Anna Pepe verso l’Eurovision: da Sanremo alla consacrazione della baddie che nessuno può più ignorare
Anna Pepe, 22 anni, rapper e trapper originaria di La Spezia, è oggi al centro della scena musicale italiana dopo il successo in classifica di Million Dollar Babe, progetto uscito nel 2026 e anticipato dalla hit estiva White Girl Wasted, con un percorso che l’ha portata a imporsi in un genere a lungo dominato dagli
Anna Pepe, 22 anni, rapper e trapper originaria di La Spezia, è oggi al centro della scena musicale italiana dopo il successo in classifica di Million Dollar Babe, progetto uscito nel 2026 e anticipato dalla hit estiva White Girl Wasted, con un percorso che l’ha portata a imporsi in un genere a lungo dominato dagli uomini e a guardare, ora, anche al palco dell’Eurovision.
Anna Pepe e la nuova mappa della trap italiana
La trap italiana non è più soltanto un territorio maschile, o almeno non lo è come qualche anno fa. A cambiare gli equilibri è stata anche Anna Pepe, cresciuta musicalmente tra provincia, social, ascolti rap e una scrittura diretta, spesso ruvida, che le ha permesso di costruire un pubblico molto fedele. Non è arrivata in punta di piedi. È arrivata con i numeri.
Il suo ultimo progetto, Million Dollar Babe, ha raggiunto la vetta della classifica FIMI, confermando un momento di forte esposizione per l’artista spezzina. Il disco è stato preceduto da White Girl Wasted, brano pensato per l’estate e subito entrato nel circuito delle playlist, delle radio e dei video condivisi su TikTok. Dietro l’immagine della “baddie”, però, c’è una linea abbastanza chiara: portare la trap italiana fuori dal recinto abituale, con un linguaggio più internazionale e un’identità riconoscibile.
Dalla provincia di La Spezia al debutto con Bando
La parabola di Anna comincia presto, nel 2020, quando a 16 anni esplode con Bando, brano che la porta all’attenzione del pubblico nazionale e delle classifiche. Da quel momento, tra collaborazioni, singoli e certificazioni, la cantante ha consolidato una posizione rara per un’artista donna nel rap italiano: per diversi periodi è stata indicata tra le artiste femminili più ascoltate in Italia, dentro un genere dove la presenza maschile resta ancora forte.
In un’intervista ad Andrea Laffranchi per il Corriere della Sera, Anna ha rivendicato il controllo sul proprio percorso: «Sono self made. Non ho avuto bisogno di nessuno per diventare quello che sono», ha detto, spiegando anche di scrivere interamente i propri brani. Una frase asciutta, quasi una presa di posizione. Perché nella sua storia pesano anche i pregiudizi, come quel commento che lei stessa ha ricordato: «Ma tuo padre lo sa che fai questa roba?».
La musica, in casa, c’era già. Il padre, deejay, le ha fatto conoscere vinili hip hop e sonorità portoricane, un bagaglio che nel tempo si è mescolato con la trap statunitense, il pop urbano e il linguaggio dei social. La provincia, invece, ha fatto il resto: meno scorciatoie, più diffidenza attorno. E forse anche più fame.
Million Dollar Babe, il valore personale e il peso delle classifiche
Il titolo Million Dollar Babe può sembrare, a una prima lettura, una dichiarazione legata al lusso e all’immaginario del rap. Anna, però, lo ha spiegato in modo diverso: non una semplice esibizione di denaro, ma il racconto di una crescita personale e professionale. «Volevo dire che sono riuscita a darmi valore», ha raccontato al Corriere della Sera, ammettendo che il successo l’ha aiutata a convivere meglio con alcune insicurezze.
Prima di questo nuovo capitolo c’era stato Vera Baddie, album certificato quintuplo platino e rimasto per settimane ai vertici della classifica FIMI. Nel progetto figurano brani molto ascoltati come Vetri neri, 30ºC e Désolée, tracce che hanno allargato il suo pubblico anche oltre la cerchia dei fan della trap. È lì, tra ritornelli immediati e barre taglienti, che Anna ha iniziato a diventare qualcosa di più di un nome di tendenza.
Attorno a lei, intanto, continua il dibattito. I look audaci, la parrucca rosa, le pose sui social e alcuni episodi finiti online — compreso il siparietto con un addetto alla sicurezza di un brand di lusso — hanno alimentato commenti e critiche. Ma la risposta del pubblico, almeno finora, è stata nelle vendite, negli stream e nei concerti. Anche l’immagine, in fondo, è parte del progetto.
Sanremo, Eurovision e lo sguardo oltre l’Italia
Il tema del futuro porta quasi per forza a Sanremo. Se un giorno Anna dovesse salire sul palco dell’Ariston, l’obiettivo dichiarato sarebbe soprattutto l’Eurovision Song Contest. «Per i miei show vorrei un palco come quello e sento che potrei fare una figata per portare in alto la bandiera italiana e rendere più digeribile la nostra musica all’estero», ha raccontato ancora a Laffranchi. Una frase colloquiale, molto sua, ma anche una piccola strategia.
L’interesse per l’estero non nasce adesso. Anna Pepe ha già trovato riscontri fuori dall’Italia, in particolare in Francia, dove la sua estetica e il suo suono sembrano dialogare con una scena urban più abituata alle contaminazioni. Il passaggio al Quirinale, con il selfie insieme al presidente Sergio Mattarella, ha poi mostrato un’altra faccia della sua esposizione pubblica: quella di un’artista ormai entrata anche nei luoghi simbolici del Paese, non solo nelle classifiche.
A dare forma a questa possibilità europea è arrivata anche una battuta di Gabriele Corsi, intervistato da Leggo alla vigilia della sua sesta conduzione dell’Eurovision insieme a Elettra Lamborghini: «Se quest’anno vince Sal Da Vinci, l’anno prossimo vince Anna Pepe?». Era una provocazione leggera, detta con il tono del gioco. Eppure fotografa bene il momento.
Anna, oggi, ha 22 anni, una fanbase ampia e un’identità già riconoscibile. Gli scettici restano, come accade spesso quando una figura giovane cambia i codici di una scena. Ma il punto, ormai, è un altro: Anna Pepe non sta più chiedendo spazio. Lo sta occupando.