Home Notizie Italian Doc Screenings a Bari, intervista a Corrado Azzolini: “I documentari devono avere una collocazione, sono i primi a pagarne le spese. Abbiamo bisogno di serenità”

Italian Doc Screenings a Bari, intervista a Corrado Azzolini: “I documentari devono avere una collocazione, sono i primi a pagarne le spese. Abbiamo bisogno di serenità”

Cineblog incontra Corrado Azzolini, Presidente di Confartigianato Cinema e Audiovisivo, in occasione degli Italian Doc Screenings di Bari.

10 Dicembre 2025 10:58

Tornano a Bari, dal 10 al 15 dicembre, gli Italian Doc Screenings, l’iniziativa tutta dedicata al documentario. L’evento è organizzato dall’Associazione Documentaristi Italiani in collaborazione con Confartigianato Cinema e Audiovisivo, con il supporto del Ministero della Cultura, Apulia Film Commission e Regione Puglia. Si tratta della principale vetrina per il documentario italiano a livello internazionale, un punto d’incontro fondamentale per produttori, distributori e i principali decision-maker del settore.

Per fare luce sulle aspettative, i temi centrali e il ruolo sempre più rilevante del documentario nel panorama audiovisivo, Corrado Azzolini, presidente di Confartigianato Cinema e Audiovisivo, che non solo ha offerto un prezioso sguardo dietro le quinte di questa manifestazione, ma ha anche condiviso la sua visione sullo stato attuale e le prospettive future del cinema del reale.

In qualità di Presidente di Confartigianato Cinema e Audiovisivo, quali iniziative o politiche ritiene siano fondamentali per sostenere e far crescere il settore del documentario indipendente in Italia?

Noi rappresentiamo le micro, piccole e medie imprese, cioè quelle imprese che producono anche fiction. Mi preme dire che le nostre attività vanno nella direzione di garantire la continuità delle imprese italiane che producono prodotti italiani, e che hanno avuto una seria difficoltà negli ultimi anni. Una strada che è stata fortemente sostenuta, soprattutto di recente. Abbiamo fatto molte proposte, alcune delle quali sono state prese in considerazione. La problematica legata alla produzione indipendente in Italia è una tematica molto ampia, che ci coinvolge direttamente e di cui siamo i maggiori rappresentanti.

Come è cambiata la distribuzione del documentario negli ultimi anni, con l’avvento sempre più massiccio delle piattaforme streaming?

Distribuire un documentario è sempre più complicato rispetto a un film di finzione. Credo che siano molto importanti i festival e le rassegne; è un prodotto che bisogna tutelare e di cui occorre averne cura. Non possiamo aspettarci incassi alti, anche perché è difficile proporre documentari al cinema, ma questo non significa che non debbano essere più prodotti. I documentari devono avere una collocazione, soprattutto nella tv di Stato, così com’è giusto che abbiano una collocazione sulle piattaforme. Al momento questi hanno una certa visibilità in Italia, soprattutto in Rai, e hanno avuto la maggiore divulgazione su alcune piattaforme. Sicuramente bisogna studiare e trovare gli strumenti giusti per dare una maggior dignità al prodotto.

Tutti abbiamo tra l’altro l’informazione sempre a portata di mano. A suo parere, qual è la risorsa che deve avere un documentario per attirare le persone a guardarlo?

La comunicazione è sicuramente molto importante, ma non è determinante su un prodotto come quello del documentario. Sono fondamentali i canali di distribuzione. Ci sono documentari straordinari, prodotti in Italia e che vengono spesso venduti all’estero, ma che non è stato diffuso all’interno dei palinsesti televisivi. Secondo me, alcuni canali televisivi e broadcaster danno poco spazio al documentario. Capisco che non è un prodotto commerciale, ma bisogna ricordarsi lo scopo primario della comunicazione, cioè dare cultura. I prodotti più “fragili” sono i primi a pagarne le spese.

A proposito degli Italian Doc Screenings, la Puglia, e Bari in particolare, hanno avuto negli ultimi anni un ruolo sempre più centrale nel cinema. Quanto è importante che eventi come questo si svolgano in regioni come la Puglia, e quale legame vede tra la narrazione documentaria e il territorio pugliese?

Negli ultimi dieci anni, la Puglia è sicuramente una delle regione che ha meglio utilizzato il prodotto audiovisivo per lanciare i territori. Oggi ospita il Bifest e molti altri eventi importanti.

