Stephen King distrugge questo film di Tarantino: “Ottusamente pieno della vanità del regista”
Parole dure quelle che arrivano dal maestro del brivido, Stephen King, nei confronti di un altro fuoriclasse: Quentin Tarantino
Stephen King, celebre autore statunitense noto per i suoi romanzi horror e thriller e per la sua schiettezza nelle critiche cinematografiche, ha recentemente rinnovato un giudizio severo nei confronti di un film di Quentin Tarantino che, nonostante l’apprezzamento generale, non riesce a convincerlo.
Quentin Jerome Tarantino, nato a Knoxville nel 1963, ha costruito la propria fama grazie a uno stile unico, che fonde elementi di cinema pulp, western, thriller e horror, con dialoghi taglienti e violenza stilizzata. La sua carriera è iniziata nei primi anni Novanta con l’esordio alla regia di Le iene e la consacrazione con Pulp Fiction, vincitore della Palma d’oro a Cannes e dell’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Tarantino è anche noto per la sua attenzione maniacale alle colonne sonore e per l’uso innovativo della narrazione non lineare.
Stephen King e la critica a Quentin Tarantino
Non è la prima volta che King esprime opinioni taglienti sul cinema, nemmeno quando si tratta di opere ispirate ai suoi romanzi; celebre è il suo disappunto per Shining di Stanley Kubrick, considerato un adattamento distante dalla sua visione originale. Tuttavia, tra le sue critiche più sorprendenti figura proprio Kill Bill: Volume 1, uno dei film più celebrati di Tarantino.

Lo scrittore ha definito questo film “ottusamente pieno della vanità del suo regista” e un “esercizio narcisistico” che mette in primo piano l’ego di Tarantino a discapito della profondità narrativa. In particolare, King ha criticato la sceneggiatura e la costruzione della protagonista, interpretata da Uma Thurman, sottolineando che, sebbene l’attrice sia talentuosa, il personaggio è ridotto a una mera “etichetta” e non a un individuo reale: “È, Dio ce ne scampi, semplicemente la Sposa”, ha scritto King in una recensione pubblicata su Entertainment Weekly.
Questa visione si discosta nettamente dal consenso critico e dal pubblico. La critica di King non è solo rivolta all’estetica o all’interpretazione, ma si spinge fino al cuore della narrazione. Lo scrittore, che vanta una carriera iniziata nel 1974 con il romanzo Carrie e che ha pubblicato circa novanta opere vendendo oltre 500 milioni di copie in tutto il mondo, è da sempre attento alla sostanza dei personaggi e alla profondità delle storie. Le sue opere, spesso adattate per il grande schermo da registi del calibro di Kubrick, Carpenter e De Palma, sono note per il loro realismo psicologico e per l’abilità nel raccontare le sfumature umane, nonostante l’ambientazione fantastica o horror.
Nel suo giudizio su Kill Bill, King ritiene che Tarantino abbia anteposto il proprio ego e il proprio stile a discapito di una narrazione autentica. Nonostante Tarantino sia riconosciuto come uno dei registi più influenti e iconici della sua generazione — noto per mescolare generi diversi con grande maestria e per aver rivoluzionato il cinema indipendente con film come Pulp Fiction e Le iene — il suo approccio in Kill Bill non ha convinto l’autore del Maine.
La contrapposizione tra Stephen King e Quentin Tarantino riflette in modo emblematico le diverse sensibilità artistiche di due maestri della narrazione moderna. King, con la sua lunga esperienza come scrittore di narrativa fantastica, horror e thriller, privilegia la costruzione di personaggi complessi e storie con una forte componente emotiva e psicologica. Tarantino, invece, è un cineasta che dà risalto al linguaggio visivo, ai dialoghi e a una forma di storytelling che spesso sacrifica la linearità e la profondità tradizionale per creare un’esperienza estetica e sensoriale intensa.