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Vite interrotte: il corto diretto da Andrea Franchin e scritto da Davide Piasentini

Pubblicato: 06 gen 2008 da Gabriele C.

Commenti dei lettori

Vite interrotteDiamo spazio ancora una volta ad un cortometraggio. Vite interrotte è diretto da Andrea Franchin ed è scritto da Davide Piasentini. E’ proprio con lui che approfittiamo per fare una piccola chiacchierata, affinchè ci spieghi qualcosa sulla realizzazione del corto, che parteciperà a qualche festival, e sui suoi significati. Lo potete vedere dopo l’intervista.

Quanto tempo ci è voluto per girare e realizzare interamente Vite interrotte?
Le fasi di realizzazione del corto sono ben separate, temporalmente si intende, fra loro. La sceneggiatura l’ho ultimata più di tre anni fa, era infatti una delle piccole storie che mi dilettavo a scrivere pensando che poi ne sarebbe uscito un libro, magari il libro che mi avrebbe cambiato la vita. Le riprese sono state girate a fine luglio 2007 a Montebelluna (TV) e la post-produzione, comprendente montaggio audio-video, risale ad ottobre. Una lunga realizzazione dunque, dovuta per forza di cose ai vari impegni sia miei che del regista.

Quali sono le influenze nella storia e nella sceneggiatura?
Sono cresciuto con i gangster movies, il genere che prediligo in assoluto, e il mio vangelo è Il Padrino di Coppola. Il mio mito però è Martin Scorsese, a lui e ai suoi film devo l’amore per il cinema. Amo i personaggi dei suoi film e i loro conflitti interiori: penso al folle Joe Pesci di Quei bravi ragazzi, a DeNiro in Taxi Driver, a Daniel Day Lewis in Gangs of New York o a DiCaprio in The departed e The aviator. Personaggi di grande profondità e intensità che ogni scrittore vorrebbe creare.

Inoltre trovo fantastico il suo modo di mostrare la violenza, in maniera forte e diretta lasciando l’occhio dello spettatore a guardare. Sarebbe inutile togliere la violenza dai film perché ormai fa parte della vita di tutti noi.
Se mi chiedi però qual è per me la migliore sceneggiatura di sempre, ti rispondo Pulp Fiction di Tarantino e Avary.

E delle influenze nello stile di regia di Franchin che ci puoi dire?
Il regista Andrea Franchin è un grande talento e spero che un giorno possa raggiungere il suo sogno cinematografico. E’ un perfezionista, cura moltissimo la fotografia e la qualità dell’immagine (anche se questo video di YouTube non gli fa giustizia), pretende molto da se stesso e sa ascoltare i consigli. Credo che il suo modello sia George Lucas, un regista che sa coniugare perfettamente alta tecnologia e poesia dell’immagine. Credo che per ultimare il corto sia rimasto in sala montaggio tutta la notte.

Vite interrotteMi sembra che uno dei temi fondamentali di Vite interrotte sia quello del tema del destino e della tragedia, comune ad entrambi i personaggi principali…
Queste due persone all’inizio si trovano agli antipodi: il giovane killer ha perso quasi del tutto la speranza e senza esitare, ormai non può più permetterselo, accetta un incarico spietato. L’altro invece sta per diventare padre, ama molto sua moglie e sta per cambiare città e lavoro: insomma per lui è uno di quei piccoli momenti chiamati felicità. Alla fine però condividono il medesimo destino. Il tema è secondo me la fragilità della vita, vista in questo caso tragicamente. Quanti sono gli sforzi che servono per ottenere qualcosa di buono e quanto poco basta per perdere tutto e trovarsi spalle al muro. Credo che sia un tema quanto mai attuale e spesso, purtroppo, frequente nella vita delle persone. In questa mia visione non c’è un momento di riflessione ma, pessimisticamente, la morte chiude tutti i discorsi e non lascia seconde opportunità. Sono stato decisamente un po’ fatalista ma ho volontariamente lasciato le riflessioni allo spettatore.

La colonna sonora è interessante: qualche aneddoto su chi l’ha realizzata e su come è stata usata?
La colonna sonora è stata realizzata da Andrea Brunato, percussionista degli Amanita, gruppo rock padovano. Ha fatto, secondo me, un grande lavoro, cogliendo al volo il senso delle immagini. Penso che la colonna sonora sia fondamentale nel cinema d’oggi e che della sua significanza non si possa fare a meno. In questo corto si è voluto rendere la tensione e tragicità dei momenti cercando di sottolineare e supportare a livello emozionale le immagini. Anche qui, il video caricato su YouTube non rende giustizia al lavoro svolto.