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Intervista a Corrado Azzolini – cineblog.it

Legare a eventi come quelli dei Festival un prodotto come Italian Doc Screenings significa dare contenuti alternativi: non è solo un Festival, ma è una settimana di cultura legata al mondo del documentario. Ci sono incontri, meeting, masterclass, confronti, distributori, produttori. Per capire cosa produrre bisogna capire come dobbiamo distribuire.

Qual è il valore aggiunto di un evento come gli Italian Doc Screenings, in particolare per la promozione e la distribuzione del documentario italiano a livello internazionale?

Questo è l’unico evento legato al documentario, ed è sicuramente l’appuntamento più importante che abbiamo in Italia per creare prodotti che possano avere una distribuzione internazionale.

In questo momento storico, quali sono le priorità e le iniziative concrete che Confartigianato sta portando avanti per tutelare la sopravvivenza e la crescita delle realtà cinematografiche, in particolare quelle attive nel documentario?

Noi abbiamo avviato da poco un percorso di formazione, legato alle piccole e medie imprese, e abbiamo tenuto la prima giornata in una sede principale di Confartigianato a Roma. Crediamo che la costruzione dell’impresa e dei prodotti debba passare da un percorso formativo. Sul piano politico, abbiamo fatto una serie di proposte sulla serie di bilancio per cercare di eliminare alcune strutture che porterebbero le nostre imprese a ricevere danni notevoli, alle quali verrebbe impossibilitato di continuare ad operare nel settore.

Quali sono le vostre aspettative future, considerando soprattutto le difficoltà riscontrate negli ultimi anni?

In questo momento, noi abbiamo bisogno di serenità. Tutto il settore viene da anni di insicurezze, che non sono ancora terminate: non sappiamo cosa accadrà e se faranno una nuova legge. Tutto questo non favorisce chiaramente il settore e, quello che posso augurarmi, è che si abbia il coraggio di cambiare le cose, tutelando il prodotto culturale italiano. La lentezza, per chi fa impresa, porta negatività, danni, immobilismo. Siamo passati da produrre 500 prodotti a produrne 100; forse il percorso ideale sarebbe la via di mezzo.

Francesco Virga a CineBlog: “L’incertezza sta penalizzando il nostro settore”

Il documentario italiano continua ad essere un patrimonio fondamentale per l’intero settore audiovisivo, ma il suo futuro dipende dalla riforma del finanziamento pubblico. È quanto emerge dalle dichiarazioni di Francesco Virga, Presidente di DOC/it – Associazione Documentaristi Italiani, in vista dell’appuntamento formativo e di mercato degli Italian Doc Screenings (IDS) che si terranno a Bari. “Il documentario italiano sta mostrando una ricchezza di linguaggi, temi e curiosità verso la società, che è un patrimonio per l’audiovisivo italiano” – sostiene Virga – “C’è la capacità di innovare e guardare il mondo con occhi diversi“.

corrado azzolini intervista
Intervista a Francesco Virga – cineblog.it

L’iniziativa degli IDS non si limita quindi ad essere solo una vetrina internazionale. L’evento di Bari includerà tavole rotonde e momenti formativi focalizzati sui nodi cruciali del momento, come la riforma e l’impatto delle nuove tecnologie. Il quadro, tuttavia, è dipinto come complesso a causa di una serie di fattori congiunti: “C’è una contrazione di mercato. Le piattaforme che hanno portato nuovi linguaggi e formati lavorano con grandi società. A questo si sono unite le incertezze legate al percorso di riforma del finanziamento pubblico.

Proprio per questo, Virga lancia un appello chiaro alle istituzioni: la rapidità è essenziale. “La nostra richiesta è quella di fare presto, perché questo periodo di incertezza sta penalizzando il nostro settore”. Il cuore della preoccupazione di DOC/it riguarda il futuro sostegno istituzionale. Virga riconosce la necessità di razionalizzare l’accesso ai fondi, ma chiede al Ministero della Cultura di garantire una tutela specifica per la filiera del documentario. “È importante che il percorso di riforma del finanziamento pubblico intrapreso dal Ministero della Cultura tenga presente e protegga la filiera del documentario“. E conclude: “È comprensibile che si vogliano mettere criteri di accesso per filtrare le professionalità, ma contemporaneamente è importante che ci sia uno sviluppo.

L’appuntamento a Bari, dunque, diventa quindi l’occasione per ribadire il valore culturale e sociale del documentario e per chiedere un quadro normativo che ne garantisca la crescita e la stabilità.