Più di ieri, intervista all’attore Luca Di Sessa: “Ogni volta è un decostruire sé stessi e costruirsi per dare vita a qualcun altro. In questo film c’è tanta umanità”
Cineblog incontra Luca Di Sessa, protagonista del film Più di ieri uscito nelle sale cinematografiche lo scorso 29 maggio.
Luca Di Sessa è un giovane attore ma ha alle spalle già diverse esperienze sul piccolo e grande schermo, come la partecipazione alla miniserie Rai Mike, dedicata a Mike Bongiorno. Il suo primo ruolo da protagonista l’ha ottenuto con il film Più di ieri, uscito nelle sale lo scorso 29 maggio e prodotto dalla Società di Produzione NoMade Film. In questa intervista a Cineblog, racconta le fasi di costruzione del suo personaggio, ma anche il valore più importante che questa pellicola è in grado di insegnare. “Dover raccontare un personaggio e avere a disposizione solo un mese di tempo, permette di vivere il set in modo più intenso”, racconta lui parlando di cinema.
La tua è una vita all’insegna della recitazione. Quanto questo lavoro ti sta formando umanamente parlando? Interpretare ogni volta personaggi diversi rappresenta per te una sfida?
Mi sta molto formando, perché penso che questo mestiere si basi principalmente sull’empatia. Quando studio un nuovo personaggio, c’è sempre una grande ricerca, che aiuta tantissimo nella vita. Ho inoltre la possibilità di conoscere persone nuove, di fare esperienze interessanti e di viaggiare, e questo inevitabilmente forma come persona. Ogni volta è sempre decostruire sé stessi e costruirsi per dare vita a qualcun altro, ed è sempre una sfida. Oltre che impegnativo, è anche molto complesso, soprattutto perché spesso si deve seguire lo schema della sceneggiatura. Bisogna farlo sempre a favore del film, dell’economia e della storia. Si tratta di un processo che è sempre difficile, ma bellissimo.
Dal 29 maggio sarai al cinema con il nuovo film Più di Ieri, dove interpreti il ruolo di Christian. Un ragazzo che affronta un momento difficile e che inizia una nuova vita trasferendosi a Milano. Quanto c’è di te in lui? Quanto ci hai messo per preparare questo personaggio?
C’è una buona parte di me in Christian, anche perché è stato il mio primo film da protagonista. Noi eravamo in uno stesso momento di vita: entrambi avevamo 19 anni ed eravamo alla ricerca di una strada. Siamo due persone con un carattere abbastanza simile: lui è un po’ più chiuso e introverso, ma c’è una grande parte di esplorazione di sé stesso che è stato così anche per me durante il processo di questo film, perché mi ha aperto ad un’altra fase della mia vita.
Tra Christian e Lucas nasce un legame speciale, che va oltre la semplice amicizia. Secondo te, cosa ci insegna questo rapporto e quanto è importante parlare di sentimenti sul grande schermo?
Parlare di sentimenti è molto importante, perché lo spettro delle relazioni va ben oltre la semplice amicizia o amore. Esplorare questi legami – che non hanno necessariamente una definizione – è fondamentale, soprattutto per i giovani che vivono in un contesto in cui tutta la sfera amorosa si sta ampliando.

Si deve parlare di questo, in modo da comunicare storie che raccontano un tipo di rapporto. Io penso che questo film riesca a toccare varie corde in ognuno degli spettatori; non so dire un insegnamento preciso. Mi sono reso conto che mi comunica sempre cose diverse, e mi piace questo aspetto perché credo che ci sia tanta umanità in questo film. Ogni volta mi tocca delle corde diverse: spesso si parla del tema dell’esplorazione e dell’importanza di non rinchiudersi dentro sé stesso per darsi delle risposte, ma aprirsi a quello che c’è fuori e farsi condizionare dagli eventi che ci circondano.
Non solo cinema, recentemente ti abbiamo visto anche in tv nella miniserie Mike, il prodotto Rai che racconta la vita di Mike Bongiorno. Secondo te, nel mondo televisivo odierno, c’è qualche personaggio simile a lui? Ti viene in mente qualche nome?
C’è da dire in realtà che la tv italiana non è cambiata molto, ma la società attorno è mutata tantissimo. Ritrovare una figura come quella di Mike Bongiorno è molto complesso. Sicuramente Amadeus sta dando un bel contributo alla tv italiana, ed è molto vicino a quello che piace a noi giovani. Si parla però di due epoche diverse, soprattutto perché la mia generazione non guarda più molto la tv.
Cinema o tv: cosa preferisci? Se dovessi scegliere, quale strada tra queste ti piacerebbe intraprendere nel tuo futuro lavorativo?
Il cinema ha un qualcosa in più, anche se per fortuna il divario tra grande schermo e tv sta scomparendo. Ora ci sono prodotti televisivi che sono autoriali ed equiparabili a quello che vediamo al cinema, anche se si tratta di due modi di narrazione completamente diversi e con un pubblico differente.

Per me il cinema ha quella magia che è legata anche alle tempistiche: dover raccontare un personaggio e avere a disposizione solo un mese di tempo, permette di vivere il set in modo più intenso.
Futuri progetti?
A fine anno dovrebbe uscire su Rai 1 la serie tv Prima di noi di di Daniele Luchetti e Valia Santella; è un progetto bellissimo in cui io interpreto uno dei ruoli principali. Attualmente sto invece lavorando ai due spettacoli teatrali, che debutteranno entrambi verso settembre e ottobre.