Qualcuno volò sul nido del cuculo compie 50 anni torna nelle sale e diventa una serie tv: trama, cast, Oscar
Il capolavoro di Miloš Forman torna al cinema in versione restaurata per il 50° anniversario e si prepara a diventare una serie tv
“Qualcuno volò sul nido del cuculo”, capolavoro di Miloš Forman, quest’anno festeggia mezzo secolo. Un film che ha segnato un’epoca e che rappresenta una svolta per ciò che concerne il delicatissimo tema delle malattie mentali. Era il 1975 e il mondo non era ancora preparato ad affrontare apertamente le condizioni in cui versavano i pazienti delle cliniche psichiatriche. Fu scioccante.
Per l’occasione il film torna nelle sale americane e internazionali in una versione restaurata in 4K, pronto a commuovere una nuova generazione di spettatori. Ma non finisce qui. La grande novità è l’annuncio di una serie tv ispirata al romanzo originale di Ken Kesey, con un punto di vista inedito che promette di riportare alla luce lo spirito più autentico dell’opera.
La serie, prodotta da Paul Zaentz, darà finalmente voce al “Grande Capo” Bromden, narratore del romanzo ma relegato a figura muta nel film. L’adattamento televisivo – a quanto dichiarato – partirà proprio da lui, con una prima stagione interamente raccontata dalla sua prospettiva. Una scelta che va incontro alla visione originaria di Kesey, che aveva duramente criticato il film proprio per aver ignorato il punto di vista del personaggio nativo americano.
Un’opera sempre attuale
La nuova serie ispirata a “Qualcuno volò sul nido del cuculo” non è il primo tentativo di espandere l’universo narrativo nato dalla penna di Kesey e del film cult che vede un giovanissimo Jack Nicholson e un semi sconosciuto Danny DeVito. Nel 2020 Netflix aveva già proposto “Ratched”, serie prequel centrata sulla celebre infermiera, interpretata da Sarah Paulson. Ma stavolta, l’ambizione sembra essere quella di ricostruire fedelmente l’immaginario visionario del romanzo del 1962, nato dall’esperienza diretta dell’autore in un ospedale psichiatrico dell’Oregon, durante esperimenti governativi con sostanze psichedeliche.

La storia della trasposizione cinematografica non è stata semplice. I diritti furono inizialmente acquistati da Kirk Douglas, che per anni tentò invano di produrre e interpretare il film. Alla fine, fu il figlio Michael Douglas a realizzare l’impresa, affidando la regia al ceco Miloš Forman e puntando tutto su un cast allora piuttosto coraggioso. A interpretare il ribelle Randle P. McMurphy venne scelto Jack Nicholson, preferito a Brando o Hackman. Fu una scommessa vinta: il ruolo gli valse il primo Oscar e lo consacrò leggenda.
Accanto a lui, un cast di volti allora poco noti: Louise Fletcher, che interpretò l’infermiera Ratched con tale intensità da vincere l’Oscar, Brad Dourif nei panni del fragile Billy Bibbit, Christopher Lloyd, William Redfield e il già citato Danny DeVito, che proprio grazie a questo film ottenne la fama. Ma fu Will Sampson, nei panni del Capo Bromden, a donare all’opera la sua forza simbolica più potente: quella della liberazione individuale, del riscatto della diversità, della lotta contro l’autorità disumanizzante.
Il film fu un trionfo. Oltre 160 milioni di dollari incassati, nove nomination agli Oscar e cinque vittorie nelle categorie principali: miglior film, regia, attore, attrice e sceneggiatura. Una cinquina, i cosiddetti “Big Five”, che solo due altri film nella storia sono riusciti a conquistare.
La storia, ambientata nell’ospedale psichiatrico di Salem, affronta con lucidità e ferocia temi ancora oggi scottanti: la repressione istituzionale, l’identità, la libertà personale. La parabola di McMurphy, che da ribelle diventa vittima sacrificale, ha il sapore della tragedia classica, mentre la fuga finale del Capo è una delle immagini più potenti della storia del cinema. Il ritorno nelle sale e il nuovo adattamento televisivo non sono solo omaggi: sono il segno che, anche mezzo secolo dopo, “Qualcuno volò sul nido del cuculo” continua a parlare al nostro tempo con disarmante modernità.