04 - #17Il pugno allo stomaco è dovuto pure al fatto che la ferocia di tale sequenza è inserita in quasi 6 ore d’una saga cinematografica banalmente d’azione e d’intrattenimento, semplice roba da popcorn mentre si passano in rassegna le imprese degli stunt impegnati a congegnare effetti sempre più mirabolanti. Il regista Greengrass pretende di poter liquidare il problema esprimendo un commento idiota come “rifiutato il passato, riscatto dal futuro”. Invece Gilroy, con quella scena, spalanca un abisso di portata metafisica: che fare quando il male attivo e passivo si annida non solo nella nostra memoria, ma ancor prima nella nostra reale e ontologica biografia, personale, collettiva, pre- ed extra-umana? Quale trionfo finché non irromperà una soluzione cronologicamente retroattiva? “Michael Clayton” è per Gilroy il 4° cavallo sapienzialmente apocalittico, funge da post-scriptum per esporre la morale solo implicita nella trilogia su Jason Bourne. Non sa fornire risposte, ma riformula domande spaventosamente e terribilmente disincantate. Prodotto da Soderbergh, è il loro anti-Brockovich.
Mauro Lanari
28 mar 2008 - 10:59 - #18È stato detto e scritto che la tetralogia di Gilroy s’inserisce nel filone inaugurato da “Memento”, l’interrogarsi sulla fragilità della memoria e sul nostro senso d’identità. Le date di distribuzione possono servire come conferma: il film di Nolan risale al 2000, mentre “The Bourne Identity” è di appena due anni dopo. Eppure Gilroy punta a smentire proprio la tesi di “Memento”, la tesi secondo cui le amnesie autobiografiche retrograde sono causate da un trauma specifico e non aspecifico, e di tipo organico invece che psichico. Anche Fincher, nella prima parte di “Fight Club” (1999), mostra solo gruppi di Auto Mutuo Aiuto per difficoltà d’ordine biologico, quando invece i gruppi AMA più numerosi sono quelli per disagio esistenziale. Insomma, al volgere del terzo millennio Gilroy lascia intendere di voler reindirizzare la filosofia del soggetto come un nuovo Forman tornato per aggiornare la denuncia dell’ideologia di psichiatri e neuroscienziati. Ma il suo capovolgimento rispetto a Nolan è ancora più profondo. Infatti, dopo aver ricondotto l’eziopatogenesi della mente al vissuto personale e impersonale, egli sostiene pure che la soluzione delle singole storie individuali non si dà in alcun modo proprio sul piano gnoseologico e localistico, bensì su quello ben più drastico della Storia che necessita d’essere rimpiazzata ontologicamente e globalmente.
Mauro Lanari
09 apr 2008 - 11:45 - #19OMERO E L’ETERODETERMINAZIONE
Ancor prima del totale sfascio della componente non profilmica in “Michael Clayton”, già nella trilogia di Jason Bourne si assiste a un crescendo nel degrado cromatico della fotografia, che regredisce a una desaturazione cromatica da pellicola degli anni ’70. Potrebbe essere un semplice tributo del regista Greengrass al film di riferimento “Il giorno dello sciacallo” (1975), ma potrebbe anche simboleggiare l’indagine a ritroso nel passato del protagonista alla ricerca della sua identità. Però il problema della filosofia del soggetto non consiste nella prospettiva né di questo primo Gilroy né del Nolan di “Memento”. Che un trauma sia aspecifico e sia anche psichico, NON esclude affatto che esso sia comunque frutto d’un condizionamento bioculturale che s’impone rispetto a ogni tentativo libertario di autodeterminazione. Se il capitano David Webb scopre d’essere diventato un killer implacabile intenzionalmente, deliberatamente, coscientemente, significa solo che egli NON ha scavato ancora più a fondo nell’individuazione del retaggio operato dal bagaglio dei fattori genetici e psicopedagogici che, per concausa interazionistica, lo hanno forgiato proprio con quel preciso carattere, quella personalità, quell’inevitabile propensione alla pseudo-scelta omicida. Egli è una MACCHINA assassina nel senso più pieno della parola. La vera identità di Jason Bourne è (Ja)son Bo(u)rn(e), il “figlio/prodotto della sua nascita”. Egli è il capitano David(e) contro il Golia delle “monolitiche” leggi cosmiche della Storia, le quali hanno già deciso, deliberato, stabilito per lui, come già intuito da Omero che attribuiva le sorti dei propri personaggi alla fatale arbitrarietà del destino, alla destinale aleatorietà del fato. L’autodeterminazione è una qualità d’esclusiva appartenenza a una condizione divina. Ma, appunto, “chi come Dio”, “Michael”?