Festival di Venezia 2009: due mondi separati grazie al gossip

patrizia-d-addario

Scorrono i film. Si guarda già ai verdetti. Il Leone d’oro ha già i suoi candidati. Le produzioni si preparano già all’attesa per poi imbarcare registi e autori premiati e riportarli al Lido. Ma ancora qualche giorno di suspense c’è, approfittiamone. La 7 mi ha fatto una lunga intervista sulla storia del Festival e, sebbene io ci sia andato giovane giovane, nel 1968 per la prima volta, ho parlato, essendomi da sempre documentato, sulle prime edizioni e su quelle successive: film, autori, polemiche, polemichette, polizia e gas lacrimogeni (appunto nel ’68), politici dilaganti, dirigenti tv in cerca di visibilità.

Una sfilata di personaggi e di vicende non sempre degne di entrare nella storia vera del cinema e dello stesso Festival. Ma anche uno strano mercatino o una curiosa ribalta. A Cannes, sul lungomare accanto al grandioso Palazzo del Cinema, il mercatino è abituale: piccoli venditori di cianfrusaglie o di ricordi del mondo della pellicola, foto di divi e di sequenze di capolavori; ma anche mimi o giocolieri che si esibiscono improvvisando spettacolini che sarebbero piaciuti al Fellini dei “Clown”. Il mio pensiero è volato a Cannes, dove mi sono recato per anni, vedendo che anche al Lido, tra il Palazzo del cinema e l’Hotel Excelsior, un gentile signore d’età intratteneva la folla con alcuni uccelletti, merli, addestrati.

Non si era mai vista una performance del genere, secondo memoria. Curioso, mi sono detto. Il cinema cerca di andar avanti, un mercatino forse si apre per proposte di arte varia. Chissà se dopo i merli, verranno altri gentili signori con il loro altrettanto gentile, un poco patetico, repertorio. Sono immerso in questi pensieri quando vedo agitazione fra la folla, a poca distanza dai merli. Fotopaparazzi, body gard, volti anonimi, occhi curiosi, e sempre più folla. Cosa sta succedendo? Chi arriva? Eva Mendes, Nicolas Cage o Luca Montalbano Zingaretti?

Mi metto in posizione per guardare meglio e capire: no, niente divi, è l’esercito del gossip (nuovo genere di successo da qualche tempo) che accompagna Patrizia D’Addario come la diva dello stesso gossip e del frastuono mediapolitico. Li scanso costoro, e torno ai merli. Concludo: il Festival ha, nel bene e nel male,un prestigio da difendere. Il gossip, specie se deteriore, va tenuto lontano. Per fortuna, la folla si è dispersa subito, la Pat si è infilata – quasi scappando- in un motoscafo, e il Festival è tornato ai suoi film e ai suoi ospiti che non vanno per raccomandarci con la loro presenza, ma semplicemente per accompagnare il loro lavoro alla luce del sole del Lido e del cinema.

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