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Brianza di Simone Catania, il film sulla crisi che interroga il presente

Brianza di Simone Catania, presentato a Roma, è un film sulla crisi economica che affronta bisogno e vulnerabilità contemporanea con Paolo Pierobon e Fausto Russo Alesi.

27 Ottobre 2026 19:18

Presentato il 14 ottobre alla 21ª Festa del Cinema di Roma nella sezione Progressive Cinema, Brianza di Simone Catania è uno di quei film che nascono da un fatto di cronaca e finiscono per dire qualcosa di molto più ampio sul presente. Il film brianza di Simone Catania — coproduzione italo-svizzera della durata di 115 minuti — ha come protagonisti Paolo Pierobon e Fausto Russo Alesi, due tra i caratteristi più solidi del cinema italiano contemporaneo, e porta sullo schermo una storia ambientata nel 2009, in piena crisi economica, che oggi risuona con una precisione quasi disturbante.

Giorgio Farina e l’armeria di famiglia: un’eredità che diventa trappola

Al centro di Brianza c’è Giorgio Farina, erede di un’armeria di prestigio nel cuore della Brianza lombarda. La scelta del territorio non è casuale: quella zona del nord Italia è storicamente legata alla piccola e media impresa, a un modello di successo familiare che per decenni ha rappresentato l’ossatura economica del paese. Quando quel modello entra in crisi — come accade puntualmente nel 2009, anno della grande recessione globale — le crepe non riguardano solo i bilanci aziendali. Riguardano identità, ambizioni, rapporti di dipendenza.

Il film esplora proprio questo territorio emotivo: l’ossessione per il successo, l’ambizione come forza che può costruire o distruggere, e le relazioni di dipendenza che si instaurano quando il terreno sotto i piedi comincia a cedere. Catania non costruisce un dramma economico in senso stretto, ma usa la crisi come detonatore per raccontare qualcosa di più intimo e universale sul bisogno e sulla vulnerabilità.

Da un fatto di cronaca reale al cinema: la genesi del progetto

Il punto di partenza di Brianza è un fatto di cronaca reale, accaduto circa quindici anni prima della produzione del film. Catania ha trasformato quella vicenda in un racconto cinematografico che non cerca la ricostruzione fedele degli eventi, ma ne distilla le dinamiche umane. È un approccio che il cinema italiano sa praticare bene quando lavora al meglio: partire dalla realtà per arrivare alla fiction, senza restare intrappolato nei dettagli giudiziari o nella cronaca spicciola.

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La scelta di ambientare la storia nel 2009 è tutt’altro che arbitraria. Quell’anno rappresenta il picco visibile di una crisi che aveva radici più profonde e conseguenze molto più lunghe. Per molte famiglie imprenditoriali del nord Italia, il 2009 è stato l’anno in cui i conti non tornavano più, in cui le banche smettevano di rispondere, in cui il modello di vita costruito in decenni sembrava improvvisamente fragile. Ambientare lì una storia di ambizione e dipendenza significa ancorare il racconto a una memoria collettiva precisa, riconoscibile.

Pierobon e Russo Alesi: due presenze che reggono il peso del film

La scelta di affidare i ruoli principali a Paolo Pierobon e Fausto Russo Alesi dice molto sulle intenzioni del regista. Entrambi vengono dal teatro, entrambi hanno costruito nel tempo una presenza scenica capace di contenere contraddizioni senza risolverle artificialmente. Non sono attori che rassicurano lo spettatore: tendono piuttosto a mantenere una tensione, un’ambiguità che in un film come Brianza è esattamente ciò che serve.

Pierobon, in particolare, ha dimostrato negli anni una capacità rara di incarnare personaggi che oscillano tra il controllo e la perdita di controllo — una qualità che in questo contesto, con un protagonista alle prese con un’eredità familiare che si sgretola, diventa uno strumento narrativo preciso. Russo Alesi porta invece una qualità diversa, più trattenuta, capace di far emergere la pressione interna senza esteriorizzarla in modo diretto.

Progressive Cinema e il posizionamento alla Festa del Cinema di Roma

La sezione Progressive Cinema della Festa del Cinema di Roma è pensata per ospitare opere che cercano linguaggi nuovi o affrontano temi con uno sguardo non convenzionale. La selezione di Brianza in questa sezione suggerisce che il film di Catania non punta a una narrazione tradizionale del dramma borghese, ma cerca qualcosa di più sperimentale nel modo in cui costruisce la tensione e affronta i suoi temi.

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Il fatto che si tratti di una coproduzione tra Italia e Svizzera è un dato rilevante anche sul piano industriale: il cinema italiano di qualità fatica spesso a trovare risorse sufficienti per produzioni ambiziose, e le coproduzioni europee restano uno degli strumenti più efficaci per garantire budget adeguati senza rinunciare alla specificità del racconto. In questo caso, la storia è profondamente radicata in un territorio e in una cultura italiani, ma il respiro produttivo è europeo.

Perché una storia del 2009 parla del 2026

La domanda che Brianza pone implicitamente — e che il film brianza di Simone Catania sembra voler lasciare aperta — è se le dinamiche raccontate siano davvero finite con quella crisi o se siano semplicemente cambiate di forma. L’ossessione per il successo, la difficoltà di ammettere il fallimento, le relazioni che si trasformano in dipendenza quando le risorse scarseggiano: sono meccanismi che non appartengono a un decennio specifico.

Il 2009 è uno sfondo storico riconoscibile, ma la vulnerabilità che il film esplora è strutturale, non congiunturale. Ed è forse per questo che un’opera nata da un fatto di cronaca di quindici anni fa riesce a parlare con tanta precisione al presente. Non perché la crisi economica non sia finita — è finita, almeno nella sua forma acuta — ma perché le pressioni che genera su individui, famiglie e imprese non scompaiono con i dati macroeconomici.

Per chi vuole seguire il percorso distributivo del film, la scheda ufficiale di Brianza sul sito Indyca è il riferimento più aggiornato. Al momento non sono stati comunicati date di uscita in sala o su piattaforme streaming per il mercato italiano, ma la presentazione alla Festa del Cinema di Roma rappresenta il primo passo di un percorso che nei prossimi mesi dovrebbe portare il film a un pubblico più ampio. Vale tenerlo d’occhio.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.