James Dean, 70 anni dopo: la notte del dramma e di “Little Bastard”
Il 30 settembre 1955 James Dean morì drammaticamente a soli 24 anni sulla statale californiana 466 a bordo della sua Porsche 550 Spyder soprannominata “Little Bastard”.
È il 30 settembre 1955. James Dean sta guidando in direzione nord-ovest verso Salinas per partecipare alla Salinas Road Race in progranna nel fine settimana dell’1–2 ottobre. Con lui, sul sedile del passeggero, il meccanico Porsche Rolf Wütherich; dietro, su un pick-up di appoggio, viaggiano l’amico stuntman Bill Hickman e il fotografo Sanford Roth.
James Dean, una morte drammatica
Poco prima delle 18 all’incrocio tra la vecchia 466 e la 41, nei pressi di Cholame, la Porsche 550 Spyder grigio‑argento di Dean impatta con una Ford che svolta a sinistra. L’urto è tremendo: la 550 Spyder, che viaggiava ad alta velocità leggerissima e bassissima nel suo assetto da corsa, viene proiettata fuori dalla carreggiata per finire in mezzo a un campo abbandonato.
Wütherich verrà sbalzato fuori dall’abitacolo, Dean resterà incastrato tra le lamiere dell’auto. Morirà poche ore a causa delle gravissime lesioni riportate. Aveva solo 24 anni e appena tre film all’attivo (La valle dell’Eden, Gioventù bruciata, Il gigante) che erano bastati a garantirgli un’aura leggendaria da autentico predestinato.
La macchina del mito: la Porsche 550 Spyder
La “Little Bastard” è una barchetta in allestimento corsa prodotta in poche decine di esemplari: telaio tubolare, carrozzeria in alluminio, motore boxer 1.5 a quattro cilindri in posizione centrale, rapporti corti, peso piuma. Dean l’aveva personalizzata con il numero “130” e quella scritta beffarda – Little Bastard – sul semiasse posteriore. Veloce, nervosa, richiedeva sensibilità di guida e un’attitudine assolutamente sportiva.
La Porsche dopo l’incidente, anche nel timore di una pessima pubblicità, dirà che era un’auto nata per i circuiti e non per le strade trafficate al tramonto. L’immagine di Dean accanto alla Spyder – occhiali, tuta, sigaretta all’angolo destro della bocca – scattata poco prima della sua partenza da Beverly Hills, diventerà uno dei fotogrammi più iconici della cultura pop americana del dopoguerra.

Presagi, “maledizioni” e versioni contrastanti
Intorno all’incidente di James Dean sono state scritte numerose ricostruzioni, alcune delle quali per la verità anche molto fantasiose.
La leggenda più citata parla di un incontro con Alec Guinness, anche lui grande appassionato di auto da corse che una settimana prima dell’incidente gli avrebbe detto…“Se sali su quella Porsche ti troveranno morto entro una settimana”.
Poi c’è tutto un capitolo legato a quella che sarebbe una vera e propria “maledizione”, a cominciare dalla 550 vendute a piloti amatoriali coinvolti in incidenti. Un concessionario Porsche intuì le straordinarie potenzialità promozionali dell’evento, acquisì la carcassa dell’auto e iniziò una vera e propria esposizione itinerante del relitto.
Ufficialmente per una campagna sulla sicurezza stradale… ma i fan che si fecero immortalare davanti all’auto pare avessero addirittura pagato cifre importanti per uno scatto. Poi, qualche giorno dopo la fine dell’esposizione, la carcassa scomparve misteriosamente e non fu mai più rintracciata.

James Dean, leggende e verità
Molti dettagli di questa narrazione – alimentata anche da George Barris, famosissimo carrozziere delle star hollywoodiane – sono contestati da alcuni storici che avrebbero tentato una ricostruzione meno leggendaria e più fattuale. Alcuni episodi sono documentati, altri restano aneddoti senza prove definitive. Ed è proprio in questa zona grigia, tra cronaca e folklore, che la fiamma del mito di James Dean ha preso corpo.

Cosa resta di James Dean 70 anni dopo
Di quella serata tragica restano una manciata di immagini e un’eredità smisurata. James Dean incarna la figura del “bello e fragile”, il ribelle moderno che porta sullo schermo vulnerabilità e inquietudine. La “Little Bastard” diventa il suo tragico e maledetto talismano: un oggetto che catalizza paure, superstizioni, fascinazioni tecnologiche e velocità. Ogni anniversario riapre il dossier: le coordinate dell’impatto, i nomi, gli orari, ma anche le storie sussurrate che – vere o false – hanno fatto di quella sera d’autunno una leggenda senza scadenza.
Ogni anno, ma da qualche tempo questa consuetudine si sta un po’ diradando, decine di appassionati si danno appuntamento lungo i tornanti della 466, dismessa a metà anni ’60 e che oggi è diventata la 46, con un tracciato completamente diverso e molto più sicuro, nei pressi di Cholame.
Nel punto dell’incidente, un anonimo steccato in un’area dismessa e polverosa, i suoi fan bevono e lasciano bottiglie vuote di birra e di bourbon. Poco lontano al Jack Ranch Café, l’ultimo posto dove l’attore fece una foto prima di imbarcarsi per il suo ultimo viaggio, c’è un piccolo monumento, una colonna di acciaio che riporta data e ora dello schianto, le 17.59 del 30 settembre 1955, venerdì.