Piranha 3D – di Alexandre Aja: recensione in anteprima

Piranha 3D (Piranha 3D, USA, 2010) di Alexandre Aja; con Elisabeth Shue, Adam Scott, Dina Meyer, Eli Roth, Kelly Brook, Christopher Lloyd, Ving Rhames, Richard Dreyfuss, Jerry O’Connell, Steven R. McQueen. Arizona, Lake Victoria City. Un uomo sta pescando, ma un terremoto apre una crepa sul fondo del lago ed ecco che saltano fuori migliaia

Piranha 3D (Piranha 3D, USA, 2010) di Alexandre Aja; con Elisabeth Shue, Adam Scott, Dina Meyer, Eli Roth, Kelly Brook, Christopher Lloyd, Ving Rhames, Richard Dreyfuss, Jerry O’Connell, Steven R. McQueen.

Arizona, Lake Victoria City. Un uomo sta pescando, ma un terremoto apre una crepa sul fondo del lago ed ecco che saltano fuori migliaia di piranha di una specie creduta estinta milioni di anni fa. Gli sceriffi Julie Forester e Fallon intanto devono stare attenti e tenere a bada le centinaia di adolescenti che sono arrivati per sbronzarsi e far festa nel periodo più affollato dell’anno, ovvero lo Spring Break…

Esce con un bel po’ di ritardo, e in un periodo che tutto c’entra fuorché con l’estate, il nuovo film di Alexandre Aja. Un film che dalle premesse è molto chiaro: sea, sex and blood, promette la tagline della locandina originale, che a suo modo si rifà a Lo squalo di Spielberg forse ancor di più di quanto non facesse l’originale di Joe Dante.

Terzo “capitolo” di una saga senza un vero filo logico (oltre al film di Cameron Dante c’è il mediocre esordio di James Cameron con Piranha Paura, dove i pescioloni addirittura volavano), Piranha 3D è l’apoteosi dell’animal movie, fatto proprio di quegli ingredienti che promette, tanta “ignoranza” e sano divertimento.

È un prodotto, Piranha 3D, e come tale va preso, anche se si rischia di fare gli snob con la puzza sotto il naso se si sottolineano i difetti e di esagerare se lo si esalta come nuovo tassello di un’operazione nostalgia che richiama ancora una volta i film delle grindhouse anni 70.

Quindi: tette e sangue. Anche perché tra i personaggi ci sta anche un regista di film porno (Jerry O’Connell). Quella di Aja è un’operazione consapevole, anche troppo si potrebbe dire: ci sono anche i programmati cammei di lusso, con addirittura Christopher Lloyd che fa il professore matto. Ma il momento-nostalgia più forte sarà per i fan quello della prima scena, con Richard Dreyfuss che fa il pescatore e ascolta e canta Show Me the Way to Go Home.

Ma al di là di tutto, quello che impressiona di più nel film è la mattanza di adolescenti della seconda parte (con trucchi supervisionati da Greg Nicotero): che è violentissima e sadica come poche sequenze degli ultimi anni. Qui si vede il talento del regista nell’amministrare e dosare lo splatter: anche perché alcune tra le morti più interessanti e impattanti sono racchiuse in secondo piano nelle inquadrature. La ragazza che si stacca a metà ancora viva non si scorda.

In mezzo ci sta di tutto e di più, con tanto di cammeo di Eli Roth, lesbo-balletti sotto l’acqua, ubriacature a suon di tequila, sale e limone, i mille piranha preistorici (tanto notevoli quanto palesemente finti per colpa della CG: effetto voluto?) che ruttano letteralmente peni tranciati.

E se il risultato per appassionati e per chi abbia un po’ di pelo sullo stomaco è portato a casa con una sua particolare dignità, bisogna almeno soffermarsi su una cosa: al terzo remake di fila, è ovvio che Alexandre Aja non è più un autore. L’ex-pupillo dello Splat Pack, ormai vendutissimo, può essere considerato un mestierante che ha volontariamente intrapreso una certa strada, poco personale e rischiosa. Basta saperlo.

Spoiler! E proprio per questo lascia un po’ l’amaro in bocca che non spinga davvero il pedale sulla cattiveria: certo, è facile godere vedendo centinaia di adolescenti rincitrulliti serviti come carne da macelleria in una sequenza elaboratissima e molto lunga, ma è un peccato che Aja non ne abbia anche per altri personaggi più importanti e lasci integra la famigliola protagonista. In Alta Tensione, ma anche ne Le colline hanno gli occhi, il regista c’era andato più pesante.

Ma tant’è, il film deve anche finire in fretta, dopotutto. E poi c’è il sequel in cantiere, che potrebbe essere ambientato al Full Moon Party in Thailandia, un evento in cui si radunano 200.000 persone. Ma quella sarà un’altra storia. Intanto armatevi di pop corn e correte in sala, se sapete molto bene quel che vi aspetta.

Voto Gabriele: 6
Voto Carla: 7

Qui il trailer italiano.
Dal 4 marzo al cinema.

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