Home Gossip “Ambiente tossico”: cosa succedeva veramente sul set di Grease

“Ambiente tossico”: cosa succedeva veramente sul set di Grease

Nel nuovo libro su Olivia Newton-John emerge la tensione durante le prove di Grease: gelosia tra le attrici e frustrazione dei ballerini professionisti.

27 Maggio 2026 16:30

Grease è uscito nelle sale nel 1978 e da allora non è mai davvero uscito dalla cultura popolare. Le canzoni le conosce chiunque, i costumi sono stati replicati in migliaia di feste a tema, e il duo formato da Olivia Newton-John e John Travolta è rimasto nell’immaginario collettivo come uno dei più riusciti della storia del cinema musicale. Ma quello che accadeva dietro le quinte, lontano dalle macchine da presa, racconta una storia diversa: prove tese, rivalità non dette, e una protagonista che aveva bisogno di un alleato per reggere in un ambiente che non la facilitava. A riportarlo è A Little More Love: The Life and Legacy of Olivia Newton-John, il nuovo libro di Matthew Hild, che raccoglie le testimonianze di chi fu presente durante le settimane di rehearsal del film e mette finalmente in parole quello che si respirava in quella sala prove.

Greg Mathieson, il piano player che doveva essere un alleato

Greg Mathieson era un pianista, non un accompagnatore da sala prove. Il suo contributo a Grease era già stato consegnato: aveva lavorato alla musica del numero finale, “You’re the One That I Want”, il brano che avrebbe chiuso il film con una delle sequenze più iconiche del cinema musicale degli anni Settanta. Quando arrivò una chiamata dalla squadra di Olivia Newton-John per chiedergli di presentarsi alle prove, la sua prima reazione fu di perplessità genuina. Non era il suo mestiere, non era quello che faceva. Ma accettò lo stesso, e una volta entrato nella stanza capì tutto. “Non faccio il pianista da sala prove, lo sa. Non è un lavoro divertente. Ma una volta lì ho capito perché mi voleva con sé. Ero diventato un vero amico di Olivia. E quando ho visto quello che stava succedendo, ho capito perché aveva bisogno di un alleato”, ha raccontato nelle pagine del libro.

“Spietato”: le attrici e la parte che non avevano ottenuto

Mathieson non usò mezze parole per descrivere l’atmosfera che trovò. Il primo punto di attrito era quello che nel mondo dello spettacolo viene considerato quasi endemico: le altre attrici del cast non avevano la parte da protagonista, e qualcuna di loro non aveva nessuna intenzione di fingere che andasse bene. “Se non lo sa, il mondo del cinema può essere molto, diciamo così, ‘spietato’. Tutte queste attrici si chiedevano perché non avessero avuto la parte principale in questo film. Quindi subito c’era tensione per questo”, spiegò il pianista. Non si trattava di scontri espliciti o di episodi documentati, ma di qualcosa di più sottile e forse più logorante: quel clima di competizione non dichiarata che si installa in certi ambienti e che non hai bisogno di toccare per sentirlo. John Travolta, secondo Mathieson, fu l’eccezione: “Era davvero, davvero gentile con lei e con me.” Ma il contesto attorno non era altrettanto accomodante.

I ballerini professionisti e il tempo che non tornava

Il secondo fronte di tensione era di natura diversa, e forse più comprensibile dal punto di vista di chi lo viveva dall’altra parte. Sul set di Grease erano presenti dieci ballerini professionisti, persone abituate a imparare coreografie in tempi rapidi, a usare il corpo come strumento primario, a sincronizzarsi senza margine di errore. Accanto a loro c’erano Olivia Newton-John e le altre tre attrici protagoniste, che a quella stessa coreografia ci arrivavano con tempistiche diverse. Più lentamente. Non per mancanza di impegno, ma perché il loro era un mestiere differente, che richiedeva un percorso di apprendimento fisico che i professionisti della danza avevano già percorso centinaia di volte. “Sono tesi perché ci vuole più tempo per Olivia e le tre attrici per imparare i passi”, raccontò Mathieson. Il risultato era uno scarto di ritmo che alimentava una frustrazione silenziosa, difficile da ignorare e impossibile da risolvere in fretta.

Olivia tenne duro

Nonostante il clima, il finale di quella storia è quello di una vittoria silenziosa. “Alla fine, Olivia resse. Lottò contro le ‘cattive vibrazioni’, lavorò sodo e ce la fece. Ero orgoglioso di lei. Io non avrei potuto farcela. Credo che ci siano volute due settimane per perfezionarlo”, disse Mathieson. Dal suo posto al pianoforte, il musicista osservò anche qualcosa che non si aspettava: il processo con cui il coreografo Pat Birch costruiva le sequenze partendo da zero, quasi improvvisando davanti ai danzatori. “Non avevo mai visto un coreografo partire da zero e costruire una scena di danza. Sembrava che stesse inventando tutto al momento. Ero impressionato!” Newton-John stessa, in un’intervista rilasciata a riprese concluse, ammise la difficoltà del percorso. “Sono entrata nelle danze completamente da zero. Mi sono sempre considerata un po’ goffa, una ragazza con due piedi sinistri”, dichiarò. Birch, però, la descrisse in termini opposti: si muoveva molto bene. Quella distanza tra l’immagine che Newton-John aveva di sé e il giudizio di chi la guardava racconta più di qualsiasi voce di corridoio.

Il libro di Matthew Hild

A Little More Love: The Life and Legacy of Olivia Newton-John non si limita all’episodio di Grease. Il volume di Matthew Hild, pubblicato da Bloomsbury, ricostruisce la vita e l’eredità di un’artista che ha attraversato quasi mezzo secolo di storia della musica e del cinema, raccogliendo testimonianze dirette di chi le fu vicino in momenti diversi della carriera. Tra i capitoli più attesi c’è anche la ricostruzione della scomparsa di Patrick McDermott, il fidanzato di Newton-John sparito nel 2005 durante una gita in barca e mai più ritrovato, una storia rimasta aperta che continua ad alimentare ipotesi. Per chi ha amato Olivia Newton-John, questo libro è forse il modo più onesto per avvicinarsi a chi era davvero, al di là del personaggio di Sandy e delle giacche di pelle.