Vite interrotteMettiamo un attimo le mani avanti: secondo te, che problemi ci sono nel corto col senno di poi? Sono aspetti fondamentali o si può passare oltre?
Il corto, una volta caricato su YouTube, perde parte del suo smalto. La qualità delle immagini e del suono (comprese le sue sfumature) sono i primi a farne le spese. Purtroppo, ad esempio, nelle scene dove c’è oscurità si tende a non vedere nulla. Questo è un problema di compressione che si verifica solo ed esclusivamente in Internet e, visto che le distribuzioni saranno festival, tv e dvd, non è certo una cosa preoccupante.
Dal punto di vista realizzativo abbiamo avuto il problema sigaretta. Una cosa a cui non avevamo pensato e che rappresenta un errore di inesperienza è l’uso della sigaretta nei campo-controcampo. Il movimento è spesso scoordinato e in futuro cercheremo di non fumare, che oltretutto è anche meglio per la salute. Inoltre abbiamo doppiato i dialoghi, non disponendo di buone tecnologie per la registrazione sonora dal vivo. Il risultato è un suono più pulito e preciso. Certo col sonoro live ci sarebbe stato maggiore realismo.
Per quanto riguarda la sceneggiatura, la mia è stata una scommessa ardua. E’ da sempre molto difficile creare e rappresentare un intreccio completo ( in questo caso due trame) in un cortometraggio, essendo la durata quasi sempre inferiore ai 15 minuti. Il risultato complessivo mi sembra però discreto. Il fatto è che realizzare un lungometraggio, se non sei professionista, significa spesso lasciarlo in archivio. Per partecipare a festival e per avere un po’ di visibilità meglio allenarsi con il buon vecchio cortometraggio.

Ed ecco Vite interrotte per voi.

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14 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di ssoap

    ssoap

    06 gen 2008 - 23:12 - #1
    1 punto
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    devo ancora vedere il corto, ma dopo l’intervista mi aspetto molto ^_^
    btw, per caricare video a risoluzione più alta si possono utilizzare filefront (preview come youtube, ma possibilità di download del file più “grosso”) e quicksilverscreen (http://quicksilverscreen.com)

    il secondo, in particolare, pare avere limiti di dimensioni davvero elevati e server velocissimi

  • isaia panduri

    08 gen 2008 - 02:03 - #2
    0 punti
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    Gasp. Decisamente meglio l’intervista del corto.

    George Lucas, Scorsese, Tarantino. Come dice il vecchio consiglio: “Visto che stai sognando, tanto vale farlo in grande”.

  • davide piasentini

    08 gen 2008 - 14:40 - #3
    0 punti
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    non è certo sognare dire che amo scorsese e la migliore sceneggiatura di sempre è per me pulp fiction. si tratta solo di opinioni e passioni…

  • lady vendetta

    08 gen 2008 - 14:52 - #4
    -1 punto
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    non sono d’accordo con isaia!!!ci lamentiamo tanto del cinema italiano e poi stronchiamo così “le nuove leve”. Io ho trovato il corto molto interessante e coraggioso.Non è il massimo tecnicamente però mi piace nel complesso.
    Non mollate andrea e davide!

  • fusyblasco

    08 gen 2008 - 15:18 - #5
    0 punti
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    Il corto è bellissimo! L’idea è fantastica… Isaia non ha compreso molto bene l’articolo… Forse dovrebbe sognare D’Annunzio, Pascoli, Pirandello ecc… Magari comprenderebbe la lingua italiana, mi piacerebbe vedere qualche suo corto… Devono essere fantastici! Buona fortuna a Davide e Andrea per i festival e… Che Dio ve la mandi buona! Un saluto

  • isaia panduri

    08 gen 2008 - 17:35 - #6
    0 punti
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    Non capisco. Le nuove leve vanno incoraggiate a prescindere? Che facciamo, diamo loro un premio per la buona volontà?
    Così poi, una volta dentro il sistema producono a spese dello stato i famosi film di interesse nazionale che nemmeno i loro familiari vanno a vedersi?

    Ho detto che l’intervista era migliore del corto perché è la verità. Nell’intervista piasentini mostra voglia di fare, un sano entusiasmo e riconosce i suoi limiti. Diffido sempre molto di chi cita i “grandi” del cinema come riferimento (quando poi i veri colpi di genio ormai li trovi solo nel cinema indipendente) ma ovviamente ognuno ha i propri parametri.
    prendi Ridley Scott, ad esempio. Dopo i primi splendidi capolavori si è ridotto ad un mestierante (da dopo Thelma e Louise) e anche Tarantino, che apprezzo, pare alla deriva..

