Torino Film Festival 2009: Welcome – Adás Transmission

Welcome – di Philippe Lioret (Festa Mobile – Figure nel paesaggio) Bilal è un giovane curdo che deve raggiungere la fidanzata a Londra. Tenta disperatamente in ogni modo di raggiungere la capitale inglese, ma il suo viaggio si ferma momentaneamente in Francia. Convinto di poter prima o poi attraversare la Manica a nuoto, prende lezioni


Welcome – di Philippe Lioret (Festa Mobile – Figure nel paesaggio)
Bilal è un giovane curdo che deve raggiungere la fidanzata a Londra. Tenta disperatamente in ogni modo di raggiungere la capitale inglese, ma il suo viaggio si ferma momentaneamente in Francia. Convinto di poter prima o poi attraversare la Manica a nuoto, prende lezioni di nuoto da Simon, un istruttore in crisi con la moglie…

Il film di Lioret è lungo, parte nel solito modo in cui partono i film sull’immigrazione e tutti i problemi che ne conseguono. Ma poi prende una piega interessante, che non descrive un rapporto di amicizia tra un uomo e un immigrato: bensì si sofferma sui dubbi. Non a caso Simon accetta di aiutare Bilal solo per fare colpo sulla moglie, sempre attenta alle discriminazioni contro gli immigrati.

Dall’altra parte ci sono alcuni comportamenti di Bilal che fanno storcere il naso. In mezzo, certo, c’è spazio per far crescere un rapporto d’amicizia tra i due: ma fino a che punto c’è sincerità e a che punto invece c’è lo “sfruttamento” reciproco? Il finale, che colpisce duro, durissimo, lascia poche speranze: soprattutto sulla natura dell’essere umano. Ottima l’interpretazione dei due protagonisti, soprattutto quella di Vincent Lyndon. Qui trovate le foto dal set.

Adás Transmission – di Roland Vranik (Concorso)
Niente più computer, Tv e cellulari: l’elettricità non fornisce più carica agli elettrodomestici. C’è chi fissa i televisori spenti, chi cerca di capire cosa possa essere successo, chi corre al riparo. Intanto, involontariamente, un uomo, padre di famiglia con due figlie piccole, uccide la moglie…

Il dramma dal sapore distopico di Roland Vranik si pone una domanda interessante: cosa succederebbe se nella nostra società di massa non potessimo usufruire dei nostri media, dei nostri svaghi, dei nostri mezzi di comunicazione? L’idea di partenza è quindi non poco interessante: lo svolgimento un po’ meno.

La materia sfugge di mano a Vranik, che sembra disinteressarsi del punto focale del film (la questione di base del film di cui si è parlato prima) per concentrarsi sui personaggi. Ma non convincendo neanche da questo punto di vista: ci si disinteressa delle azioni di tutti. La noia impera sovrana, e neanche un “colpo di teatro” finale che insinua domande “orwelliane” nello spettatore può far risalire le quotazioni del film.

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