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L’archivio di Martin Scorsese verso Roma: trattativa con il Mic per la donazione

Martin Scorsese sta trattando con il ministero della Cultura, oggi guidato da Alessandro Giuli, la possibile donazione in Italia del suo archivio integrale, un patrimonio di materiali legati a circa cinquant’anni di cinema americano, perché il regista newyorkese di origini siciliane intende consolidare il suo rapporto con la cultura cinematografica italiana. La notizia, anticipata dal

1 Settembre 2026 13:32

Martin Scorsese sta trattando con il ministero della Cultura, oggi guidato da Alessandro Giuli, la possibile donazione in Italia del suo archivio integrale, un patrimonio di materiali legati a circa cinquant’anni di cinema americano, perché il regista newyorkese di origini siciliane intende consolidare il suo rapporto con la cultura cinematografica italiana. La notizia, anticipata dal Corriere della Sera in un articolo di Ilaria Sacchettoni, ha subito acceso l’attenzione degli ambienti del cinema e delle istituzioni, anche perché si parla non di un fondo parziale, ma di un insieme vasto: sceneggiature originali, costumi, oggetti di scena, attrezzature e lettere scambiate con le produzioni.

Scorsese e la trattativa con il ministero della Cultura

Al ministero della Cultura, secondo quanto ricostruito dal quotidiano di via Solferino, il dossier è seguito con cautela ma anche con una certa urgenza. La possibile donazione dell’archivio di Martin Scorsese avrebbe infatti un peso culturale notevole: non solo per la quantità dei materiali, ma per il valore documentario di un percorso artistico che attraversa titoli, collaborazioni, set e stagioni diverse del cinema statunitense.

L’operazione, però, non è semplice. Prima ancora di pensare a mostre, percorsi didattici o consultazioni pubbliche, serve individuare uno spazio adatto, stabile, accessibile. Un luogo capace di custodire carte, abiti, oggetti e supporti tecnici senza ridurli a deposito. In queste ore, scrive il Corriere della Sera, sarebbe stata interpellata anche la direzione di Palazzo Venezia, a Roma, dove si sarebbe già svolto un incontro con la presenza di un rappresentante del regista. Un passaggio preliminare, niente di concluso. Ma significativo.

Cosa contiene l’archivio del regista

Il cuore della trattativa riguarda un archivio che, nelle prime descrizioni, appare ampio e stratificato. Dentro ci sarebbero sceneggiature originali, materiali preparatori, costumi usati sui set, oggettistica di scena, attrezzature tecniche e perfino lettere nelle quali Scorsese e i suoi collaboratori discutevano con la produzione di singoli film. Documenti di lavoro, dunque. Non cimeli isolati.

È proprio questo aspetto a rendere il fondo di interesse non soltanto per gli appassionati, ma anche per studiosi, archivisti, scuole di cinema e restauratori. Le carte di un autore come Martin Scorsese permettono di seguire, passo dopo passo, il rapporto fra scrittura, regia, montaggio e produzione. A volte una nota a margine dice più di una dichiarazione ufficiale. Una modifica di sceneggiatura, un appunto su una scena, una lettera inviata in una fase complicata: dettagli piccoli, ma capaci di raccontare il modo in cui nasce un film.

Il lavoro di acquisizione, se l’intesa sarà chiusa, si annuncia lungo. Andranno censiti i materiali, verificato lo stato di conservazione, predisposte schede, imballaggi, trasferimenti e condizioni di consultazione. Solo allora si potrà parlare di esposizione o fruizione pubblica. Per ora, la priorità resta una: capire dove e come custodire un archivio cinematografico di questa portata.

Il legame con l’Italia e il cinema italiano

Il possibile arrivo dell’archivio in Italia si inserisce in un rapporto dichiarato più volte dallo stesso regista. Scorsese, nato a New York da genitori di origine siciliana, ha spesso ricordato l’influenza del cinema italiano sulla sua formazione. “Il cinema italiano ha plasmato la mia concezione del cinema e del mio lavoro”, ha ripetuto di recente, mentre prendeva forma la proposta — poi accettata — della sua presidenza onoraria al David di Donatello.

Non è un legame di facciata. Nei suoi interventi pubblici, Scorsese ha citato più volte il neorealismo, il lavoro di registi come Rossellini, De Sica, Visconti, Fellini, Antonioni. Autori visti, studiati, interiorizzati. E non solo nei festival o nelle retrospettive: nella sua idea di cinema come memoria, conflitto, identità, strada. Per questo la possibile donazione al ministero della Cultura viene letta anche come un gesto di restituzione verso un Paese che il regista considera parte della propria educazione artistica.

C’è poi un precedente concreto. Negli anni scorsi Scorsese aveva già donato alla Cineteca di Bologna un nucleo di script legati alla sua partecipazione, nel tempo, a festival e ricorrenze. Un omaggio più circoscritto, ma già indicativo di una relazione costruita nel tempo con istituzioni italiane attente alla conservazione del cinema.

L’ipotesi di un percorso per giovani talenti

Nel confronto con il ministero della Cultura, riferisce ancora il Corriere della Sera, sarebbe emersa anche un’idea: collegare la donazione a un percorso gratuito di formazione rivolto a giovani talenti del cinema. Al momento, però, resta un’ipotesi allo studio. Una possibilità, non un progetto definito. Servirebbero risorse, spazi, docenti, criteri di accesso e soprattutto una cornice istituzionale chiara.

L’eventuale archivio potrebbe diventare, in prospettiva, non solo un luogo di conservazione, ma anche uno strumento di lavoro. Studiare le carte di Martin Scorsese, osservare la costruzione di una scena, confrontare versioni diverse di una sceneggiatura, capire il dialogo fra regista e produzione: per chi si forma nel cinema sarebbe un’occasione concreta. Meno retorica, più metodo.

Per ora, tuttavia, il punto resta la trattativa. Nessuna firma è stata annunciata, né sono stati comunicati tempi ufficiali. Al dicastero guidato da Alessandro Giuli si lavora sulla fattibilità, mentre il nome di Palazzo Venezia circola come possibile sponda logistica. Se l’accordo andrà in porto, l’Italia potrebbe accogliere uno dei fondi privati più rilevanti legati al cinema contemporaneo. Ma prima viene la parte meno visibile: catalogare, proteggere, rendere accessibile. Il cinema, anche quando riguarda Scorsese, comincia spesso da una stanza piena di carte.