    Tecnicamente… che dire? le inquadrature sono pulite ma banali. La sceneggiatura invece - purtroppo - è altamente deficitaria. Sarà colpa del doppiaggio (che peggiora le cose) ma la prima lezione che si impara è che le battute scritte su carta sono una cosa, ma quando le fai dire agli attori il più delle volte appaiono terribili. Come in questo caso. Capisco le aspirazioni concorsuali e festivaliere ma quando mai due criminali parlano in quel modo? Tarantino come minimo ci avrebbe messo duo o trecento “fuck” (vedi reservoir dog) ma un linguaggio così pulito se pure sulla carta regge, sul video non sta né in cielo né in terra. Oppure vedete troppa fiction Rai/Mediaset…

    Potrei continuare, ma poi di certo si scatenerebbero flame a non finire. Auguro a Piasentini buona fortuna e lo invito ad osare di più, nel linguaggio e nei plot.

  • davide piasentini

    08 gen 2008 - 18:05 - #7
    0 punti
    Up Down

    buongiorno a tutti
    rispondo alle critiche, che fanno sempre bene, ma che andrebbero approfondite per non sembrare solo superficiali. La sceneggiatura risente purtroppo di numerosi tagli. Uno su tutti quello della censura. Mi rivolgo a Isaia in questo caso. Se capisci “le aspirazioni concorsuali e festivaliere” dovresti sapere che i fuck e derivati hanno una tolleranza molto limitata. Condivido il fatto che pecchi di realismo, ma il cinema stesso pecca di realismo spesso e volentieri. Condivido comunque la tua osservazione.
    La mia “sceneggiatura deficitaria” sicuramente è lacunosa ma credo che è sempre meglio partire dalle cose, anche piccole, ben fatte per costruire qualcosa.
    Io non recepisco soldi per quello che faccio, non li rubo a te e agli italiani. Questo dovrebbe indurre una critica costruttiva da parte degli spettatori. Non certo un elenco di parole taglienti che non mi fanno capire nient’altro oltre che il corto non è piaciuto.
    Per quanto riguarda il “citare i grandi” ho solo detto che Martin Scorsese è il mio mito e il mio punto di riferimento e che la miglior sceneggiatura è Pulp Fiction. Non credo sia esagerato dire le proprie preferenze sul cinema.
    Per poter milgiorare e realizzare opere per ilpubblico serve che esso dica quello che vuole ogni tanto. e non si limiti solo a dire che non va bene.
    Questa è una mia critica.
    Distruggere qualcosa è molto semplice. Crearne una di nuova è più complicato.

  • davide piasentini

    08 gen 2008 - 18:14 - #8
    -1 punto
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    buongiorno a tutti
    rispondo alle critiche, che fanno sempre bene, ma che andrebbero approfondite per non sembrare solo superficiali. La sceneggiatura risente purtroppo di numerosi tagli. Uno su tutti quello della censura. Mi rivolgo a Isaia in questo caso. Se capisci “le aspirazioni concorsuali e festivaliere” dovresti sapere che i fuck e derivati hanno una tolleranza molto limitata. Condivido il fatto che pecchi di realismo, ma il cinema stesso pecca di realismo spesso e volentieri. Condivido comunque la tua osservazione.
    La mia “sceneggiatura deficitaria” sicuramente è lacunosa ma credo che è sempre meglio partire dalle cose, anche piccole, ben fatte per costruire qualcosa.
    Io non recepisco soldi per quello che faccio, non li rubo a te e agli italiani. Questo dovrebbe indurre una critica costruttiva da parte degli spettatori. Non certo un elenco di parole taglienti che non mi fanno capire nient’altro oltre che il corto non è piaciuto.
    Per quanto riguarda il “citare i grandi” ho solo detto che Martin Scorsese è il mio mito e il mio punto di riferimento e che la miglior sceneggiatura è Pulp Fiction. Non credo sia esagerato dire le proprie preferenze sul cinema.
    Per poter milgiorare e realizzare opere per ilpubblico serve che esso dica quello che vuole ogni tanto. e non si limiti solo a dire che non va bene.
    Questa è una mia critica.
    Distruggere qualcosa è molto semplice. Crearne una di nuova è più complicato.

  • isaia panduri

    08 gen 2008 - 18:31 - #9
    0 punti
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    Quello che il pubblico vuole, Davide? Se sono i numeri a parlare, è presto detto: il pubblico vuole “Natale a a quel paese” e/o altre Boldate/DeSicate simili.

    Tu al momento, in quanto signor nessuno, hai l’opportunità di essere libero, nell’esprimerti e nello scrivere. Se dovessi avere successo, non ti capiterà mai più. Eppure sei sin da subito disposto a cedere alla censura, pur di entrare nel mondo di… Boldi e De Sica?

