Home Curiosità Il professore, lo studente e la madre dell’amico: il gioco inquieto di Ozon in Nella casa

Il professore, lo studente e la madre dell’amico: il gioco inquieto di Ozon in Nella casa

François Ozon porta nei cinema italiani “Nella casa” il 18 aprile, un thriller psicologico ambientato tra scuola, famiglia e desiderio di raccontare, costruito attorno al rapporto ambiguo tra un professore di letteratura, interpretato da Fabrice Luchini, e un allievo adolescente dotato di talento, Ernst Umhauer, che entra poco alla volta nella vita privata di un

18 Agosto 2026 20:05

François Ozon porta nei cinema italiani “Nella casa” il 18 aprile, un thriller psicologico ambientato tra scuola, famiglia e desiderio di raccontare, costruito attorno al rapporto ambiguo tra un professore di letteratura, interpretato da Fabrice Luchini, e un allievo adolescente dotato di talento, Ernst Umhauer, che entra poco alla volta nella vita privata di un compagno per trasformarla in materiale narrativo. Il film, tratto dalla pièce teatrale “El chico de la última fila” di Juan Mayorga, lavora sul confine mobile tra realtà e finzione, con un tono sospeso che resta fedele alla cifra del regista francese.

“Nella casa”, il nuovo thriller di François Ozon tra scuola e voyeurismo

Al centro di “Nella casa” c’è Germain, insegnante stanco e disilluso, che correggendo i compiti dei suoi studenti scopre la voce insolita di Claude, ragazzo appartato, acuto, quasi invisibile in classe. Nei suoi temi, il giovane racconta le visite nell’abitazione di un compagno, Rapha, descrivendo con precisione crescente la madre, il padre, il salotto, i gesti minimi della vita domestica. Da lì nasce il gioco, o forse la trappola.

Il professore, interpretato da Fabrice Luchini, incoraggia l’allievo a continuare. Non solo per ragioni didattiche. In quelle pagine trova qualcosa che lo riguarda, una scintilla che credeva perduta, mentre la moglie Jeanne, affidata a Kristin Scott Thomas, osserva con inquietudine la piega presa da quel rapporto. Il film si muove così in una zona grigia: chi scrive, chi guarda, chi manipola. E chi, alla fine, viene manipolato.

Fabrice Luchini ed Ernst Umhauer, il duello silenzioso tra maestro e allievo

La forza di “Nella casa” passa soprattutto dal confronto tra Luchini e Umhauer, due presenze molto diverse, costruite da Ozon per sfiorarsi senza mai chiarirsi del tutto. Il primo porta in scena un docente colto, ironico, a tratti frustrato; il secondo ha il passo quieto di chi osserva tutto, registra tutto, e poi restituisce la realtà trasformandola in racconto. Poche parole, molti sguardi.

Il loro rapporto non è quello classico tra insegnante e studente. Germain corregge, suggerisce, pretende dettagli; Claude, invece, sembra imparare in fretta come usare l’interesse dell’adulto a proprio vantaggio. “Continua”, è l’invito che torna, quasi una formula. Solo allora il film mostra il suo lato più instabile: la scrittura diventa un varco, la casa degli altri un teatro, la curiosità una forma di intrusione.

Nel cast femminile, solo in apparenza laterale, spiccano Kristin Scott Thomas ed Emmanuelle Seigner. La prima dà asciuttezza e intelligenza a Jeanne, donna che intuisce prima di altri il pericolo di quel laboratorio narrativo domestico. La seconda interpreta Esther, la madre di Rapha, figura osservata, raccontata, desiderata e forse reinventata dallo sguardo di Claude.

Emmanuelle Seigner cambia registro: “Non mi sono riconosciuta”

Per Emmanuelle Seigner, il ruolo in “Nella casa” segna uno scarto rispetto a molte sue interpretazioni precedenti. François Ozon l’ha voluta lontana dall’immagine più aggressiva e sensuale spesso associata alla sua filmografia: una donna di classe media, materna, ingenua, con trucco e acconciature pensati per sottrarre durezza al personaggio. “Qui è molto dolce e tenera”, ha spiegato il regista parlando della scelta.

L’attrice, dal canto suo, ha raccontato di aver trovato Esther “divertente” proprio perché difficile da afferrare. “È una figura femminile misteriosa, fluttuante, passiva, il contrario di me”, ha ammesso Seigner, spiegando di aver dovuto costruire il personaggio anche fisicamente. Poi una confidenza meno diplomatica: “Non sono un’attrice che elabora personaggi, sui set faccio quello che mi si dice di fare”. Una frase detta senza posa da diva, più da interprete che conosce bene il disagio del mestiere.

Rivedendosi sullo schermo, ha aggiunto, non si è trovata affatto sexy. “Sono rimasta scioccata, non mi sono riconosciuta”, ha confidato. Eppure proprio quella distanza, quella misura dimessa, dà a Esther una presenza ambigua: non è mai solo l’oggetto dello sguardo di Claude, ma nemmeno una figura del tutto libera dal racconto che gli altri costruiscono su di lei.

Realtà e finzione nel cinema di Ozon, dai primi minuti al gioco degli specchi

Con “Nella casa”, Ozon torna a uno dei suoi territori più riconoscibili: il momento in cui la vita ordinaria si incrina e lascia entrare qualcosa di meno controllabile. Era accaduto, in forme diverse, in film come “Sotto la sabbia” e “Potiche – La bella statuina”, opere lontane per tono ma unite da un’attenzione precisa ai ruoli sociali, alle maschere, alle identità che cedono. Qui il meccanismo è più letterario, quasi da esercizio di stile. Ma non resta freddo.

I primi minuti del film, diffusi come anteprima video da Repubblica.it nella durata di 7 minuti e 44 secondi, introducono subito l’atmosfera: corridoi scolastici, compiti corretti, voci che si sovrappongono, il professore che cerca qualcosa tra righe mediocri e improvvisamente la trova. Da quel punto, la domanda non riguarda più solo cosa accadrà dentro quella casa. Riguarda chi abbia il diritto di raccontarla.

Il risultato è un thriller senza inseguimenti, costruito su frasi, visite, dettagli domestici: una tenda, un divano, un odore di cucina, una madre osservata di lato. “Nella casa” procede così, con passo obliquo, chiedendo allo spettatore di fare lo stesso lavoro del professore: leggere, dubitare, completare gli spazi vuoti. E magari accorgersi, un po’ tardi, di essere entrato anche lui.