The East: recensione in anteprima

The East è il secondo film diretto da Zal Batmanglij, scritto assieme all’attrice protagonista Brit Marling. Una spy story ambientalista che solleva domande lecite e fila via liscio: ma qualche ragionamento schematico rischia di inficiarne la credibilità.

Secondo titolo “spionistico” in sala quest’estate dopo il bel Doppio Gioco di James Marsh, The East è il secondo lungometraggio diretto dal giovane Zal Batmanglij dopo Sound of My Voice. Presentato in anteprima all’ultimo Sundance, si tratta di un curioso thriller “ambientalista” che riunisce il regista di origini iraniane con la sua “musa” Brit Marling, per la terza volta assieme a lui dopo il lungometraggio precedente e The Recordist, il corto d’esordio di entrambi. La sceneggiatura, poi, è stata scritta dal regista e dall’attrice insieme, come quella di Sound of My Voice.

The East è un gruppo di anarchici che colpiscono dirigenti e personalità di grandi corporazioni e multinazionali che inquinano l’ambiente o commettono gravi danni per la salute delle persone con i loro prodotti. Lo fanno facendo loro ingerire, in un modo o nell’altro, gli stessi prodotti nocivi che mettono in commercio. Nessuno sa chi siano i componenti: Sharon, a capo di una società di intelligente privata, sta cercando la persona più adatta affinché possa rintracciare il gruppo ed iniziare a carpirne i segreti, prevedendo le loro mosse.

La donna sceglie così Sarah Moss, un’agente sotto copertura con un passato nell’FBI, dotata di esperienza e intelligenza. A Sarah viene affidata la missione di infiltrarsi tra i ranghi dell’organizzazione terroristica al fine di proteggere i clienti di Sharon. Una volta che la ragazza comincia a vivere come parte del collettivo anarchico, scopre però che la lealtà verso i suoi datori di lavoro non è più così solida come quando ha accettato la missione sotto copertura…

Non sorprende che negli States The East abbia fatto parecchio parlare di sé. La questione che mette al centro è soprattutto “molto americana”, tra i ferventi sostenitori di una politica eco-sociale e quelli che si scagliano contro gli “ambientalisti a tutti i cost”i. La questione è da sempre dibattuta, anche in modo piuttosto rissoso: basta vedere le polemiche ha scatenato Promised Land di Van Sant, tanto per citare uno degli ultimi esempi di questo cinema.

Il punto di svolta di The East si ha con una scena in particolare che riesce seriamente a spiazzare lo spettatore. Se riesce in ciò è grazie al fatto che la sua “visione del mondo” è sempre ancorata a quella della protagonista, che ad un certo punto, dopo essere entrata in modo piuttosto turbolento nel rifugio del collettivo, si ritrova a cena con i suoi membri. Tutti hanno delle camicie di forza, che ovviamente impedisce a chiunque di usare le mani per mangiare.


Benji, il capogruppo, chiede a Sarah di iniziare a mangiare per prima, chiedendole quindi implicitamente di trovare un modo per mangiare senza le mani. La ragazza prova prima a mangiare tenendo in bocca un mestolo, poi decide di farlo direttamente dal piatto. Con una trovata ad effetto, gli altri membri prendono con la bocca i propri cucchiai ed incominciano ad imboccare la persona al loro fianco.

Con questa scena-chiave, Batmanglij getta già la carta della “componente umana” del film: uno dei valori su cui si fonda un gruppo del genere è l’altruismo, anche perché si lavora insieme per cause comuni. Anche se, in fin dei conti, alla fine ognuno è artefice del proprio destino ed ha il diritto di scegliere per sé (vedi ad esempio la scena del gioco della bottiglia o quella del bagno nel lago).

Vista la componente umana messa in gioco, Batmanglij lavora per forza di cose sui personaggi: quindi non solo Sarah, protagonista praticamente sempre in campo, che ha un ragazzo che l’aspetta a casa e al quale ha detto di essere a Dubai, ma anche altri componenti di The East. Tra questi ovviamente Benji (Alexander Skarsgård), Izzy (Ellen Page) e Luca (Shiloh Fernandez). Ma svelando poco a poco le loro personalità e soprattutto i loro passati, il regista scopre troppo la sua visione di fondo sulla materia, che è un po’ schematica.

Non è certo materia facile scavare nelle intenzioni e nei metodi di una cellula anarchico-terrorista, soprattutto nel campo ambientalista. Il regista ci prova, ma le questioni che solleva alla fine si riducono ad una serie di “passati” e storie personali, perdendo così di vista un insieme che è sicuramente molto più grande, complesso e imprevedibile. Certo, Batmanglij si pone delle domande ed è già qualcosa, ma la componente critico-politica dell’opera rischia di ridursi sin da subito ad una serie di frasi fatte e già sentite (“Il sistema è sbagliato”).

Più interessante è il ragionamento sul gruppo e su come sia facile affezionarsi ai suoi componenti dal momento in cui si vive con loro. Non a caso è la stessa Sharon (Patricia Clarkson) a dirlo direttamente a Sarah: è normale, “è umano”. Da questo attaccamento umanissimo si sollevano le questioni morali più interessanti e le “provocazioni” di The East: un film che appassiona e fila via liscio, ma che sembra incepparsi più di una volta in semplificazioni che ne minano a tratti la credibilità.

Voto di Gabriele: 6

The East (USA / Gran Bretagna 2013, thriller 116′) di Zal Batmanglij; con Brit Marling, Alexander Skarsgård, Ellen Page, Toby Kebbell, Shiloh Fernandez, Patricia Clarkson, Julia Ormond, Aldis Hodge, Billy Magnussen, Han Soto. Uscita in sala il 4 luglio 2013.

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