Torino Film Festival 2009: Nowhere Boy – My Only Sunshine

Il Torino Film Festival 2009 sta ormai entrando nel vivo. E’ stato presentato il film d’apertura, l’atteso Nowhere Boy sull’adolescenza di John Lennon, e sono partite le prime proiezioni delle sezioni fuori concorso. In queste ore poi saranno già scesi in campo i primi titoli del concorso ufficiale, di cui vi parleremo da domani. Il


Il Torino Film Festival 2009 sta ormai entrando nel vivo. E’ stato presentato il film d’apertura, l’atteso Nowhere Boy sull’adolescenza di John Lennon, e sono partite le prime proiezioni delle sezioni fuori concorso. In queste ore poi saranno già scesi in campo i primi titoli del concorso ufficiale, di cui vi parleremo da domani. Il clima al festival al solito è caloroso, accogliente, e si respira aria di cinema a 360 gradi.

Si pensi solo alle retrospettive e agli omaggi: il sottoscritto, assieme alla novità, si è fatto un viaggetto con il primo Nicholas Ray (La donna del bandito), con Nagisa Oshima (L’impero dei sensi), con Godard (Vivre sa vie: uno degli omaggi che il TFF fa quest’anno alla Nouvelle Vague), e con Refn, di cui sono stati proiettati il notevolissimo Valhalla Rising, visto a Venezia, e il controverso Bronson, un film che è anche, per stessa ammissione del regista, una pellicola quasi autobiografica…

Nowhere Boy – di Sam Taylor Wood (Festa Mobile – Figure nel paesaggio)
L’adolescenza di John Lennon, vissuta a Liverpool con la zia conformista. Al funerale dello zio, però, si rifà viva sua madre: fra i due è il momento di ricongiungersi. Sua madre è eccentrica, per lei il rock’n’roll equivale a “esso” e la sua particolare energia coinvolge il giovane John, tanto che il ragazzo decide di lasciare la zia e andare a vivere con lei…

Una bella sorpresa, per uno dei titoli più attesi di questa edizione, anche perché si tratta del film d’apertura (di solito tenuto sotto controllo più di altri titoli). L’artista visiva Sam Taylor Wood lascia da parte tutti quegli orpelli che avrebbe potuto usare e dirige il film secondo canoni asciutti, ma non per questo poco interessanti.

L’idea che ci si potrebbe fare è che Nowhere Boy sia diretto come un musical, pur non essendolo per niente. Infatti le situazioni si susseguono velocemente (a volte forse un po’ troppo: vedere il momento in cui Paul McCartney e George Harrison entrano nella vita e nella giovane band di Lennon), con grandi scene divertenti e appunto piccole ellissi temporali che alla fine rendono il racconto più godibile e veloce.

I puristi diranno che il racconto sarà forse troppo romanzato, ma al di là di tutto con Nowhere Boy abbiamo visto innanzitutto una bella storia, la storia di un ragazzo e degli anni della sua ribellione. E anche un bell’affresco del rapporto con una mamma fuori dagli schemi e una zia ordinaria: entrambe con aspetti tutti da scoprire.

Recitato meravigliosamente da Aaron Johnson e Thomas Sangster, con una al solito enorme Kristin Scott Thomas, Nowhere Boy è anche sincero e commovente: all’Ambrosio, durante la proiezione, fazzoletti e lacrime non si contavano. Due chicche: l’insegna di Strawberry Fields durante i titoli di testa, e soprattutto il fatto che il nome “Beatles” non si pronunci mai, anche quando si potrebbe…

my_only_sunshine foto film

My Only Sunshine – di Reha Erdem (Festa Mobile – Figure nel paesaggio)
Hayat ha 14 anni; vive vicino ad Istanbul col padre in una casetta sulle acque del Bosforo; con loro c’è anche il nonno semi-paralizzato, con gravi problemi di salute a causa delle troppe sigarette fumate nel corso della vita. La vita della ragazza va avanti tra mille disagi e problemi a scuola, e la sua incomunicabilità sembra senza limiti…

Direttamente dalla sezione Forum del Festival di Berlino arriva il nuovo film del turco Reha Erdem, un ritratto disilluso di una ragazzina sullo sfondo di una Istanbul poco vista al cinema. Secondo la legge del Naturalismo, l’individuo è il prodotto dell’ambiente in cui vive: credo che la frase sia perfetta per esprimere le intenzioni del regista, che ci comunica che Hayat è la ragazzina problematica che è innanzitutto a causa del luogo dove vive.

Ovunque si giri, c’è solo disillusione. E Hayat si chiude in un mutismo preoccupante e in un rapporto con gli altri praticamente nullo. Il film si concentra tutto sulla sua figura, con tocchi che spaziano dal neorealismo al pedinamento alla Van Sant. Bravissima e carismatica la protagonista Elit Iscan, e gran bel lavoro su tutto il tappeto sonoro, spesso e volentieri un mix di varie tracce sonore (tra cui una cantilena che Hayat continua a ripetere tra sé e sé). My Only Sunshine potrebbe tuttavia risultare faticoso, causa anche la sua lunghezza a tratti forse eccessiva.

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