Buona Pasqua (e Pasquetta) da Cineblog!

Il giusto titolo per una Pasquetta cinefila


Buona Pasqua a tutti i lettori di Cineblog. E Buona Pasquetta a tutti quelli che oggi, lunedì dell’Angelo, magari non si sono collegati con Cineblog perché affaccendati nel lavoro (ahimè, c’è chi lavora anche oggi), o perché impegnati in gite fuori porta con gli amici o che ancora piangono per la gita rovinata dal maltempo.

A tutti loro è dedicato questo post pasquale con vignetta accompagnato da alcuni personali suggerimenti cinefili, tra il serio e il semiserio, utili per trascorrere questa giornata di festività in compagnia di una caro, vecchio film.

In omaggio al simbolo pasquale per eccellenza, le uova, non c’è inizio migliore che spararsi tutta la saga dedicata agli xenomorfi ovvero Alien (o, se il tempo non basta, almeno i primi due capolavori e il buon terzo capitolo di Fincher in versione rigorosamente estesa). Tensione alle stelle, grande lezione di cinema su come si faceva un tempo la vera fantascienza e soprattutto una Sigourney Weaver con attributi che nemmeno The Rock potrà mai vantare in tutta la sua frastornante carriera. Niente cioccolata per queste uova ma, parafrasando un noto jingle della pubblicità anni’80, una sorpresa su cinque sarà –purtroppo- uno di loro!..

Ma Pasqua è, soprattutto, una festa religiosa ed impone pertanto la visione di almeno un film a sfondo mistico e riflessivo. E se le televisioni, generaliste o meno, non faranno che riproporre le solite rassicuranti rappresentazioni (dal “Re dei Re” a “Ben Hur”) quando non la furiosa e masochistica “Passione” di Mel Gibson, personalmente mi trovo più a mio agio a consigliare un film che negli ipocriti palinsesti italiani non avrà mai piena cittadinanza: L’ultima tentazione di Cristo. Da sempre reputo Martin Scorsese il regista laico più “religioso” in circolazione (“Quei bravi ragazzi”, “Casinò”, “Toro scatenato”in fondo sono parabole quasi evangeliche) e la sua trasposizione del romanzo di Nikos Kazantzakis è forse una delle più belle rappresentazioni della figura di Cristo insieme a quella offerta da Pasolini. Opera visionaria e lucidissima nonché magistrale sotto il profilo registico, ancora oggi circondata dal pregiudizio dei bigotti (forse gli stessi che all’epoca mettevano bombe fuori dai cinema?), il film di Scorsese ha contribuito più ad accrescere la mia empatia nei confronti della figura umana di Cristo che ad insinuare il dubbio su di essa attraverso la scandalosa messa in scena della tentazione. Pertanto, se debbo scegliere una Pasqua cinematografica “religiosa”, scelgo senz’altro il film di Scorsese.

E alla Pasqua religiosa fa da contraltare quella “laica” suggerita indirettamente da Clint Eastwood. Forse sarà azzardato dirlo ma trovo che Gran Torino (non a caso visto al cinema a Pasqua), oltre che un capolavoro assoluto, sia anche una parabola, reazionaria se si vuole, sul sacrificio nel senso più cristiano del termine. Apologo di una moderna “conversione” con al centro un protagonista gretto e dubbioso, prima caparbiamente chiuso nel carapace dei propri valori (simbolicamente rappresentati da una Gran Torino amorevolmente tenuta) e infine illuminato dalla “grazia” di un’amicizia sincera, imprevedibile e soprattutto) interraziale. Ci sarebbe da discutere parecchio sulla profondità di lettura di questo testamento cinematografico che va al di là della personalità del suo regista: il fatto stesso però che un autore riesca a sublimare in un discorso artistico così “alto” la sua indole conservatrice la dice lunga sulle qualità morali del cinema di Eastwood. Film pasquale perché, nella morte e resurrezione del suo personaggio, c’è molta più morale cristiana di quanta ne potranno mai distillare le calligrafiche rappresentazioni tanto care ai religiosi della domenica.

E se il lunedì di Pasquetta è da sempre la giornata dedicata alla classica scampagnata nei boschetti, tra picnic familiari che insozzano i prati e chiassose adunate di amici che ai suoni della natura preferiscono sovrapporre quelli di un iPod collegato alle casse, beh allora non temete: c’è sempre un Blair Witch Project a fare giustizia per scoiattoli e uccellini deufradati del silenzio. Penso sempre al film di Myrick e Sanchez quando sommo gli elementi “giovani”, “boschi”, “incoscienza”; sarà perché un po’ a tutti (me compreso), quando ci si ritrova fuori nella natura, è capitato di allontanarci incoscientemente dal sentiero, attirati magari da qualche forza oscura (!) o da semplice curiosità e rischiando, inevitabilmente, di perdere la via. Certo non ci sarà una strega ad aspettarci dietro gli alberi, ma di sicuro il disorientamento che procura la sola idea di essersi perduti è di quelli che provocano davvero un panico assoluto (e in fondo la parola “panico” non deriva proprio da Pan, la divinità greca delle Selve?). Sarà per questo che il film, contrariamente a tanti amici, mi ha sempre fatto una paura del diavolo?

E chiudiamo questa rassegna di consigli cinefili con l’omaggio ai coniglietti, altro simbolo pasquale dopo le uova. A onor del vero certo ci sarebbe anche la bianca colomba della pace ma viene incenerita quasi subito dagli irriverenti alieni di Mars Attacks!: non ci resta dunque che il tenero roditore. E se al cinema sono tanti i coniglietti degni di nota, solo uno è riuscito a ritagliarsi un posto d’onore nell’immaginario recente del sottoscritto accanto all’Harvey di James Stewart e al Roger Rabbit di Cartoonia. Sto parlando, ovviamente, di Frank il coniglio dal ghigno metallico del cult Donnie Darko. Figura inquietante e metafora psicanalitica del film l’enorme Frank tormenta i sogni di un giovane e disturbato Jake Gillenhaal e sembra l’eco distorto del bianconiglio di Alice, anche lui in lotta contro il tempo ma decisamente più serafico quando annuncia la fine dei giorni. Immagine decisamente poco pasquale ma anche suggestiva e piacevolmente paurosa cui affido il compito di concludere questo post tra il serio, l’ironico e il cinefilo. Ma non senza un’ultima inevitabile domanda: voi che Pasqua scegliereste?