Alexandra: recensione in anteprima

Alexandra (Aleksandra, Russia, 2007) di Aleksandr Sokurov; con Galina Vishnevskaya, Vasily Shevtsov, Raisa Gichaeva, Andrei Bogdanov, Alexander Kladko, Aleksei Nejmyshev, Rustam Shahgireev, Evgeni Tkachuk. Aleksandr Sokurov è innanzitutto un poeta: coloro che hanno accusato il suo nuovo film di essere fin troppo morbido in campo politico non dovrebbero dimenticarlo. E poi una trilogia del potere,

Alexandra - Aleksandr SokurovAlexandra (Aleksandra, Russia, 2007) di Aleksandr Sokurov; con Galina Vishnevskaya, Vasily Shevtsov, Raisa Gichaeva, Andrei Bogdanov, Alexander Kladko, Aleksei Nejmyshev, Rustam Shahgireev, Evgeni Tkachuk.

Aleksandr Sokurov è innanzitutto un poeta: coloro che hanno accusato il suo nuovo film di essere fin troppo morbido in campo politico non dovrebbero dimenticarlo. E poi una trilogia del potere, incentrata su tre dittatori, esiste già, quindi…

Alexandra, presentato in concorso nel 2007 a Cannes e poi fuori concorso a Torino 25, esce magicamente nelle sale italiane: se ne sono accorti in pochi, e noi ce ne siamo accorti in ritardo. Esce in sordina, e chissà in quante copie: ma è già un mezzo miracolo che veda il buio delle nostre sale, visto l’andazzo.

Uno dei temi cari al regista è indubbiamente quello della Storia, che qui ritorna, ed è scottante e attuale. In buona compagnia di un ritrovato Nikita Mikhalokov, di cui abbiamo visto a Venezia il suo 12 (poi nominato agli Oscar come miglior film straniero), Sokurov dirige un film ambientato in Cecenia, terra di stragi e guerre.

Alexandra (Galina Vishnevskaya), un’anziana donna russa, decide di andare a trovare il nipote (Vasily Shevtsov), soldato dell’esercito russo in Cecenia. Saggia, decisa, stanca forse nel fisico ma sicuramente non nella mente, e nonostante questo lo stesso energica: Alexandra vedrà coi suoi occhi quei posti, conoscerà persone, anche di origine cecena, e ovviamente anche soldati giovani come suo nipote…

Un viaggio, quello di Alexandra, che passa attraverso il fronte, ma senza vedere per un attimo né la guerra né la morte: ecco una delle critiche rivolte al film, quello di essere blandamente politico. Se da una parte capisco i dubbi di certa critica, dall’altra non capisco com’è possibile non notare che la morte e la guerra aleggiano nella maggior parte dei fotogrammi del film, nonostante un filo di speranza donato proprio da quell’irresistibile nonnina.

Sarà quella straordinaria fotografia virata verso colori terra, sarà l’uso delle luci, sarà che gli stati d’animo dei personaggi sono raffigurati con intelligenza, sarà che le conseguenze della guerra si vedono in un territorio pieno di armi belliche e carri armati: ma la poeticità del regista c’è, la sua capacità tecnica pure, e l’idea di fratellanza è innegabile. Nota di merito per la Vishnevskaya, che offre una gran bella prova di naturalezza.

Voto Gabriele: 8

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