Non Essere Cattivo, dopo una decade, è ancora un ritratto generazionale: la felicità come rivalsa nei confronti di un destino beffardo
Non Essere Cattivo, dopo più di una decade, resta un caposaldo del cinema italiano. L’ultimo inchino di Claudio Caligari che consegna alla storia un ritratto generazionale senza tempo.
Claudio Caligari, con Non Essere Cattivo, ha chiuso una trilogia che rappresenta un cerchio perfetto. Si comincia con Amore Tossico, per poi passare a L’odiore della Notte e terminare con quest’ultimo lungometraggio rilasciato nel 2015. Non Essere Cattivo è il compimento di un’esigenza: rappresentare quello che, troppo spesso, non si vede. C’è l’ambizione – per chi sceglie la settima arte come mezzo di comunicazione principale – di provare a raccontare le periferie.
I dimenticati e le dimenticate che nascono con un destino già segnato, intriso di povertà e privazioni dove costa tanto persino sognare. Le ambizioni, talvolta, sono mascherate e tenute a bada dall’unica via d’uscita alla monotonia e alla rassegnazione che alcuni trovano. Lasciarsi andare alle dipendenze: droga, alcol e non solo. Cesare e Vittorio, i due protagonisti di Non Essere Cattivo, interpretati da Alessandro Borghi e Luca Marinelli sono il ritratto della casualità che prende forma nella maniera più severa.
Non Essere Cattivo, un film manifesto
Due ragazzi che potrebbero avere il mondo in tasca e, invece, si fanno bastare qualche serata sballata perchè gli hanno sempre fatto capire che per chi non può permettersi nulla c’è solo il baratro. E loro, in quel baratro, ci si sono adattati. Riuscendo persino a capire che, nonostante tutto, provare a rialzarsi e sperare in un futuro non è reato nemmeno per loro che con i reati – loro malgrado – convivono quotidianamente. Claudio Caligari disegna alla sua maniera uno spaccato di vita: le borgate, Ostia a metà anni Novanta e tante cose non dette ma rappresentate alla perfezione.

Un vortice tra casualità, destino e imperfezioni che si compone in una cornice apparentemente opaca che non dà speranza a nessuno per poi splendere improvvisamente con una catarsi obbligata. Solo chi cade può risorgere e sia Cesare che Vittorio, in due modi diversi ma ugualmente intensi, sono risorti e hanno scelto di non arrendersi a una fine già scritta. Due amici cresciuti insieme come fratelli che prendono a morsi una vita amara fatta di sballo e compromessi.
Il lato dolce amaro della borgata
Claudio Caligari mostra tutto il lato dolce amaro della borgata e di Ostia nel suo periodo di maggiore afflizione. Una delinquenza latente che nascondeva alla luce del sole tante situazioni limite entro cui, però, c’era ancora spazio per non abbattersi. L’eterna battaglia tra sottomessi e ribelli cessata dalla necessità di equilibrio e stabilità. Un lavoro al cantiere come inizio di una vita nuova che potesse cancellare le cicatrici di un passato che torna a bussare alla porta. La cifra stilistica di quest’opera viaggia di pari passo con l’insofferenza, l’indolenza e la fame di riscatto dei protagonisti che sono trascinanti e autentici come tutto il resto del cast.

La fotografia, a più di 10 anni dalla sua uscita, non invecchia mai e ricorda che l’Italia – in un passato tutt’altro che remoto – è arrivata agli Oscar con un film che è davvero la cornice di tempi passati che potrebbero essere la cartina tornasole di un futuro che sconta l’indifferenza verso chi chiede una mano tesa e non la riceve. Non Essere Cattivo, dopo undici anni, è ancora un grido di aiuto che si mescola a una speranza.
L’ultimo inchino di Claudio Caligari
Rialzarsi sempre, nonostante tutto. Nessuno è cattivo, ma molti potrebbero diventarlo. Quasi come se fossero costretti da una condizione che non hanno scelto ma si ritrovano a dover fronteggiare. Un muro sempre più difficile da abbattere fra pregiudizi, impotenza e luoghi comuni. Il sorriso di un bambino è la chiosa finale che dimostra come, anche nel giorno più buio, possa tornare sempre e comunque la luce. L’ultimo inchino di Claudio Caligari che l’ha reso, qualora non lo fosse già, un regista senza tempo e uno dei maestri della settima arte italiana che cerca ispirazione e la ritrova ciclicamente in opere così autentiche, veraci e necessarie.