North Country - Storia di Josey

NORTH COUNTRY
di Niki Caro; con Charlize Theron, Frances McDormand, Sean Bean, Woody Harrelson, Sissy Spacek, Elle Peterson, Thomas Curtis, Richard Jenkins.

Tornano sia Charlize Theron che Frances McDormand, dopo Aeon Flux, assieme in un altro film. Due brave attrici che assieme danno due buone interpretazioni, per un film che sa di già visto, cade gravemente qualche volta ma provoca un sincero senso di rabbia e si lascia seguire. A noleggio esce il 12 luglio: intanto, la recensione di CineBlog.

Un po' dramma psicologico, un po' dramma familiare, un po' dramma giudiziario. Un po' di quello e un po' di questo, ed ecco che nasce North Country, storia di una donna (ammettiamolo: sfigatissima), Josey (come ci ricorda l'inutile sottotitolo) che lascia il marito dopo aver subìto l'ennesima violenza, e se ne ritorna nella cittadina natale coi suoi due figlioletti dai genitori. I problemi però iniziano (continuano) sin dall'inizio: la ribellione del figlioletto (di cui non si sa chi sia il padre, almeno fino all'epilogo... ma lo spettatore medio-lucido puà capirlo anche prima), l'odio del padre nei confronti di una figlia con una brutta reputazione alle spalle, il lavoro alla miniera di ferro e i primi atti di violenza e umiliazione subìti. Josey è descritta un po' come una Erin Brokovich, una donna con gli attributi che non è disposta a farsi passare addosso da nessuno, anche se ne subisce tante: una donna che viene colpita, piange, si rialza dopo aver incamerato tutto, e continua a lottare. E se la Theron è convincente nel ruolo di Josey (anche se forse a volte un po' troppo sopra le righe), il problema arriva proprio dalla sceneggiatura, in bilico fra buone trovate e alcune banalità irritanti. L'umiliazione degli uomini nei confronti delle donne ci viene descritta in tutta la sua cattiveria (palpatine "normalissime", insulti e doppi sensi fortissimi, umiliazioni continue, frasi scritte sui muri -anche con escrementi-, schizzi di sperma sui vestiti), ma spesso, soprattutto nella seconda parte, dove prende vita il vero processo alla miniera (che parte sin da subito: la storia è raccontata attraverso una serie di flash-backs), le scelte sono melense, irritanti, patetiche, come la gente che applaude Josey e si alza in piedi quando è il momento decisivo di stare o dalla sua parte o dalla parte dei potenti della miniera. Senza contare poi il discorso del padre che difende la figlia (ovviamente dopo circa trent'anni che non la calcolava) davanti a tutti gli operai che "invitano" con ulteriori insulti Josey a lasciare la stanza della riunione. Ma nonostante queste grosse cadute di tono, che pesano, il film non annoia e si lascia seguire, e a volte provoca nello spettatore anche un certo senso di rabbia. In definitiva forse è il tipico film strappalacrime e strappa-Oscar, ma con una sottile vena di quel qualcosa che ti tiene incollato a vedere come va a finire (comunque in modo prevedibile). E' una storia vera, e si vede.

Voto Gabriele: 6

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