    Allora dobbiamo fare un discorso diverso. Se vuoi entrare nel mondo del cinema per diventare uno sceneggiatore di fiction (forse l’unico prodotto pseudo-cinematografico che dia da vivere) allora tutta questa discussione non ha motivo di essere. Hai perfettamente ragione ad essere prudente. Diventerai uno dei tanti, se ti va bene. E guarda che non è male, riuscire a campare in quel modo… per cui non prenderlo come un insulto.

    Se invece parliamo di “settima arte” e di cosa sia necessario oggi per dire qualcosa che si noti… beh, allora soprattutto ora che te lo puoi permettere non puoi scendere a compromessi. “Ma che te lo dico a fare”…

  • lady vendetta

    08 gen 2008 - 18:38 - #10
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    no caro isaia! le nuove leve non vanno incoraggiate a priori ma nemmeno smontate!!!!
    a volte mi chiedo se chi scrive e critica così aspramente sa veramente di cosa sta parlando?se mai ha provato a realizzare qualcosa?se mai sa che tipo di lavoro c’è dietro.
    Io non ho esperienza e proprio per questo cerco di essere, come dice piasentini, costruttiva.

  • davide piasentini

    08 gen 2008 - 18:41 - #11
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    per essere liberi bisogna accettare anche i compromessi. la storia del cinema lo insegna.
    comunque ti ringrazio della discussione e delle cose emerse.

  • davide piasentini

    08 gen 2008 - 18:41 - #12
    -1 punto
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    per essere liberi bisogna accettare anche i compromessi. la storia del cinema lo insegna.
    comunque ti ringrazio della discussione e delle cose emerse.

  • andrea frank

    10 gen 2008 - 00:03 - #13
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    Salve a tutti,
    sono il “regista” del corto sotto processo…
    innanzi tutto ringrazio per tutte le critiche, positive e negative, ma trovo più costruttivo rispondere solo a quelle negative.
    Comincio dicendo che sono un aspirante regista, che dirige qualche corto per passione, e che sogna di diventare regista (professionista) un giorno.
    Sono davvero lunsingato da come Davide mi ha descritto nell’intervista (e giuro che non ne sapevo niente), ma trovo corretto anche precisare che i corti che dirigo attulamente hanno per me lo scopo di migliorarmi, di sperimentare, e certamente di divertire (me e chi lavora con me). Sicuramente non dirigo per partecipare ai festival, rispetto chi ama farlo (Davide in primis), ma non fanno davvero per me.
    Su questo film posso dire che è stata una bellissima collaborazione tra un ragazzo che ama scrivere ed uno che ama dirigere. Ma è giusto precisare che si tratta di una realizzazione a bassissimo costo, creata con mezzi estremamente limitati (senza particolari carrelli, dolly, parchi luci o quantaltro). Solo una videocamere 3ccd, un paio di fari da 500W, qualche mezzo improvvisato e tanta passione (perchè credetemi, anche dietro piccoli corti come questo c’è tanto lavoro).
    come ho detto, ringrazio per tutte le critiche, ma tuttavia credo che Isaia sia stato un po’ drastico in alcune…
    Non so se le nuove leve vadano incoraggiate, se parli con alcuni registi professionisti per esempio ti sconsiglieranno di provare a lavorare nel cinema in Italia, ma se ci si abbatte è la fine! Siamo qui pre provare e sperimentare… gli errori sono ammessi, e anzi aiutano a migliorarsi!
    Poi spiegami perchè vorrei e dovrei farmi produrre dallo stato? che da budget così bassi che a volte si è costretti a girare in super16 per poi riadattare il film al 35.
    Il consiglio (che è stato dato anche a me) per tutti i giovani registi è: andate all’estero… Un giorno spero anch’io di riuscirci!
    Poi vabbé… George Lucas è il mio riferimento, ma non oso minimamente pensare di imitare il suo occhio, sicuramente perché è un genio indiscusso ed in secondo luogo perché non ho alle spalle gli insegnamenti di una scuola come la USC.
    e poi credimi… è bene sognare in grande…
    I sogni sono il sale del cinema…

  • argomanueltexeira

    17 gen 2008 - 23:59 - #14
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    bravi ragazzi, il lavoro mi è piaciuto. per essere stato realizzato con mezzi così poveri è venuto molto bene. caro davide: sei stato bravo e coraggioso. caro regista: hai sicuramente delle valide doti. isaia: se sei un profano come me ok, ma se sei del “mestiere” facci vedere qualcosa di tuo…….e ancora: sognare serve, senza sogni e senza un po’ di sana presunzione, cari giovanotti, fra 10 anni sarete ancora qua a scrivere cazzate su un sito invece di fare qualcosa di utile per voi stessi e per i vostri cari.