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Riverrun, Philippe Parreno debutta nel lungometraggio tra videoarte e cinema

Riverrun è il primo lungometraggio di finzione di Philippe Parreno, presentato a Roma con Charlotte Gainsbourg. Un’opera che fonde videoarte e narrativa cinematografica.

31 Ottobre 2026 13:26

Con Riverrun, Philippe Parreno compie un passo che molti artisti visivi hanno solo immaginato: attraversare la soglia del cinema di finzione senza rinunciare al proprio linguaggio. Il film — presentato in anteprima mondiale alla 21ª edizione del Festival del Cinema di Roma — segna il debutto da regista di lungometraggio nell’ambito della narrativa di finzione per uno degli artisti contemporanei più influenti del panorama internazionale, con Charlotte Gainsbourg nel ruolo di protagonista. Il risultato è un’opera che mescola videoarte e racconto cinematografico, e che già nella sua gestazione pone domande radicali su dove finisca l’installazione e dove inizi il film.

Un artista visivo al Festival del Cinema di Roma

Che un’opera firmata da Parreno approdasse al grande schermo in una cornice festivaliera non è una sorpresa in senso assoluto: l’artista francese ha già attraversato i confini tra galleria e sala cinematografica in passato, co-dirigendo insieme a Douglas Gordon il celebre Zidane: A 21st Century Portrait. Ma quel progetto era documentario, ibrido per definizione. Riverrun è altro: è fiction, con una protagonista, una struttura narrativa, un punto di vista soggettivo dichiarato.

La scelta di presentarlo alla Festa del Cinema di Roma — e non, per esempio, a Venezia o a Berlino — dice qualcosa sul tipo di interlocutore che Parreno cerca. Roma è un festival che negli ultimi anni ha saputo ospitare opere di confine, lavori che il circuito dei grandi concorsi fatica a classificare. In questo senso, la 21ª edizione si conferma uno spazio permeabile, capace di accogliere un’opera che sfida le categorie.

Cosa racconta Riverrun: una mente in dissoluzione

Al centro del film c’è la rappresentazione di una mente in dissoluzione. Parreno, che ha scritto e diretto il progetto, costruisce attorno a questo tema un’esperienza visiva e narrativa che non si accontenta di descrivere il disfacimento psichico dall’esterno, ma cerca di abitarlo, di renderlo percettibile allo spettatore come stato dell’essere piuttosto che come condizione clinica.

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Charlotte Gainsbourg, attrice con una lunga frequentazione di cinema d’autore — da Lars von Trier a Yorgos Lanthimos — è la figura attraverso cui questo processo si manifesta. La sua presenza non è semplicemente performativa: in un’opera come questa, il corpo dell’attrice diventa superficie di proiezione, strumento attraverso cui il linguaggio della videoarte si innesta nella grammatica del cinema narrativo. Non è una scelta casuale: Gainsbourg ha dimostrato più volte di saper lavorare con registi che le chiedono di abitare spazi concettuali prima ancora che emotivi.

Il titolo stesso, Riverrun, evoca immediatamente James Joyce — è la parola con cui si apre e si chiude Finnegans Wake, in un circolo senza inizio né fine. Se Parreno abbia attinto esplicitamente a quella fonte letteraria non è confermato, ma la risonanza è difficile da ignorare: un fiume che scorre, una coscienza che si disperde, un linguaggio che si fa fluido fino a perdere i propri contorni.

Il dialogo tra videoarte e cinema di finzione nel lavoro di Parreno

Per capire cosa significhi il debutto nel cinema di finzione per Philippe Parreno, è utile collocarlo nel contesto della sua pratica artistica. Parreno lavora da decenni con il tempo, con l’immagine in movimento, con l’idea che un’opera non esista in modo fisso ma si trasformi a seconda del contesto in cui viene presentata. Le sue installazioni sono spesso esperienze totali, ambienti in cui suono, luce e immagine si sovrappongono per creare stati percettivi più che narrazioni.

Portare questo approccio dentro un lungometraggio di finzione pone sfide precise. Il cinema narrativo ha convenzioni consolidate: uno spettatore che entra in sala si aspetta — anche inconsciamente — una certa struttura temporale, un arco, un personaggio con cui identificarsi o da cui distanziarsi. La videoarte, al contrario, lavora spesso sulla sospensione, sull’accumulo, sulla ripetizione. Come si conciliano queste due logiche?

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Con Riverrun, Parreno sembra scommettere che la tensione tra i due linguaggi sia essa stessa il contenuto del film. Non si tratta di addomesticare la videoarte per renderla digeribile al pubblico cinematografico, né di usare la fiction come semplice pretesto per un’installazione allungata. Il film riverrun philippe parreno nasce proprio dall’attrito tra questi due poli, e la sua forza dipende dalla capacità di non risolverlo.

Charlotte Gainsbourg: una scelta che non è mai ovvia

Casting Gainsbourg come protagonista di un’opera prima nel cinema di finzione non è un gesto di sicurezza commerciale — è una dichiarazione di intenti. L’attrice franco-britannica ha costruito nel tempo una filmografia che privilegia la radicalità rispetto alla leggibilità, il rischio rispetto alla conferma. La sua presenza in Riverrun segnala che Parreno non cerca un volto noto per ammorbidire l’impatto concettuale del progetto, ma una collaboratrice capace di portare il proprio peso artistico all’interno di un sistema che potrebbe facilmente diventare freddo o autoreferenziale.

Il tema della mente in dissoluzione, poi, è terreno che Gainsbourg conosce bene: ha attraversato personaggi frammentati, corpi in conflitto con se stessi, soggettività al limite. In questo senso, la scelta di Parreno appare calibrata con precisione: non una star prestata all’arte contemporanea, ma un’artista che incontra un altro artista su un confine comune.

La premiere romana del riverrun philippe parreno film ha già generato attenzione critica trasversale, con testate del mondo dell’arte contemporanea e del cinema che seguono il progetto da prospettive diverse — segno che l’opera ha centrato almeno uno dei suoi obiettivi: parlare a pubblici che normalmente non si incrociano. Che Riverrun trovi poi una distribuzione in sala o approdi su piattaforme specializzate è ancora da definire, ma il suo passaggio a Roma ha già stabilito le coordinate di un debutto che non si dimentica facilmente. Per approfondire la genesi del progetto e le dichiarazioni di Parreno, Art a Part of Culture ha pubblicato un’analisi dettagliata del film e del suo contesto.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.